Gli imperdibili del 2014 secondo Francesco Bernacchio

Di Francesco Bernacchio
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10) Edge of Tomorrow – Senza domani (Doug Liman)

Il Tom Cruise spaccone da film sci-fi che tutti amiamo, ma con un twist in più: gli eventi si ripetono giorno per giorno sempre uguali, e la memoria è l’unica chiave per la vittoria. Sebbene la linea narrativa sia più semplice del previsto, il film riesce a tenere incollati alla poltrona fino alla fine, quando a un certo punto si inizia a non avere la minima idea di come finirà.



9) Colpa delle stelle (Josh Boone)

Quando un film riesce a far piangere senza ritegno, non si può non apprezzarlo. Colpa delle stelle è l’unica grande tragedia romantica degna di nota quest’anno: l’amore tra due adolescenti avversato dall’orrore della malattia, raccontato con intelligente leggerezza e tanta di quella fede nell’amore che si riesce a sopravvivere al tragico finale.

8 ) Guardiani della Galassia (James Gunn)

La Marvel che aspettavamo da tempo con un film epico, citazionista, visivamente ricchissimo e con un cast perfetto, comprese le creature animate in digitale. Ore trascorse a sognare come bambini di fronte ai viaggi interstellari, per l’inizio di una saga che promette di essere la più prolifica per la casa dei supereroi topoliniani.

7) Interstellar (Christopher Nolan)

L’epopea spaziale di Nolan lascia di stucco dall’inizio alla fine, con una trama intricatissima e un cast che la sorregge a dovere. Forse troppo lungo, forse troppo cervellotico, il film resta colmo di lampi di genio dall’inizio alla fine, e il cast è talmente perfetto da sembrare provenire da un’altra galassia.

6) The Lego Movie (Chris Miller, Phil Lord)

Un intero lungometraggio animato dedicato ai mattoncini Lego avrebbe potuto risolversi in un esercizio di product placement piuttosto insulso, e invece si traduce in uno dei film per ragazzi (e non) più geniali dell’anno: non manca davvero niente, e riesce ad appagare persino chi non ha mai giocato coi mattoncini.

5) Si alza il vento (Hayao Miyazaki)

E’ l’ultimo Miyazaki, almeno nelle dichiarazioni dell’autore: basta lungometraggi cinematografici. Si tratta di un film difficile, senza dubbio ostico per alcuni versi, ma allo stesso tempo è uno degli esercizi poetici più brillanti del Maestro. Da vedere per sognare a occhi aperti.

4) Pride (Matthew Warchus)

E poi, ogni tanto, esce ancora una commedia inglese come si deve. Pride è la storia del fronte comune tra attivisti LGBT e minatori in sciopero contro i tagli della Tatcher nel Regno Unito del 1984. Un matrimonio politico e sociale che si tradurrà in un insolito e toccante rapporto umano. Leggero e allo stesso tempo profondo, incredibilmente divertente.

3) L’amore bugiardo – Gone Girl (David Fincher)

Il ridondante thriller di Fincher che ci regala tre trame diverse in una, che sospende il giudizio sui problematici protagonisti, e che soprattutto tiene incollati allo schermo fino alla fine. C’è proprio tutto, ma soprattutto una critica spietata al sistema dei media e un occhio disincantato sulle dinamiche più malate del rapporto di coppia.

2) Lucy (Luc Besson)

Besson torna alla fantascienza con un’epopea sulle capacità della mente umana. Un film cucito intorno a una bravissima Scarlett Johansson e alla sua evoluzione da ragazza qualsiasi a superdonna in grado di cambiare il mondo con la forza del pensiero. Besson riesce a dare risposte incredibili a domande incredibili, per uno dei film più riusciti della sua carriera.

1) Lei (Spike Jonze)

L’amore è sempre amore, che sia tra un essere umano e un sistema operativo poco cambia. Jonze indaga le derive di un futuro un cui l’intelligenza artificiale potrà interagire emotivamente con le persone, ma soprattutto vuole indagare su ciò che lega veramente due anime, al di là del corpo e dei confini della materia. Un film emozionante, crudo, credibile, bellissimo.

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Francesco Bernacchio

Appassionato di pop a trecentosessanta gradi, ama il cinema d'evasione, l'animazione e i film che non durino più di due ore.

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