Festival di Roma 2014 – Giorno 6

Di Francesco Bernacchio
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Dopo un red carpet decisamente vintage ieri sera, che ha visto gli Spandau Ballet protagonisti assoluti con il documentario Soul Boys of the Western World, anche quella di oggi è stata un’altra giornata iniziata alla grande in quel dell’Auditorium.



TUSK di KEVIN SMITH

Dopo Takashi Miike e Fincher, Tusk di Kevin Smith rappresenta il terzo vero colpaccio di questo Festival.
Il regista americano, seppure noto principalmente per le commedie politicamente scorrette (il dittico Clerks e Dogma su tutti) non è del tutto nuovo a incursioni nell’horror. Già tre anni fa infatti, con l’ancora inedito in Italia Red State, Smith aveva dimostrato come il suo stile dissacrante e irrispettoso riesca ad adattarsi in maniera perfettamente fluida ai canoni piuttosto rigidi del genere, ma con Tusk si spinge ancora oltre fino a sintetizzare in maniera esemplare suggestioni orrorifiche e la comicità anarchica e un po’ nerd tipica del resto della sua produzione.
La storia è quella di Wallace, giovane podcaster in cerca di strane storie e personaggi bislacchi da dileggiare in pubblico che, arrivato in Canada per intervistare un ragazzo diventato un fenomeno virale su Youtube (grazie a un video in cui si taglia involontariamente una gamba nel tentativo di emulare Uma Thurman in Kill Bill) si imbatte invece in Howard Howe (uno straordinario Michael Parks, attore feticcio di Quentin Tarantino che, in più di un’occasione, lo ha definito “il miglior attore vivente”), anziano marinaio pieno di folli aneddoti sulla vita in mare e con una singolare passione per i trichechi.
Nel giro di pochi minuti il vecchio, da fenomeno da baraccone, si trasforma in spietato aguzzino e la sua grande casa in un inferno in cui Wallace subirà atroci torture e mutilazioni.
Kevin Smith paga evidentemente pegno alla Troma e all’universo dei B-Movie in generale, ma ci mette di suo dialoghi esilaranti e battute mai scontate, impreziosendo il tutto con un inaspettato (e non accreditato) cameo di Johnny Depp.
Un film divertentissimo che conferma Kevin Smith come uno dei cineasti meno irregimentati e (forse anche per questo) più sottovalutati di Hollywood e che ci auguriamo trovi presto spazio nelle sale.

Voto 8

DOLARES DE ARENA di LAURA AMELIA GUZMAN E ISRAEL ARENA


Purtroppo al di sotto delle aspettative invece Dólares de Arena, il film di Laura Amelia Guzman e Israel Cardenas con Geraldine Chaplin, che al Chicago Film Fest ha vinto il premio come migliore attrice proprio per questa interpretazione.
E’ la storia del rapporto tra una ricca e annoiata signora francese e la prostituta Noeli: da anni le due intrattengono una relazione sulle spiagge di Las Terrenas, ma tutto cambia quando la donna decide di portare con sé la ragazza a Parigi. A complicare le cose il rapporto di Noeli col fidanzato protettore, che lei fa passare per suo fratello.
Il film mette molta carne al fuoco senza mai approfondire abbastanza, lasciando troppo al non detto, e a una gestione dei tempi pressoché schizofrenica. Le sequenze concitate lasciano spazio a tempi dilatati che non riescono a comunicare, pur supportati dalla splendida interpretazione della Chaplin.

Voto 5

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Francesco Bernacchio

Appassionato di pop a trecentosessanta gradi, ama il cinema d'evasione, l'animazione e i film che non durino più di due ore.

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