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	<title>Movielicious &#187; Antonia Zegers</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Il club</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/02/26/il-club-recensione/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 08:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alfredo Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Antonia Zegers]]></category>
		<category><![CDATA[El Club]]></category>
		<category><![CDATA[Il Club]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Larraìn]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Farías]]></category>

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		<description><![CDATA[Il quartetto di ecclesiastici di  Pablo Larraín, rei di crudeli efferatezze, finalmente al cinema.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(El Club, Cile 2015)<br />
Uscita: 25 febbraio 2016<br />
Regia: Pablo Larrain<br />
Con: Roberto Farías, Antonia Zegers, Alfredo Castro<br />
Durata: 1 ora e 38 minuti<br />
Distribuito da: Bolero Film</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/El_Club_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52164" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/El_Club_1.jpg" alt="El_Club_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Il Cile è un Paese che giace sotto il peso delle proprie ferite, segnato nel corpo e nello spirito, martoriato nella sua assurda, barcollante conformazione idrogeologica e nella concatenazione di violenza che ne compone la storia, recente o remota che sia.</p>
<p>Il suo è pertanto un cinema dolente e irriducibile, memore delle sue massacranti battaglie come nei ritratti malinconici di Andrés Wood (<em>Machuca</em> e <em>Violeta Parra went to heaven</em>), attento alla misera quotidianità dei suoi superstiti &#8211; <em>El año del tigre </em>e <em>Gloria</em> di Sebastián Lelio – e capace di riconoscere nella tragedia del proprio vissuto il segno di una condizione cosmica e universale, sintetizzata magistralmente nelle elegie del documentarista Patricio Guzmán (<em>Nostalgia de la luz</em> e soprattutto <em>El botón de nácar</em>, a detta di chi scrive il film fondamentale dello scorso anno, di prossima uscita italiana col titolo <em>La memoria dell’acqua</em>).</p>
<p>Impossibile considerare la produzione locale senza citare <strong>Pablo Larraín</strong>, il suo esponente di punta e il principale artefice di quel lancio internazionale che ha reindirizzato l’attenzione dei distributori sulla scena sudamericana in blocco, che con la sua ultima fatica sale di appena un gradino sopra l’abisso malebolgesco della sua trilogia sugli anni della dittatura di Augusto Pinochet inaugurata dall’incubo grottesco di <em>Tony Manero</em>, proseguita con l’apocalisse storica di <em>Post mortem</em> e chiusa dalle note di speranza di <em><a href="http://www.movielicious.it/2013/05/07/no-i-giorni-dellarcobaleno/" target="_blank">NO – I giorni dell’arcobaleno.</a></em> Se a spuntare dietro il campionario antropologico delle pellicole precedenti era l’Inferno della società cilena di ieri, a circondare i protagonisti de <strong><em>Il club</em></strong>, un quartetto di ecclesiastici macchiatisi di crudeli efferatezze assortite e confinati impunemente in una pacifica cittadina balneare, è piuttosto il Purgatorio di oggi, anzi, il poco che ne resta, un luogo di espiazione circoscritto esclusivamente alla spiaggia che nella Commedia dantesca fa soltanto da anticamera.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/El_Club.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52167" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/El_Club.jpg" alt="El_Club" width="673" height="393" /></a></p>
<p>Per catturare l’indeterminatezza dell’insieme, Larraín attua una scelta stilistica molto precisa, trasfigurando gli ambienti in un’atmosfera lattiginosa e accecante che sfoca i contorni, azzera il contrasto ed esaspera il controluce, facendo muovere i propri personaggi fra interni indistintamente vaporosi (le lentissime inquadrature a stringere verso la sala da pranzo) ed esterni opprimenti che li riducono perlopiù a pura ombra. E&#8217; l’idea che, unita all’ormai caratteristica sensazione di distacco che denota lo sguardo clinico del cineasta quarantenne, allontana l’operazione dalla zona di comfort del filone civile più lapalissiano &#8211; quella del pur pregevole <em>Il caso Spotlight</em>, con cui lo si è voluto forzosamente paragonare &#8211; e l’avvicina al territorio decisamente più impervio di quell’affresco mistico-esistenziale che da <em>Luci d’inverno</em> di Bergman, passa per Tarkovskij (citandone pure l’estetica, con l’uso delle sue stesse lenti anamorfiche al cromo, abbinate qui a una resa ben poco ortodossa, se non proprio programmaticamente deturpante, del digitale) e arriva a <em><a href="http://www.movielicious.it/2015/05/12/calvario/" target="_blank">Calvario</a></em> di McDonagh.</p>
<p>Tanto basta a Larraín per calare lo spettatore in un malessere generalizzato popolato da spettri e mostri che della loro umanità hanno conservato solamente l’involucro e gli istinti dominati a stento (come i cani che infestano la cittadina, levati dalla strada e coinvolti in giri di corse clandestine), volti coperti da un alone di circostanza che ha fatto dimenticare il contatto con la realtà e il senso dell’orrore – la spaventosa imperturbabilità della “perpetua” (<strong>Antonia Zegers</strong>, moglie del regista), che in teoria dovrebbe garantire il controllo, ma che nei fatti è complice e sottomessa –, tutti, compreso il “bel gesuita” (<strong>Marcelo Alonso</strong>) mandato a indagare dal Vaticano, passati sotto la lente del sarcasmo, ma mai sottoposti a un qualsivoglia moralistico giudizio.</p>
<p>Pur non perdendo di vista la sua missione di denuncia, come testimonia la caratterizzazione di Padre Silva (<strong>Jaime Vadell</strong>), ex-cappellano militare custode di confessioni indicibili, <em>Il club</em> guarda, dunque, altrove, ai meccanismi perversi dell’esercizio dell’autorità (socio-governativa prima, divino-temporale ora) che travolge tanto le vittime – il reietto Sandokan (<strong>Roberto Farias</strong>), una specie di <em>stolto in Cristo</em> che è pure la personificazione delle (s)torture cui è stato sottoposto il Cile – quanto i carnefici, portatori sani della malattia che, più che loro stessi, infetta il sistema, a cominciare da Padre Garcia (il fedelissimo <strong>Alfredo Castro</strong>), pedofilo “re della repressione” sinceramente convintosi, come e più dei suoi confratelli, di una posticcia buona fede alla base delle sue azioni, in verità inculcatagli dall’istituzione che gli fa capo.</p>
<p>Ed è così che, anche distante dal contesto pubblico, il cinema di Larraín persegue il suo scopo profondamente politico e non, più banalmente, ideologico, identificando ancora una volta nell’assenza di coscienza la linea di frontiera fra civiltà e barbarie, che infatti era il motore degli omicidi di <em>Tony Manero</em> e dell’asservimento omertoso di <em>Post Mortem</em>, e giungendo alla catarsi alla fine di un percorso che porta allo sviluppo del concetto di colpa, come già nelle strategie di marketing nascoste nella campagna elettorale di <em>NO</em>.</p>
<p>Resterà deluso chi si aspettava da <em>Il club</em> una dimostrazione ammiccante di cieco anticlericalismo o un’ora e mezza di palestra per il proprio sdegno (per quelli, per dirne uno, è sufficiente rivolgersi all’ultimo Ken Loach), trovandosi di fronte invece un’opera cupa e compassionevole, problematica e intransigente, una terribile commedia sulla fallibilità dell’Uomo senza alcuna consolazione, né facile riscatto.</p>
<p>Voto <strong>8</strong></p>
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		<title>NO &#8211; I giorni dell&#8217;arcobaleno</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 14:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Alfredo Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Antonia Zegers]]></category>
		<category><![CDATA[Gael Garcia Bernal]]></category>
		<category><![CDATA[No - I giorni dell'arcobaleno]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Larraìn]]></category>

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		<description><![CDATA[La pubblicità come strumento politico: Pablo Larraìn racconta con stile e originalità la caduta di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(No, Cile 2012)<br />
Uscita: 9 maggio 2013<br />
Regia: Pablo Larraìn<br />
Con: Gael García Bernal, Alfredo Castro, Antonia Zegers<br />
Durata: 1 ora e 50 minuti<br />
Distribuito da: Bolero Film</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/no.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-31884" title="no" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/no.jpg" alt="" width="500" height="280" /></a></p>
<p>Dopo la calorosa accoglienza ricevuta lo scorso anno al Festival di Cannes (dove si è aggiudicato il premio della Quinzaine des Réalisateurs), e una candidatura agli Oscar 2013 come Miglior Film Straniero, arriva finalmente anche nelle nostre sale<strong> <em>NO – I giorni dell’arcobaleno</em></strong>, pellicola diretta dal regista cileno <strong>Pablo Larraìn</strong>, con protagonista da <strong>Gael García Berna</strong>l. Ambientato nel 1988, <strong><em>NO</em></strong> si focalizza sul difficile periodo vissuto dal Cile durante il regime di Pinochet, in particolare nei giorni in cui il dittatore militare, a causa della forte pressione internazionale, è costretto a convocare un referendum per la sua presidenza. Il paese si trova così a dover votare SI&#8217; o NO alla riconferma di Pinochet alla guida del paese per altri otto anni. Il partito di opposizione, per la prima volta, ha a disposizione uno spazio pubblicitario di 15 minuti, sebbene non possa competere con i collaudati meccanismi di potere del dittatore, e i suoi esponenti riescono a persuadere un giovane pubblicitario, René Saavedra (Bernal che è anche co-produttore della pellicola), a mettersi a capo della loro campagna. Contro ogni pronostico e con risorse davvero scarse, Saavedra riuscirà ad escogitare un battage sorprendentemente innovativo, che porterà il Cile verso la democrazia.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/No_Larrain.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-56345" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/No_Larrain.jpeg" alt="No_Larrain" width="680" height="478" /></a></p>
<p>La campagna realizzata da Saavedra riesce in meno di un mese a spazzar via i golpisti armati, sostenuti da un ingente capitale finanziario, non con la violenza bensì utilizzando una sottile strategia. Prima che il giovane pubblicitario venisse incaricato di guidarla, infatti, il fronte del NO puntava sul mostrare agli elettori gli orrori della dittatura (le strazianti torture, la disoccupazione, i conflitti sociali, i desaparecidos), mentre Saavedra decide di cambiare bruscamente rotta, optando per una serie di spot colorati, con jingle accattivanti in cui si vedono facce allegre e danzanti. Una propaganda che funziona in quanto ben confezionata e portatrice di un messaggio di speranza e di rinascita. Una guerra mediatica giocata come una partita a scacchi, alla fine della quale vediamo il regime accartocciarsi su se stesso, piegato e sconfitto sul proprio terreno e con le stesse armi che fino a poco prima padroneggiava senza rivali.</p>
<p>Tratto dall’opera teatrale <em>El Plebiscito</em> di Antonio Skármeta (<em>Il postino</em>), <strong><em>NO-I giorni dell’arcobaleno</em></strong> è una piccola storia che racconta alternando finzione e materiali di repertorio, un miracolo comunicativo. Terzo ed ultimo capitolo della trilogia di Larrain sul Cile (dopo <em>Tony Manero</em> e <em>Post Mortem</em>), il film chiude splendidamente il cerchio con coraggio e originalità. Puntando su un&#8217;estetica vicinissima a quella della TV del periodo, il regista cileno utilizza una telecamera dell&#8217;epoca e lo stesso formato dei filmati d’archivio che compongono la pellicola (girata in 4:3 e in bassa definizione), riuscendo così a creare un forte legame tra il periodo storico che racconta e quello attuale. Riusciamo ad immergerci completamente nel mondo di cui vuole renderci partecipi, un mondo fatto di violenza, minacce fisiche e psicologiche e di labili speranze. Tanto da domandarci, alla fine, quanta di quella felicità promessa da quegli spot ottimisti e colorati, sia stata davvero raggiunta.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
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