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	<title>Movielicious &#187; Cannes 2013</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Cannes 66: spenti i riflettori, quel che resta di un festival di eccellenze</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2013 07:20:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Binario Loco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il punto di Andrea Bosco sull'edizione del Festival appena conclusa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/la-vie-dadele.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32182" title="la-vie-dadele" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/la-vie-dadele.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Non una rassegna, né una vetrina, né un’istantanea sullo scenario filmico contemporaneo.<br />
Un gotha, piuttosto, un eclatante, impareggiabile circuito di eccellenza che consegna il sessantaseiesimo Festival di Cannes alla storia e lo proietta nel novero delle edizioni più prestigiose del nuovo secolo.<br />
Coronamento di undici giornate da stato di grazia, la cerimonia di chiusura presieduta dalla madrina Audrey Tautou ha riconfermato il predominio della Croisette sul panorama festivaliero europeo e ne ha ribadito l’urgenza, l’attendibilità e la capacità di riconoscere ancora al cinema il suo ruolo di arte immanente, contingente, legata più di qualsiasi altra al suo momento storico ed espressivo.</p>
<p>Una nuova generazione di registi neanche cinquantenni (da Jia Zhangke ad Asghar Farhadi, passando per il nostro Paolo Sorrentino e per il nipponico Hirokazu Kore-eda) ha dominato la scena, raggiunto irrevocabilmente uno status autoriale maturo ed imposto gli autentici gioielli della selezione; i maestri acclarati come Roman Polanski, Jim Jarmusch e i fratelli Coen, rimasti quasi in ombra, hanno aggiunto con discrezione nuovi tasselli, tutt’altro che interlocutori, a filmografie già maiuscole; si sono estinti, con la stessa velocità con cui si erano accesi, quei pochi fuochi di paglia come il prolificissimo Takashi Miike e Nicolas Winding Refn, troppo precocemente convintisi del proprio mestiere e sicuri di poter proseguire un percorso registico sul filo del bluff.</p>
<p>Alla fine, in mezzo a tanta magnificenza, ha primeggiato un cineasta che un palmares delle grandi occasioni l’aveva finora potuto solo sfiorare, quell’Abdellatif Kechiche defraudato, insieme al suo <em>Cous cous</em>, di un legittimo, auspicato Leone d’Oro nel lontano 2007 e totalmente trascurato tre anni più tardi, quando affrontò la Laguna con il virulento <em>Venere nera</em>; per la prima volta a Cannes, l’intensità e lo slancio del metteur en scene franco-tunisino non hanno faticato a consolidarsi e ad emergere su una già agguerritissima concorrenza, grazie principalmente ad un magnum opus che esaspera, acutizza ed estremizza le asperità, la dolcezza e la poetica del suo autore.</p>
<p><em>La Vie d’Adéle</em>, apoteosi del close-up, miracoloso connubio di mastodontico e di microscopico, punto di non ritorno del linguaggio neo-neorealista dell’artefice de <em>La schivata</em>, è sostanzialmente la Palma d’Oro perfetta, puntuale tanto nel celebrare il lavoro di un campione ormai imprescindibile della scena cinematografica internazionale, quanto nel rispondere al clima di instabilità creatosi di recente nell’Europa mediterranea.<br />
Biopsia smisurata di un amore lesbico ripreso con tutta la trasparenza e la disamina dello stile kechichiano, il film (anche Premio Fipresci) ha immediatamente catalizzato l’attenzione di pubblico, critica e giuria, candidandosi ad una vittoria che, col passare dei giorni, si è mostrata sempre più indiscutibile e che ha finito per coinvolgere anche le due sensazionali, determinanti protagoniste Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux, investite di un’eccezionale Palma d’Oro onoraria.</p>
<p>Non si finisca, tuttavia, per interpretare il trionfo di un film a tematica LGBT come un semplice moto di rivalsa contro i rigurgiti omofobi riversatisi nelle piazze parigine contemporaneamente alla premiazione, non si confonda, in pratica, il contesto per un pretesto: esattamente alla stregua dei precedenti di Apitchatpong Weerasethakul, di Terrence Malick e di Michael Haneke, l’acclamazione di Abdellatif Kechiche ha meriti precipuamente artistici che lo sfondo sociale può soltanto impreziosire.<br />
A sorpresa, il Prix de la mise en scène, quasi nel solco del Brillante Mendoza di Kinatay e, ancor più, del conterraneo Carlos Reygadas di <em>Post Tenebras Lux</em>, è stato assegnato al trentaquattrenne Amat Escalante, che con il suo seppur non apprezzatissimo Heli ha definitivamente promosso al circuito maggiore una corrente in crescita qual è il Nuevo Cine Mexicano, già segnalatosi a Roma con lo splendido Mai Morire di Enrique Rivero e approdato tardivamente nelle sale italiane la scorsa settimana con il già citato Post Tenebras Lux.</p>
<p>A fronte di nomi assai più collaudati e già attestatisi da tempo nell’ambiente cannense, l’affermazione di un emergente sconosciuto ai più e formatosi nelle file dell’En Certain Regard dimostra tutto il coraggio e la lungimiranza della rassegna, capace di valutare e di considerare il nuovo che avanza in un ambito dove ricerca e conservazione vanno miracolosamente di pari passo.<br />
Il riconoscimento al miglior attore non sbilancia più di tanto i pronostici che vedevano inizialmente favorita la coppia Douglas/Damon di <em>Behind the Candelabra</em> e mantiene il premio in terra americana: la vita da comprimario del veterano Bruce Dern sboccia a 76 anni compiuti con la tenera malinconia di <em>Nebraska</em>, un affresco senile di provincia a metà fra il bianco e nero de L’ultimo spettacolo e l’elogia della lentezza di Una storia vera. Di rado performer di primo piano – suo annus mirabilis fu il 1972, con i top billing di 2002: la seconda odissea e di Il re dei giardini di Marvin – e relegato costantemente a ruoli da caratterista, Dern è l’emblema dell’eterna comparsa assurta finalmente a protagonista, proprio come il Richard Farnsworth del succitato capolavoro lynchiano, il simbolo di un placido, silenzioso riscatto arrivato a compensare decenni di ingiusto semi-anonimato.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/berenice-bejo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32183" title="berenice-bejo" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/berenice-bejo.jpg" alt="" width="499" height="333" /></a></p>
<p>D’altra parte, il suo corrispettivo femminile consacra sulla freschissima, smagliante scia del successo il nome di Bérénice Bejo, ormai in inarrestabile ascesa dopo l’exploit di <em>The Artist</em>: abbandonato il carattere brillante delle sue interpretazioni precedenti, la splendida moglie di Michel Hazanavicius abbraccia il rigore e la tensione dell’opera dell’iraniano Asghar Farhadi (<em>Una separazione</em>), rivelando nell’applauditissimo <em>Le Passé </em>doti drammatiche forse inattese che con tutta certezza la porteranno lontana dalla Peppy Miller con cui abbiamo imparato a conoscerla solo due stagioni fa.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/alexander-payne-bruce-e-laura-dern.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32184" title="alexander-payne-bruce-e-laura-dern" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/alexander-payne-bruce-e-laura-dern.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>A completare il podio delle migliori pellicole con il Grand Prix e con il Prix du Jury arrivano rispettivamente il toccante elogio dei perdenti <em>Inside Llewyn Davis</em>, nuova attesissima fatica dei fratelli Coen, e il gentile, misurato drama familiare <em>Soshite Chichi ni Naru</em> (<em>Like Father, Like Son</em>), firmato da quell’Hirokazu Kore-eda che, con i bellissimi <em>Maborosi</em> e <em>Nessuno sa</em>, dimostrò prima al Lido e poi alla Croisette che il Giappone orfano di Kurosawa non aveva da offrire al mondo soltanto prodotti targati Office Kitano o Studio Ghibli: da un lato, gli scatenati fratelli del Minnesota trasformano per l’ennesima volta la loro partecipazione in un premio che nulla toglie e nulla aggiunge al loro prestigio ma che varrà certamente come plausibile anticamera per i prossimi Academy Awards, dall’altro il terzo posto attribuito all’ex-documentarista nipponico può fungere finalmente da riflettore per una carriera fin troppo relegata all’ambito d’essai ed esclusa, fino ad oggi, dalla distribuzione in sala nostrana.</p>
<p>Chiude l’elenco Jia Zhangke, vecchia conoscenza per gli aficionados veneziani, personale, orgogliosissima scoperta di Marco Muller, Leone d’Oro 2006 con l’eccellente <em>Still Life </em>e probabilmente il più grande cineasta cinese dei nostri tempi: il suo ottimo <em>Tian Zhu Ding</em> (<em>A Touch of Sin</em>), additato da molti recensori della domenica come esempio di tarantinismo alla cantonese, è in realtà l’ulteriore evoluzione di un cinema intransigente e in perenne lotta con i meccanismi censori del regime, un mosaico di disperazione umana che si aggiudica senza rivali il premio per la miglior sceneggiatura.<br />
Rithy Panh, che sconvolse Cannes con lo straordinario <em>S-21</em>: la macchina di morte dei Khmer rossi, è tornato ad analizzare la dittatura cambogiana – di cui fu egli stesso vittima – con L’image manquante, un nuovo, spiazzante documentario realizzato interamente in claymation che ha conquistato il favore della giuria di En Certain Regard, mentre è il singaporiano Ilo Ilo ad aggiudicarsi l’ambitissima Camera d’Or che l’anno scorso toccò a Re della terra selvaggia.<br />
Italia a mani vuote, dunque? Nient’affatto.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/servillo-verdone.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32185" title="servillo-verdone" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/servillo-verdone.jpg" alt="" width="500" height="358" /></a></p>
<p>Se la reputazione di Paolo Sorrentino, pur a secco di premi, rimane invariata, se non ulteriormente accresciuta dagli azzardati accostamenti a Fellini, e il tragitto glorioso de <em>La grande bellezza</em> è in ogni caso appena iniziato, a renderci davvero orgogliosi è il piccolo<em> Salvo</em>, diretto dagli esordienti Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, vincitore e mattatore indiscusso della Settimana della Critica, mescolanza sorprendente di autorialità e di cinema di genere che si muove in una Palermo vista sotto la personalissima ottica livida di Daniele Ciprì e che, nonostante l’entusiasmo del presidente Miguel Gomes (<em>Tabu</em>) e l’interessamento ufficioso di Lucky Red, uscirà nelle sale francesi ma non in quelle del nostro Paese.</p>
<p>A luci spente su un concorso eterogeneo, arrischiato e globalmente riuscitissimo, non resta che attendere gli “avanzi” comunque prelibati (come T<em>welve Years a Slave</em> di McQueen) che arriveranno a Venezia.</p>
<p>Articolo a cura di Andrea Bosco<br />
(<a href="http://www.binarioloco.it/">www.binarioloco.it</a>)</p>
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		<title>Troppo gay per Hollywood? Ma a Cannes fa scintille</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Soderbergh e il suo film rifiutato dagli studios, con un Michael Douglas in stato di grazia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/douglas-damon.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32112" title="douglas-damon" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/douglas-damon.jpg" alt="" width="500" height="342" /></a></p>
<p>&#8220;Era un film troppo gay per il cinema&#8221;. Così Steven Soderbergh in conferenza stampa ieri mattina a Cannes ha giustificato la decisione degli studios americani di non finanziare il suo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=fp3wAyRf15c"><em>Behind The Candelabra</em></a>, pellicola con cui è In Concorso e che è stato prodotto dalla rete televisiva HBO (negli States infatti il film sarà proiettato in TV). Il film racconta della tormentata relazione nata negli anni Settanta tra il pianista Liberace e il giovane Scott Thorson. Le numerose scene di baci e una in particolare piuttosto intima ed esplicita ha fatto sì che Hollywood rifiutasse questa toccante storia interpretata sorprendentemente da Michael Douglas e Matt Damon, ma a Cannes Soderbergh ha avuto la sua rivalsa perché Behind The Candelabra è piaciuto molto sia alla stampa che al pubblico.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/behind-the-candelabra.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32113" title="behind-the-candelabra" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/behind-the-candelabra.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Personaggio veramente esistito, nato nel 1919, di origini polacche e italiane, il pianista Liberace (Douglas) è stato negli anni Sessanta e Settanta uno dei performer più famosi degli Stati Uniti e anche il personaggio più esagerato, eccessivo nei costumi di scena e nei vizi privati, sempre alla ricerca di ragazzi giovani e belli da sedurre e da mantenere. Fino a quando nella sua vita non entra Scott Thorson (Matt Damon). Con un&#8217;infanzia trascorsa di famiglia in famiglia, di orfanotrofio a orfanotrofio, Scott è un ragazzo semplice, con il sogno di diventare veterinario. Proprio la passione per gli animali e una gentilezza nei confronti del cane malato di Liberace farà scoppiare l&#8217;amore tra i due. Un rapporto che dura anni, prima come amanti poi come conviventi, fratelli, migliori amici, colleghi, tanto che Liberace ha l&#8217;idea di adottare legalmente Scott per assicurargli la sicurezza economica anche dopo la sua morte, anche se non riuscirà a afarlo. Una storia romantica come poche, ma sempre tenuta nascosta al grande pubblico perché Liberace si è sempre dichiarato eterosessuale.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/behind-the-candelabra-pic.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32114" title="behind-the-candelabra-pic" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/behind-the-candelabra-pic.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Nel primo film girato dopo la malattia che lo ha colpito due anni fa, Douglas è bravissimo a non fare del suo Liberace una macchietta bidimensionale, e con tutti quei costumi vezzosi che indossa nel film, non era cosa facile. Chissà che il suo contributo a una storia tanto struggente quanto ironica non venga riconosciuto. Chi ha visto il film sostiene che un premio lo meriti tutto e sarebbe anche un bello smacco per gli studios che nel 2013, con la penuria di belle storie che sfocia sempre più spesso nella realizzazione di remake senza senso, possono ancora permettersi di rifiutare una pellicola riuscita e toccante come questa.</p>
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		<title>Emma Watson reginetta del red carpet</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2013/05/17/emma-watson-reginetta-del-red-carpet/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 07:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presentato ieri a Cannes The Bling Ring di Sofia Coppola. Ma c'era anche Jackie Chan con i suoi calzini]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/sofia-coppola-ed-emma-watson1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32057" title="sofia-coppola-ed-emma-watson1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/sofia-coppola-ed-emma-watson1.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Era dal 2008 che Sofia Coppola non metteva piede a Cannes, anno in cui il suo <em>Marie Antoinette</em> fu scelto per i film in concorso. E ieri, secondo giorno di Festival, sulla croisette non ci sono stati occhi che per lei, per il nuovo film<a href="http://www.movielicious.it/2013/04/14/la-lap-dance-di-emma-watson/"> <em>The Bling Ring</em> </a>(Un Certain Regard) e per la sua protagonista Emma Watson.<br />
La pellicola, basata sulla storia vera di un gruppo di teenager che tra il 2008 e il 2009 riuscirono a derubare parecchie celebrità di Hollywood tra cui Orlando Bloom, Paris Hilton, Lindsay Lohan, Megan Fox, entrando nelle loro ville, uscirà in Italia il 19 settembre. Ieri sera sul tappeto rosso che ha preceduto la proiezione del film, gli obiettivi dei fotografi erano tutti per Emma Watson, che per l&#8217;occasione ha indossato  un abito Chanel Couture, e per Sofia Coppola, elegantissima in Louis Vuitton.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/emma-watson-kiss.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32058" title="emma-watson-kiss" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/emma-watson-kiss.jpg" alt="" width="290" height="353" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/emma-watson.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32059" title="emma-watson" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/emma-watson.jpg" alt="" width="233" height="353" /></a></p>
<p>Ma ieri un altro personaggio non è passato inosservato a Cannes: Jackie Chan. Arrivato a bordo di uno yacht per presentare il suo prossimo film, <em>Skiptrace</em>, è stato fotografato con un singolarepaio di calzini, tipo quelli antiscivolo che si usano in casa. Certo visti indosso proprio a lui fa un certo effetto&#8230;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/jackie-chan.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32060" title="168961935JD00037_Skiptrace_" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/jackie-chan.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Basata su un&#8217;idea dello stesso Chan, la trama di <em>Skiptrace</em> ruota attorno alle vicende di un detective di Hong Kong (Chan) che viene incaricato di seguire le tracce di un giocatore d&#8217;azzardo in fuga da alcuni strozzini. I due formeranno una bizzarra squadra nel tentativo di scovare uno dei più noti criminali in un viaggio attraverso i luoghi più iconici e esotici della Cina.</p>
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		<title>Spielberg presidente di giuria a Cannes</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2013/02/28/spielberg-presidente-di-giuria-a-cannes/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 12:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cannes 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Cannes]]></category>
		<category><![CDATA[Lincoln]]></category>
		<category><![CDATA[Steven Spielberg]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo Nanni Moretti tocca al regista di E.T. guidare i giurati nell'assegnazione della Palma d'Oro.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/spielberg.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-31057" title="spielberg" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/spielberg.jpg" alt="" width="277" height="315" /></a></p>
<p>Uscito moralmente sconfitto dalla Notte degli Oscar 2013 che ha premiato il suo <em>Lincoln</em> (che si è presentato con 12 nomination) solo, si fa per dire, con due riconoscimenti alla scenografia e a Daniel Day-Lewis, Spielberg ora può smettere di tenere il broncio. La direzione del Festival di Cannes ha infatti appena annunciato che sarà lui il presidente della Giuria, nell&#8217;edizione 2013 che si terrà dal 15 al 26 maggio.<br />
&#8220;La mia ammirazione per il modo granitico con cui il Festival difende il cinema internazionale è totale &#8211; ha dichiarato il regista, in un comunicato ufficiale. Dal momento che Cannes è il più prestigioso di tutti i festival, questo gli permette di perseverare nell&#8217;affermazione del cinema come un&#8217;arte che trascende le culture e le generazioni&#8221;. Dopo il nostro Nanni Moretti, il testimonial passa dunque al papà di Indiana Jones e di <em>E.T.</em> premiato a Cannes nel 1974 quando vinse il premio della sceneggiatura per <em>Sugarland Express</em>.</p>
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