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	<title>Movielicious &#187; Anya Taylor-Joy</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Glass</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2019/01/17/glass-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2019 11:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anya Taylor-Joy]]></category>
		<category><![CDATA[Bruce Willis]]></category>
		<category><![CDATA[Glass]]></category>
		<category><![CDATA[James McAvoy]]></category>
		<category><![CDATA[M. Night Shyamalan]]></category>
		<category><![CDATA[Samuel L. Jackson]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. USA, 2019)<br />
Uscita: 17 gennaio 2019<br />
Regia: M. Night Shyamalan<br />
Con: Samuel L. Jackson, James McAvoy, Bruce Willis, Anya Taylor-Joy<br />
Durata: 2 ore e 8 minuti<br />
Distribuzione: Walt Disney Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Glass.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57956" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Glass.jpg" alt="Glass" width="650" height="370" /></a></p>
<p>&nbsp;<br />
In un momento cinematografico in cui i <strong>cinecomic</strong> sembrano essere gli unici titoli in grado di garantire incassi a nove zeri, c&#8217;era bisogno di qualcuno che si interrogasse sul senso più profondo delle storie di supereroi all&#8217;interno di un immaginario collettivo forse troppo viziato da CGI e azione a ogni costo. Questo qualcuno risponde al nome di <strong>M. Night Shyamalan</strong>, regista di origini indiane che nel 1999 si fece conoscere e apprezzare in tutto il mondo con <em>Il sesto senso</em>, uno di quei film impossibili da dimenticare, in grado di condurre lo spettatore in un gioco perfetto di ribaltamenti e ricalibrature. Dopo il successo de <em>Il sesto senso</em>, Shyamalan realizzò  <em>Unbreakable &#8211; Il predestinato</em>, primo, mirabile tassello di una trilogia che vede in <a href="http://www.movielicious.it/2017/01/24/split/" target="_blank"><em>Split</em></a>, uscito nel 2016, e in questo <em><strong>Glass</strong></em> le altre due tessere del mosaico che la compongono. Una trilogia basata sull&#8217;idea di buttare nella mischia del quotidiano i tre supereroi protagonisti (la mente suprema Mr. Glass, <strong>Samuel L. Jackson</strong>, l&#8217;eroe malinconico e indistruttibile David Dunn, <strong>Bruce Willis</strong> e l&#8217;imprevedibile Kevin Wendell Crumb, <strong>James McAvoy</strong>, insieme alle sue ventiquattro personalità). Il risulttao è quanto di più lontano ci possa essere dalla poetica Marvel e DC cui siamo abituati. Un universo che scorre parallelo e plausibile alle produzioni hollywoodiane mainstream.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Glass_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57957" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Glass_2-1024x703.jpg" alt="Glass_2" width="1024" height="703" /></a></p>
<p>I fatti: quindici anni dopo lo scontro con lo spietato Mr. Glass Elijah Price, l&#8217;uomo di vetro, David Dunn guarda per caso un notiziario in una tavola calda: il feroce killer smascherato in Tv non è altri che Kevin Wendell Crumb, dominato dalla feroce &#8220;Bestia&#8221; che ha seminato morte nel seminterrato dello zoo dove lavorava.<br />
Dopo questi eventi, raccontati in <em>Split</em>, ritroviamo un Dunn che mette a frutto i suoi poteri come vigilante, aiutato dal figlio ormai adulto, e si trova ormai sulle tracce di Crumb, nel frattempo pronto a sacrificare alla Bestia altre ragazze prese in ostaggio. Il duello si avvicina, pronto a diventare uno scontro a tre quando Crumb e Dunn vengono rinchiusi nello stesso Istituto psichiatrico in cui si trova Price, sotto le razionalissime cure della dottoressa Staple (Sarah Paulson), specializzata nel curare quelli che credono di essere dei supereroi. Come contraltare emotivo dei tre, la madre di Mr. Glass, il figlio di Dunn e Casey, la ragazza risparmiata da Crumb.</p>
<p>M. Night Shyamalan, meglio noto come il regista del twist inaspettato, che più di ogni altro autore inganna, depista e manipola lo spettatore, affronta con <strong>calma estrema</strong> il capitolo finale della vicenda iniziata ormai vent&#8217;anni fa e, senza alcuna fretta, setaccia e sonda la psicologia dei suoi personaggi decostruendo letteralmente il genere per idearne un altro, privo di ogni riferimento proveniente dal cinema mainstream, che si rifà piuttosto all&#8217;immaginario fumettistico tout court e alla sua stessa filmografia, utilizzando materiali d’archivio tratti da <em>Unbreakable</em> e <em>Split</em> e continuando a giocare con le sue ossessioni (per l&#8217;acqua e per gli scantinati soprattutto).<br />
È un film di una complessità incredibile<em><strong> Glass</strong></em>, che inizia come un thriller per poi diventare una sorta di manifesto di affermazione della presenza del diverso, del sovrannaturale, costantemente minacciato da un ordine costituito massone e negazionista. Quello che sorprende maggiormente, è come faccia Shyamalan a mantenere una storia di fantasia ben salda alla realtà, plausibile e coerente con quest&#8217;ultima, per tutta la sua durata. Era forse l&#8217;aspetto più spiazzante di <em>Unbreakable</em>, e lo è anche di <em><strong>Glass</strong></em>. Quello che invece convince meno è che l&#8217;autore, bisogna ammettere con un atto di estrema coerenza, decide di sacrificare finali epici e scontri leggendari per lasciare spazio a una conclusione che svela un disegno più ampio. Una scelta sicuramente coraggiosa, ma non facilmente condivisibile, che pesa non poco sul ritmo del film e disattente, in parte, l&#8217;attesa per un finale pazientemente sospirato. Se <em>Unbreakable</em> era un prodotto sofisticato e pioneristico e <em>Split</em> un inquietante thriller sul conflitto interiore, <em><strong>Glass</strong></em> sarebbe potuto essere il manifesto dell&#8217;intera filmografia di Shyamalan, e non solo un crossover/sequel degli altri due film, benché originale e necessario.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Split</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/01/24/split/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2017 12:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anya Taylor-Joy]]></category>
		<category><![CDATA[Betty Buckley]]></category>
		<category><![CDATA[Horror]]></category>
		<category><![CDATA[James McAvoy]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Blum]]></category>
		<category><![CDATA[Jessica Sula]]></category>
		<category><![CDATA[M. Night Shyamalan]]></category>
		<category><![CDATA[Split]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel nuovo thriller di M. Night Shyamalan, James McAvoy interpreta un folle con 23 personalità. E lo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2016)<br />
Uscita: 26 gennaio 2017<br />
Regia: M. Night Shyamalan<br />
Con: James McAvoy, Anya Taylor-Joy, Betty Buckley<br />
Durata: 1 ora e 56 minuti<br />
Distribuzione: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Split.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55101" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Split.jpg" alt="Split" width="650" height="370" /></a></p>
<p>È una curiosa circostanza quella che vede il ritorno in sala, quasi in contemporanea, di due autori come Tim Burton e <strong>M. Night Shyamalan</strong>.<br />
Due che, oltre ad avere in comune una certa fascinazione per la diversità intesa sia come fonte di emarginazione sociale che come vero e proprio dono, si ritrovano a condividere anche l’opacità delle loro più recenti prove artistiche.<br />
Sia <a href="http://www.movielicious.it/2016/12/12/miss-peregrine-la-casa-dei-ragazzi-speciali-recensione/" target="_blank"><em>Miss Peregrine &#8211; La casa dei ragazzi speciali</em></a> che questo <em><strong>Split</strong></em> sono in fondo tentativi – entrambi mediamente riusciti – di superare una impasse creativa (e commerciale) che ha coinciso con un allontanamento dei loro autori dalle coordinate che ne avevano reso inconfondibili i rispettivi stili proprio attraverso l’atteso ritorno a quelle stesse coordinate.<br />
Se quindi Burton si è riappropriato del mood dark e goticheggiante dei suoi momenti migliori pur senza accostarvisi nei risultati, Shyamalan riscopre il gusto per quello che, fino a un certo punto, è stato considerato il suo marchio di fabbrica: lo switch narrativo posto a suggello dell’opera che di fatto ne inverte il senso e che ha reso film come<em> Il sesto senso</em> e <em>The Village</em> dei classici istantanei. Nel caso di quest’ultimo è importante sottolineare come il processo di rinascita fosse già iniziato con il precedente <a href="http://www.movielicious.it/2015/11/25/the-visit/" target="_blank"><em>The Visit</em></a> e sia sostanzialmente legato a due fondamentali concause.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Split_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-55102" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Split_2-1024x660.jpg" alt="Split_2" width="650" height="419" /></a></p>
<p>La prima è senz’altro un repentino quanto radicale abbassamento di profilo che, allontanando il regista dall’ipertrofica grandeur di megaproduzioni (fallimentari) come L’ultimo dominatore dell’aria e After Earth, gli ha evidentemente permesso di tornare a ragionare su storie più personali.<br />
La seconda circostanza &#8211; forse più importante in quanto è quella che ha favorito la prima &#8211; è invece l’incontro con <strong>Jason Blum</strong>, deus ex machina produttivo di molto dell’horror migliore degli ultimi anni, da <em>Insidious</em> a <em>Sinister</em>.<br />
E se in <em>The Visit</em> è toccato a Shyamalan adattarsi in qualche modo all’immaginario perturbante di riferimento della Blumhouse attraverso il ricorso al found footage, per Split avviene il processo esattamente inverso cosicché l’autore indo-americano è libero di tornare idealmente a quell’<em>Unbreakable</em> di cui, per sua stessa ammissione, quest’ultimo film rappresenta una sorta di spin-off mancato.<br />
Sì, perché pare che il personaggio che un disturbo dissociativo porta a vivere 23 esistenze differenti fosse già presente in un primo script del successore de Il sesto senso per poi essere messo in stand-by in attesa di un progetto che lo vedesse protagonista assoluto. <em><strong>Split</strong></em> è infatti uno di quei film che ruotano tutti attorno alla straordinarietà (da intendersi nell’accezione di “extra ordinario”) dell’oggetto che descrive. Il risultato, paradossalmente, è l’opera più lineare di M. Night Shyamalan, oltre che la più cupa.</p>
<p>Un thriller che si finge psicologico ma abbandona fin da subito la sua componente “patologica” per approcciare le diverse personalità del protagonista in modo più pratico, quasi si trattasse davvero di villain differenti.<br />
In questo risulta fondamentale  la poliedrica performance di <strong>James McAvoy</strong> che, lavorando di sottrazione, scongiura le derive più grottesche che un personaggio del genere facilmente potrebbe avere e connota in maniera indelebile un film che funziona senza però rischiare granché.<br />
Se si esclude infatti la raffinatezza del one man show di McAvoy (per apprezzare al meglio il lavoro dell’attore sui differenti toni di voce si consiglia di vedere il film in lingua originale) <em><strong>Split</strong></em> è un&#8217;opera che, sebbene sia incorniciata da un incipit di assoluto livello ansiogeno e da un epilogo straordinario nel suo cortocircuitare buona parte del cinema di Shyamalan in un’unica scena, si adagia spesso su standard di relativa convenzionalità.<br />
Piace senz’altro per come racconta due lotte che si svolgono in parallelo: quella delle ragazze prigioniere per la libertà e quella che, nella testa del loro carceriere, vede battersi tra loro le sue diverse personalità, ognuna in cerca del sopravvento sulle altre.<br />
Piace un po’ meno semmai il modo in cui l’accumulo di tutti questi elementi non trova alla fine uno sbocco narrativo adeguato. Non una svolta epocale insomma, né per il regista né per le sorti del thriller moderno, ma un notevole passo in avanti nella ripresa di una carriera che sembrava ormai in caduta libera.<br />
Proprio come<em> Miss Peregrine &#8211; La casa dei ragazzi speciali</em> per Tim Burton.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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