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	<title>Movielicious &#187; Bruno Ganz</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>La casa di Jack</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 11:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le confessioni di un serial killer in un viaggio attraverso le profonde radici del male: Lars von Trier]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(The House That Jack Built, Daniamarca-Francia-Svezia 2018)<br />
Uscita: 28 febbraio 2019<br />
Regia: Lars von Trier<br />
Con: Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Siobhan Fallon, Sofie Gråbøl, Jeremy Davies<br />
Durata: 2 ore e 22 minuti<br />
Distribuzione: Videa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/02/LaCasaDiJack.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-58078" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/02/LaCasaDiJack.jpg" alt="LaCasaDiJack" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Cacciato dal Paradiso terrestre di Cannes nel 2011, a seguito di alcune infelici uscite antisemite durante una conferenza stampa, e riammesso lo scorso anno ma nel &#8220;Purgatorio&#8221; del Fuori concorso, <strong>Lars von Trier</strong> ha portato sulla Croisette quello che è il suo film visivamente più estremo. Il che è tutto dire. Tra gli autori contemporanei più innovativi e visionari, provocatore dentro e fuori dal set, anche nel caso de <em><strong>La casa di Jack</strong> </em>non ha rinunciato ad abbracciare una poetica e a un’estetica sicuramente originali e all’insegna della continua ricerca espressiva. Qui è la storia di Jack (un ottimo <strong>Matt Dillon</strong>) ad essere plasmata dalle mani del regista demiurgo danese, un ingegnere con sogni da architetto i cui disturbi psichici lo portano a uccidere persone e a vedere nell’atto dell’omicidio la massima forma d’arte. Siamo negli anni Settanta, in un’America di provincia non meglio definita e la vicenda viene narrata dallo stesso Jack, che svolge per tutto il film un dialogo fuori campo con un misterioso Virge (<a href="http://www.movielicious.it/2019/02/16/addio-a-bruno-ganz/" target="_blank"><strong>Bruno Ganz</strong></a>, qui nel suo ultimo ruolo), ed è scandita in cinque incidenti, cinque diversi omicidi che raccontano l’evoluzione psicologica e “artistica” del <strong>serial killer</strong> maniaco della pulizia. E un epilogo-catabasi di virgiliana e dantesca memoria.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/02/LaCasaDiJack_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-58079" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/02/LaCasaDiJack_2.jpg" alt="LaCasaDiJack_2" width="1010" height="568" /></a></p>
<p>C&#8217;è un’ossessione estetizzante che si dipana attraverso tutta la prospettiva del film e, quando la ricerca del bello non gli basta più, von Trier punta al sublime. I temi toccati sono innumerevoli, si va dal concetto di impunità a quello di colpa, dal grido di denuncia nei confronti di una società intontita e narcotizzata fino a una sorta di ricapitolazione del suo cinema e della sua stessa visione del mondo. Si &#8220;cita addosso&#8221; varie volte, interrompe la linea narrativa del film con sofisticati intermezzi: c&#8217;è Glenn Gould che suona il piano, ci sono vari rimandi alla cultura tedesca, a William Blake e ai suoi demoni, alla pittura di Delacroix, all&#8217;iconografia classica e alle illustrazioni della <em>Divina Commedia</em> di Gustave Doré. È chiaro come, ancora una volta, si tratti di un cinema provocatorio e pulsionale,  volutamente disturbante, che gode nel creare fastidio visivo, abbattendo ogni forma di omologazione espressiva per andare alla ricerca del diverso a ogni costo.</p>
<p>Su tutto questo miscuglio di citazioni e riferimenti eruditi, così come nella storia principale de <em><strong>La casa di Jack</strong></em>, aleggia una crudeltà gelida e inflessibile, che si lascia penetrare solo da un sense of humor a dir poco macabro. Due ore e venti sulle montagne russe, e quando scendi ti fermi un attimo a pensare a quale potrebbe essere il passo successivo di von Trier perché, che piaccia o meno, è uno di quelli che avranno sempre qualcosa da dire. I titoli di coda sulle note di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Q8Tiz6INF7I" target="_blank">Hit the road Jack </a>sono la degna conclusione per questo folle, denso, incredibile viaggio alle origini delle più profonde radici del male. E allora Hit the road Jack, and don’t you come back no more, no more, no more, no more. Invece Lars, tu rimani, che il cinema ha ancora bisogno della tua delirante follia.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7,5</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA CASA DI JACK, ULTIMO FILM DI LARS VON TRIER SOLO PER MAGGIORENNI</strong></p>
<div class="text_exposed_show">
<p>La Società di Distribuzione Cinematografica Videa SpA, da sempre impegnata nella diffusione di opere cinematografiche dalla forte connotazione autoriale, ha deciso di distribuire LA CASA DI JACK, l’ultimo controverso film di Lars Von Trier, in due versioni, alle quali la censura ha dato VM 18,.<br />
La versione italiana sarà distribuita con tagli nelle scene più cruente e violente, mentre la versione in lingua originale sottotitolata rispetterà l’integrità dell’opera del regista.</p>
</div>
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		<title>Addio a Bruno Ganz</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2019 12:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gossip]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Ganz]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Il cielo sopra Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[La caduta]]></category>
		<category><![CDATA[Pane e tulipani]]></category>

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		<description><![CDATA[Angelo (Il cielo sopra Berlino) e demone (Hitler ne La caduta). Ci lascia un attore immenso, versatile,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/02/Bruno_Ganz.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-58040" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/02/Bruno_Ganz.jpg" alt="Bruno_Ganz" width="610" height="343" /></a></p>
<p>Se n&#8217;è andato a 77 anni <strong>Bruno Ganz</strong>, attore svizzero naturalizzato tedesco con oltre 50 anni di carriera alle spalle che aveva iniziato la sua carriere nel teatro, lavorando con registi quali Peter Zadek e Claus Peymann. A dare il triste annuncio, il suo manager.</p>
<p>Tra le collaborazioni indimenticabili, quella con <strong>Wim Wenders</strong>, che lo diresse ne <em>L’amico americano</em> (1977), <em>Il cielo sopra Berlino</em> (1987) e <em>Così lontano così vicino</em> (1993).</p>
<p>È stato Tiziano Terzani e il Papa, un indimenticabile Hitler nel film <em>La caduta</em>, fino agli ultimi ruoli dove ha vestito i panni del nonno di Heidi e quelli di Virgilio, nel pungente <a href="http://www.movielicious.it/2018/02/07/the-party-recensione/" target="_blank">The Party </a>di Sally Potter e nell&#8217;horror di Lars von Trier<em> La casa di Jack, in uscita</em> il prossimo 28 febbraio. Nel 2000, Ganz vinse il David di Donatello, uno dei premi più importanti per il cinema italiano, grazie alla sua partecipazione nel film <em>Pane e tulipani</em>.</p>
<p>“<em>Sono nato in Svizzera, ci sono cresciuto e la considero la mia patria, ma lo stesso penso della Germania e anche dell’Italia, per le mie radici. Vivo tra Zurigo, Berlino e Venezia. L’Europa è piccola e culla la diversità. Mi definisco europeo, non svizzero o tedesco o italiano</em>” amava ripetere. Co lui se ne va uno degli esponenti di spicco del Nuovo Cinema Tedesco, un attore grandissimo e versatile, dotato di rara sensibilità.</p>
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		<title>The Party</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 07:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le inquietudini dell' upper-middle class inglese incarnate da sette personaggi brillanti nell'irriverente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Scheda<br />
(Id., UK 2017)<br />
Uscita: 8 febbraio 2018<br />
Regia: Sally Potter<br />
Con: Kristin Scott Thomas, Timothy Spall, Patricia Clarkson, Bruno Ganz, Cillian Murphy<br />
Durata: 1 ora e 11 minuti<br />
Distribuito da: Academy Two</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/The_Party_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57194" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/The_Party_1.jpg" alt="The_Party_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Siano benedetti i film che durano meno di un&#8217;ora e mezza. Soprattutto se sono anche irriverenti, cinici e divertenti come questo <em><strong>The Party</strong></em>, undicesima regia dell&#8217;inglesissima <strong>Sally Potter</strong> presentata lo scorso anno a Berlino. Partendo da uno degli assunti più adoperati e abusati nel cinema e nel teatro, ovvero rinchiudere un piccolo gruppo di persone in uno spazio ristretto, l&#8217;autrice mette in scena facendo affidamento su un solido impiento narrativo in un funzionale e accattivante bianco e nero, la storia di Janet (<strong>Kristin Scott Thomas</strong>), esponente di spicco del partito Laburista britannico, che decide di festeggiare la nomina a Ministro della salute nel neonato governo ombra insieme con il marito (<strong>Timothy Spall</strong>) e qualche amico. Durante la cena, però, una serie di rivelazioni personali da parte dei vari invitati trasformerà la festa in una vera e propria tragedia.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/cLZ5ba88pDQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>È un gioco al massacro <strong>The Party</strong>, una pochade, esattamente come lo era il polanskiano <a href="http://www.movielicious.it/2011/09/17/carnage/" target="_blank"><em>Carnage</em></a> e si percepisce in ogni momento quel divertimento e quella sottile goduria da parte della Potter, di giocare con lo spettatore, a cominciare dal doppio senso del titolo (il riferimento è sia alla festa che al Partito Laburista di cui i protagonisti rappresentano le varie facce). Con l&#8217;intento di ironizzare sulla sinistra borghese radical-chic, le cui fila pullulano di intellettuali da salotto aggrappati a una manciata di ideali liberali e progressisti, <em><strong>The Party</strong></em> ne inscena il funerale politico e sociale, complice un cast di primissimo livello tra cui spiccano un immenso Timothy Spall, professore universitario distrutto dalla depressione e dall’alcol, una <strong>Patricia Clarkson</strong> in versione suffragetta nostalgica e disillusa e un <strong>Bruno Ganz</strong> life coach alternativo.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/The_Party_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57195" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/The_Party_2-1024x428.jpg" alt="The_Party_2" width="1024" height="428" /></a></p>
<p>Sally Potter, dal canto suo, orchestra alla perfezione entrate e uscite di questa improbabile compagine, calibrandone umorismo e sarcasmo, così come le rivelazioni e il valzer di tradimenti che si mostrano pian piano, di pari passo con il deteriorarsi delle relazioni all&#8217;interno del gruppo. L&#8217;unità di luogo e di tempo e i dialoghi ironici e taglienti fanno il resto, incorniciando egregiamente questa black comedy sagace e fulminante.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Remember</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/02/04/remember-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2016 10:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Christopher Plummer a caccia ai nazisti nel nuovo film di Atom Egoyan.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Canada-Germania 2015)<br />
Uscita: 4 febbraio 2016<br />
Regia: Atom Egoyan<br />
Con: Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz<br />
Durata: 1 ora e 45 minuti<br />
Distribuito da: Bim</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Remember_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51909" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Remember_1.jpg" alt="Remember_1" width="700" height="413" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cinema di <strong>Atom Egoyan</strong> ha sempre avuto a che fare con la persistenza della memoria, con la sua fragilità e con la necessità di rimaneggiarla per accettare il presente: dal passaggio traumatico della dimensione mnemonica verso la sua ricostruzione finzionale che costituiva il fulcro &#8211; privatissimo &#8211; di <em>Mondo virtuale</em> e &#8211; storiografico &#8211; di <em>Ararat</em>, alla rielaborazione pantomimica delle dinamiche di coppia di <em>Calendar</em>, fino allo sconfinamento metatestuale di <em>False verità</em> e di <em>Adoration</em>, la produzione del cineasta canadese assomiglia a una riflessione ininterrotta sul potere e sui limiti dell&#8217;affabulazione, coniugata ora con il linguaggio sofisticato del dramma dell&#8217;alienazione, ora con l&#8217;approdo ai territori del thriller puro.</p>
<p>Questa seconda attitudine, sintetizzata irripetibilmente da un capolavoro dimenticato come <em>Il viaggio di Felicia</em>, ha finito per risolversi in un&#8217;eccessiva, superficiale concessione ai meccanismi del cinema di genere a scapito di quell&#8217;originalità e di quella questione etica, già al centro di <em>Ararat</em>, che qualificavano Egoyan come uno degli autori più integri e giudiziosi della sua generazione, cui sicuramente non ha giovato la scelta di partecipare meno alla fase di scrittura dei propri progetti.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Remember_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51911" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Remember_2.jpg" alt="Remember_2" width="600" height="338" /></a></p>
<p>Non fa eccezione, dopo le delusioni di <em>Chloe</em>, di <em>Devil&#8217;s Knot </em>e di <em>The Captive</em>, neanche questo <b><i>Remember</i></b>, nuova tappa di quella &#8220;ricerca della verità&#8221; che dagli esordi sottende il suo cinema e che oggi appare piegata agli stratagemmi e ai mezzucci della suspense, dell&#8217;intrigo e del ricatto, aspetto ancora più discutibile se a venire tirati in ballo con cinica disinvoltura e quasi esclusivamente in virtù della loro funzione narrativa sono temi da prendere con le pinze, dall&#8217;incubo della depersonalizzazione provocata dalla demenza degenerativa alla rievocazione dei fantasmi della Seconda Guerra Mondiale (e il fatto che l&#8217;uscita in sala cada a ridosso di quella de <em>Il figlio di Saul</em> e, in generale, delle commemorazioni del 27 gennaio non fa che acuire le perplessità).<i></i></p>
<p>Perché a parte richiedere una dose notevole di sospensione dell&#8217;incredulità, tale da immaginare un novantenne reduce di Auschwitz (un <strong>Christopher Plummer</strong> commovente e degno di miglior causa) a scorrazzare per l&#8217;America in cerca dell&#8217;aguzzino che gli sterminò la famiglia, l&#8217;operazione di Egoyan non esita a colpire basso, come nel miserabile incontro con lo sceriffo neo-nazista, ma anche con le costanti reminiscenze, fra cani abbaianti, docce e vagoni, degli orrori del lager, a banalizzare &#8211; si pensi alla facilità con cui viene scagionato ciascuno dei papabili oggetti della ricerca del protagonista, uno perché &#8220;troppo effeminato&#8221;, un altro perché &#8220;troppo ebreo&#8221; &#8211; e soprattutto a giocare sporco con un rovesciamento finale che vorrebbe dirsi dirompente e sconcertante ma che, oltre a essere intuibile già dall&#8217;inizio, è soltanto un atto di disonestà e di cinismo nei confronti dello spettatore, costretto a reinterpretare quanto visto allargando ulteriormente i buchi di logica.</p>
<p>Più che alla declinazione ottuagenaria di <em>Memento</em>, quindi, <em>Remember</em> fa pensare a un aggiornamento incoerente de <em>Lo straniero</em> di Welles &#8211; senza nemmeno l&#8217;alibi dell&#8217;urgenza storica &#8211; o a una variazione de <em>I ragazzi venuti dal Brasile</em> deprivata di quei consapevoli eccessi <em>camp</em> che rendevano quest&#8217;ultimo un piccolo film di culto, e se la colpa di Egoyan consiste principalmente nell&#8217;aver barattato da tempo il proprio linguaggio scrupoloso in cambio di un tocco decisamente più grossolano, il carico è tutto sulle spalle del giovane sceneggiatore <strong>Benjamin August</strong> &#8211; oltretutto all&#8217;opera prima -, incapace di maneggiare la materia con la dovuta delicatezza e sfoggiando una sensibilità da tv-movie per le reti generaliste, distraendosi solo di rado, con qualche timida notazione sociologica (l&#8217;acquisto, assurdamente semplice, della pistola, come in un qualsiasi discount), dalla costruzione dell&#8217;enigma e dalla sua dissimulazione.</p>
<p>Poteva trattarsi dell&#8217;occasione giusta, visto l&#8217;esaurimento ormai prossimo delle testimonianze dirette, per scrivere l&#8217;ultima pagina sull&#8217;impatto della Shoah nel contemporaneo o per ritrovare il filo di quell&#8217;amara dissertazione sul ricordo di cui l&#8217;artefice de <em>Il dolce domani</em> è stato fine dicitore &#8211; e, per restare in tema, rimandiamo al bellissimo <em>I nostri anni</em> di Gaglianone, che all&#8217;Olocausto sostituisce la Resistenza -, ma a predominare è stata più che altro l&#8217;intenzione di puntare sulle emozioni e sui brividi da due soldi.</p>
<p>Voto <strong>4.5</strong></p>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Giorno 9</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2015 16:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Commuove Laurie Anderson, compagna di Lou Reed, con Heart of a Dog, come il Christopher Plummer protagonista]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44419" style="width: 409px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/laurie-anderson.jpg"><img class="size-full wp-image-44419 " title="laurie-anderson" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/laurie-anderson.jpg" alt="Laurie Anderson" width="399" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Laurie Anderson per Heart of a Dog</p></div>
<p>Come già accadde lo scorso anno con il dolcissimo <em>Le dernier coup de marteau</em>, si fa strada tra gli sbraiti degli stracultisti impegnati ad acclamare i bluff di Kaufman e di Skolimowski il candidato più piccolo, dimesso ed emozionalmente spiazzante del Concorso, antidoto salvifico e necessario a quella cappa di cinismo scesa nelle sale del Lido nel corso degli ultimi giorni. Trascinato dalla sua disarmante naïveté, <em><strong>Heart of a Dog</strong></em> di <strong>Laurie Anderson</strong> avvolge la platea in un tenero e caloroso abbraccio free-form fatto di suggestioni poetiche e di libere associazioni, di rimembranze personalissime e di memoria comune, di cordoglio e di ironia, compiendo una sorta di percorso di meditazione autogena che parte dall&#8217;elaborazione di un lutto recentissimo e privato (quello per la scomparsa dell&#8217;amatissima cagnetta del titolo e, per estensione, del compagno Lou Reed) per coinvolgere tutto e tutti in una seduta collettiva fuori e dentro la Morte, toccando precetti del Buddhismo tibetano (la struggente fantasia sullo stadio pre-reincarnativo del Bardo), citazioni a briglia sciolta (da Wittgenstein a David Foster Wallace), sprazzi di sdrammatizzante assurdità (la &#8220;carriera&#8221; musicale e pittorica dell&#8217;animale) e un approccio audiovisivo di totale anarchia, fra repertorio, home movies, installazioni e animazioni, che rivela non solo una nudità così sincera da farsi disorientante, ma anche un&#8217;insospettabile leggerezza di fondo che concilia tanto emotivamente con il senso di perdita quanto artisticamente con il linguaggio dell&#8217;avanguardia.</p>
<p>Secondo alcuni il cinema è un&#8217;altra cosa, secondo altri la beata ingenuità dell&#8217;insieme rischia di scadere in una sequela di banalità new age, ma la verità è che il film, mantenendosi in bilico fra l&#8217;una e l&#8217;altra degenerazione, raggiunge un perfetto equilibrio formale e contenutistico, e il fatto che la riflessione provenga da una performer sperimentale che ha fatto dell&#8217;algidità e dell&#8217;asetticità la propria maschera rende <em>Heart of a Dog</em> un&#8217;opera ancor più sorprendente.</p>
<div id="attachment_44420" style="width: 409px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/lorenzo-vigas.jpg"><img class="size-full wp-image-44420 " title="lorenzo-vigas" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/lorenzo-vigas.jpg" alt="Lorenzo Vigas per Desde Allà" width="399" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Lorenzo Vigas per Desde Allá</p></div>
<p>Si ritorna in Sud America e nel brodo di cottura degli esordienti per accogliere l&#8217;uruguayano <em><strong>Desde allá</strong></em>, un&#8217;ulteriore passo della sezione principale fuori dalla palude delle certezze disilluse: <strong>Lorenzo Vigas</strong>, pupillo di Guillermo Arriaga, recupera i temi archetipici dell&#8217;infatuazione, del desiderio di possesso e del distacco (gli stessi trattati molto più superficialmente da <em>Anomalisa</em>, in fin dei conti), tratteggiando la dinamica servo/padrone e i capovolgimenti gerarchici alla base della relazione fra un solitario adescatore di mezza età (<strong>Alfredo Castro</strong>, eccelso, che torna in un ruolo molto simile a quello di <em>Post mortem </em>e che conferma la sua eccezionale abilità di rendere umano il mostruoso e mostruoso l&#8217;umano) e il delinquentello dei sobborghi oggetto della sua ossessione (il debuttante <strong>Luis Silva</strong>, bravissimo).</p>
<p>Vigas ritrae con sensibilità e con delicatezza la personalità di un inadatto a vivere capace di affrontare la realtà e i sentimenti soltanto &#8220;da lontano&#8221; (come recita il titolo), il legame fra i due protagonisti assume sfumature inconsuete e spiazzanti sovvertimenti di ruolo, la messinscena è sobria, rigorosa e &#8211; programmaticamente, viste le premesse &#8211; lucidamente distaccata, e anche se non si respira quella grande aria di novità e certi passaggi risultano un po&#8217; forzati (la risoluzione cruenta del conflitto edipico, per esempio) si tratta comunque di un&#8217;opera prima di insolito coraggio e di indubbio spessore.</p>
<div id="attachment_44421" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/atom-egoyan-bruno-ganz1.jpg"><img class="size-full wp-image-44421" title="atom-egoyan-bruno-ganz1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/atom-egoyan-bruno-ganz1.jpg" alt="Atom Egoyan e Bruno Ganz per The Remember" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Atom Egoyan e Bruno Ganz per The Remember</p></div>
<p>Se la Settimana della Critica si conclude incassando la sufficienza abbondante di <em><strong>The Return</strong></em>, rassegnato e gelido ritratto delle contraddizioni e delle metamorfosi di Singapore attraverso la storia dell&#8217;impossibile riadattamento alla società di un prigioniero politico dopo decenni di detenzione, testimonianza toccante e senza compromessi di sorta, ma anche penalizzata da sbavature evitabili (le superflue scene oniriche), il Concorso va a toccare i tasti dolenti della questione ebraica e dell&#8217;Olocausto con il thriller ottuagenario <em><strong>Remember</strong></em>, ma la superficialità e il calcolo con cui essi (ed altri massimi sistemi, come la persistenza della memoria e l&#8217;ambiguità della retribuzione) vengono piegati alla costruzione di un enigma a metà fra <em>I ragazzi venuti dal Brasile</em> e <em>Memento</em> impediscono di prendere davvero sul serio l&#8217;assunto. Resta l&#8217;impressione di un meccanismo ben congegnato ma pieno di cadute di tono (il confronto con lo sceriffo neo-nazista su tutti) e di ridondanze (i suoni e gli oggetti circostanti che, fra cani abbaianti, docce, vagoni piombati e altro ancora, rievocano costantemente l&#8217;orrore del lager), culminante in un finale che si vorrebbe di effetto dirompente ma che è già intuibile dall&#8217;inizio.</p>
<p><strong>Christopher Plummer</strong>, ormai sulla soglia dei novant&#8217;anni,<strong> </strong>è comunque notevolissimo (e nelle scene seduto al piano tocca vertici di assoluta magia) e regge la pellicola interamente sulle sue spalle, ma l&#8217;<strong>Atom Egoyan</strong> dei brividi autentici de <em>Il viaggio di Felicia</em> e della dimensione etica di <em>Ararat</em> resta oggi soltanto un ricordo.</p>
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