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	<title>Movielicious &#187; Catherine Keener</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Scappa – Get Out</title>
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		<pubDate>Tue, 16 May 2017 19:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Allison Williams]]></category>
		<category><![CDATA[Bradley Whitford]]></category>
		<category><![CDATA[Catherine Keener]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Kaluuya]]></category>
		<category><![CDATA[Jordan Peele]]></category>
		<category><![CDATA[Scappa - Get Out]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle sale l'horror di Jordan Peele che ha sbancato il botteghino USA. La nostra recensione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Get Out,  USA 2016)<br />
Uscita: 18 maggio 2017<br />
Regia: Jordan Peele<br />
Con: Daniel Kaluuya, Allison Williams, Bradley Whitford, Catherine Keener<br />
Durata: 1 ora e 43 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/scappa-get-out_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56109" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/scappa-get-out_1.jpg" alt="scappa-get-out_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Prima i freddi numeri.<br />
<em><strong>Scappa – Get Out</strong></em> arriva nelle nostre sale forte dei suoi duecento e passa milioni di dollari di incasso – a fronte di un budget di poco inferiore ai cinque milioni – e di un rating del 99% su Rotten Tomatoes.<br />
Cifre che attestano come, per una volta, box office e critica si siano allineati nell’individuare nel film di <strong>Jordan Peele</strong> il caso cinematografico dell’anno e che se, da un lato, risultano fondamentali per il processo di creazione dell’hype, rischiano altresì di alimentare aspettative eccessive e/o pregiudicare l’effetto sorpresa nel pubblico.<br />
Un po’ come se il conoscere le sorti commerciali di una pellicola possa di per sé rappresentare già una sottile forma di spoiler. Motivo per cui, in questo caso, è difficile anche accennare alla trama senza il timore di rivelare troppo. Ma andiamo per gradi.<br />
Di certo si può dire che lo spunto narrativo – qualcosa di simile a un <em>Indovina chi viene a cena?</em> dei giorni nostri – è il primo incontro di Chris (<strong>Daniel Kaluuya</strong>) con i genitori della fidanzata Rose (<strong>Allison Williams</strong>) del tutto ignari che il giovane sia nero.Ma la ragazza lo rassicura; del resto i suoi sono da sempre dei liberal democratici e non ci sarà alcun problema.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/scappa-get-out_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-56110" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/scappa-get-out_2-1024x683.jpg" alt="scappa-get-out_2" width="1024" height="683" /></a></p>
<p>Più difficile semmai è individuare un genere di appartenenza, dal momento che l’egida della <strong>Blumhouse</strong> circoscrive evidentemente la sfera all’horror mentre, nella sostanza, <em><strong>Scappa – Get Out</strong></em> è oggetto assai più sfuggevole alle definizioni.<br />
Sotto una patina perturbante fatta più o meno di tutti i topoi del caso (dagli insistiti close-up degli oggetti all’immancabile scantinato) Peele costruisce infatti un saggio di impressionante lucidità su cosa significhi essere neri in America nel 2017, dopo le due (per molti illusorie) amministrazioni Obama e subito prima di entrare nella temutissima era Trump.<br />
Lo fa senza ricorrere né al passatismo colpevolizzatore di un <a href="http://www.movielicious.it/2014/02/20/12-anni-schiavo/" target="_blank"><em>12 anni schiavo</em></a> né agli strumenti classici del dramma civile, bensì attraverso un sapiente mix di thriller e commedia, generi che, parlando un linguaggio comprensibile a tutti, amplificano in maniera esponenziale la capacità di veicolare il messaggio.<br />
Così, a partire da un canovaccio da “io non ci volevo venire qui”, ha inizio un accumulo progressivo e inarrestabile di elementi che ruotano tutti irrimediabilmente attorno alla molto poco piacevole sensazione di percepirsi in un contesto al quale non si appartiene e in cui non si è nemmeno poi così sicuri di essere ben accetti.<br />
La presenza di due domestici di colore che sembrano usciti da <em>Via col vento</em> e l’arrivo di un giovane cognato dallo sguardo sadico certo non aiutano.</p>
<p>Ma, laddove altri autori avrebbero procrastinato il più possibile l’attimo del disvelamento finale, Peele non si preoccupa affatto di calare la sua scure – nello specifico uno switch folgorante sebbene non così difficile da prevedere – ben prima del dovuto.<br />
Perché sa di avere ancora un altro asso nella manica: il finale che proprio non ti aspetti, quello che ti fa tornare a casa col sorriso in faccia ma, con dentro, anche un senso di leggera inquietudine.<br />
<em><strong>Scappa – Get Out</strong></em> è un meccanismo a orologeria talmente godibile che è difficile credere sia davvero scritto e diretto da un esordiente. Un <strong>B Movie</strong> dal fiero sottinteso sociale che però non ingombra, perché filtrato attraverso uno script che garantisce comunque la giusta dose di salti sulla sedia.<br />
E poi perché il <strong>razzismo</strong> a cui si allude nel film non è tanto quello macroscopico e urlato da chi lamenta la diseguaglianza o una distribuzione non equanime dei diritti, ma quello parecchio più subdolo che pone la questione razziale come fulcro di un discorso che, ben lungi dall’essere fattivo, il più delle volte si limita a essere un mero sfoggio di correttezza politica.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7,5</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Accidental Love</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/06/04/accidental-love/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2015 10:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Accidental Love]]></category>
		<category><![CDATA[Catherine Keener]]></category>
		<category><![CDATA[Jake Gyllenhaal]]></category>
		<category><![CDATA[Jessica Biel]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. USA 2015)<br />
Uscita: 4 giugno 2015<br />
Regia: Stephen Greene<br />
Con: Jake Gyllenhaal, Jessica Biel, Catherine Keener<br />
Durata: 1 ora e 40 minuti<br />
Distribuzione: Barter Multimedia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/accidental-love.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42987" title="accidental-love" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/accidental-love.jpg" alt="" width="500" height="334" /></a></p>
<p><em><strong>Accidental Love</strong></em> è l&#8217;equivalente cinematografico della Salerno-Reggio Calabria: funestato da tempi di lavorazione sproporzionati, gremito di malcapitati dallo sguardo spaesato e con il desiderio insopprimibile di essere altrove, disconosciuto senza rimpianti dal proprio artefice, assemblato loscamente e scriteriatamente da fantomatiche terze parti senza nome, il progetto abortito nel 2010 da <strong>David O. Russell</strong> dopo due anni di singhiozzo produttivo trova malamente la via della distribuzione, liquidato senza troppi complimenti sulle piattaforme on-demand in patria e degnato di regolare uscita in sala solamente in una mezza dozzina di Paesi della periferia del pianeta chiaramente a corto di idee per il calendario estivo.</p>
<p>Ridefinizione stessa del concetto di &#8220;fondo di magazzino&#8221;, meriterebbe la medesima considerazione di una qualsiasi cialtronata a firma John Waters o di un episodio tardivo della ingrigita filmografia dei Farrelly, se non fosse per quel retroscena realizzativo da incubo che corrobora l&#8217;idea di un establishment hollywoodiano pronto a qualunque ingerenza pur di garantire il prodotto finale indipendentemente dalla sua accettabilità, tanto da rendere necessario il ricorso a un <em>nom de plume</em> dietro cui celare l&#8217;identità dell&#8217;imbarazzato regista. Più che un film vero e proprio, <em>Accidental Love</em> è una <em>res derelicta</em> da 25 milioni di dollari di budget, una penosa accozzaglia di rimanenze e di fegatelli capace di evocare lo spirito del già incorporeo<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Smithee" target="_blank"> Alan Smithee</a>, pseudonimo collettivo che fino alla fine del secolo scorso assicurò il semianonimato a decine di autori insoddisfatti della loro creatura.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/accidental_love_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42988" title="accidental_love_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/accidental_love_2.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Se quindi la forma compromessa del risultato, fra raccordi incoerenti e approssimativi, tagli bruschi e cambi di registro involontariamente dissennati, impedisce di qualificare artisticamente il tutto, c&#8217;è da dire che i presupposti lasciavano presagire ben poco di buono. Ancora lontanissimo dalla furbizia da campione del botteghino e dall&#8217;innegabile mestiere acquisito di oggi, il Russell del 2008 vantava un percorso improntato principalmente alla commedia disfunzionale estranea al circuito mainstream, dalla rom-com incestuosa <em>Spanking the Monkey </em>al road-movie depresso <em>Amori e disastri</em>, fino all&#8217;incidente di <em>I ? Huckabees</em>,<em> </em>variazione sul suo canone idiosincratico e schizzato in formato indie di lusso di cui <em>Accidental Love</em> rappresenta l&#8217;immediata, ingovernabile &#8220;evoluzione&#8221;.</p>
<p>Uscendo soltanto adesso, alla luce di una produzione (esageratamente) beatificata dall&#8217;Academy, questa sgangherata satira del sistema sanitario statunitense, oltre a suonare clamorosamente anacronistica dopo l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;Obamacare, nonché a tratti incomprensibile a uno spettatore non autoctono, servirebbe soprattutto a ricordare a tutte le personalità coinvolte nell&#8217;operazione, diventate nel frattempo membri acclarati dello star system, quanto la loro carriera sia stata vicina al naufragio e quanto essa abbia tratto beneficio dall&#8217;oblio riservato al film, un umiliante coacervo di comicità di grana grossissima e di derivazione prettamente scatologica, fra gli exploit erotici di un&#8217;ingenua cameriera dell&#8217;Indiana (<strong>Jessica Biel</strong>) resa instabile da un chiodo conficcatolesi in testa, le finissime gag corporali affidate ai suoi compagni di avventura, un ex-reverendo priapitico (<strong>Kurt Fuller</strong>) in costante stato di erezione e il suo amico parolacciaro (il <strong>Tracy Morgan</strong> di <em>30 Rock</em>) affetto da prolasso rettale e stoccate politiche fuori tempo massimo &#8211; sceneggia la figlia di Al Gore, che adatta un proprio romanzo &#8211; e di gusto atroce, come la scena di sesso negli uffici del Campidoglio che culmina con i ritratti di Kennedy e di Clinton strappati nella foga del momento ad altezza, indovinate quale, o la morte per soffocamento del Presidente della Camera (<strong>James Brolin</strong>), non prima di un&#8217;improvvida manovra di Heimlich a opera di indovinate chi.</p>
<p>A uscirne peggio di tutti, però, è il povero <strong>Jake Gyllenhall</strong>, ridotto a isterico, strabuzzante epigono demenzial-porcellone del Mr. Smith di Frank Capra, ma anche prefigurazione di quel carattere inquieto ed esagitato che avrebbe contraddistinto la galleria dei personaggi di Russell da <em>The Fighter</em> in poi, fulcro di un cast evidentemente lasciato a se stesso in un delirio slapstick fuori controllo.</p>
<p>Negatagli ogni valenza strettamente filmica, dunque, <em>Accidental Love</em> è altresì la fotografia ideale della perversione del meccanismo distributivo, il figlio malformato e involuto di un apparato abbandonato alle logiche del mercato che andrebbe visto anche solo per rendersi conto del lato mostruoso del cinema come industria, insomma, il nuovo punto di riferimento verso il basso di ciò in cui esso può trascendere se messo nelle mani sbagliate.</p>
<p>Voto <strong>1</strong></p>
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		<title>Nel paese delle creature selvagge</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 16:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Catherine Keener]]></category>
		<category><![CDATA[Max Records]]></category>
		<category><![CDATA[Spike Jonze]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo Il ladro di orchidee, Spike Jonze torna al cinema con tutto il suo talento visionario.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Where the Wild Things Are USA, 2009)<br />
Uscita: 02 ottobre 2009<br />
Regia: Spike Jonze<br />
Con: Max Records, Catherine Keener, Mark Ruffalo<br />
Durata: 1 ora e 41 minuti<br />
Distribuito da: Warner Bros</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/creature-selvagge3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9146" title="creature-selvagge3" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/creature-selvagge3.jpg" alt="" width="500" height="278" /></a></p>
<p>Altissima l&#8217;aspettativa per questa pellicola firmata da uno dei registi più disubbidienti di Hollywood, Spike Jonze. E non a torto, dato che Adam Spiegel (questo è il suo vero nome) ci regala forse uno dei più acuti ed empatici film a tematica infantile. Tratto da un classico illustrato per bambini (il quasi omonimo libro di Maurice Sendak: <em>Nel paese dei mostri selvaggi</em>), il film racconta la storia di Max, un bambino vivace e sensibile che si sente solo e incompreso, con una sorella maggiore che non lo considera affatto e una mamma single che cerca di rifarsi una vita con altri uomini. Dopo una lite in casa, Max scappa via e si ritrova su un&#8217;isola abitata da strane creature che vivono allo stato brado, in modo caotico e impulsivo. Max viene eletto loro re, promettendo di portare felicità in quel mondo ai margini della cività. Ma per il ragazzo non sarà così semplice mantenere la parola data.</p>
<p>Spike Jonze non ci mostra nulla di ordinario o di già visto, alternando riprese crudamente realistiche ad altre del tutto fantastiche. Sette anni di lavoro ci sono voluti per la gestazione di una pellicola così volutamente irrequieta e disordinata e che rifiuta una struttura narrativa tradizionale non certo per sbaglio. L&#8217;intero film è stato ideato e girato &#8220;a misura di bambino&#8221;. Le riprese con la camera a mano sembrano fatte da un bimbo con la videocamera dei genitori, mentre la violenza e il divertimento nei giochi che Max fa con le creature selvagge sono tanto reali da apparire disarmanti.</p>
<p>Le suggestive ambientazioni (quasi tutto il film è stato girato in Australia) conferiscono alle creature un&#8217;aria ancora più reale e &#8220;fisica&#8221;, sottolineata dal fatto che non si è voluto ricorrere all&#8217;uso del digitale per realizzarle, ma a dei pesantissimi costumi. Nel paese delle creature selvagge in ogni caso risulta una pellicola difficile, dotata di una forte complessità strutturale, in particolar modo nella seconda parte. Quando Jonze inserisce tasselli di forte impatto psicologico che, se da un lato mostrano l&#8217;intenzione di voler approfondire gli istinti dei personaggi, dall&#8217;altro appesantiscono la fruizione di un prodotto che comunque, spicca per originalità.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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