No Escape – Colpo di stato

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Jack Dwyer (Owen Wilson) è un ingegnere americano che la crisi economica ha portato a trasferirsi in Thailandia con la moglie (Lake Bell) e le due figlie piccole.
Peccato che, a nemmeno 24 ore dal loro arrivo, il primo ministro venga brutalmente assassinato e l’intero Paese sconvolto da una furiosa rivolta armata che mira a sovvertire il governo.
Ne segue un’esplosione di violenza per le strade che non risparmia niente e nessuno e che si concentra in particolare verso gli americani, colpevoli di voler acquisire il controllo delle principali infrastrutture nazionali. Non ci vuole molto prima che Jack realizzi di essere diventato un facile bersaglio.
A quel punto l’unico obiettivo dell’uomo diventa proteggere la propria famiglia dal massacro e trovare una via di fuga da una città che, nel giro di poche ore, passa dall’essere semplicemente sconosciuta a ostile.



John Erick Dowdle, già autore del discreto Devil e del molto meno buono Necropolis, dirige un B-Movie che sarebbe davvero un peccato sottovalutare.
Laddove infatti la trama potrebbe far pensare all’ennesimo action ‘uno contro tutti’ à la Die Hard, Dowdle (autore anche della sceneggiatura insieme al fratello Drew) ha alcune felici intuizioni, la prima delle quali è quella di inserire nel contesto da incubo sopra descritto non il classico eroe sempre pronto all’azione (in genere sono sempre ex agenti della CIA) ma un uomo assolutamente normale, anzi medio e del tutto impreparato allo scontro fisico.
In tal senso la scelta di Owen Wilson come protagonista appare pressoché perfetta.
Il background horror dell’autore gli consente inoltre di immergere l’azione in una dimensione realmente inquietante, con toni da apocalisse urbana in cui una serie di improvvisi exploit di violenza anche estrema fanno da sfondo ai continui tentativi, da parte di Jack Dwyer di portare in salvo la propria famiglia.
Dowdle è abile a gestire gli spazi e a non concedere mai un attimo di respiro ai suoi personaggi, sempre costretti ai limiti della claustrofobia sia che si tratti di fuggire dall’hotel/prigione della prima parte del film che di vagare per i vicoli bui che li avviluppano una volta fuori.
E’ aria di anni Settanta quella che si respira in No Escape – Colpo di stato, tipica di quella Serie B che osava anche interrogarsi sulle colpe degli Stati Uniti in termini di politica estera, giusto un attimo prima che il decennio successivo spazzasse via qualsiasi ombra di dubbio su chi avesse ragione e chi torto a colpi di Sylvester Stallone e Chuck Norris.

Poi è chiaro, il film ha anche i suoi difetti, ma nulla che ne guasti irrimediabilmente il sapore.
Giusto un personaggio (nello specifico quello interpretato da Pierce Brosnan che fa Pierce Brosnan) che appare all’inizio della storia per poi sparire e ritornare in gioco come unico escamotage narrativo utile a traghettare il plot verso il suo epilogo e un paio di cadute in un sentimentalismo forse un pelo fuori luogo in una pellicola del genere.
Ma il ritmo forsennato e un paio di scene da antologia (una su tutte quella in cui il protagonista lancia le due figlie dal tetto di un palazzo all’altro senza alcuna certezza che queste effettivamente possano sopravvivere al salto) spingono a soprassedere sui limiti di un progetto che trova il maggior pregio proprio nella consapevolezza dei propri limiti e, più in generale, nella totale mancanza di velleità che vadano oltre il semplice intrattenere. Con una particolare attenzione nello scansare la maggior parte dei luoghi comuni più classici e abusati del genere.
Abituati ormai da anni a un cinema che propone stereotipi di uomini che, da soli, riescono a sgominare eserciti interi, questo spaurito ingegnere – interpretato con inaspettata misura da Owen Wilson – che sembra chiedersi di continuo cosa ci faccia in quel posto e quante probabilità ci siano per lui e la sua famiglia di uscirne vivi, è infinitamente più vivo e reale di un qualsiasi Dwayne Johnson di turno.
Nulla che possa cambiare le sorti del cinema di genere in definitiva, ma un ottimo passatempo per una sera di fine estate con poche pretese.

Voto 6,5

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Fabio Giusti

Da sempre convinto che, durante la proiezione di un film, nulla di brutto possa accadere, ha un passato da sceneggiatore, copywriter e altre prescindibili attività. A parte vedere film fa ben poco.

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