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	<title>Movielicious &#187; Chiara Mastroianni</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 4 &#8211; Video</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Aug 2014 16:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[E' stato il Pacino day oggi, alla Mostra con The Humbling e Manglehorn. Ma la Francia è ancora protagonista]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38538" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/barrylevinson_alpacino_davidgordongreen.jpg"><img class="size-full wp-image-38538" title="barrylevinson_alpacino_davidgordongreen" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/barrylevinson_alpacino_davidgordongreen.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Barry Levinson, Al Pacino e David Gordon Green</p></div>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/0SPFdqLYyuI?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/0SPFdqLYyuI?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Sono 24 ore da mattatore per la stella più scintillante della manifestazione, un <strong>Al Pacino</strong> riapprodato al circuito maggiore d&#8217;autore dopo un lustro di tristi partecipazioni alimentari e di notevoli concessioni al piccolo schermo (su tutti, il <em>Phil Specto</em>r di David Mamet). Tappa di partenza di questa celebrazione del mestiere di recitare tenuta dal più attivo e meno corrotto fra gli attori della Nuova Hollywood ancora in attività è il sospirato <strong><em>The Humbling</em></strong>, con cui la star si ricongiunge a quel <strong>Barry Levinson</strong> che gli garantì Emmy e Golden Globe con il televisivo <em>You Don&#8217;t Know Jack</em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/alpacino_thehumbling.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38540" title="alpacino_thehumbling" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/alpacino_thehumbling.jpg" alt="" width="259" height="385" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/alpacino_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38539" title="alpacino_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/alpacino_2.jpg" alt="" width="278" height="385" /></a></p>
<p>Premio Oscar nel 1989 per <em>Rain Man</em>, Levinson porta su pellicola il penultimo, brevissimo romanzo di <strong>Philip Roth</strong>, un progetto accarezzato dal divo sin dai giorni immediatamente successivi alla pubblicazione tanto da acquistarne immediatamente i diritti. Come per <em>Birdman</em>, non si fatica a comprendere l&#8217;interesse del suo interprete per un progetto coraggiosamente autobiografico ai limiti dell&#8217;autolesionismo &#8211; si parla pur sempre di anziani istrioni in crisi e con il terrore del viale del tramonto &#8211; e il mettersi in gioco di Pacino in una serie sempre crescente di umiliazioni (traduzione letterale del titolo) a tratti commuove, ma il testo di partenza forse non era la scelta migliore per riportare in sala uno dei grandi narratori del nostro tempo, la natura ad altissimo tasso di erotismo del materiale originale è sostituita da una più triste e pavida risoluzione semi-onirica senza molto senso e i rischi presi tanto da Levinson quanto da Pacino finiscono per certi versi per ritorcerglisi contro rasentando a tratti il ridicolo involontario. Al di là di una auspicata performance monumentale e quasi testamentaria fallimentare, perdipiù azzoppata da un&#8217;alchimia pressoché nulla con la solitamente &#8211; ma non qui &#8211; adorabile <strong>Greta Gerwig</strong>, purtroppo non c&#8217;è molto altro.</p>
<div id="attachment_38541" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/3coeurs.jpg"><img class="size-full wp-image-38541" title="3coeurs" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/3coeurs.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Charlotte Gainsbourg, Chiara Mastroianni, Benoit Jacquot e Catherine Deneuve per 3 Coeurs</p></div>
<p>Concludendo la giornata con una sortita in Orizzonti, l&#8217;austriaco <strong><em>Ich seh, Ich seh</em></strong>, fiaba orrorifica ed esistenziale con cui, con evidenti rimandi all&#8217;universo sadico e dolente del marito <strong>Ulrich Seidl</strong> (al Lido, peraltro, con il documentario <em>Im Keller</em>), debutta nel lungometraggio di fiction la cinquantenne <strong>Veronika Franz</strong> (assistita dal più giovane <strong>Severin Fiala</strong>), si riprende la mattina con il secondo cugino d&#8217;Oltralpe in Concorso, il romantico <em><strong>3 coeurs</strong></em>, che ripropone in veste drammatica il <strong>Benoît Poelvoorde</strong> e la <strong>Chiara Mastroianni</strong> già incontrati ne <em>La rançon de la gloire</em> e li affianca ai due volti più caratterizzanti dell&#8217;industria filmica francese di ieri e di oggi come <strong>Catherine Deneuve</strong> e <strong>Charlotte Gainsbourg</strong>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/chiaramastroianni.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38542" title="chiaramastroianni" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/chiaramastroianni.jpg" alt="" width="270" height="407" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/charlottegainsbourg.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38543" title="charlottegainsbourg" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/charlottegainsbourg.jpg" alt="" width="271" height="407" /></a></p>
<p>Il film parte da un breve incontro conclusosi prima dell&#8217;alba per mettersi con orgoglio e coraggio nei binari del mèlo più classico. Simile per certi versi all&#8217;immenso <em>Persécution</em> di Patrice Chereau (rimasto scandalosamente senza premi a Venezia67), è un rischioso e a tratti incosciente atto di fede nei confronti del cinema dei sentimenti, forse ingenuo nelle proprie implausibilità &#8211; il protagonista maschile, comunque eccezionale e credibilmente speculare rispetto al ruolo dell&#8217;altroieri, non è di certo il Gérard Depardieu degli anni&#8217;80 o il Romain Duris di oggi in quanto a prestanza -, ma sa restituire un equilibrio di ossessione e routine a tratti appassionante senza scadere negli stereotipi dell&#8217;amour fou. La platea, per la prima volta durante il Concorso, si è prodotta negli attesi e anche comprensibili fischi, ma il film di <strong>Benoît Jacquot </strong>resta l&#8217;esempio di una tradizione narrativa nobile che merita rispetto e da difendere dal cinismo di molta critica.</p>
<div id="attachment_38544" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/chrismessina_alpacino_davidgordongreen.jpg"><img class="size-full wp-image-38544" title="chrismessina_alpacino_davidgordongreen" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/chrismessina_alpacino_davidgordongreen.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Chris Messina, Al Pacino e David Gordon Green per Manglehorn</p></div>
<p>All&#8217;ora di pranzo, uscendo dalla Sala Darsena, ci si aspetterebbe quasi di trovare il buio della sera prima, vista l&#8217;affinità fra il fallimento di Barry Levinson e l&#8217;odierno <strong><em>Manglehorn</em></strong> di <strong>David Gordon Green</strong>, ma come un delizioso dessert dopo una portata principale deludente, la visione è più che rinfrancante. Il ritorno ad appena un anno di distanza al Lido del regista di <em>Undertow</em> è il ritratto crepuscolare e senile che il più complesso ed elaborato <em>The Humbling</em> non è riuscito ad essere e l&#8217;occasione per un commovente, ciclopico <strong>Al Pacino</strong> di indovinare il grande ruolo della vecchiaia. A metà fra l&#8217;Eastwood di <em>Gran Torino</em> e il Nicholson di <em>A proposito di Schmidt</em>, il film azzecca il registro patetico senza scadere nel pietoso, ritrae una provincia profonda isolata e dolce con uno sviluppo pacioso, rasserenante e quasi senza intreccio senza per questo risultare consolatorio e non pigia il pedale sulla catarsi o sulla tragedia in modo artefatto come invece accadeva in <em>Joe</em>. Contro ogni previsione, <strong><em>Manglehorn</em></strong> conquista immediatamente con la sua semplicità la simpatia di critica e pubblico.</p>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 2  &#8211; Video</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2014 16:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
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		<description><![CDATA[Lacrime e risate al Lido con il francese La rançon de la gloire e col documentario di Joshua Oppenheimer]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/vWOUgohWZG4?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/vWOUgohWZG4?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div id="attachment_38479" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/joshua_oppenheimersigne_byrge_sorensenadi_rukun.jpg"><img class="size-full wp-image-38479" title="joshua_oppenheimersigne_byrge_sorensenadi_rukun" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/joshua_oppenheimersigne_byrge_sorensenadi_rukun.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Joshua Oppenheimer, Signe Byrge Sorensen e Adi Rukun per The Look of Silence</p></div>
<p>Con il consueto, asciutto pudore che da sempre contraddistingue il suo cinema, Beauvois parte da uno spunto tanto farsesco quanto disperato, ossia la vicenda reale del trafugamento della salma di Charlie Chaplin da parte di due immigrati senza arte né parte al fine di ottenere un lauto riscatto. La rançon de la gloire si affida a un andamento genuinamente monicelliano e al volto &#8220;malincomico&#8221; del belga Benoît Poelvoorde, reso familiare al grande pubblico nostrano da prodotti di cassetta come Emotivi anonimi e Niente da dichiarare?, presente al Lido anche col triangolo sentimentale di 3 coeurs) e al sorriso triste à la Mastroianni &#8211; evocato anche dalla presenza nel cast della figlia Chiara &#8211; del franco-marocchino Roschdy Zem, ma restituisce ulteriore genuinità coinvolgendo nel progetto anche un&#8217;autentica discendente dell&#8217;autore di Tempi moderni, la nipote Dolores. Ne esce un agrodolce ritratto della quotidiana miseria umana a tratti un po&#8217; confortante &#8211; non manca, con le dovute proporzioni, il finale più lieto che era lecito chiedersi -, ma il coinvolgimento, grazie in primo luogo a due protagonisti trascinanti e di contagiosa simpatia, non manca e l&#8217;omaggio, non tanto a Chaplin, quanto a Charlot (di cui peraltro, ricorre il centenario della nascita) come protettore dei reietti e dei rinnegati suona sincero e toccante.Si parlava di idee riciclate al termine del daily di ieri, e per certi versi, in positivo, si è avuta la medesima sensazione con il secondo film in Concorso, il ritorno del texano <strong>Joshua Oppenheime</strong><strong>r</strong> nei territori delle persecuzioni anticomuniste in Indonesia compiute dal nascente regime di Suharto e della surreale convivenza di oggi fra i sopravvissuti, succubi e soprattutto carnefici, di allora: dopo lo straordinario, destabilizzante <em>The Act of Killing</em>, il documentarista ne offre con <strong><em>The Look of Silence</em></strong> la versione antitetica, non più incentrata sulla irrazionale reminiscenza dei torturatori, ma sulla dimessa prospettiva di chi della dittatura fu vittima, un po&#8217; meno dalla parte di Herzog &#8211; sempre produttore esecutivo, insieme al sodale Errol Morris &#8211; e un po&#8217; di più da quella del cambogiano Rithy Panh (di cui ricordiamo il capolavoro <em>L&#8217;image manquante</em>, di recente approdo agli Oscar).</p>
<div id="attachment_38480" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/the_look_of_silence.jpg"><img class="size-full wp-image-38480" title="the_look_of_silence" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/the_look_of_silence.jpg" alt="" width="500" height="274" /></a><p class="wp-caption-text">The Look of Silence</p></div>
<p>Il risultato è per forza di cose meno folgorante dell&#8217;opera precedente, e sorge quasi il dubbio che Oppenheimer abbia voluto inutilmente sedare ogni sospetto di ambiguità con una visione inevitabilmente più tradizionale e &#8220;politicamente corretta&#8221;, ma colpisce ancora una volta il discorso sulle responsabilità del cinema e della visione &#8211; a condurre il reportage è un optometrista che ha riconosciuto fra i protagonisti di <em>The Act of Killing</em> gli aguzzini di suo fratello -, che proprio come il già citato film di Panh tenta disperatamente di restituire una forma a un massacro documentato soltanto da filmati propagandistici e telegiornali codini (esemplare, in questo senso, l&#8217;inclusione di un servizio della NBC dell&#8217;epoca, a rimarcare il silenzio e l&#8217;accondiscendenza dell&#8217;Occidente) e che conta nuovamente su una messinscena più trattenuta, ma sempre insostenibilmente infernale.</p>
<p>Concludendo la giornata con il pessimo <strong><em>Mita Tova</em></strong>, commedia israeliana che vorrebbe affrontare il tema dell&#8217;eutanasia con spirito scanzonato e libertario ma che crolla sotto il peso della superficialità e del cattivo gusto senza risparmiarsi nemmeno il moralismo finale di ritorno, si rientra in sala al mattino per accogliere il primo concorrente europeo in programma: si parlava di inopinati cambi di genere nel caso della nuova fatica di Iñárritu, ma non meno inopinato è l&#8217;approdo in territori umoristici per il francese <strong>Xavier Beauvois</strong>, specie alla luce di quel <em>Le petit lieutenant</em> che di fatto riarrangiò le coordinate moderne del polar e dell&#8217;ancor più mesto <em>Uomini di Dio</em>.</p>
<div id="attachment_38481" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/la-rancon-de-la-gloire.jpg"><img class="size-full wp-image-38481" title="la-rancon-de-la-gloire" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/la-rancon-de-la-gloire.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">La rançon de la gloire</p></div>
<p>Con il consueto, asciutto pudore che da sempre contraddistingue il suo cinema, Beauvois parte da uno spunto tanto farsesco quanto disperato, ossia la vicenda reale del trafugamento della salma di Charlie Chaplin da parte di due immigrati senza arte né parte al fine di ottenere un lauto riscatto. <em><strong>La rançon de la gloire</strong></em> si affida a un andamento genuinamente monicelliano e al volto &#8220;malincomico&#8221; del belga <strong>Benoît Poelvoorde</strong>, reso familiare al grande pubblico nostrano da prodotti di cassetta come <em>Emotivi anonimi </em>e Niente da dichiarare?, presente al Lido anche col triangolo sentimentale di 3 coeurs) e al sorriso triste à la Mastroianni &#8211; evocato anche dalla presenza nel cast della figlia Chiara &#8211; del franco-marocchino <strong>Roschdy Zem</strong>, ma restituisce ulteriore genuinità coinvolgendo nel progetto anche un&#8217;autentica discendente dell&#8217;autore di <em>Tempi moderni</em>, la nipote Dolores. Ne esce un agrodolce ritratto della quotidiana miseria umana a tratti un po&#8217; confortante &#8211; non manca, con le dovute proporzioni, il finale più lieto che era lecito chiedersi -, ma il coinvolgimento, grazie in primo luogo a due protagonisti trascinanti e di contagiosa simpatia, non manca e l&#8217;omaggio, non tanto a Chaplin, quanto a Charlot (di cui peraltro, ricorre il centenario della nascita) come protettore dei reietti e dei rinnegati suona sincero e toccante.</p>
<div id="attachment_38482" style="width: 340px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/ghessena-rakhshan-bani-etemad-e-peyman-moaadi.jpg"><img class="size-full wp-image-38482  " title="ghes" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/ghessena-rakhshan-bani-etemad-e-peyman-moaadi.jpg" alt="Ghessena - Rakhsh?n Bani-E'tem?d e Peyman Moaadi" width="330" height="498" /></a><p class="wp-caption-text">Ghesseha </p></div>
<p>C&#8217;è spazio, subito dopo, per uno degli assi nella manica di Alberto Barbera e uno dei più accreditati candidati al palmarès, il corale <strong><em>Ghesseha</em></strong> di <strong>Rakhsh?n Bani-E&#8217;tem?d</strong>, mai distribuita in Italia ma conosciuta internazionalmente come l&#8217;unico possibile contraltare femminile alla corazzata iraniana dei Kiarostami, dei Naderi e dei Farhadi. A differenza del conterraneo Makhmalbaf, la regista sceglie di restare nei confini nazionali e di raccontare una storia (anzi, un agglomerato di piccole vicende) meramente locale e intrisa di dettagli sulle piccole e grandi umiliazioni &#8211; specie del sesso debole &#8211; della vita mediorientale, includendo nel suo affresco le più diverse realtà pubbliche di Teheran, concentrandosi primariamente sul ruolo salvifico dei sentimenti nel clima di repressione della repubblica islamica, senza la geometrica perfezione di meccanismi a orologeria come <em>Una separazione</em> o la modernità nervosa de <em>I gatti persiani</em> e con fin troppi debiti nei confronti dei suoi colleghi più affermati (il prologo e l&#8217;epilogo vengono dritti da <em>10 </em>di Kiarostami, la sezione centrale è una variazione del Leone d&#8217;Oro <em>Il cerchio</em>), ma comunque con ammirevoli sensibilità e coraggio.</p>
<div id="attachment_38484" style="width: 405px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/il-cast-di-realite.jpg"><img class="size-full wp-image-38484" title="il-cast-di-realite" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/il-cast-di-realite.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di Realité</p></div>
<p>Si ricomincia con Orizzonti con il nuovo divertissement di genere di <strong>Quentin Dupieux</strong>, che i nostalgici degli anni &#8217;90 assoceranno soprattutto al moniker Mr. Oizo e al suo allora ubiquo <em>Flat Beat</em>: reinventatosi film-maker capace di coniugare l&#8217;anima trash di mentori come Lloyd Kaufman e John Waters con una confezione ricercata e videoclippara &#8211; piuttosto eloquente il suo <em>Rubber</em>, horror comico sulla scia della macchina infernale di Carpenter &#8211; il factotum parigino si ripresenta con <strong><em>Realité</em></strong>, declinazione in chiave meta-cinematografica della sua bizzarra poetica. Idealmente a metà fra quel <em>Berberian Sound Studio</em> che due anni fa intrigò la platea di Locarno e <em>Il seme della follia</em> del già citato Carpenter, la pellicola segue le kafkiane peregrinazioni di un timido cameraman di mezza età (l&#8217;indimenticabile Alain Chabat de <em>Il gusto degli altri</em>) alla paradossale ricerca sonora dell'&#8221;urlo perfetto&#8221; da presentare a uno psicotico tycoon in grado di garantirgli il suo primo impiego alla regia: il soggetto somiglia più che altro a una barzelletta dal fiato corto ed è facile intuire a cosa si andrà a parare, derive oniriche e nonsense che vorrebbero dirsi lynchiane in primis, ma è di indubbia creatività la scelta di Dupieux di relegare ancora l&#8217;elemento umano ai margini dell&#8217;allestimento &#8211; in fin dei conti, protagonista del già citato <em>Rubber </em>era nientemeno che un pneumatico pensante assassino &#8211; e la riflessione sul labirinto angoscioso della creazione filmica svela un lato concettuale forse insospettabile da chi solo l&#8217;anno scorso stordì con le (volutamente) becere spacconate di una burla à la Troma come <em>Wrong Cops</em>. Al di là delle speculazioni, comunque, resta inaccettabile il modo in cui la sezione Orizzonti continui a farsi infinocchiare da simili, bieche prese in giro.</p>
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		<title>Pollo alle prugne</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2012/04/05/pollo-alle-prugne/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 12:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Chiara Mastroianni]]></category>
		<category><![CDATA[Isabella Rossellini]]></category>
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		<category><![CDATA[Pollo alle prugne]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Poulet aux prunes, Francia 2011)<br />
Uscita: 6 aprile 2012<br />
Regia: Vincent Paronnaud, Marjane Satrapi<br />
Con: Mathieu Amalric, Chiara Mastroianni, Maria de Medeiros<br />
Durata: 1 ora e 31 minuti<br />
Distribuito da: Officine Ubu</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/1.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-26059" title="1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/1.jpeg" alt="" width="360" height="288" /></a></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/22.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-26060" title="22" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/22.jpg" alt="" width="493" height="327" /></a></p>
<p>La premiata coppia formata da Marjane (si pronuncia Margian) Satrapi e Vincent Paronnaud, quella andata molto vicino a un Oscar nel 2007 per <em>Persepolis</em>, riuscitissimo atto di accusa in animazione contro il fondamentalismo islamico, si cimenta di nuovo con una storia tratta da un&#8217;altra sorprendente graphic novel dell&#8217;artista iraniana. Ma questa volta niente più disegni, si passa al live action, con un cast di attori incredibilmente azzeccati: dal bravissimo Mathieu Amalric a Maria de Medeiros, passando per Isabella Rossellini. Presentato <a href="http://www.movielicious.it/2011/09/03/venezia-contagiata-da-steven-soderbergh/">In Concorso all&#8217;ultimo Festival di Venezia</a>, <em>Pollo alle prugne</em> è ambientato nella Teheran di fine anni Cinquanta. Durante un’accesa discussione, la moglie di Nasser Alì (Mathieu Almaric), Faringuisse (Maria De Medeiros) spezza il suo prezioso violino. Un gesto esasperato le cui conseguenze sarebbero meno tragiche se il musicista, andando a comprare un nuovo strumento, non incontrasse il suo grande amore di gioventù, Irane (Golshifteh Farahani). L’apparente indifferenza della donna stravolge l’universo interiore del protagonista, spingendolo a ripercorrere le tappe fondamentali della sua esistenza. Svuotato del ricordo di un sentimento d’amore mai vissuto, Nasser Alì non ha più musica da interpretare, né piaceri da vivere. Non gli resta, quindi, che lasciarsi morire. La sua agonia diventa così un lento affiorare di ricordi, alcuni cupi, altri luminosi, tutti trasfigurati in visioni da libro illustrato.</p>
<p>La narrazione di <em>Pollo alle prugne</em> procede attraverso flashback e flashforward, seppure con una certa linearità, e si trasforma sotto gli occhi dello spettatore, da  commedia grottesca a romantica e poetica favola dal timido sottotesto politico. Le immagini scorrono delicate e impalpabili, lontane anni luce dalla realtà, in costante bilico tra comicità e malinconia. Perfetta allegoria della situazione politica iraniana, Pollo alle prugne è un film sulla vita e sulla morte, intesa non tanto come assenza, ma come perdita della capacità di provare gusto e sentimenti. Il pollo alle prugne a cui si riferisce il titolo è il piatto preferito di Nasser Ali. Quando questi decide di lasciarsi morire e di non toccare più cibo, la moglie lo tenta con questo piatto, ma invano. Nasser Ali ne mangia un po&#8217; e subito dopo lo sputa. Non ha più sapore il suo piatto preferito, così come egi stesso non è più in grado di gustare il sapore della vita che una volta amava.</p>
<p>Così Marjane Satrapi, iraniana di nascita, fuggita adolescente dal suo paese al tempo di Khomeyni e che vive a Parigi da vent&#8217;anni, si trova a realizzare un film sul suo paese senza parlare direttamente della rivoluzione o della situazione di oppressione che attanaglia le sue connazionali. Non è un caso che l&#8217;amore perduto da Nasser Ali si chiami Irane, simbolo perfetto ed impietoso di un amor fou al quale non si può tornare (l&#8217;Iran per Marjane Satrapi appunto) e di cui rimane solo un ricordo, labile come le tinte pastello che pervadono i sogni del protagonista. Non mancano le stilettate nei confronti di un&#8217;America in cui la cultura dominante sembra essere quella dei grassi saturi, nella quale viene proiettato un momento del futuro del figlio di Nasser Ali. Lo spettatore lasci da parte ogni forma di realismo, prima di entrare in sala, e si abbandoni alla dolce melodia a tinte tenui di questa fantasiosa opera che amalgama cinema, fumetto e animazione. Una vera gioia per gli occhi.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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