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	<title>Movielicious &#187; Cell</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Cell</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2016 05:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cell]]></category>
		<category><![CDATA[Isabelle Fuhrman]]></category>
		<category><![CDATA[John Cusack]]></category>
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		<description><![CDATA[John Cusack e Samuel L. Jackson nello zombie movie tratto dal romanzo di Stephen King.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2016)<br />
Uscita: 13 luglio 2016<br />
Regia: Tod Williams<br />
Con: John Cusack, Samuel L. Jackson, Isabelle Fuhrman, Stacy Keach<br />
Durata: 1 ora e 38 minuti<br />
Distribuito da: Notorious Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/John-Cusack-Cell.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53519" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/John-Cusack-Cell.jpg" alt="John-Cusack-Cell" width="620" height="310" /></a></p>
<p>A ormai quasi dieci anni da <em>1408</em>, <strong>John Cusack</strong> e <strong>Samuel L. Jackson</strong> tornano ad abitare sul grande schermo l’universo letterario di <strong>Stephen Kin</strong>g.<br />
Stavolta tocca a <em><strong>Cell</strong></em>, paradigmatico j’accuse dello scrittore del Maine nei confronti dell&#8217;abuso dei telefoni cellulari.<br />
L’idea di base è semplice quanto brillante: un’epidemia di massa che si trasmette attraverso gli smartphone e rende chiunque ne venga colpito soggetto a una furia cieca e assassina. L’unica speranza di salvezza è nel non utilizzo dei telefoni. Mentre il contagio si espande a macchia d’olio, un piccolo gruppo di superstiti si mette in viaggio per raggiungere un luogo sicuro, sempre ammesso che ne esista ancora uno.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/Cell.jpg"><img class="alignnone wp-image-53520" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/Cell-1024x652.jpg" alt="kinopoisk.ru" width="650" height="414" /></a></p>
<p>Ora, che Stephen King non sia un grande fan della <strong>telefonia mobile</strong> &#8211; e, in genere, della tecnologia &#8211; sembra piuttosto chiaro ma, al netto di un sottotesto sociale dichiaratamente apocalittico ed esemplificato da una sequenza iniziale di notevole impatto visivo, <em><strong>Cell</strong></em> è uno <strong>zombie-movie</strong> on the road che non si sforza affatto di uscire dall’alveo della serie B più dozzinale.<br />
Ed è tale l’adesione di Tod Williams (<em>Paranormal Activity 2</em>) a un fin troppo rigido canovaccio di fughe in rapida successione da branchi di infetti, teste fatte saltare a colpi di canne mozze e incontri fortuiti con altri superstiti (tutti mediamente stereotipi, dall’adolescente vittima sacrificale al paranoico che nessuno prende mai sul serio) che ci vuole assai poco prima che la fastidiosa sensazione del già visto faccia il suo ingresso in sala.<br />
E non sarebbe neanche un problema se, andando avanti, la storia non iniziasse a perdere pezzi importanti, primo tra tutti il ritmo che, in genere, rappresenta l’elemento cardine in film di questo tipo. Troppe sono infatti le pause che, lungi dall’essere funzionali all’accumulo di elementi perturbanti, appaiono più come rallentamenti forzosi di uno script che non si sapeva come portare avanti.</p>
<p>Chissà, forse sarà anche l’eccesso di sicurezza legato alla matrice letteraria dell’opera (per quanto anche Stephen King, nell’arco della sua lunghissima carriera, non sia stato esente da qualche passo falso) ma sta di fatto che, dopo il succitato incipit, <em><strong>Cell</strong></em> si appiattisce su quelli che, in epoca pre-HBO,  avremmo chiamato standard paratelevisivi.<br />
Se si pensa poi a come il recente <em>10 Cloverfield Lane</em> riuscisse &#8211; con pochi elementi di base, tutto sommato simili &#8211; a costruire un meccanismo di tensione pressoché perfetto, ecco che la delusione tende a farsi ancora più cocente.<br />
Parte del problema è senz’altro ascrivibile alla scelta di non aderire in maniera forte ad un unico genere di riferimento, così da restare in bilico tra horror, thriller psicologico e sci-fi per l’intera durata del film.<br />
Allo stesso modo in cui non aiutano le numerose lacune di una sceneggiatura (opera dello stesso King) che non spiega in alcun modo le effettive origini della pandemia, per non parlare di un epilogo che vorrebbe essere aperto ma, di fatto, confonde e basta.<br />
Non un brutto quindi, ma un film assolutamente non all’altezza del valore dei singoli elementi in campo, Samuel L. Jackson a parte che, se ben pagato, recita più o meno ovunque. Il consiglio, semmai, è di recuperare l’indipendente<em> The Signal</em> che nel 2007 (a solo un anno dalla pubblicazione del romanzo di Stephen King) parlava delle stesse identiche cose con risultati molto più inquietanti.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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