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	<title>Movielicious &#187; Amos Gitai</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Giorno 6</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2015 18:03:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
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		<description><![CDATA[Al Lido arriva Non essere cattivo, film postumo di Claudio Caligari, il fiacco The Endless River e la]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44329" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/the_endless_river.jpg"><img class="size-full wp-image-44329" title="the_endless_river" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/the_endless_river.jpg" alt="Il cast di The Endless River" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di The Endless River</p></div>
<p>Se con la presentazione dell&#8217;interlocutorio squarcio adolescenziale <em><strong>Montanha </strong></em>del portoghese <strong>João Salaviza</strong> e dell&#8217;indistinto scavo nella condizione femminile <strong><em>Ana Yurdu</em></strong><strong> </strong>della turca <strong>Senem Tüzen</strong> si conferma il sospetto che la Settimana della Critica, fiore all&#8217;occhiello e sezione complessivamente migliore dell&#8217;edizione passata, non abbia dato le soddisfazioni sperate, è con il Concorso che la Mostra subisce una nuova, micidiale battuta d&#8217;arresto.</p>
<p>Il sudafricano <em><strong>The Endless River</strong></em> getta infatti la selezione nuovamente nell&#8217;abisso dell&#8217;autorialità più severa e intransigente, proponendosi come l&#8217;oggetto più respingente e ostile della competizione: non che la cosa sia necessariamente un male di per sé, anzi, ma la terza fatica di <strong>Oliver Hermanus </strong>gira intorno a presupposti e suggestioni tanto potenti sulla carta (la descrizione di due solitudini unite dal lutto ma condannate comunque a non conciliarsi mai, le sensibilità praticamente western del contesto, rese già evidenti dai titoli di testa in stile classico MGM) quanto disinnescati da una gestione indolente e abborracciata del tutto che si limita a impaludarsi nell&#8217;insistita mestizia dell&#8217;insieme e a sguazzare nell&#8217;indeterminatezza dell&#8217;intreccio.</p>
<p>Forse Hermanus si è evoluto rispetto al bieco, gelido enumeratore di nefandezze che fu (anche se, come nel precedente <em>Skoonheid</em>, è lasciato grande spazio a una scena di stupro che non lascia scampo), ma il suo cinema non povero di spunti ha i piedi d&#8217;argilla, e affrontare la sua programmatica sgradevolezza non conduce ancora a qualcosa di davvero gratificante.</p>
<div id="attachment_44330" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/non-esserecattivo1.jpg"><img class="size-full wp-image-44330" title="non-esserecattivo1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/non-esserecattivo1.jpg" alt="Il cast di Non essere cattivo" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di Non essere cattivo</p></div>
<p>Si torna in Italia e ci si dimentica della distribuzione dei premi la mattina successiva, con l&#8217;approdo in Darsena del film-testamento di <strong>Claudio Caligari</strong>, che sull&#8217;onda della di lui prematura, recentissima scomparsa molti avrebbero visto volentieri a giocarsi il Leone d&#8217;Oro: <a href="http://www.movielicious.it/2015/09/07/non-essere-cattivo/" target="_blank"><strong><em>Non essere cattivo</em></strong></a>, tuttavia, è un ibrido che a tratti contraddice l&#8217;approccio documentaristico e il tono autentico dell&#8217;autore di <em>Amore tossico</em>, di cui ritornano la cosmica desolazione borgatara e l&#8217;occhio affettuoso rivolto alla vita di espedienti dei suoi protagonisti, annacquati però da gratuiti scivoloni nel melodramma (praticamente tutto il secondo tempo) che si risolvono in un&#8217;artefazione generale fuori luogo per la poetica di chi si era presentato come un alfiere del cinema-verità.</p>
<div id="attachment_44331" style="width: 409px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/luca-marinelli-alessandro-borghi.jpg"><img class="size-full wp-image-44331" title="luca-marinelli-alessandro-borghi" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/luca-marinelli-alessandro-borghi.jpg" alt="Luca Marinelli e Alessandro Borghi" width="399" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Marinelli e Alessandro Borghi</p></div>
<p>E se è innegabile che, come a fine secolo lo fu l&#8217;altro tuffo a ritroso di vent&#8217;anni de <em>L&#8217;odore della notte</em>, <em>Non essere cattivo</em> possa dirsi un&#8217;opera aliena orgogliosa del proprio anacronismo e della propria autarchia, le situazioni e i personaggi appaiono più derivativi e meno a fuoco di quanto sembrino, e nonostante un cast in palla (in primis un <strong>Luca Marinelli</strong> allucinato e irriconoscibile) viene quasi il dubbio che il culto tributato a questo sfortunato cantastorie della periferia romana sia stato leggermente sproporzionato.</p>
<div id="attachment_44332" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/meshi-olinski-amos-gitai-e-sarah-adler.jpg"><img class="size-full wp-image-44332" title="meshi-olinski-amos-gitai-e-sarah-adler" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/meshi-olinski-amos-gitai-e-sarah-adler.jpg" alt="Meshi Olinski, Amos Gitai e Sarah Adler" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Meshi Olinski, Amos Gitai e Sarah Adler</p></div>
<p>Era necessario che la Mostra effettuasse il giro di boa e si affidasse a un altro dei suoi più affezionati visitatori perché il Concorso riequilibrasse un livello ormai penalizzato da tante, troppe cadute: <strong>Amos Gitai</strong>, per la quarta volta consecutiva in Laguna a trovar posto fra una sezione e l&#8217;altra, alza il tiro e realizza il tassello definitivo e compendiario della sua decennale disamina dell&#8217;identità israeliana, non, come forse ci si poteva aspettare un&#8217;indagine complottistica <span class="st">à la</span> <em>JFK </em>o un primo piano della personalità e dell&#8217;operato del primo ministro laburista che rischiò di rendere possibile la pace in Terrasanta, ma una amarissima, furibonda e polemica riflessione sulla sua assenza, sugli oneri e sulle rivendicazioni odierne di un intero Paese incapace di fare i conti con le proprie contraddizioni e con i propri sensi di colpa.</p>
<p>Mescolando materiale d&#8217;archivio, ricostruzioni finzionali, interviste, usuali divagazioni in long-take e atti processuali, <em><strong>Rabin: The Last Day</strong></em> diventa così una meditazione sul Potere che fa a pezzi tutti i possibili manicheismi che accompagnano la questione mediorientale e una nuova occasione per il regista di <em>Ana Arabia</em> di interrogarsi sul senso di responsabilità che coinvolge tutti, uomini di Stato e artisti, vittime e assassini, testimoni e complici.</p>
<p>Bomba a mano sganciata sul Concorso, il nuovo capolavoro di Amos Gitai è a questo punto l&#8217;unico titolo di Venezia72 (sì, anche più di Sokurov) a poter ambire senza riserve alla vittoria finale.</p>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 7 &#8211; Video</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 15:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Frances McDormand splendida in Olive Kitteridge. Poi Villa Touma, Near Death Experience e il giapponese]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38640" style="width: 405px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/olive-kitteridge.jpg"><img class="size-full wp-image-38640" title="olive-kitteridge" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/olive-kitteridge.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Richard Jenkins,Lisa Cholodenko e Frances McDormand </p></div>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/IWec8YI2AqI?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/IWec8YI2AqI?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Nell&#8217;entusiasmo generale per il capolavoro di Martone, ci eravamo dimenticati di includere nel computo di ieri un altro dei grandi protagonisti della Mostra, la miniserie HBO <strong><em>Olive Kitteridge</em></strong>, che porta pure un pizzico di glamour a una giornata sempre interessante, ma decentrata rispetto alla Mecca del cinema e ai suoi succedanei.</p>
<div id="attachment_38641" style="width: 405px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/francesmcdormand.jpg"><img class="size-full wp-image-38641" title="francesmcdormand" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/francesmcdormand.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Frances McDormand con il marito Joel Coen</p></div>
<p>Fluviale, fedelissimo adattamento dell&#8217;omonima raccolta di racconti di Elizabeth Strout premio Pulitzer per la narrativa nel 2009 e capitolo fra i più rappresentativi del romanzo americano di inizio secolo, è un&#8217;opera di ampissimo respiro e di insostenibile coinvolgimento trainata fondamentalmente da due registri, quello sarcastico e maniacale della sua protagonista, una <strong>Frances McDormand</strong> superba e capace di restituirci un personaggio uno dei più meschini e ripugnanti della pagina scritta contemporanea, e quello tenero e amorevole del marito Henry (lo straordinario <strong>Richard Jenkins</strong>, al culmine del suo registro patetico e una volta tanto personaggio di primo piano). Le quattro ore abbondanti di durata non conoscono cedimento, riarrangiano il materiale di partenza con un sapiente gioco di rimandi, ellissi e salti all&#8217;indietro e confermano il talento puro di <strong>Lisa Cholodenko</strong> &#8211; rivelatasi anche da noi con il bel <em>I ragazzi stanno bene</em> &#8211; come misurata e provetta direttrice d&#8217;attori (nell&#8217;ultimo episodio c&#8217;è spazio anche per un breve contributo di <strong>Bill Murray</strong>, lunare e stranito come non mai).</p>
<div id="attachment_38642" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/villa_touma.jpg"><img class="size-full wp-image-38642" title="villa_touma" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/villa_touma.jpg" alt="Villa Touma" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Villa Touma</p></div>
<p>Continua, nel frattempo, lo stato di grazia della Settimana della Critica &#8211; che si sta lentamente imponendo come la sezione migliore della manifestazione &#8211; con l&#8217;intrigante <em>Villa Touma</em>, esordio nella fiction della documentarista quarantacinquenne <strong>Suha Arraf</strong>. La sua è una graziosissima, affascinante e imprevedibilmente crudele &#8220;cenerentolata&#8221; israelo-palestinese in gran parte chiusa nell&#8217;edificio che dà il titolo al film in cui il tempo è rimasto, fra ridicole formalità a base di matrimoni combinati e anacronistica etichetta, forzatamente fermo al 1967 grazie alla ferrea gestione di tre sorelle zitelle (<strong>Nisreen Faour</strong>, <strong>Ula Tabari</strong> e la splendida <strong>Cherien Debis</strong>, quest&#8217;ultima presente nelle Giornate degli Autori dello scorso anno con il suo <em>May in the Summer</em>).</p>
<div id="attachment_38643" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/neardeathexperience.jpg"><img class="size-full wp-image-38643" title="neardeathexperience" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/neardeathexperience.jpg" alt="Gustave Kervern, Michel Houellebecq e Benoit Delepine " width="500" height="351" /></a><p class="wp-caption-text">Gustave Kervern, Michel Houellebecq e Benoit Delepine </p></div>
<p>Nella sezione Orizzonti invece si impone una delle pellicole più esaltanti fra tutte quelle viste finora, forse la migliore extra-Concorso: si tratta di <strong><em>Near Death Experience</em></strong>, sortita nell&#8217;avanguardia degli autori di <em>Louise-Michel</em> <strong>Benoît Delépine </strong>e <strong>Gustave Kervern</strong><strong>. </strong>L&#8217;esperimento, girato gloriosamente in un digitale di men che mediocre qualità, segue l&#8217;allucinato e in grandissima parte solitario girovagare per le montagne della Provenza di un uomo di mezza età &#8211; nientemeno che il celeberrimo scrittore <strong>Michel Houellebecq</strong>, ridotto a uno stato pietoso -, impegnato in<strong> </strong>surreali tentativi di suicidio, transfert psicologici estremi, monologhi sui massimi sistemi, gare di biglie con vagabondi e raptus inopinati (già di culto il ballo tarantolato a ritmo di<strong> </strong><em>War Pigs</em><strong> </strong>dei Black Sabbath). Insopportabile o irresistibile a seconda delle disposizioni, è un <em>All is Lost</em> in versione concettuale, folle e sconclusionata che azzecca un tono a metà fra l&#8217;elegia e la parodia di quest&#8217;ultima, rapendo, ammaliando, sfidando e persino divertendo lo spettatore dall&#8217;inizio alla fine.</p>
<div id="attachment_38644" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nobi.jpg"><img class="size-full wp-image-38644" title="nobi" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nobi.jpg" alt="Nobi" width="500" height="275" /></a><p class="wp-caption-text">Nobi</p></div>
<p>Il concorso si riapre con l&#8217;unico ospite nipponico della selezione, il febbrile war-movie <em>Nobi</em>, che riporta nel circuito maggiore il cineasta di culto <strong>Shinya Tsukamoto</strong> dopo la vittoria in Orizzonti con il precedente <em>Kotoko</em>: il film non è solo la versione per lo schermo del più acclamato libro di Sh?hei ?oka, ma il remake, anzi, la copia pedissequa del celebre adattamento del 1959 a opera di Kon Ichikawa da noi distribuito col titolo <em>Fuochi nella pianura</em> e si fatica ad immaginare la necessità di un rifacimento così inutile e intempestivo (allora Nagasaki e Hiroshima erano ancora ferite apertissime e la rappresentazione della guerra da parte dell&#8217;autore de <em>L&#8217;arpa birmana </em>era in anticipo di decenni sul resto), perdipiù di un antecedente già di per sé estremamente affine alle tematiche e al linguaggio tsukamotiano &#8211; e infatti la mano del creatore di <em>Tetsuo</em> sembra paradossalmente scorgersi più nell&#8217;originale.</p>
<p>Alla fine Tsukamoto sembra aver capito ben poco della materia, puntando tutto sugli usuali compiacimenti a base di ultraviolenza, dettagli splatter e sarcasmo e non riuscendo a trasmettere neanche per un attimo il sincero messaggio pacifista di Ichikawa o la sua atmosfera autenticamente malsana. <em>Nobi </em>è quindi un compitino superfluo e svolto pigramente, che conquisterà soltanto schiere di fan irriducibili dell&#8217;alfiere cyberpunk che della pietra miliare di oltre mezzo secolo fa non hanno evidentemente neanche sentito parlare.</p>
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