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	<title>Movielicious &#187; Claudio Bisio</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Non c’è più religione</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/12/07/non-ce-piu-religione-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 08:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Gassmann]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Finocchiaro]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Bisio]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Miniero]]></category>
		<category><![CDATA[Non c’è più religione]]></category>

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		<description><![CDATA[Gassmann, Bisio e Finocchiaro nella commedia diretta da Luca Miniero, fiera del luogo comune.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id.,  Italia 2016)<br />
Uscita: 7 dicembre 2016<br />
Regia: Luca Miniero<br />
Con: Claudio Bisio, Alessandro Gassman, Angela Finocchiaro<br />
Durata: 1 ora e 33 minuti<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/NonCePiuReligione.jpg"><img class="alignnone wp-image-54677" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/NonCePiuReligione-1024x611.jpg" alt="NonCePiuReligione" width="650" height="388" /></a></p>
<p>Immediatamente prima dei titoli di testa di <em><strong>Non c’è più religione</strong></em>, un cartello ci informa che in Italia non si fanno più figli e che, secondo le statistiche, ogni spettatore presente in sala ha 0,65 figli e ben 2,83 cellulari. <strong>Luca Miniero</strong> detta così le coordinate di una storia che vuole affrontare i temi della crisi delle nascite e dell’integrazione con leggerezza ma, allo stesso tempo, si gioca anche la battuta più divertente di tutto il film ancor prima che questo abbia inizio. Perché di rado in Italia si è visto un tentativo di commedia dalle pretese “sociali” (tra moltissime virgolette) così poco riuscito.<br />
E dire che le forze in campo non erano neanche poche o di poco conto se consideriamo due attori di rango come <strong>Alessandro Gassmann</strong> e <strong>Claudio Bisio</strong> e il coinvolgimento, in sede di scrittura, di un veterano come <strong>Sandro Petraglia</strong> che, da Nanni Moretti a Gianni Amelio, ha comunque collaborato con il gotha del cinema italiano.<br />
Il risultato, invece, non solo è risibile ma addirittura irritante nella sua manifesta pigrizia intellettuale. Non c’è un solo momento del film in cui si rida di gusto o, d’altro canto, si sia spinti a riflettere da una qualche angolazione inedita su un argomento spinoso &#8211; e in ogni caso topico &#8211; come quello del razzismo.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/NonCePiuReligione_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54678" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/NonCePiuReligione_1.jpg" alt="NonCePiuReligione_1" width="644" height="375" /></a></p>
<p>La storia è quella di un’immaginaria isoletta del Mediterraneo dove ogni anno si realizza un presepe vivente per attirare i turisti.<br />
Quest’anno però il bambinello titolare ha un problema: è un po’ troppo cresciuto e ha un accenno di baffi adolescenziali, insomma nella mangiatoia non ci sta proprio. A Porto Buio del resto le natalità sono ai minimi storici ma il bisogno di trovare un altro bambino<br />
spinge il sindaco Cecco (Claudio Bisio), fresco di nomina dopo una disastrosa carriera politica al Nord, a chiederne uno in prestito alla comunità islamica che vive sull’isola, anche se l’idea non piace affatto alla frangia più conservatrice della popolazione.<br />
La location isolana è solo il primo di una serie di elementi che contribuiscono ad allontanare la storia dai parametri che siamo soliti attribuire alla realtà, immergendola invece in una dimensione vagamente favolistica in cui tutti conoscono tutti e nessuno è mai davvero cattivo.<br />
Errore imperdonabile per un film che, se ha davvero voglia di approcciare il sociale, non può esimersi dal pungere, almeno un po’.<br />
Miniero si limita invece al minimo sindacale, tra un Alessandro Gassmann (napoletano poi) che si è costruito una nuova identità come leader di una comunità islamica perché deluso dalla chiusura mentale dei suoi connazionali e una suora (interpretata da una <strong>Angela Finocchiaro</strong> mai così irritante nella sua urgenza di voler strappare risate a tutti i costi) che è, allo stesso tempo, levatrice ormai disoccupata e titolare dell’unica pizzeria dell’isola.</p>
<p>Come se tutto ciò non bastasse, gli autori decidono di confondere le carte e di introdurre nella dicotomia tra cattolici e islamici un ulteriore elemento esotico, nello specifico la figlia del sindaco, buddista per moda e incinta di padre ignoto. Il fastidio che si prova nell’assistere a questo teatrino di luoghi comuni in cui qualsiasi mediorientale viene chiamato “kebabbaro” e un vescovo, confuso dall’apertura occidentale verso religioni altre, cerca di lavare i piedi a chiunque per riguadagnare un proprio ruolo almeno nella dimensione rituale, è più o meno lo stesso causato dalla conclamata pochezza dei <strong>cinepanettoni</strong>, anzi, in questo caso le velleità sociologiche rappresentano addirittura un aggravante. Di base c’è però la medesima malcelata mancanza di rispetto nei confronti di un pubblico che si ritiene possa sentirsi appagato da due battute messe in croce se, come qui, a pronunciarle c’è “quello che presentava Zelig”.<br />
Verrebbe anche da rimpiangere il lavoro fatto dallo stesso Miniero su altri luoghi comuni in <em>Benvenuti al Sud</em>, se non fosse che allora ad assisterlo c’era comunque la solida traccia narrativa dell’originale francese. Così come, a voler essere cattivi, si potrebbero sottolineare le differenze tra il regista e il suo ex sodale Paolo Genovese (insieme girarono i loro primi tre film) nell’alzare un po’ l’asticella del cinema italiano di area più leggera. Con <a href="http://www.movielicious.it/2016/02/11/perfetti-sconosciuti/" target="_blank"><em>Perfetti sconosciuti</em></a>, ad esempio, Genovese c’è riuscito, mentre, a giudicare da questo <em><strong>Non c’è più religione</strong></em>, Miniero sembra ancora lontano anche solo dal provarci.</p>
<p><strong>Voto</strong> 3</p>
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		<title>Ma che bella sorpresa</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 07:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Genovesi]]></category>
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		<category><![CDATA[Valentina Lodovini]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio Bisio innamorato immaginario nella nuova commedia di Alessandro Genovesi. La recensione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2015)<br />
Uscita: 11 marzo 2015<br />
Regia: Alessandro Genovesi<br />
Con: Claudio Bisio, Frank Matano, Valentina Lodovini, Chiara Baschetti<br />
Durata: 1 ora e 31 minuti<br />
Distribuito da: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/ma-che-bella-sorpresa_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41617" title="ma-che-bella-sorpresa_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/ma-che-bella-sorpresa_1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Esiste la donna ideale?<br />
Se lo chiede Guido (<strong>Claudio Bisio</strong>), un professore di lettere di mezza età trapiantato da Milano a Napoli, in piena crisi esistenziale perché appena lasciato da una fidanzata che gli spiega candidamente che &#8220;tu mi rendi troppo felice e lo sanno tutti che noi donne, per essere felici, dobbiamo essere infelici&#8221;.<br />
La stessa domanda gli risuona in testa anche quando una bellissima vicina bussa alla sua porta con la scusa di aver bisogno di un po&#8217; di zucchero.<br />
Dolce, sensuale, appassionata d&#8217;arte e persino tifosa del Milan, Silvia (<strong>Chiara Baschetti</strong>) sembra avere tutto quello che l&#8217;uomo ha sempre desiderato in una donna, forse addirittura troppo.<br />
Guido sta giusto iniziando a convincersi che forse sì, la donna ideale può esistere davvero, quando il suo collega e (unico) amico Paolo (<strong>Frank Matano</strong>), insospettito dal fatto che questa Silvia sia sempre così refrattaria a mostrarsi in pubblico, scopre la triste verità.<br />
Silvia non esiste, è solo una proiezione della delusione di Guido verso un universo femminile da cui si sente troppo deluso per permettersi di sperare ancora nell&#8217;incontro perfetto.<br />
Ed è un peccato perché un&#8217;altra vicina di casa &#8211; che, a differenza di Silvia, però esiste davvero &#8211; da anni non aspetta altro che Guido si accorga di lei.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/ma-che-bella-sorpresa_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41618" title="ma-che-bella-sorpresa_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/ma-che-bella-sorpresa_2.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Alessandro Genovesi torna alla regia a neanche sei mesi dall&#8217;ambizioso e parecchio irrisolto <a href="http://www.movielicious.it/2014/10/16/festival-di-roma-2014-giorno-1/" target="_blank"><em>Soap Opera </em></a>e, per l&#8217;occasione, interrompe il sodalizio con Fabio De Luigi (a tutti gli effetti il suo attore-feticcio) con cui si riunirà comunque a lavorare a breve nel prossimo <em>La peggior vacanza della mia vita</em>.<br />
<strong><em>Ma che bella sorpresa</em></strong> mutua la sua idea di base (la ragazza immaginaria) dal brasiliano <em>Mulher Invisivel </em>e ci costruisce attorno una commedia romantica piuttosto atipica che, seppure fiaccata da alcuni cliché da cui la moderna commedia (all&#8217;) italiana non sembra proprio in grado di svincolarsi, consta di almeno un paio di elementi di pregio assoluto.<br />
Il primo è senza dubbio la location: una Napoli irreale e sognante che, seppure distante anni luce dalla sua natura più complessa e caotica, si rivela essere l&#8217;ideale cornice agrodolce per il mood del film.<br />
Funziona come protagonista Bisio che, reduce da una serie di ruoli particolarmente riusciti (non ultimo quello nel sottovalutato <em>La gente che sta bene </em>di Francesco Patierno), pare stia finalmente riuscendo a svincolarsi dall&#8217;idea di comico di area prettamente televisiva alla quale di solito viene associato.<br />
La stralunata malinconia con cui l&#8217;attore milanese tratteggia la fuga dalla realtà di questo professorino idealista e romantico è piacevole e, allo stesso tempo, gli impedisce di deragliare nei lidi del caricaturale in cui, visti gli argomenti trattati, non sarebbe stato neanche così difficile cadere.<br />
Genovesi si dimostra inoltre abile anche nella scelta di <strong>Renato Pozzetto</strong> e <strong>Ornella Vanoni</strong> per interpretare i genitori di Guido. La Vanoni in particolare è divertentissima nei panni di questa mamma castrante e perennemente alticcia e, a tratti, sembra quasi fare il verso all&#8217;imitazione che a sua volta Virginia Raffaele fa della cantante in TV.</p>
<p>Non sono solo rose e fiori però e, come accennavo poc&#8217;anzi, Ma che bella sorpresa ha pure i suoi bei difetti.<br />
Uno in particolare si staglia prepotente su tutti ed è l&#8217;inutile Frank Matano, indicato in locandina come coprotagonista e, nei fatti, null&#8217;altro che esile figurina di contorno relegata al ruolo di spalla comica di Bisio.<br />
Se non fosse che i suoi interventi si rivelano, con regolarità matematica, i meno divertenti del film.<br />
L&#8217;utilizzo di Matano è ovviamente figlio dell&#8217;incomprensibile popolarità raggiunta da questo negli ultimi anni e di una chiara volontà della produzione di allargare il potenziale bacino d&#8217;utenza dell&#8217;opera anche ai giovanissimi.<br />
Più in generale è la dimostrazione di un&#8217;atavica mancanza di coraggio che grava su quasi tutte le (troppe) commedie prodotte annualmente in Italia; quasi come se il semplice valore di un&#8217;idea vincente o di un buono script sia comunque di secondaria importanza rispetto alla presenza, nel cast, di star stagionali usate come facili specchietti per le allodole.<br />
E&#8217; un meccanismo che alla fine non è neanche detto che paghi e che, di sicuro, svilisce il tentativo di Alessandro Genovesi &#8211; di cui si evince a tratti anche una certa fascinazione per il cinema di Wes Anderson &#8211; di costruire un prodotto fieramente medio che non sia per forza anche mediocre.</p>
<p><strong>Voto </strong>5,5</p>
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		<title>La gente che sta bene</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/01/28/la-gente-che-sta-bene/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jan 2014 15:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Il film in cui Patierno racconta di gente che non sta bene per niente, con Bisio e Abatantuono più cattivi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2013)<br />
Uscita: 30 gennaio 2014<br />
Regia: Francesco Patierno<br />
Con: Claudio Bisio, Margherita Buy, Diego Abatantuono<br />
Durata: 1 ora e 45 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-gente-che-sta-bene.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34487" title="la-gente-che-sta-bene" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-gente-che-sta-bene.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Umberto Dorloni (<strong>Claudio Bisio</strong>) è un egocentrico avvocato d&#8217;affari tutto cinismo e parlantina sciolta, che vive e lavora nella Milano dell&#8217;alta finanza e la cui unica preoccupazione sembra essere quella di fingere, prima di tutto con se stesso, che la crisi economica sia qualcosa che esiste solo sui giornali.<br />
Troppo sicuro di sé per notare il progressivo distacco della moglie Carla (<strong>Margherita Buy</strong>) e l&#8217;astio dei colleghi, Umberto vede il suo impero vacillare quando viene improvvisamente licenziato dallo studio legale di cui è socio.<br />
L&#8217;incontro con Patrizio Azzesi (<strong>Diego Abatantuono</strong>), uno degli avvocati più blasonati (e pericolosi) di Milano, e un&#8217;importante offerta di lavoro da parte di quest&#8217;ultimo, danno ad Umberto l&#8217;impressione di riuscire a rialzarsi senza alcun contraccolpo, ma la realtà è molto più crudele di quanto non sembri e a breve gli presenterà il conto, mostrandogli come il suo sia un ruolo da inconsapevole pedina in un meccanismo più grande di lui.</p>
<p><strong>Francesco Patierno</strong> (<em>Pater Familias</em>, <em>Cose dell&#8217;altro mondo</em>), autore interessante anche se discontinuo, firma questa atipica black comedy tratta dall&#8217;omonimo libro di Federico Baccomo (qui impegnato anche in veste di sceneggiatore) cercando di smarcarsi il più possibile da qualsiasi suggestione tipica della classica commedia all&#8217;italiana che pure la presenza, in veste di protagonista, di Claudio Bisio potrebbe suggerire e lo fa guardando evidentemente oltreoceano.<br />
Dialoghi velocissimi e piuttosto scorretti e una rappresentazione della realtà molto poco accomodante rimandano allo stile di scrittura di certa TV americana (<em>Mad Men</em> e <em>The Office </em>i modelli dichiarati dallo stesso regista) e fanno di questo <strong><em>La gente che sta bene</em></strong> uno strano oggetto.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-gente-che-sta-bene-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34488" title="la-gente-che-sta-bene-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-gente-che-sta-bene-2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Ciò che stupisce semmai è come sia la locandina che il trailer navighino in direzione esattamente contraria, cercando di spingere il film più per i suoi elementi comici che non per la cattiveria che lo connota per buona parte della sua durata e che lo rende, almeno nelle intenzioni, qualcosa di molto vicino a <a href="http://www.movielicious.it/2014/01/07/il-capitale-umano/"><em>Il capitale umano </em></a>di Virzì, pur senza condividerne appieno il coraggio.<br />
Se i due film sono infatti assimilabili sotto il profilo degli interrogativi che entrambi si pongono e che, in buona sostanza, riguardano cosa sia disposto a fare un uomo pur di raggiungere una piccola fetta di successo, si differenziano in maniera piuttosto netta per le risposte che danno a questa domanda.<br />
Laddove infatti Virzì sembra abbandonare da subito qualsiasi speranza nell&#8217;essere umano e spingere fino in fondo il pedale del pessimismo, Patierno a un certo punto sembra quasi fermarsi, come spaventato dalla spirale di cinismo che egli stesso ha costruito, per sterzare verso una forma di parabola più ottimista e, per certi versi, consolatoria.<br />
Ed è un po&#8217; un peccato perché fino a quel momento il cammino del protagonista verso una redenzione che sembra non arrivare mai poteva addirittura ricordare quello di Denzel Washington nel bellissimo <a href="http://www.movielicious.it/2013/01/24/flight/"><em>Flight</em></a> di Robert Zemeckis e, se permettete, non è poco.</p>
<p>Bisio, dal canto suo, smette i panni usuali di comedian paratelevisivo e ce la mette tutta per rendere sgradevole questo piccolo mostro moderno, riempiendolo di tic e di una logorrea ai limiti del sopportabile.<br />
Anche Diego Abatantuono, vera nemesi del protagonista, risulta un&#8217;azzeccata scelta di casting e, lavorando di sottrazione sul suo sgradevolissimo personaggio, indovina il suo ruolo migliore dai tempi di <em>Mediterraneo</em>.</p>
<p>In definitiva un film riuscito a metà quindi.<br />
La prima metà. Quella cattiva.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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		<title>Benvenuti al Nord</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2012/01/19/benvenuti-al-nord/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Binario Loco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Siani]]></category>
		<category><![CDATA[Benvenuti al nord]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Bisio]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Miniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Squadra vincente non si cambia. Bisio e Siani tornano a raccontare pregi e difetti di un'Italia divisa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, 2012)<br />
Uscita: 18 gennaio 2012<br />
Regia: Luca Miniero<br />
Con: Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro<br />
Durata: 1 ora e 50 minuti<br />
Distribuito da: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/115.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-24697" title="115" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/115.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Esistono film in cui – oltre la qualità ed il contenuto intrinseco dell’opera – lo spettatore riesce a percepire una particolare grazia, atmosfera, un’aura impalpabile ed indefinita che probabilmente doveva essere stata già presente sul set, tra gli attori, tra gli autori e, prima ancora, in fase di scrittura. Qualcosa che precede l’epifania della proiezione in sala e che, nonostante i tanti passaggi intermedi, arriva comunque al fruitore finale. Questo tipo di inafferrabile sensazione è presente soprattutto nei film comici e nelle commedie.<br />
Ad esempio, <em>Il Ciclone</em> di Leonardo Pieraccioni, gradevole riuscita commediola sentimentale ma nulla più, deve il suo enorme successo al box office anche alla magia ed al divertimento sul set che, come in un transfert rarissimo, arrivò agli spettatori, comunicandogli una riflessa felicità interiore. Un equilibrio tra pro filmico, extra filmico e filmico, parlando difficile, che si è ripetuto anche per <em>Benvenuti al Sud</em> e, ora, per <em>Benvenuti al Nord</em>, entrambi di Luca Miniero, raffinato regista interessato (sin dagli esordi con il surreale Incantesimo napoletano), ad indagare sui contrastati rapporti di amore-odio tra Nord e Sud Italia.</p>
<p>In questo &#8220;dittico degli stereotipi regionali&#8221; oltretutto il regista e gli attori colgono gli umori nazionali di ritorno all’unitarietà, di superamento della malattia leghista, in un momento di crisi e di disorientamento in cui bisogna serrare le fila, i ranghi del Paese. E cosa c’è di meglio di un cinema di sana propaganda nazionalista per stimolare l’orgoglio patriottico? Certamente il &#8220;volemose bene&#8221; dei film di Miniero suona un po&#8217; favolistico, eccessivo, posticcio ma credibile proprio in quanto desiderabile e desiderato. Rispetto a Benvenuti al Sud, totalmente debitore dell’originale francese <em>Giù al Nord</em>, <em>Benvenuti al Nord</em>, seppur più fragile nel meccanismo narrativo e più prevedibile, risulta egualmente divertente.<br />
I personaggi, gli stessi della pellicola precedente, hanno acquisito una familiarità ed una riconoscibilità presso il pubblico, mentre la carica comica delle situazioni e della sceneggiatura risultano dello stesso livello. L’astro polare che guida il film sembra essere il solito e abusatissimo <em>Totò, Peppino e la malafemmina</em>. Oramai le citazioni di questo film sono sempre più dichiarate e plateali, dalla lettera all’arrivo in piazza del Duomo. Miniero dedica al film di Mastrocinque più di un omaggio ma volutamente stilizzati ed iperbolici. Il clima è anche quello di <em>Napoletani a Milano</em> di Eduardo De Filippo. Ma Miniero è regista di grande cultura cinematografica ed arriva da citazioni meno esplicite. Come nel finale, nel ricongiungimento sentimentale durante la festa degli alpini. Sullo sfondo, <em>Viaggio in Italia </em>di Rossellini ed il bellissimo finale.</p>
<p>Ed è proprio un &#8220;viaggio in Italia&#8221; e nei suoi atavici stereotipi, quello che compie Miniero. Con la sua affiatata compagnia di meridionali e settentrionali. Dalla figurina sentimentale da cinema dei “telefoni bianchi” di Alessandro Siani allo sciolto mestiere di Claudio Bisio. Dalla prorompente mediterraneità di Valentina Lodovini fino alla arcigna milanesità di Angela Finocchiaro, qui ancora più riuscita interprete anche della legnosa madre del suo personaggio. Fino ai riusciti caratteri di Giacomo Rizzo e Nando Paone. La new entry del manager perfezionista interpretato da Paolo Rossi, si adegua al clima di umorismo grottesco ma non troppo del film.<br />
Ci sarà un seguito con un Benvenuti a Roma? Citando le parole del maturo amante di Catherine Spaak ne <em>Il sorpasso</em>, sarà difficile perché un meridionale al Nord ed un settentrionale al Sud, restano un meridionale ed un settentrionale. Se vanno a Roma, diventano tutti romani!</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
<p>Recensione a cura di Raffaele Riveccio<br />
(<em><a href="http://www.binarioloco.it/">www.binarioloco.it</a></em>)</p>
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		<title>Claudio e Alessandro: benvenuti ma non troppo</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2012/01/13/claudio-e-alessandro-benvenuti-ma-non-troppo/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 15:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/91.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-24571" title="91" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/91.jpg" alt="" width="500" height="350" /></a></p>
<p>Dopo il successo di <a href="http://www.movielicious.it/2010/10/01/benvenuti-al-sud/"><em>Benvenuti al sud</em></a> (trenta milioni di euro di incassi per un film italiano è una cifra da capogiro) era inevitabile un sequel. In Italia era inevitabile (sia per tentare di nuovo la fortuna al botteghino, sia per per pareggiare i conti con l&#8217;altra metà del pubblico dello stivale, che magari non si è sentito sufficientemente preso in considerazione), perché il regista francese Dany Boon si è ben guardato dal regalare un sequel al suo piccolo gioiello <em>Giù al nord </em>(<em>Bienvenue chez les Ch&#8217;tis</em>) di cui <em>Benvenuti al sud </em>è il remake. Ma si sa, qui da noi un prodotto, soprattutto se funziona in termini commerciali, va spremuto fino al midollo, privato di quelle caratteristiche che lo avevano reso un caso unico e trasformato in qualcosa di cui si finisce col dire &#8220;era meglio il primo&#8221;. Come avrete intuito, <em>Benvenuti al nord </em>non ci ha entusiasmati, lo leggerete nella recensione che troverete online nei prossimi giorni, ma l&#8217;attesa per la nuova commedia di casa Medusa, a giudicare dalla gremita conferenza stampa di presentazione a cui abbiamo partecipato questa mattina, sembra essere un fatto tangibile.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/72.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-24573" title="72" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/72.jpg" alt="" width="500" height="347" /></a></p>
<p>Cast artistico al gran completo (Bisio, Siani, Lodovini, Rossi e gli altri) arricchito dalla presenza di Emma Marrone, la cantante proveniente dalla scuderia di<em> Amici</em> che ha preso parte alla colonna sonora del film con un paio di brani. <em>Benvenuti al sud</em>, che uscirà mercoledì 18 gennaio in ben ottocento copie, riporta sullo schermo le vicende di Alberto (Bisio) e Mattia (Siani), ma con un cambio di campo . Se nel primo capitolo, infatti, la partita tra il nordico direttore di ufficio postale e l&#8217;impiegato lavativo si giocava nel pittoresco paesino campano di Castellabate, adesso è Mattia che è costretto a trasferire a Milano per salvare il suo legame con moglie e figlio. Sceneggiatura originale, questa volta,  scritta a quattro mani da Fabio Bonifacci e dallo stesso regista Luca Miniero, che però pone sempre al centro della vicenda le diversità culturali di un&#8217;Italia tanto bella perché altrettanto varia.</p>
<p>Mattatori dell&#8217;incontro, inutile dirlo, sono stati i due protagonisti del film Claudio Bisio e Alessandro Siani (quest&#8217;ultimo con cellulare acceso e ben vicino al microfono, come potete percepire dall&#8217;audio della seconda clip) che, tra una battuta e l&#8217;altra,  hanno risposto alle domande dei giornalisti.</p>
<p><em>Claudio, senti un po&#8217; di ansia da prestazione dato il grande successo di Benvenuti al Sud? </em></p>
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<p><em>Alessandro, ti hanno spesso paragonato a Massimo Troisi, in particolare da quando hai interpretato Mattia. E&#8217; una somiglianza in cui ti ritrovi?<br />
</em></p>
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