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	<title>Movielicious &#187; Christian Vincent</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>La corte</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2016 07:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Vincent]]></category>
		<category><![CDATA[Eva Lallier]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrice Luchini]]></category>
		<category><![CDATA[La corte]]></category>
		<category><![CDATA[Sidse Babett Knudsen]]></category>

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		<description><![CDATA[Fabrice Luchini giudice inflessibile nell'elegante commedia di Christian Vincent.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(L&#8217;hermine, Francia 2015)<br />
Uscita: 17 marzo 2016<br />
Regia: Christian Vincent<br />
Con: Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen, Eva Lallier<br />
Durata: 1 ora e 38 minuti<br />
Distribuito da: Academy Two</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/La_Corte_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52424" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/La_Corte_1.jpg" alt="La_Corte_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Per il cinema d’autore francese, la <a href="http://www.movielicious.it/2015/09/14/venezia-72-e-il-momento-di-dare-i-numeri/" target="_blank">Mostra di Venezia</a> è un terreno insidioso, un campo minato lasciato alla vecchia guardia, alla seconda scelta e alle nuove leve di minor grido, nomi sacrificabili finiti spesso e volentieri in pasto a noi rancorosi cugini d’Oltralpe dal fischio facile: si torni con la mente anche soltanto all’edizione del  2009, con <em>Persécution</em> di Patrice Chéreau e <em>White Material </em>di Claire Denis, i due capolavori della competizione, accolti impietosamente dagli ululati, o a quella del 2014, in cui dalle pernacchie dedicate alla polposa cinquina di rappresentanza riuscì a salvarsi a stento solamente l’ottimo <em>Le dernier coup de marteau</em> di Alix Delaporte. Si pensi ancora al consueto, astioso trattamento riservato a ospiti stoicamente regolari come l’inestimabile Philippe Garrel e il decisamente più meno imprescindibile Benoit Jacquot, o pure al semplice fatto che l’ultimo Leone d’Oro a parlare la lingua di Molière, se si eccettua <em>Film blu</em> del polacco Kieslowski, risalga a ben trent’anni fa.</p>
<p>Se<strong> Venezia72 </strong>verrà ricordata principalmente per le reazioni fortemente antitetiche suscitate dalla selezione in blocco, è pur vero che l&#8217;unica chance per mettere positivamente d&#8217;accordo tutti, critica e pubblico, addetti ai lavori e profani, è arrivata proprio dalla dimessa e ridotta compagine transalpina, lontana, per una volta, da quell&#8217;allure di congenita spocchia che la accompagna e più tarata sulle aspettative dello spettatore comune (tanto, a differenza del solito, da aver raggiunto facilmente ed estensivamente il mercato nostrano).</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/La_Corte_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52425" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/La_Corte_2.jpg" alt="La_Corte_2" width="604" height="403" /></a></p>
<p>Dopo gli applausi sinceri e per molti versi inaspettati ricevuti tanto al Lido quanto in sala da Xavier Giannoli e dal suo squisito <em>Marguerite, </em>è il turno del compatriota <strong>Christian Vincent</strong>, che con il suo <em>L’hermine</em> (reso in italiano da un titolo ambiguo ed efficace come <strong><em>La corte</em></strong>) supera brillantemente quella fase d’impasse (ma dal ragguardevole rendimento commerciale) culminata con i deboli <em>Amore a cinque stelle </em>e <em>La cuoca del presidente</em>, e si riappropria di quella piena, consapevole forma autoriale che, con il notevole esordio de <em>La timida</em>, aveva fatto parlare di un possibile secondo Rohmer, confezionando un amabile e rarefatto studio di caratteri basato – come e più che allora – su un&#8217;impressione diffusa di sospensione narrativa ricca di pause, interludi e divagazioni, capace di prendersi i suoi tempi mettendosi al servizio delle prestazioni di un cast lasciato decantare e aderire sui lati anche periferici e ininfluenti di un vivacissimo comparto personaggi.</p>
<p>Insostituibile fulcro di questo curioso e discreto melange di <em>courtroom drama </em>e di commedia romantica d&#8217;ambiente è infatti il veterano <strong>Fabrice Luchini</strong>, già protagonista del debutto di Vincent e preziosissimo volto ricorrente di tanti Racconti Morali, qui più sornione e suadente che mai, che si produce in una travolgente performance &#8211; incoronata da una sacrosanta Coppa Volpi &#8211; alle prese con le idiosincrasie, i tic e l’insanabile senso di solitudine di un severo Presidente di Corte d’Assise, fotografato tanto nel suo ambito pubblico, durante un processo per infanticidio, quanto in quello intimo, nel pieno di un ritorno di fiamma per un&#8217;antica infatuazione rispuntata dal passato e capitatagli casualmente come giurata (la <strong>Sidse Babett Knudsen </strong>di <em>Dopo il matrimonio</em>, premiata con il César).</p>
<p>Il risultato è un lieve e agrodolce ritratto sottilmente impertinente nei confronti dei generi di riferimento &#8211; tant’è che sia il chiaro scioglimento procedurale sia quello sentimentale ci sono negati -, che si stempera quindi in una placida, malinconica meditazione sul tempo e sulle occasioni che passano (e che tornano), ma anche in un garbato meta-esercizio sulla coincidenza Arte-Vita sospeso fra i campi medio-lunghi e i toni ruvidi e grigiastri dell&#8217;aula (elementi che suggeriscono, anzi, sottolineano quanto il Giudice stia al suo tribunale come un mattatore stia al palcoscenico) e i primi piani avvolti in una forte saturazione cromatica delle conversazioni private.</p>
<p>E se a volte sorge plausibilmente il sospetto che il film si faccia scudo della propria indeterminatezza per permettersi il lusso di girare un po&#8217; a vuoto (come nelle consultazioni della giuria, tirate a tratti gratuitamente per le lunghe), tutto trova la sua giustificazione e il suo punto di forza nel burbero, signorile e tenero saggio di bravura del suo primattore, che si riconferma &#8211; casomai ce ne fosse ancora il bisogno &#8211; come una delle più versatili e sottostimate della cinematografia europea.</p>
<p>Voto <strong>7</strong></p>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Giorno 5</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2015 18:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[A Bigger Splash]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Vincent]]></category>
		<category><![CDATA[Dakota Johnson]]></category>
		<category><![CDATA[El clan]]></category>
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		<category><![CDATA[L'hermine]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Guadagnino]]></category>
		<category><![CDATA[Matthias Schoenaerts]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Trapero]]></category>
		<category><![CDATA[Ralph Fiennes]]></category>
		<category><![CDATA[Tilda Swinton]]></category>

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		<description><![CDATA[Ralph Fiennes e Tilda Swinton mattatori per A Bigger Splash di Guadagnino e un sorprendente Fabrice Luchini]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/fabrice_luchini_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44296" title="fabrice_luchini_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/fabrice_luchini_2.jpg" alt="" width="242" height="363" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/fabrice_luchini_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44295" title="fabrice_luchini_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/fabrice_luchini_1.jpg" alt="" width="255" height="363" /></a></p>
<p>Si esaurisce nell&#8217;arco di nemmeno 48 ore la rappresentanza transalpina a <strong>Venezia 72,</strong> perlomeno nella sezione principale, una selezione esigua e senza pretese capace non solo, per una volta, di venire risparmiata dagli abituali e spesso immeritati fischi di noi rancorosi cugini d&#8217;Oltralpe ma, anzi, di rappresentare in questa finora sfuocata edizione l&#8217;unica di mettere positivamente d&#8217;accordo tutti, critica e pubblico, spettatori smaliziati e occasionali.</p>
<p>Dopo gli applausi sinceri e per molti versi inaspettati ricevuti da Xavier Giannoli e dal suo <em>Marguerite</em>, a passare indenne al giudizio della Sala Darsena è il compatriota <strong>Christian Vincent</strong>, che con il suo <em><strong>L&#8217;hermine</strong></em> supera brillantemente quella fase d&#8217;impasse &#8211; ma di notevole rendimento commerciale &#8211; culminata con i deboli <em>Amore a cinque stelle </em>e <em>La cuoca del presidente</em>, non riacquistando a tutti gli effetti quella piena forma autoriale che, con il notevole esordio de <em>La timida</em>, aveva fatto parlare di un possibile secondo Rohmer, ma girando comunque un inattaccabile, delizioso esempio di cinema medio nobilitato tanto da una scrittura serrata e brillante quanto dall&#8217;umiltà di mettersi al servizio delle interpretazioni del proprio cast. Insostituibile fulcro di questo curioso e discreto melange di <em>courtroom drama </em>e di commedia romantica di carattere è infatti il veterano <strong>Fabrice Luchini</strong>, già protagonista del debutto e preziosissimo elemento ricorrente di tanti Racconti Morali, che qui, più sornione che mai, si produce in una travolgente performance da papabile Coppa Volpi alle prese con le idiosincrasie, i tic e l&#8217;insanabile senso di solitudine di un severo Presidente di Corte d&#8217;Assise, fotografato tanto nel suo ambito pubblico &#8211; un processo per infanticidio &#8211; quanto in quello privato &#8211; la sua impacciata infatuazione per una vecchia conoscenza capitatagli casualmente come giurata. Il risultato è un lieve e agrodolce ritratto sottilmente impertinente nei confronti dei generi di riferimento (tant&#8217;è che sia il chiaro scioglimento procedurale quanto quello sentimentale ci sono negati) la cui inclusione In Concorso sarà stata forse un po&#8217; eccessiva, ma che brilla come garbato meta-esercizio sulla coincidenza Arte-Vita (si suggerisce che il Giudice stia al suo tribunale come un regista stia al palcoscenico) e come saggio di bravura per una delle più inestimabili e sottostimate figure della cinematografia francese.</p>
<div id="attachment_44297" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/luca-guadagnino-tilda-swinton-ralph-fiennes1.jpg"><img class="size-full wp-image-44297" title="luca-guadagnino-tilda-swinton-ralph-fiennes1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/luca-guadagnino-tilda-swinton-ralph-fiennes1.jpg" alt="Luca Guadagnino,Tilda Swinton e Ralph Fiennes - A Bigger Splash" width="500" height="331" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Guadagnino,Tilda Swinton e Ralph Fiennes - A Bigger Splash</p></div>
<p>In tutt&#8217;altra direzione si muove il primo concorrente della mattinata e il secondo emissario italiano della comitiva, ma tutto sommato, in nome di una consacrazione internazionale ricevuta a dispetto degli spernacchiamenti di casa, non si direbbe. <strong><em>A Bigger Splash</em></strong> è per l&#8217;appunto il progetto con cui <strong>Luca Guadagnino</strong>, inguaribile <em>&#8220;</em>chiagni e fotti&#8221; della produzione nostrana, tenta il grande lancio internazionale dopo l&#8217;acclamazione tutta d&#8217;Oltreoceano del precedente <em>Io sono l&#8217;amore</em>: rispetto alla patina pseudoviscontiana del precedente, Guadagnino sembra voler adottare la struttura caotica e indisciplinata del film conviviale girato fra amici (quello, con risultati ben diversi, di <em>Io ballo da sola</em> di Bertolucci, per citare il modello più prossimo) e usa come pretesto l&#8217;idea di riadattare il già non eccelso <em>La piscina </em>di Jacques Deray per stendere un fatuo, cadaverico e altezzoso intreccio di morbosità, di seduzioni e di gelosie dalle finalità prettamente commerciali che suona più che altro come un presuntuoso atto di vanità e di autoaffermazione.</p>
<div id="attachment_44298" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/matthias-schoenaerts-luca-guadagnino-dakota-johnson-tilda-swinton-and-ralph-fiennes.jpg"><img class="size-full wp-image-44298" title="matthias-schoenaerts-luca-guadagnino-dakota-johnson-tilda-swinton-and-ralph-fiennes" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/matthias-schoenaerts-luca-guadagnino-dakota-johnson-tilda-swinton-and-ralph-fiennes.jpg" alt="Matthias Schoenaerts, Luca Guadagnino, Dakota Johnson, Tilda Swinton e Ralph Fiennes" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Matthias Schoenaerts, Luca Guadagnino, Dakota Johnson, Tilda Swinton e Ralph Fiennes</p></div>
<p>Pur con qualche alleggerimento autoironico e con un cast a targhe alterne (ottimi <strong>Tilda Swinton</strong> e, soprattutto, un irrefrenabile <strong>Ralph Fiennes</strong>, decisamente più modesti <strong>Matthias Schoenaerts</strong> e, manco a dirlo, <strong>Dakota Johnson</strong>), il cinema di Guadagnino resta in ogni caso ostinatamente irricevibile e a beneficio di una platea (soprattutto estera) accuratamente selezionata, e nel suo tentativo di mitigarsi e di dimostrare un&#8217;anima meno rigida scivola su una resa estetica piena di sbavature (i goffi movimenti di macchina a schiaffo, in particolare), di analisi sociologiche appiccicate con lo sputo (la questione dei migranti come capri espiatori di tutto) e di sguaiatezze assortite.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/ralph_fiennes_5.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44299" title="ralph_fiennes_5" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/ralph_fiennes_5.jpg" alt="" width="400" height="600" /></a></p>
<p>Insomma, se lo scopo di Guadagnino era, ancora una volta e con maggiore preterintenzione, indisporre i suoi detrattori e coccolare i suoi estimatori, c&#8217;è da dire che in questo senso <em><strong>A Bigger Splash</strong> </em>sia un&#8217;operazione perfettamente riuscita.</p>
<div id="attachment_44312" style="width: 410px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/peter-lanzani-pablo-trapero-and-guillermo-francella.jpg"><img class="size-full wp-image-44312" title="peter-lanzani-pablo-trapero-and-guillermo-francella" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/peter-lanzani-pablo-trapero-and-guillermo-francella.jpg" alt="Peter Lanzani, Pablo Trapero and Guillermo Francella - El clan" width="400" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Peter Lanzani, Pablo Trapero and Guillermo Francella - El clan</p></div>
<p><span class="_5yl5"><span>A soddisfare pienamente è invece il primo membro dell&#8217;agguerrito bastimento sudamericano,   un&#8217;iniezione di adrenalina assimilata nella quiete generale: <em><strong>El clan</strong></em> di <strong>Pablo Trapero</strong> è un   solidissimo studio del mostro che si annida nel quotidiano e nella normalità dei valori   fondativi (lo Stato, la Giustizia, ma soprattutto la Famiglia), una storia di violenza e di   omertà che trova nell&#8217;apparente risveglio dell&#8217;Argentina post-peronista un&#8217;ambientazione da inferno e il teatro di un&#8217;ascesa sociale e politica che nasconde in realtà lo stesso irrespirabile clima di barbarie. I sequestri e gli omicidi compiuti &#8211; davvero &#8211; da Arquimedes Puccio (il comico televisivo   Guillermo Francella, qui in un&#8217;inedita, travolgente performance glaciale e luciferina degna del Palmares) e dai suoi congiunti diventano così l&#8217;occasione per riflettere sulla deformazione dei meccanismi familiari &#8211; il punto di vista è quello del figlio Alejandro (<strong>Peter Lanzani</strong>) &#8211; e istituzionali (a giustificare e a tutelare l&#8217;operato dei Puccio sta la necessità da parte del governo centrale di mantenere la strategia della tensione), e Trapero, pur conducendo il gioco con occhio a tratti compiaciuto (i rapimenti accompagnati da hit più o meno dell&#8217;epoca, l&#8217;indugiare piuttosto gratuito sulle torture inflitte alle vittime), riesce a ottenere l&#8217;effetto di un romanzo criminale malsano di grande potenza, spietato e senza sbocchi, gettando nel baratro indistintamente chiunque, dai carnefici alle prede, dai committenti agli gnorri.</span></span></p>
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