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	<title>Movielicious &#187; Cha và con và</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>37° Festival di Mosca &#8211; Giorno 8</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2015 17:07:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[37° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Cha và con và]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Bale]]></category>
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		<description><![CDATA[A chiudere la kermesse moscovita arriva Knight of Cups, l'ultimo componimento per immagini di Terrence]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_43431" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/los_heroes_del_mal.jpg"><img class="size-full wp-image-43431" title="los_heroes_del_mal" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/los_heroes_del_mal.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Los héroes del mal</p></div>
<p>La sezione competitiva spara le sue ultime cartucce, ma a poche ore dalla premiazione viene lecito pensare che il Palmares sia banalmente bell&#8217;e che fatto: non scompaginerà più di tanto le carte lo spagnolo <em><strong>Los héroes del mal</strong></em>, centone adolescenziale dell&#8217;anarchia sentimentale di <em>Jules e Jim e</em> delle pulsioni di violenza di <em>Arancia meccanica </em>condensate nella morbosità esasperata del canone almodovariano (viene in mente in particolare <em>La legge del desiderio</em>), cui il produttore esecutivo Álex de la Iglesia garantisce un tono politicamente scorretto e programmaticamente alla ricerca del facile shock (una scena erotica a tre, pestaggi a base di pietre e mattoni, crapule di anfetamine e di speed).</p>
<p>C&#8217;è molta verosimiglianza nelle dinamiche spietate dell&#8217;universo giovanile &#8211; i protagonisti si trasformano in mostri in quanto emarginati dalla &#8220;gerarchia&#8221; scolastica &#8211; e il trio di ragazzi, specie l&#8217;ottimo <strong>Jorge Clemente</strong>, è ben assortito e affiatato, ma la svolta thriller del secondo atto spezza l&#8217;equilibrio con scivoloni melodrammatici forzosi e artefatti che risolvono la furia delle premesse con eccessiva facilità.<br />
Un esordio ancora incerto e inevitabilmente derivativo, ma di certo interessante.</p>
<p>La triade casalinga del Concorso si completa invece con il grottesco <em><strong>Orleans</strong></em>, esagitato pastrocchio tragicomico che lega il destino di una svampita parrucchiera, di un medico abortista donnaiolo e di un poliziotto corrotto inseguiti da un fantomatico &#8220;agente del senso di colpa&#8221;. Ma la storia, che vorrebbe in qualche modo ritrarre un&#8217;umanità spaurita e spaesata sulla soglia dell&#8217;espiazione finale, è troppo intrisa di un simbolismo misticheggiante pedante e a tratti reazionario per coinvolgere davvero e per uscire dalla meccanicità, soprattutto grazie ai dialoghi sentenziosi dello sceneggiatore <strong>Yuri Arabov</strong>, disorientato e sregolato se fuori dall&#8217;orbita sokuroviana, e il taglio buffonesco e caricaturale dell&#8217;insieme, con tanto di bislacca mini-apocalisse risolutiva, oltre a farsi alla lunga stancante, rende il film francamente irricevibile.</p>
<div id="attachment_43432" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/cha-_va-_con_va.jpg"><img class="size-full wp-image-43432" title="cha-_va-_con_va" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/cha-_va-_con_va.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Cha và con và</p></div>
<p>Si esaurisce la lista degli ospiti berlinesi con il vietnamita <em><strong>Cha và con và</strong></em>, cronaca surreale e fascinosa della torpida routine quotidiana di un gruppo di ventenni un po&#8217; vitelloni felliniani , un po&#8217; r<em>agazzi di Feng Kuei</em>. Anche qui tanto la metropoli (Saigon) quanto la periferia (le sponde del Mekong) nascondono insidie e prevaricazioni, immobilizzano e sterilizzano, metaforicamente e letteralmente, le promesse di una gioventù locale in cerca di identità (in primis sessuale) e rendono vano ogni tentativo di fuga. Ma lo sguardo del quarantenne <strong>Phan ??ng Di</strong> sulla malaise generazionale dei suoi personaggi si apre su fascinose atmosfere di mistero ancestrale (l&#8217;amplesso nel fango, le lunghe passeggiate senza meta nelle paludi) che trasfigurano il racconto in un ibrido caleidoscopico di poesia arcana e di indagine sociale di grande suggestione.<br />
Il passo è meditativo e sonnacchioso, sospeso fra i neon della città e il buio della giungla, stagnante e appiccicoso come il clima tropicale, trainato da una fortissima carica seducente.</p>
<div id="attachment_43433" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/knight-of-cups1.jpg"><img class="size-full wp-image-43433" title="knight-of-cups1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/knight-of-cups1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Knight of Cups</p></div>
<p>Ed è sempre di seduzione che si può parlare descrivendo l&#8217;ultimo componimento per immagini di <strong>Terrence Malick</strong>, una nuova, immersiva esperienza multimediale che con i parametri del cinema narrativo ha rescisso tutti i legami più evidenti. <em><strong>Knight of Cups</strong></em> rappresenta il lato più &#8220;avventuroso&#8221; e picaresco di quella ricerca dell&#8217;assoluto inaugurata da <em>The New World</em> e arrivata alle forme astratte di oggi, nasconde dietro al lirismo delle sue libere associazioni a metà fra cosmicità e autobiografismo &#8211; <strong>Christian Bale</strong> interpreta sostanzialmente il medesimo ruolo dello Sean Penn di <em>The Tree of Life</em>, ossia Malick stesso &#8211; un solidissimo apparato da <em>morality play</em>, come il <em>Pilgrim&#8217;s Progress</em> di Bunyan abbondantemente citato in voce-off, un intreccio fatto di tappe e di incontri di valore prettamente allegorico che pescano nell&#8217;immaginario esoterico dei tarocchi, dalla Luna di <strong>Imogen Poots</strong> all&#8217;Eremita di <strong>Brian Dennehy</strong>, dalla Papessa di <strong>Teresa Palmer</strong> alla Morte di <strong>Natalie Portman</strong>.</p>
<p>Il film si traduce così nell&#8217;odissea emotiva e terrena dell&#8217;Uomo (anzi, di un <em>everyman</em>) che ha perso la via del ritorno alla casa del Padre, e in questo intento Malick si cala per la prima volta nei rituali e nella superficie del mondo circostante, dagli orgiastici, cafonissimi party hollywoodiani organizzati in ville fiabesche alle opulente, patinate scenografie dei servizi fotografici, confermando questa sua nuova meditazione <em>free-form</em>, paragonabile soltanto all&#8217;<em>Adieu au langage</em> godardiano, come il lato sensuale e profano del sublime di <em>To the Wonder</em> e aggiungendo un altro, preziosissimo e necessario tassello alla sua sempre più compendiaria commedia umana.</p>
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