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	<title>Movielicious &#187; Abluka</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Giorno 7</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2015 14:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[72° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Abluka]]></category>
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		<description><![CDATA[Disorienta il Bellocchio di Sangue del mio sangue, almeno quanto il debutto nell’animazione in stop-motion]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44359" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/emin-alper.jpg"><img class="size-full wp-image-44359 " title="emin-alper" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/emin-alper.jpg" alt="Emin Alper - " width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Emin Alper - Abluka</p></div>
<p>Il Concorso continua a svilupparsi altalenante, relegando le ultime possibili sorprese a due passi dalla chiusura e affastellando delusioni cocenti che restituiscono l&#8217;immagine di poetiche offuscate da maniera e interlocutorietà. Prima di affrontare il disastro della mattinata, però, urge metabolizzare il piccolo sussulto provocato dal notevole concorrente turco, l&#8217;opera seconda con cui il quarantenne <strong>Emin Alper</strong> torna ad affrontare, con tutta la padronanza (ma anche tutta la presunzione) guadagnata con l&#8217;esplosivo racconto morale di<em> Tepenin ardi</em>: <strong><em>Abluka</em> </strong>prosegue e approfondisce, infatti, quello studio sulla paranoia e sulla progressiva discesa nella follia già fulcro del debutto, amplificandone portata e ambizioni, lucidità e incoscienza, pregi e difetti, tratteggiando il ritratto delle antitetiche e parallele psicosi di due fratelli alle prese con i propri rimpianti (la sindrome da abbandono), le proprie paure (l&#8217;incombere della guerra e del terrorismo) e i propri fantasmi.</p>
<p>Quello di Alper è dunque un&#8217;inarrestabile caduta nell&#8217;ossessione privata che si accompagna all&#8217;istantanea di una società martoriata dall&#8217;oppressione e dalla minaccia (vere o apparenti che siano), ma rispetto all&#8217;equilibrio e alla più centrata parabola universale del debutto, il climax di tensione si fa più sbilanciato e smodato (le allucinazioni puzzano alla lunga di artefatto), l&#8217;allegoria più appannata e indistinta (cosa rappresenterebbe la disinfestazione dei cani?), la mano più pesante e calcata. Alper non lesina sulle asperità e sulle spigolosità, dando una forma genuinamente angosciosa e asfissiante al tutto, non temendo di suscitare di scena in scena autentico fastidio e si riconosce il coraggio di un linguaggio già personalissimo sempre più astratto e sintetico, ma questa volta la catarsi non si risolve del tutto e la decifrazione dell&#8217;insieme rischia di sfuggire.</p>
<div id="attachment_44360" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/sangue_del_mio_sangue1.jpg"><img class="size-full wp-image-44360" title="sangue_del_mio_sangue1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/sangue_del_mio_sangue1.jpg" alt="Marco Bellocchio e il cast di Sangue del mio sangue" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Marco Bellocchio e il cast di Sangue del mio sangue</p></div>
<p>Decisamente sconfortante, invece, la terza partecipazione italiana alla competizione, quella, oltretutto, da cui era lecito aspettarsi la svolta: con il pastrocchio ribollente di <em>Sangue del mio sangue</em>, <strong>Marco Bellocchio </strong>attinge a piene mani dal suo catalogo di private ossessioni (la natia Bobbio madre e matrigna, il fatalismo del pensiero religioso, il mistero onirico del quotidiano e quant&#8217;altro ancora) e cade in un deliquio senza sbocchi e pericolosamente chiuso su se stesso, un guazzabuglio di misticismo e psicanalisi che, fra streghe, tribunali dell&#8217;Inquisizione e reincarnazioni, sembra più che altro l&#8217;autoreferenziale versione parodica della crisi de <em>La visione del sabba</em>, derubato però della sua vitale incoscienza e della sua ancora oggi fascinosa suggestione immaginifica, sostituite qui da un microcosmo forzatamente sarcastico di simboli e di situazioni (il vampiro ultracentenario di <strong>Roberto Herlitzka</strong>, il matto farneticante di <strong>Filippo Timi</strong>, il truffatore travestito da funzionario di <strong>Pier Giorgio Bellocchio</strong>), da un ombelicalismo sconfortante (era da anni che Bobbio, &#8220;il mondo&#8221;, non figurava in misura così soverchiante nell&#8217;opera di Bellocchio) e da un&#8217;indecisione generalizzata sull&#8217;intero progetto &#8211; già a partire dal titolo, scelto all&#8217;ultimo dopo i provvisori <em>La monaca, La prigione di Bobbio </em>e <em>L&#8217;ultimo vampiro</em> &#8211; che costituiscono per Bellocchio un notevole, sghembo passo indietro rispetto alla lucidità degli ultimi capolavori.</p>
<div id="attachment_44361" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/anomalisa.jpg"><img class="size-full wp-image-44361" title="anomalisa" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/anomalisa.jpg" alt="Anomalisa di Charlie Kaufman" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Anomalisa di Charlie Kaufman</p></div>
<p>Ancor più inaccettabile e irricevibile è l&#8217;approdo di <strong>Charlie Kaufman</strong> all&#8217;animazione dopo le sproporzionate smanie autoriali di <em>Synecdoche, New York</em>: con l&#8217;alibi di una visionarietà pretestuosa e presunta, lo sceneggiatore Premio Oscar descrive con <strong><em>Anomalisa</em></strong> un <em>breve incontro</em> di intollerabile inconsistenza aggrappato a trovatine facili facili e dal fiato corto che si esauriscono presto (l&#8217;idea di un&#8217;unica voce che, a voler simboleggiare una massa indistinta e spersonalizzata, doppia tutti i comprimari escluso il <em>love interest </em>del protagonista), montagne di fuffa (le riflessioni tardo-adolescenziali sulla caducità dell&#8217;amore, un pallido ricordo delle struggenti incertezze di <em>Eternal Sunshine of a Spotless Mind</em>) e bizzarrie gratuite (era davvero necessario il ricorso alla stop-motion, mai usata a finalità espressive e poetiche?).</p>
<p>Resta l&#8217;impressione di un immaginario <em>indie </em>putrefattosi e trasformatosi in posa, a disposizione dell&#8217;eclettismo di facciata di una generazione <em>social</em> (che, infatti, l&#8217;ha generosamente applaudito) pronta a prendere per oro colato le banalità sconfortanti e l&#8217;aria fritta fuoriuscite dalla vena inariditasi di un poeta (solo presunto?) dei sentimenti oggi accontentatosi del ruolo di affabulatore di quart&#8217;ordine.</p>
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