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	<title>Movielicious &#187; Alfred Hitchcock</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Alfred Hitchcock e quel suo film che non vedremo mai, Kaleidoscope</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jul 2018 09:49:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/Slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57683" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/Slide.jpg" alt="Slide" width="650" height="370" /></a></p>
<p>La storia di<em><strong> Kaleidoscope</strong></em>, uno dei più noti film che non furono mai realizzati, inizia alla fine del 1964. <strong>Alfred Hitchcock</strong> deposita un soggetto per il cui sviluppo in sceneggiatura cerca di coinvolgere <strong>Robert Bloch</strong>, autore del romanzo <em>Psycho</em> da cui Hitch aveva tratto il suo più grande successo. Bloch però rifiuta, c&#8217;è troppa violenza in quella storia che si ispira alle figure di famigerati serial killer inglesi come John George Haigh, John Christie e Neville Heath.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/Kaleidoscope_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57684" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/Kaleidoscope_2.jpg" alt="Kaleidoscope_2" width="740" height="416" /></a></p>
<p>Dopo di lui, diversi altri sceneggiatori hanno tentato di portare a termine quello che probabilmente avrebbe rappresentato il picco più estremo dell&#8217;immaginario hitchcockiano, da Samuel Taylor ad Alec Coppel, fino ad arrivare al vecchio Benn W. Levy, che si mette al lavoro sul copione per diversi mesi. Ma Hitchcock non è ancora soddisfatto di questa sceneggiatura alla quale apporta personalmente diverse modifiche.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/Kaleidoscope_3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57685" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/Kaleidoscope_3.jpg" alt="Kaleidoscope_3" width="352" height="256" /></a></p>
<p>Nel frattempo i suoi due ultimi film, <em>Marnie</em> (1964) e<em> Il sipario strappato</em> (1966) si rivelano un flop sia di critica che di pubblico e Hitch torna ad accarezzare l&#8217;idea di sviluppare <em><strong>Kaleidoscope</strong></em> che, nelle sue intenzioni, doveva essere un&#8217;opera low budget su un <strong>serial killer</strong> necrofilo di New York.<br />
Come suo solito, il regista inglese aveva già bene in mente come voleva che fosse il suo <strong>film</strong>: sarebbe stato caratterizzato da tagli di inquadratura non &#8220;tradizionali&#8221;, illuminato da luce naturale e, per quanto riguarda il cast, voleva attori rigorosamente non professionisti.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/Hitchcock.png"><img class="alignnone size-full wp-image-57688" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/Hitchcock.png" alt="Hitchcock" width="750" height="400" /></a></p>
<p>Il protagonista di <em><strong>Kaleidoscope</strong></em> rispondeva al nome di Willie Cooper, un uomo giovane e attraente che uccideva solo donne e sempre in contesti legati in qualche modo all’acqua: una vasca da bagno, una cascata, una vecchia nave da guerra. Un numero piuttosto alto di scene, poi, le avrebbe girate con camera a braccio, per dare al film quella patina di amatorialità che avrebbe reso le scene più crude ed estreme, ancora più vere.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/F0nWqml-Gq8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Di quest&#8217;opera, mai realizzata, rimangono alcune foto e qualche secondo di girato. La Universal bocciò infatti il progetto immediatamente, appena vide le poche seqenze portate da Hitchcock (insieme alla sceneggiatura, ad alcune foto e a 450 posizioni di cinepresa già pronte), nonostante quest&#8217;ultimo cercò di convincere i vertici della major in ogni modo, insistendo sul fatto che gli sarebbe stato sufficiente un solo milione di dollari per girare <em><strong>Kaleidoscope</strong></em>. Niente da fare: troppo esplicito e troppo cruento. Alcune delle idee di questo progetto finirono in <em>Frenzy</em>, uno degli ultimi lavori del regista, ma declinate in modo molto più castigato e conforme ai canoni del cinema di quegli anni.</p>
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		<title>Hitchcock/Truffaut</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/04/04/hitchcock-truffaut-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 09:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alfred Hitchcock]]></category>
		<category><![CDATA[François Truffaut]]></category>
		<category><![CDATA[Hitchcock/Truffaut Kent Jones]]></category>
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		<category><![CDATA[Serge Toubiana]]></category>

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		<description><![CDATA[La più grande lezione di cinema di tutti i tempi diventa un appassionante documentario.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. USA 2015)<br />
Uscita: 4-6 aprile 2016<br />
Regia: Kent Jones<br />
Con: François Truffaut, Alfred Hitchcock, Martin Scorsese<br />
Durata: 1 ora e 28 minuti<br />
Distribuzione: Nexo Digital</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/HitchcockTruffaut1.jpg"><img class=" size-full wp-image-52584 alignleft" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/HitchcockTruffaut1.jpg" alt="HitchcockTruffaut1" width="650" height="366" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;<em>Il mio passato di critico era molto recente e non mi ero ancora liberato della voglia di convincere, che era il denominatore comune di tutti i giovani dei Cahiers du Cinema [..]. Guardando i suoi film era evidente che quest&#8217;uomo aveva riflettuto sugli strumenti della propria arte più di tutti i suoi colleghi; se avesse accettato, per la prima volta, di rispondere ad un insieme sistematico di domande, si sarebbe potuto scrivere un libro in grado di modificare l’opinione dei critici americani</em>&#8221; (François Truffaut).</p>
<p>Il desiderio di un giovane ma già affermato <strong>François Truffaut</strong> (che a soli 30 anni aveva al suo attivo film quali <em>I quattrocento colpi</em> e <em>Jules e Jim</em>) è diventato la Bibbia che occupa un posto d&#8217;onore nella libreria di ogni cinefilo che si rispetti. Un<strong> libro-intervista</strong> nato per convincere il mondo intero che <strong>Alfred Hitchcock</strong> non era solo una macchina da soldi in mano agli studi hollywoodiani, bensì un autore con un&#8217;assoluta padronanza del linguaggio e della tecnica cinematografica.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Hitchcock_Truffaut_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-52585" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Hitchcock_Truffaut_2.jpeg" alt="Hitchcock_Truffaut_2" width="452" height="350" /></a></p>
<p>L&#8217;intervista durò otto giorni, durante i quali Truffaut volò a <strong>Hollywood</strong> mentre Hitch e la sua equipe erano al lavoro sul montaggio de<em> Gli uccelli</em>, nell&#8217;agosto del &#8217;62, e tratta analiticamente e con scrupolo quasi maniacale ciascun film del regista inglese, mettendone in luce le innovazioni tecniche, i particolari più nascosti, le invenzioni di sceneggiatura e anche i difetti. Più che un’intervista <em>Il cinema secondo Hitchcock</em>, pubblicato nel 1966, è un lungo dialogo, una conversazione amichevole fatto anche di domande provocatorie tra due addetti ai lavori e grandi appassionati di cinema, con non poche incursioni in dettagli tecnici sulla regia e sulla realizzazione di quella o quell&#8217;altra scena.</p>
<p>Il rischio di trarre un documentario da una testimonianza così completa, indispensabile e già perfetta senza l&#8217;aggiunta di inutili appendici era in agguato, ma il critico e documentarista Kent Jones (già autore insieme a Martin Scorsese di A Letter to Elia e cosceneggiatore di Il mio viaggio in Italia, sempre con Scorsese), insieme all’ex direttore dei Cahiers e della Cinemateque Serge Toubiana che con lui ha sceneggiato il film, riescono nell&#8217;impresa. Inframezzando le scene dei film di Hitchcock e le immagini di repertorio con le preziose testimonianze di registi contemporanei che hanno subìto in modo particolare le influenze del libro &#8211; David Fincher, Martin Scorsese, Wes Anderson, Oliver Assayas, Richard Linklater, Peter Bogdanovich e Paul Schrader &#8211; è attraverso il modo in cui questi autori parlano con rispetto e timore reverenziale di Hitch che è possibile percepire quanto il suo modo di fare cinema sia stato essenziale e determinante.</p>
<p>Così tra un &#8220;All actors are cattle&#8221; (&#8220;<em>Gli attori sono bestiame</em>&#8220;) e una chiacchierata sui feticci e sulle ossessioni che Hitch inseriva in ogni suo film (dalla paura per i poliziotti a quella del vuoto, dalla mania del voyerismo e della cleptomania a quella dei traumi infantili sopiti che improvvisamente si riaffacciano nell&#8217;adulto), gli ottantotto minuti di <em>Hitchcock/Truffaut</em> corrono veloci sia per chi il libro (che Truffaut aveva ribattezzato &#8220;Hitchbook&#8221;), lo ha già letto, sia per chi deciderà di farlo dopo essere uscito dalla sala.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Hitchcock/Truffaut: il trailer del documentario sulla celebre intervista</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2015 13:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un assaggio del doc diretto da Kent Jones e presentato nel maggio scorso al Festival di Cannes.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/hitchcock_truffaut.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44710" title="hitchcock_truffaut" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/hitchcock_truffaut.jpg" alt="" width="500" height="279" /></a></p>
<p>E&#8217; l&#8217;intervista più celebre della storia del cinema, quella che il regista francese <strong>François Truffaut</strong> fece al suo collega inglese <strong>Alfred Hitchcock </strong>nel 1967. Durata  una settimana e pubblicata nel 1977 in un libro arcinoto (<a href="http://www.ilsaggiatore.com/argomenti/arte-cinema/9788842820086/il-cinema-secondo-hitchcock/" target="_blank"><em><strong>Il cinema secondo Hitchcock</strong></em>, edito in Italia da Il Saggiatore</a>), è diventata un documentario che è stato presentato a maggio al Festival di Cannes, dal titolo <em><strong>Hitchcock/Truffaut.</strong></em></p>
<p>Diretto da <strong>Kent Jones</strong>, il doc contiene  testimonianze di personaggi come <strong>Martin  Scorsese, David Fincher, Wes  Anderson, James Gray, Olivier Assayas, Richard Linklater, Peter  Bogdanovich e Paul Schrader</strong>. Il film sarà presentato il 20 ottobre alla Festa del Cinema di Roma e arriverà nelle nostre sale la prossima primavera. Eccone un assaggio.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/2H5dBxIatZw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>I baci nei film di Alfred Hitchcock</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2015 15:53:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un utente Vimeo particolarmente romantico li ha raccolti in un video. Con questo risultato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44565" style="width: 478px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/intrigo_internazionale.jpg"><img class="size-full wp-image-44565" title="intrigo_internazionale" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/intrigo_internazionale.jpg" alt="Cary Grant ed Eva Marie Saint in Intrigo internazionale" width="468" height="385" /></a><p class="wp-caption-text">Cary Grant ed Eva Marie Saint in Intrigo internazionale</p></div>
<p>Il giovane &#8220;supercutter&#8221; (così ama definirsi su Twitter) <a href="https://twitter.com/jorge_luengo" target="_blank">Jorge Luengo Ruiz</a>, ha raccolto in un filmato della durata di circa tre minuti i migliori baci presi dai film di <strong>Alfred Hitchcock</strong>. E&#8217; interessante notare come alcuni, contenuti in pellicole realizzate prima del 1967, (anno in cui il codice Hays, un sistema di censura che regolamentava i contenuti cinematografici, smise di essere applicato), siano particolarmente pudìchi, mentre altri decisamente più passionali. La musica di fondo scelta da Ruiz è un ulteriore omaggio al cinema: è la stessa utilizzata da Giuseppe Tornatore per il <a href="https://www.youtube.com/watch?v=2AOWWTilu6Q" target="_blank">finale di <em>Nuovo Cinema Paradiso</em></a>.</p>
<p><iframe src="https://player.vimeo.com/video/138461301" width="500" height="281" frameborder="0" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Il segreto del suo volto</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2015 14:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La donna che visse due volte, o forse tre, nella Germania anno zero di Christian Petzold. Con una meravigliosa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Germania, 2014)<br />
Uscita: 19 febbraio 2015<br />
Regia: Christian Petzold<br />
Con: Nina Hoss, Ronald Zehrfeld, Nina Kunzendorf<br />
Durata: 1 ora e 38 minuti<br />
Distribuito da: BIM</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/phoenix_3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41184" title="phoenix_3" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/phoenix_3.jpg" alt="" width="500" height="280" /></a></p>
<p>Ci era sfuggito quando lo scorso autunno era stato presentato nella sezione Gala al Festival Internazionale del Film di Roma, <em><strong>Il segreto del suo volto</strong></em> (<em><strong>Phoenix</strong></em> in originale), intenso melodramma diretto da <strong>Christian Petzold</strong>, regista de <em>La scelta di Barbara</em> e <em>Yella</em>. L&#8217;apprezzato autore tedesco torna a costruire una storia intorno alla figura di <strong>Nina Hoss</strong>, sua musa, che si conferma essere una delle attrici più interessanti del panorama europeo contemporaneo. In Phoenix, noir ambientato a Berlino nell&#8217;estate del 1945, la Hoss è Nelly, cantante ebrea miracolata che torna dai campi di concentramento col volto completamente sfregiato e ricostruito dopo un intervento di chirurgia plastica. Verrà aiutata dall’amica Lene (<strong>Nina Kunzendorf</strong>) a ottenere una nuova identità e a ripartire da zero, mettendosi sulle tracce dell’ex marito Johnny (<strong>Ronald Zehrfeld</strong>). Lo ritrova tuttofare nel locale che dà il nome al film, una specie di Angelo azzurro sul palco del quale da un momento all&#8217;altro ci si aspetta di veder spuntare Lola Lola Marlene Dietrich. Johnny quando la vede non la riconosce, eppure qualcosa in lei gli ricorda molto sua moglie. Così le chiede di assumere l&#8217;identità di Nelly per mettere le mani sull&#8217;eredità della famiglia di lei.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/phoenix_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-41185" title="phoenix_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/phoenix_2.jpeg" alt="" width="500" height="351" /></a></p>
<p>Se Hitchcock fosse vivo probabilmente avrebbe adorato questo film. Melodramma fassbinderiano attraverso il quale Petzold tratta il tema che prima o poi ogni regista tedesco è costretto ad affrontare (il nazismo e le sue conseguenze), <em>Il segreto del suo volto</em> è insieme un omaggio affatto velato a <em>Vertigo</em> e al contempo, una sorta di evoluzione di quest&#8217;ultimo, un ulteriore passo avanti sul tema del doppio. Il fatto che Nelly sia se stessa e al contempo la donna che finge di essere la persona che non è più, è un avvitamento carpiato sul tema dell&#8217;identità, giocato tutto sulla splendida performance di Nina Hoss. Il film è una parabola di presa di coscienza che si dipana attraverso i suoi gesti e i suoi silenzi in cui i sentimenti quasi non esistono più e vengono rimpiazzati dal desiderio di sopravvivenza.</p>
<p>Sfruttando al meglio lentezze e manierismi da cinema d’atmosfera di una volta, Petzold veste i suoi personaggi di tutto punto e li fa muovere in una Berlino anno zero che, proprio come Nelly, sembra aver perso del tutto la propria identità. Attingendo a piene mani dal Bergman di <em>Persona</em>, dal Franju di <em>Occhi senza volto</em> e dall&#8217;Almodóvar de <a href="http://www.movielicious.it/2011/09/23/la-pelle-che-abito/" target="_blank"><em>La pelle che abito</em></a>, oltre che dal già citato <em>La donna che visse due volte</em>, <em>Il segreto del suo volto</em> accantona del tutto la componente politica per dar risalto al risvolto umano dei protagonisti e fa del rigore narrativo e del laconismo interpretativo un punto di forza inattaccabile, soprattutto nel magnifico finale. Sulle note di <em>Speak Low</em>, calzantissmo brano jazz portato al successo da Billie Holiday nel quale confluiscono i vari temi del film, prendiamo congedo da Nelly e dalla sua storia di apparente apatia.</p>
<p><strong>Voto </strong>8</p>
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