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	<title>Movielicious &#187; Antonio Albanese</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Come un gatto in tangenziale</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2017 12:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Antonio Albanese]]></category>
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		<category><![CDATA[Come un gatto in tangenziale]]></category>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2017)<br />
Uscita: 28 dicembre 2017<br />
Regia: Riccardo Milani<br />
Con: Antonio Albanese, Paola Cortellesi, Sonia Bergamasco, Claudio Amendola<br />
Durata: 1 ora e 38 minuti<br />
Distribuito da: Vision Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Come_Un_Gatto_In_Tangenziale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56978" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Come_Un_Gatto_In_Tangenziale.jpg" alt="Come_Un_Gatto_In_Tangenziale" width="650" height="370" /></a></p>
<p><em><strong>Come un gatto in tangenziale</strong> </em>vede il ritorno, a meno di un anno dall’uscita di <em><a href="http://www.movielicious.it/2017/02/13/mamma-o-papa-recensione/" target="_blank">Mamma o papà?</a></em>, della squadra formata dalla coppia Albanese/ Cortellesi e dal marito di quest’ultima, <strong>Riccardo Milani</strong>, dietro la macchina da presa.<br />
Ora, tolta la costante della bravura dei due interpreti, la principale differenza tra i due film è che questo fa effettivamente ridere, non un particolare da poco trattandosi di prodotti finalizzati per lo più a questo scopo.<br />
La storia è quella di Giovanni (<strong>Antonio Albanese</strong>), raffinato intellettuale di sinistra dedito alla riqualificazione delle periferie e Monica (<strong>Paola Cortellesi</strong>), fiera coatta che, in una di quelle periferie, ci vive. I loro mondi, agli estremi opposti dello spettro sociale, si scontrano quando Agnese, figlia tredicenne di Giovanni si prende una cotta per il borgataro Alessio e il papà, terrorizzato, li segue fino alla casa dove il ragazzo vive con la madre – Monica, per l’appunto &#8211; e le due zie Pamela e Sue Ellen. Qui l’uomo scopre che la donna è altrettanto contraria all’idea che i due ragazzi si frequentino.</p>
<p>Detto di una delle poche commedie italiane recenti effettivamente in grado di generare risate, il problema di <em><strong>Come un gatto in tangenziale</strong></em> è, semmai, nella pretesa di poggiare le proprie basi sull’osservazione di una realtà che, sebbene Milani affermi di aver pensato al film dopo essersi trovato a vivere una situazione simile a quella di Giovanni/Albanese, non si conosce affatto.<br />
La prima parte del film è infatti un campionario di alcuni dei più triti luoghi comuni sulle differenze, ovviamente macroscopiche, tra intellighenzia borghese e naïveté di borgata. Quindi il mega-appartamento in centro contro lo squallore di un casermone che è a Bastogi, ma potrebbe tranquillamente essere quel Corviale già trattato dalla coppia Cortellesi/Milani in <em>Scusate se esisto!</em>. Allo stesso modo le spiagge radical chic di Capalbio vengono contrapposte alla ben più proletaria Coccia di Morto.</p>
<p>Solo quando abbandona la sua struttura così ostinatamente dicotomica, ipotizzando la possibilità che quei due mondi opposti possano – complice una <strong>Franca Leosini</strong> adorabilmente autoironica – non solo trovare un modo per comunicare tra loro ma addirittura cominciare a piacersi, <em><strong>Come un gatto in tangenziale</strong> </em>guadagna punti, trasformandosi in una commedia (forse) romantica senza troppe velleità sociologiche. Merito soprattutto di due protagonisti perfettamente in parte, con Albanese una spanna al di sopra rispetto a una Cortellesi sempre bravissima anche se, a tratti, anche troppo gigiona. Ma molto lo fa anche il cast dei comprimari con, in primis, la coppia di zie gemelle affette da “shopping compulsivo”, così come l’ex moglie di Albanese meravigliosamente interpretata da <strong>Sonia Bergamasco</strong>: il personaggio in cui emergono maggiormente le contraddizioni di una sinistra agiata a cui piace sciacquarsi la bocca di istanze civili per poi finire in Provenza a fare profumi. Il cameo di <strong>Claudio Amendola</strong>, nella sua funzione programmatica, è invece già meno riuscito. Ma il film nel complesso fa il suo lavoro, oltre a fungere da involontario monito un po’ a tutto il cinema italiano di area più leggera. Meno pistolotti sociali, insomma, e più risate.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mamma o papà?</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/02/13/mamma-o-papa-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 17:41:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Bonaiuto]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Albanese]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Buccirosso]]></category>
		<category><![CDATA[Mamma o papà?]]></category>
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		<category><![CDATA[Riccardo Milani]]></category>

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		<description><![CDATA[Paola Cortellesi e Antonio Albanese genitori bizzarri nella commedia di Riccardo Milani.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2017)<br />
Uscita: 14 febbraio 2017<br />
Regia: Riccardo Milani<br />
Con: Paola Cortellesi, Antonio Albanese, Carlo Buccirosso, Anna Bonaiuto<br />
Durata: 1 ora e 38 minuti<br />
Distribuzione: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/Mamma_o-papà_1.jpg"><img class="alignnone wp-image-55309" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/Mamma_o-papà_1.jpg" alt="Mamma_o-papà_1" width="650" height="387" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se c’è una cosa che maggiormente si rimprovera alle (troppe) commedie che il cinema italiano, ogni anno, si ostina a sfornare con ritmi da catena di montaggio, è senz’altro l’eccessivo ricorso ad un buonismo che non di rado sfocia nello stucchevole tout court.<br />
I principali problemi sono quindi due e riguardano da un lato un’offerta di molto superiore alla sua stessa domanda e, dall’altro, un utilizzo del genere che, al netto di un continuo riempirsi la bocca di rimandi ai propri padri fondatori, ha perso ormai da tempo ogni capacità di graffiare e di  osservare il quotidiano anche in maniera impietosa. Il motivo cardine del meritato successo di film come <em>Smetto quando voglio</em> e <em>Perfetti sconosciuti</em> è più o meno spiegabile già solo con il modo in cui riescono a svicolare da questo pattern.<br />
Spiace dunque che<strong> Riccardo Milani</strong> – regista, poco più di due anni fa, di Scusate se esisto!, una delle poche commedie che, seppur con tutti i limiti strutturali del caso, riusciva in qualche modo a conciliare sorriso e attenzione al sociale – cada rovinosamente proprio nel tentativo di invertire la tendenza di cui sopra.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/Mamma-_o_papà_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55310" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/Mamma-_o_papà_2.jpg" alt="Mamma _o_papà_2" width="1000" height="600" /></a></p>
<p>Perché in <em><strong>Mamma o papà?</strong></em> (remake del francese <em>Papa ou Maman</em> di Martin Bourboulon) l’autore decide di giocarsi la carta del politically incorrect e lo fa in malo modo, attraverso l’apologo di Valeria (<strong>Paola Cortellesi</strong>) e Nicola (<strong>Antonio Albanese</strong>), moglie e marito in crisi che, una volta presa la decisione consensuale di separarsi, vengono entrambi trasferiti all’estero per lavoro. Ma c’è il problema dell’affidamento dei figli.<br />
Laddove generalmente la notizia scatenerebbe infatti uno scontro da parte di entrambi per aggiudicarsene la custodia, la relativa ingestibilità della prole – nello specifico un odioso no global, una adolescente isterica e un bambino saccente – porta l’uno a spingerli tra le braccia dell’altra, attraverso una serie di comportamenti che definire da irresponsabili è poco.<br />
Ed è qui che emergono le tare maggiori del film con, in primis, questa corsa per apparire come il peggior genitore della coppia che, malgrado mostri quasi subito la corda, viene invece tirata un po’ troppo per le lunghe. Ma, più in generale, è la cattiveria (elemento imprescindibile per un film che si rifà, quasi dichiaratamente, a La guerra dei Roses) ad essere gestita in modo goffo e, soprattutto, a non integrarsi in un contesto che è, al contrario, il più classico si possa immaginare, fino a creare nello spettatore un fastidioso cortocircuito che lo porta non solo a non immedesimarsi affatto con quanto vede sullo schermo, ma addirittura a dubitare fortemente che stia davvero accadendo.</p>
<p>Per dire che una scena in cui una madre, al fine di dimostrare la propria incapacità genitoriale, condisce della pastasciutta con il detersivo dei piatti, rischiando di fatto di uccidere la propria famiglia, può risultare spassosa in una puntata de<em> I Griffin</em> ma non in un’opera che pretenda di avere almeno un piede ancorato al piano della realtà.<br />
I problemi iniziano però ben prima, con alcune scelte di casting per lo meno discutibili, a partire proprio da una Cortellesi inspiegabilmente impegnata a simulare una forzata cadenza veneta.<br />
Solo che l’attrice, oltre ad essere coautrice della sceneggiatura, è la moglie del regista, mentre diverso è il discorso per quanto riguarda Albanese, la cui fisicità docile semplicemente mal si sposa alla sottile cattiveria che il suo personaggio è chiamato a veicolare.<br />
Come spesso accade, ad alzare un po’ l’asticella provvede il reparto dei comprimari, con un <strong>Carlo Buccirosso</strong> mai meno che ottimo e l’accademica autoironia di <strong>Anna Bonaiuto</strong>.<br />
Il resto è un affannoso e assai poco riuscito tentativo di strappare risate giocando con il concetto di famiglia disfunzionale fino a un epilogo che – inutile a dirsi –  cerca di riportare il tutto su binari più riconciliatori risultando, proprio per questo, ancor più inverosimile.</p>
<p><strong>Voto</strong> 4,5</p>
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		<title>L&#8217;abbiamo fatta grossa</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/01/27/labbiamo-fatta-grossa-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2016 10:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Antonio Albanese]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Verdone]]></category>
		<category><![CDATA[Filmauro]]></category>
		<category><![CDATA[L'abbiamo fatta grossa]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Popolizio]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2016)<br />
Uscita: 28 genaio 2016<br />
Regia: Carlo Verdone<br />
Con: Carlo Verdone, Antonio Albanese, Massimo Popolizio<br />
Durata: 1 ora e 42 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/LabbbiamoFattaGrossa_open.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51789" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/LabbbiamoFattaGrossa_open.jpg" alt="LabbbiamoFattaGrossa_open" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Se c&#8217;è un merito che va riconosciuto al <strong>Carlo Verdone</strong> più maturo, è sicuramente quello di sapersi mettere da parte, come attore, per lasciare spazio ai suoi co-protagonisti. Così è stato con <a href="http://www.movielicious.it/2014/02/14/sotto-una-buona-stella/" target="_blank"><em>Sotto una buona stella</em></a>, in cui il comico romano spartiva la ribalta con una strepitosa Paola Cortellesi e così accade anche in <em><strong>L&#8217;abbiamo fatta grossa</strong></em>, commedia degli equivoci in cui i limiti di uno script che si dilunga troppo nella seconda parte per approdare a un finale che vorrebbe sovvertire ma che in realtà ha ben poco di destabilizzante, vengono compensati dalla bravura di <strong>Antonio Albanese</strong>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Labbiamo_fatta_grossa_3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51790" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Labbiamo_fatta_grossa_3.jpg" alt="L'abbiamo_fatta_grossa_3" width="640" height="382" /></a></p>
<p>La storia è quella di Yuri Pelagatti (Antonio Albanese), un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione dalla moglie, non è più in grado di ricordare le battute mentre è in scena. Per risolvere l&#8217;increscioso problema si rivolge a Arturo Merlino (Carlo Verdone), investigatore privato squattrinato che per tirare avanti si dedica al ritrovamento di cani e gatti del vicinato. Yuri chiede ad Arturo di pedinare la moglie che, nel frattempo, si è rifatta una vita con un altro uomo. Arturo, però, sbaglia obiettivo dei suoi pedinamenti e si ritrova invischiato in un affare losco e pericoloso, nel quale verrà inevitabilmente coinvolto insieme al suo cliente Pelagatti.</p>
<p>Alla sua venticinquesima regia, Carlo Verdone sembra non poter fare a meno di citarsi addosso, continuando a inserire nei personaggi che interpreta un rimando o un accenno a quelli del passato, ben più gloriosi (in un paio di momenti qui rifà, un po&#8217; forzatamente, il finto Manuel Fantoni di <em>Borotalco</em>). Ma ci sono anche delle novità: il suo Arturo Merlino sembra essere incredibilmente privo di quelle nevrosi e farmacodipendenze che rappresentavano ormai un tratto distintivo di tutti i personaggi del Verdone attore, così come sembra farsi decisamente meno ingombrante l&#8217;asfissiante presenza della famiglia (uno dei fulcri attorno al quale hanno spesso girato le sue sceneggiature, sin dai tempi di <em>Al lupo al lupo</em>, fino al più recente<em> Io, loro e Lara</em> e al già citato <em>Sotto una buona stella</em>). E poi c&#8217;è la presenza di un comico dalla fisicità e dalla presenza scenica non comuni, Antonio Albanese. Con la sua perfetta conoscenza dei tempi, delle pause e dei meccanismi consolidati dalla migliore tradizione del teatro comico e del cinema, per cui ha cesellato anche ruoli drammatici e malinconici (sin dagli esordi con Soldini, Mazzacurati e i Taviani), oltre che comici (il politico calabrese senza scrupoli Cetto La Qualunque, in grado di riunire tutto il marcio che c&#8217;è in Italia in un solo personaggio), Albanese è uno degli attori più completi in circolazione e nel far confluire il suo mondo in quello di Verdone, il comico lombardo di fatto regala nuova linfa alla comicità del suo collega. Entrambi acuti osservatori della realtà e capaci di rappresentarla attraverso mille volti venati di nevrosi, solitudine, disagio sociale e alienazione, ora che si trovano a condividere la scena lo fanno in modo equilibrato e regalano al pubblico altri due anti-eroi a cui è difficile non affezionarsi. Sodalizio riuscito, dunque, peccato che<em> L&#8217;abbiamo fatta grossa</em> si perda in passaggi non necessari e qualche lungaggine di troppo; c&#8217;è anche un accenno di di critica sociale che però non ruggisce quanto dovrebbe.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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		<title>Venezia 70: Day 8</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2013/09/05/venezia-70-day-8/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2013 18:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Barbera]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Albanese]]></category>
		<category><![CDATA[Follia e amore]]></category>
		<category><![CDATA[L'intrepido]]></category>
		<category><![CDATA[Ukraina ne Bordel’]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia 70]]></category>

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		<description><![CDATA[Il movimento delle Femen messo a nudo in un documentario mentre delude L'intrepido di Gianni Amelio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/alberto-barbera-femen.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32989" title="alberto-barbera-femen" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/alberto-barbera-femen.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Dopo tanto cinema del passato (le reminiscenze di <em>Ana Arabia</em>, l’analisi storica di<em> The Unknown Known</em>, l’epopea di <em>Die andere Heimat</em>) e del futuro (la distopia di <em>The Zero Theorem</em>, lo spazio di <em>Gravity</em>), del surreale (l’astrattismo di <em>Under the Skin</em>, il cubismo masturbatorio di <em>Algunas Chicas</em>) e dell’iperreale (la cristologia di <em>Child of God</em>, la cosmogonia contemporanea di <em>Miss Violence</em>), piomba all’interno della 70a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il cinema del presente: ad aprire la giornata, rigorosamente fuori concorso, è infatti Ukraina ne Bordel’, l’annunciato reportage “dall’interno” del movimento Femen da parte della filmmaker australiana Kitty Green, che nel 2010 cominciò a seguire attivamente, a documentare fotograficamente e a diffondere in tutto il mondo le performance delle cattive ragazze d’Ucraina. Presentata così, l’operazione della Green presupporrebbe un prevedibile, furbo tono agiografico e propagandistico, ma i fatti presentano tutto un altro film: si documentano sì i buoni propositi e la contagiosa passione dei membri del collettivo, descrivendo gli argomenti e i bersagli delle loro proteste e delle loro invettive, ma ciò che ne esce davvero è l’immagine assolutamente impietosa e non celebrativa del gruppo, prigioniero delle proprie contraddizioni e dei propri paradossi che ne hanno in parte minato la credibilità anche fra le attiviste stesse.</p>
<p>Si dà quindi voce tanto alle voci più sincere ed irriducibili (la fondatrice Anna Hutsol, l’anima riformatrice del gruppo Inna Schevchenko), quanto le voci più critiche (fra cui la giunonica, e quindi non conforme agli inevitabili standard estetici del gruppo, Aleksandra Nemchinova) e si tenta di fare luce sugli aspetti più controversi che animano Femen e che sono in gran parte rappresentati dall’irrisolta sindrome di Stoccolma nei confronti del suo ideologo e presunto co-fondatore Viktor Svyatskiy, patriarca di un movimento antipatriarcale che si paragona al borghese antiborghese Marx che il film smaschera come una specie di versione laida e farneticante del nostro Roberto Casaleggio.<br />
<a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/kittygreen.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32990" title="kittygreen" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/kittygreen.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a><br />
Al di là del semplice contenuto, poi, <em>Ukraina ne Bordel’</em> avvince anche sul piano puramente filmico e cinematico, con la sua intelligente costruzione a episodi che si fa di volta in volta sempre più drammatica (e che culmina con la fallimentare, traumatica esperienza in Bielorussia, dove finì sequestrata dalla polizia anche la stessa Green), i suoi passaggi intimisti (coi dilemmi di Inna, indecisa se immolarsi con la pena detentiva o fuggire a Parigi, dove porre le nuove basi di Femen) e una notevole concisione (un’ora e un quarto appena la durata) che però non sacrifica nulla e che davvero ci dice tutto ciò che volevamo sapere, fuori dalla distorsione massmediatica, sull’identità del collettivo.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/sandra-ceccarelli-gabriele-rendina-antonio-albanese-gianni-amelio-e-livia-rossi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32991" title="sandra-ceccarelli-gabriele-rendina-antonio-albanese-gianni-amelio-e-livia-rossi" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/sandra-ceccarelli-gabriele-rendina-antonio-albanese-gianni-amelio-e-livia-rossi.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Delusione cocente, invece, per gli estimatori di uno dei nomi più  onorevoli e intoccabili del nostro cinema, che conferma e per certi  versi esaspera i dubbi e le titubanze iniziali: <em>L’intrepido </em>non  è, infatti, “la prima commedia di Gianni Amelio” che tanti uffici stampa  hanno presentato, ma il tentativo – assolutamente fallimentare – di  coniugare la disamina sociale e neo-neorealista del regista de Il ladro  di bambini all’ambito della favola allegorica, trasformando in allusioni  e simboli le tematiche e i contesti che nell’opera del cineasta  calabrese erano da sempre affrontati con l’occhio rigoroso del  documentarista: dopo l’avventura in terra cinese del capolavoro mancato  La stella che non c’è e l’ignorata divagazione autobiografica dello  splendido Il primo uomo, Amelio non solo torna in Italia, ma ritrova  quella dolente ed esausta Milano che era stata trent’anni fa teatro  delle vicende dell’eccellente esordio Colpire al cuore. che nel  frattempo si è lasciata alle spalle la tensione degli Anni di Piombo ed è  oggi avvolta da una cappa di letale disperazione ai limiti  dell’epidemia.</p>
<p><em>L’intrepido</em> del titolo è Antonio Pane (Antonio  Albanese), cinquantenne che si tiene a galla nella stagnante Italia di  oggi con la paradossale zattera di salvataggio del “rimpiazzismo”, sorta  di precariato all’ultimo stadio che lo vede dedicarsi di giorno in  giorno ad una professione manuale specifica per poi, a volte nell’arco  delle medesime ventiquattro ore, passare a quella successiva, prendendo  il posto di un lavoratore costretto dalle circostanze ad assentarsi  momentaneamente dal lavoro: Pane si ritrova così a costruire palazzi, a  consegnare pizze, a intrattenere bambini in un centro commerciale e pure  a vendere rose al ristorante per tenere a galla la vita del figlio  musicista Ivo (un notevole Gabriele Rendina, esordiente) e la propria,  senza mai opporre resistenza e anzi sfoggiando un sommesso sorriso di  rassegnazione.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/antonio-albanese.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32992" title="antonio-albanese" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/antonio-albanese.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Poteva uscirne una bella parabola sottoproletaria  su un Paese allo sbando e sulle responsabilità di due generazioni  costrette a farsi l’elemosina a vicenda, ma Amelio non è Kaurismaki, il  film sembra, a tratti, un Nuvole in viaggio col manuale di istruzioni e,  soprattutto, non ne possiede la miracolosa leggerezza ed il tocco  gentile, finendo per appesantire l’insieme con l’esigenza di spiegare e  di contestualizzare tutto (a differenza della libertà e della soavità  dell’autore finlandese), tanto i personaggi – soprattutto l’inquieta  Lucia (Livia Rossi), emblema di un’Italia giovane costretta  all’estinzione – quanto i contesti, come l’ufficio-palestra da cui un  laido trafficone (Alfonso Santagata) gli rimedia i lavori o lo spaccio  di protesi in esubero riciclate ai paesi africani gestito da un oscuro  bauscia, senza risparmiare nemmeno i dialoghi, figurativi e sentenziosi  (“tenere in mano un libro è sempre speciale” e succedanei).</p>
<p>Ne risulta un’opera davvero pedante, artificiosa e fasulla, dove non si  salva neanche il trasformismo di Albanese (che al cinema, va detto,  specie impiegato in un ruolo drammatico, stenta sempre a funzionare e di  certo non trasmette il malessere cosmico di un Bill Murray) e che si  risveglia di punto in bianco soltanto nel bel finale in piano sequenza,  unico sussulto del vecchio maestro, che si spera vivamente possa tornare  sui suoi passi e tornare alle atmosfere e, soprattutto, al linguaggio  che più gli è congeniale.</p>
<p>(<a href="http://www.binarioloco.it/2013/09/05/venezia70-day-8/">www.binarioloco.it</a>)</p>
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		<title>To Rome with Love: Woody Allen nella capitale</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2012/04/13/to-rome-with-love-woody-allen-nella-capitale/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 20:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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<p><a href="http://www.movielicious.it/2012/04/18/to-rome-with-love/">QUI</a> trovate la recensione di To Rome with Love.</p>
<p>Penélope Cruz, Alec Baldwin e Jesse Eisenberg, Ellen Page e Greta Gerwig, ma anche Roberto Benigni, Riccardo Scamarcio, Alessandra Mastronardi, Alessandro Tiberi e Antonio Albanese. Tanti, tantissimi i nomi sia internazionali che italiani che Woody Allen ha voluto inserire nel suo ultimo lavoro To Rome with Love, la commedia che ha girato la scorsa estate nella capitale. Questa mattina a Roma il film che sarà nelle sale dal 20 aprile distribuito da Medusa in seicento copie (tantissime, se sei considera che non si tratta di un kolossal), è stato presentato alla stampa in anteprima mondiale. Così dopo il successo ottenuto e l&#8217;Oscar vinto per la Migliore Sceneggiatura per quel gioiellino di <em>Midnight in Paris</em>, ora tocca alla capitale a fare da sfondo alle vicende che compongono questo nuovo capitolo del Grand Tour che Allen sta portando avanti in Europa.</p>
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<p>Nella pellicola troviamo quattro storie che non sono connesse fra loro: nella prima vediamo Woody Allen e Judy Davis in viaggio verso Roma per conoscere i futuri suoceri, dato che la figlia ha deciso di sposare un italiano. Nel secondo capitolo Roberto Benigni veste i panni di un uomo qualunque che si trova a diventare improvvisamente preda dei media e viene inseguito senza sosta da fotografi e paparazzi, mentre la sua vita viene data in pasto a giornali e televisioni. Nel terzo il personaggio interpretato da Jesse Eisenberg viene messo a dura prova dalle potenti armi diseduzione di Ellen Page, mentre nel quarto ed ultimo vediamo Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi nei panni di una giovane coppia il cui matrimonio verrà messo a dura prova dalle tentazioni in cui incapperanno durante un soggiorno a Roma. Il risultato è una commedia assolutamente spensierata dai toni pacati in cui Roma viene ritratta come una città vivibile e i suoi abitanti come gente serena e rilassata. Paradossi a parte (in fondo <em>To Rome with Love</em> è pur sempre un film), durante l&#8217;incontro di oggi Allen e gli altri protagonisti ci hanno raccontato qualcosa di più su questa pellicola e sulla sua realizzazione.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/33.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-26206" title="25" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/25.jpg" alt="" width="250" height="392" /><img class="alignnone size-full wp-image-26207" title="33" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/33.jpg" alt="" width="268" height="392" /></a></p>
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