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	<title>Movielicious &#187; Antonio de la Torre</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>La vendetta di un uomo tranquillo</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 14:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Antonio de la Torre]]></category>
		<category><![CDATA[La vendetta di un uomo tranquillo]]></category>
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		<category><![CDATA[Tarde para la ira]]></category>

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		<description><![CDATA[Il film d'esordio di Raúl Arévalo è  un'esperienza tesa e concitata che capovolge gli stilemi del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Tarde para la ira, Spagna 2016)<br />
Uscita: 30 marzo 2017<br />
Regia: Raúl Arévalo<br />
Con: Antonio de La Torre, Luis Callejo, Ruth Díaz, Raúl Jiménez<br />
Durata: 1 ora e 32 minuti<br />
Distribuito da: BIM Distribuzione</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/La_Vendetta_di_un_Uomo_Tranquillo_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55771" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/La_Vendetta_di_un_Uomo_Tranquillo_1.jpg" alt="La_Vendetta_di_un_Uomo_Tranquillo_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>C&#8217;è fermento in terra di Spagna. E il <strong>cinema di genere</strong>, negli ultimi anni, ne sta dando prova tangibile. Da <em>La notte dei girasoli</em> di Jorge Sánchez-Cabezudo a <em>La isla minima</em> di Alberto Rodriguez, passando per <a href="http://www.movielicious.it/2016/03/31/desconocido-resa-dei-conti-recensione/" target="_blank"><em>Desconocido</em></a> di Dani de la Torre, fino a questo <em><strong>Tarde para la ira</strong></em>, il <strong>thriller</strong> si conferma il terreno più fertile su cui i &#8220;nuovi&#8221; autori spagnoli possono sperimentare al meglio idee e punti di vista attraverso un linguaggio che, se da un lato guarda al modello letterar-cinematografico-televisivo dell&#8217; hard-boiled americano (nel caso de <em>La isla minima</em>, i riferimenti alla prima stagione di <em>True Detective</em> sono più che evidenti), dall&#8217;altro mantiene una certa continuità di stile e temi già affrontati da autori iberici del recente passato.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/La_Vendetta_di_un_Uomo_Tranquillo_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55772" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/La_Vendetta_di_un_Uomo_Tranquillo_2.jpg" alt="La_Vendetta_di_un_Uomo_Tranquillo_2" width="600" height="401" /></a></p>
<p>Così l&#8217;atteso debutto alla regia dell’attore <strong>Raúl Arévalo</strong> (<em><a href="http://www.movielicious.it/2012/11/08/ballata-dellodio-e-dellamore/" target="_blank">Ballata dell&#8217;odio e dell&#8217;amore</a></em>, <a href="http://www.movielicious.it/2013/03/21/gli-amanti-passeggeri/" target="_blank"><em>Gli amanti passeggeri</em></a>, <em>Azul oscuro casi negro</em>) amalgama perfettamente la ricerca di realismo e la credibilità narrativa con il ritmo e la spettacolarizzazione propri del cinema di genere. Dopo tanti anni passati a interpretare (e ad osservare), per il regista madrileno evidentemente era arrivato il momento di passare dall&#8217;altra parte, e lo ha fatto in modo totale e completo, senza alcuna intenzione di risparmiarsi, mettendo nel suo lavoro d&#8217;esordio tutto l&#8217;impeto e lo slancio di un debuttante che si è fatto le ossa e sa perfettamente dove andare a parare. Perché la storia del tranquillo borghese che si trasforma in uno spietato vendicatore a causa di un torto subìto è al centro di tantissimi <strong>revenge movie</strong>, ma ne <em><strong>La vendetta di un uomo tranquillo</strong></em>, si arriva al fulcro della vicenda per vie traverse, dopo aver valicato una premessa che sembra promettere tutt&#8217;altro film. Poi le trame si intrecciano, i personaggi si svelano e, nonostante il materiale di partenza abusato, Arévalo riesce a creare svolte narrative e cambi di contesto inaspettate, sostenute da una tensione che non cala un attimo e da una struttura priva del benché minimo cedimento.</p>
<p>Il risultato è una parabola vendicativa dal ritmo serrato, sceneggiata dallo stesso Arévalo e dal suo amico psicologo <strong>David Pulido</strong>, con dei dialoghi naturali e ben scritti e una regia brutale e selvaggia che dal primo minuto &#8211; splendido il piano sequenza iniziale il cui punto di vista coincide con l&#8217;interno dell&#8217;auto in fuga &#8211; afferra lo spettatore e lo trascina a forza dentro lo schermo.<br />
Interpretato da un cast perfettamente in parte (inappuntabile l&#8217;apparente catatonia di <strong>Antonio de La Torre</strong>, così come la convincente ingenuità di <strong>Ruth Díaz</strong>), <em><strong>La vendetta di un uomo tranquillo</strong></em> in più di un&#8217;occasione fa leva sulle diverse tecniche per creare la suspense, utilizzandole al meglio: la verità viene a galla lentamente e spesso in un&#8217;inquadratura c&#8217;è qualcuno che non sa nulla e qualcun altro che invece sa anche troppo.Aspetto che contribuisce a creare, in chi guarda, un&#8217;attesa continua e straziante che è la forza motrice del film. Se a questo aggiungiamo una colonna sonora funzionale al racconto che all&#8217;occorrenza si fa cupa e martellante, rimane davvero difficile aspettarsi qualcosa di più da un film di esordio.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
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		<title>Ballata dell&#8217;odio e dell&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 13:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Foligno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Álex de la Iglesia]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio de la Torre]]></category>
		<category><![CDATA[Balada triste de trompeta]]></category>
		<category><![CDATA[Ballata dell'odio e dell'amore]]></category>
		<category><![CDATA[Carlos Areces]]></category>
		<category><![CDATA[Carolina Bang]]></category>

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		<description><![CDATA[Guerra, passionalità e grottesco si fondono nella nuova, folle pellicola di Alex De La Iglesia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Balada triste de trompeta, Spagna/Francia 2010)<br />
Uscita: 8 novembre 2012<br />
Regia: Alex De La Iglesia<br />
Con: Carlos Areces, Antonio de la Torre, Carolina Bang<br />
Durata: 1 ora e 48 minuti<br />
Distribuito da: Mikado</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/balada-triste-de-tropeta2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-29098" title="balada-triste-de-tropeta2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/11/balada-triste-de-tropeta2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></a></p>
<p>1937. La Spagna è lacerata dalla Guerra Civile. In un circo per bambini, il Pagliaccio Triste viene interrotto nel bel mezzo del suo show e reclutato con la forza da un gruppo di repubblicani. Mentre indossa ancora il suo costume di scena, viene mandato in battaglia contro i soldati del generale Franco, dove da solo, armato di un machete, massacra un intero plotone. Ferito ad una gamba, viene arrestato e condannato ai lavori forzati per la costruzione della ciclopica Abbazia della Santa Croce della Valle dei Caduti, vicino Madrid. Il giovane figlio Javier organizza un attentato dinamitardo per liberarlo, ma nello scoppio il padre muore e il ragazzo è abbandonato al suo destino, crescendo con il compito di vendicare il genitore.<br />
1973. La Spagna vive gli ultimi giorni del regime franchista. Javier, ormai grande, è condannato dal destino ad essere il Pagliaccio Triste in un circo, dove incontra una girandola di personaggi assurdi, tra cui Sergio, il Pagliaccio Sorridente, con cui dovrà dividere il palco e l&#8217;amore della bella acrobata Natalia. E il triangolo amoroso si trasforma presto in una feroce battaglia tra i due clown.</p>
<p>Dopo le rarefatte atmosfere di <em>Oxfors Murders &#8211; Teorema di un delitto</em>, con <em>Ballata dell&#8217;odio e dell&#8217;amore</em> il regista basco Alex De La Iglesia ritorna nel regno del grottesco, di cui è stato incontrastato dominatore con pellicole come <em>La Comunidad</em> e <em>Crimen perfecto</em>, realizzando un film inclassificabile, non facilmente definibile, che si ama o si odia senza riserve, vincitore del Leone d&#8217;argento per la regia e dell&#8217;Osella per la sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia del 2010. Potrebbe essere un melò à la Almodóvar<br />
sull&#8217;amore, sul desiderio e sulla morte: racconta il classico triangolo amoroso, calato nel mondo del circo, con un esplicito omaggio a Fellini, ma senza quella poesia malinconica, più vicino a Pagliacci di Leoncavallo, il celebre melodramma, dove tutto è eccessivo e infuocato, fino al finale tragico. Ma qui la storia d&#8217;amore è solo un pretesto, una cornice narrativa per una riflessione sul dolore. I due pagliacci in realtà sono due alter ego, due volti della stessa persona, rappresentano le due anime inseparabili di un unico paese e il film diventa quindi una metafora della Spagna, della sua storia maledetta e tragica, in cui Ironia e Tragedia si fondono nel Grottesco. Il quarantennio di dittatura del generale Franco è visto attraverso lo sguardo straniato di un Pagliaccio, non a caso il Pagliaccio Triste, condannato dal suo ruolo alla sofferenza e all&#8217;umiliazione: persa ogni sfumatura poetica e struggente, diventa simbolo di tutta la Spagna, dell&#8217;uomo di fronte alla Storia (memorabile la sequenza in cui Javier fuggitivo, ridotto a vivere come una bestia, è umiliato e ridotto a fare da cane da riporto durante una battuta di caccia e morde la mano del generale Franco). I due protagonisti sono condannati alle maschere del Pagliaccio Sorridente e del Pagliaccio Triste: Sergio viene sfregiato dal rivale con un taglio che fissa per sempre sul suo volto un sorriso cattivo, Javier si sfregia da solo con un ferro da stiro per compiere il suo destino di vendetta. La Storia li ha marchiati per sempre. Quando i due pagliacci si guardano, in silenzio, il pianto e il riso coincidono e il film riesce a raccontare il destino di un intero paese, la tragedia di una nazione, quella della storia che priva gli uomini della loro vita condannandoli ad una smorfia.</p>
<p>Tutto il film è altamente simbolico, costruito su una fitta rete di simboli e citazioni (oltre a Fellini e Tim Burton, il pirotecnico finale richiama Intrigo internazionale di Hitchcock). Tutto è eccessivo, paradossale al limite del trash: la colonna sonora, che mescola grandi successi spagnoli degli anni Sessanta e Settanta e Raffaella Carrà; la fotografia molto contrastata, con tinte che evocano le foto di allora, ingiallite, con colori a volte saturi, a volte ai limiti del bianco e nero da graphic novel. Tutto è bestiale, tutto è carne e sangue.</p>
<p><strong>Voto </strong>7</p>
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