Festival di Roma 2014 – Giorno 3

Di Francesco Bernacchio
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La serata di ieri sera si è conclusa in bellezza, è il caso di dirlo, con Clive Owen sul red carpet assalito dalle fan. E’ venuto a Roma per presentare The Knick, serie TV diretta da Steven Soderbergh di cui è protagonista.



A GIRL WALKS HOME ALONE AT NIGHT di ANA LILY AMIRPOUR

Giusto il tempo di scattargli qualche foto e poi via di corsa al Maxxi a vedere un film della sezione Mondo Genere: A Girl Walks Home Alone at Night, opera prima della regista inglese di origini iraniane Ana Lily Amirpour. Recitato in farsi, è una sorta di western vampiresco in cui le esistenze dei pochi personaggi si incontrano nei sobborghi dell’immaginaria Bad City, abitata da prostitute, tossici, magnaccia e altri loschi individui. TRa questi c’è anche una vampira solitaria. Girato in realtà in una città petrolifera abbandonata nel deserto della California, A girl Walks Home Alone at Night è un horror che ha tempi tutti suoi, in alcuni casi decisamente troppo dilatati, in cui le citazioni alle icone pop preferite dalla regista (il protagonista è vestito come James Dean, ma c’è anche un omaggio affatto velato a Sophia Loren) regalano quell’elemento straniante che conferisce alla pellicola una buona dose di autorialità, ma anche di pretenziosità. Consigliato, a patto che riusciate a trovare un modo per vederlo visto che non verrà distribuito, solo se siete in cerca di qualcosa di davvero insolito.

Voto 6

BUONI A NULLA di GIANNI DI GREGORIO

Il cast di Buoni a nulla

Messe da parte le atmosfere gotiche e vampiresce, stamattina ci siamo concessi un’apertura di giornata decisamente meno autoriale, leggera e divertente. Tutto merito di Gianni Di Gregorio (Pranzo di Ferragosto, Gianni e le donne), nella doppia veste di interprete e regista e della sua nuova riuscita commedia, Buoni a nulla. E’ un film sulla capacità di imparare a dire di no, portato avanti con la solita grazia e con la leggerezza che da sempre contraddistinguono il lavoro dell’autore. Lontano dalle polemiche e da intenti denunciatori, Di Gregorio racconta con ironia e delicatezza la storia di due uomini buoni: Gianni, interpretato dallo stesso regista, dipendente pubblico a pochi mesi dalla pensione cui viene comunicato che dovrà lavorare per altri tre anni e in un altro ufficio; e Marco (Marco Marzotta)  instancabile tuttofare costretto quotidianamente a svolgere anche le mansioni dei suoi colleghi a cui non sa proprio dire di no. Vessati dalle vicende della vita quotidiana e incapaci di imporsi in una società che è in mano ai prepotenti, il film ci mostra l’evoluzione di questi due personaggi con ironia, freschezza e una buona deose di risate.

Voto 7

A Gianni Di Gregorio abbiamo chiesto se Buoni a nulla fosse un film sui “furbetti” e lui ha risposto così:

TRASH di STEPHEN DALDRY

Stephen Daldry e Rooney Mara alla conferenza di Trash

Stephen Daldry e Rooney Mara alla conferenza di Trash

Abbandonate le rassicuranti atmosfere della commedia di Di Gregorio, rieccoci in sala per Trash di Stephen Daldry. Tratto dall’omonimo romanzo di Andy Mulligan e girato interamente in una favela di Rio de Janeiro, il film è la storia di tre ragazzini che, rovistando tra i rifiuti di un’enorme discarica, entrano in possesso di un portafogli il cui contenuto, se reso pubblico, potrebbe rovinare la carriera di alcuni potenti politici corrotti.
La polizia cerca queste prove per distruggerle e far sparire chiunque ne sia entrato in possesso e le uniche persone di cui i ragazzi possono fidarsi sono un prete missionario (interpretato con immancabile classe da Martin Sheen) e la sua giovane assistente (Rooney Mara).
Trash si rivela film di mestiere solidissimo grazie a una regia sempre puntuale nel cogliere gli angoli più cupi e meno rassicuranti della metropoli carioca e, soprattutto, all’ottimo script di Richard Curtis (autore di Quattro matrimoni e un funerale e Notting Hill e regista, lo scorso anno, del bel Questione di tempo). Molto fa per il realismo del risultato la scelta di privilegiare la lingua madre piuttosto che l’inglese, magari preferibile da un punto di vista puramente commerciale.
Magari non la migliore delle scelte per un Festival, Trash rimane comunque un film che si lascia seguire dall’inizio alla fine senza annoiare.

Voto 6

AS THE GODS WILL di TAKASHI MIIKE

E poi è arrivato il film del giorno, o forse di questa edizione del Festival, con il quale Takashi Miike si conferma come uno dei registi più versatili del nostro tempo, portando sullo schermo il manga As The Gods Will. E’ la storia di un gruppo di liceali che si ritrova catapultato in una serie di sanguinosi giochi infantili in chiave truculenta: intrappolati in un cubo che sorvola il cielo di Tokyo, i ragazzi dovranno dare fondo a immaginazione, coraggio e fortuna per sopravvivere al bizzarro volere di un dio che ha deciso di metterli alla prova.
Miike riesce nell’incredibile tentativo di trasporre in immagini in movimento un manga meglio di quanto avrebbe potuto fare un film d’animazione: grazie ad effetti speciali ottimi, a scenografie incredibili e a un’interpretazione impeccabile degli attori ci regala due ore di puro intrattenimento, con tante di quelle trovate folli e divertenti da non mollare la presa neppure per un secondo.
Felicissima, poi, la scelta di preferire gli elementi sul rapporto con il destino e la divinità piuttosto che sulle scene splatter ed erotiche che caratterizzano il manga.

Voto 9

E Takashi Miike, che questa sera ritirerà il Maverick Director Award (premio dedicato ai cineasti che hanno sempre operato “fuori dagli schemi” chi più di lui dunque), oggi ha incontrato i giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione del film. Eccone un breve estratto.

Il film alla stampa italiana questa mattina è piaciuto molto. Immagina una reazione simile in Giappone?

Non so quale possa essere la reazione del pubblico giapponese al film, perché è stato completato da pochissimo ed è la prima volta che viene proiettato, qui a Roma. Se piacerà al pubblico italiano suppongo che allora le cose andranno bene anche in Giappone, sebbene la reazione del pubblico mi preoccupa: la mia idea era creare qualcosa che ponesse degli interrogativi e spero di esserci riuscito. Quanto alle differenze culturali e al fatto che il film sia molto legato alle tradizioni giapponesi, non credo sia un problema: anche un pubblico con una cultura differente può percepire quello che il film vuole suggerire“.

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Francesco Bernacchio

Appassionato di pop a trecentosessanta gradi, ama il cinema d'evasione, l'animazione e i film che non durino più di due ore.

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