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	<title>Movielicious &#187; David Gordon Green</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Halloween</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Oct 2018 13:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[David Gordon Green]]></category>
		<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Halloween]]></category>
		<category><![CDATA[Jamie Lee Curtis]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Blum]]></category>
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		<category><![CDATA[Michael Myers]]></category>

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		<description><![CDATA[David Gordon Green si riaggancia direttamente al cult di John Carpenter del 1978 e punta tutto su Jamie]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
Id., USA 2018<br />
Uscita: 25 ottobre 2018<br />
Regia: David Gordon Green<br />
Con: Jamie Lee Curtis, Andi Matichak, Judy Greer, Virginia Gardner<br />
Durata: 1 ora e 49 minuti<br />
Distribuzione: Universal Pictures Italy</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/10/Halloween.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57742" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/10/Halloween.jpg" alt="Halloween" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Quarant’anni di paura, delirio e ossessioni. Quanto basta per rovinare una vita. Quella di<strong> Laurie Strode</strong>, la regina delle “<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Final_Girl_(film)" target="_blank">final girl</a>”, che dopo aver avuto a che fare con Michael Myers ha continuato ad avere un chiodo fisso: quello del suo carnefice che prima o poi sarebbe tornato a darle la caccia. Cosa che puntualmente accade in questo sequel diretto da <strong>David Gordon Green</strong> che, insieme agli sceneggiatori <strong>Danny McBride</strong> e<strong> Jeff Fradley</strong>, riparte quasi da zero, cancellando (giustamente) con un colpo di spugna tutti i vari sequel del film di <strong>John Carpenter</strong> usciti dal 1978 in avanti, come se non fossero mai stati realizzati e portando sullo schermo il primo sequel “ufficiale” del cult di quarant’anni fa. A conferire ufficialità al progetto, il nome di John Carpenter che figura come produttore esecutivo e consulente creativo di questo capitolo (oltre che compositore delle musiche), e quello del Re Mida della cinematografia horror contemporanea, Jason Blum.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/10/halloween_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57743" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/10/halloween_2.jpg" alt="halloween_2" width="600" height="300" /></a></p>
<p>Dove eravamo rimasti? Nel film di Carpenter, Laurie (il personaggio interpretato da <strong>Jamie Lee Curtis</strong>) ha 17 anni quando <strong>Michael Myers</strong> tenta di accoltellarla. Scampata miracolosamente al serial killer con la maschera e la tuta da meccanico, negli anni ha perso il marito, parla a malapena con sua figlia e con sua nipote e ha trascorso l’esistenza preparandosi ossessivamente al ritorno dell’Uomo Nero, in una casa che sembra un rifugio atomico, armata di fucile a canne mozze. Presto scopriamo che le sue non sono solo le convinzioni di una pazza farneticante. Guarda caso, proprio la notte di Halloween, il feroce assassino fa ritorno a Haddonfield, Illinois, dopo essere evaso dall’istituto in cui era stato confinato anni prima, per chiudere i conti con il passato. E Laurie è lì ad attenderlo.</p>
<p>Gradevole e divertente, questo <em><strong>Halloween</strong></em> trova i suoi punti di forza nella sua protagonista, una meravigliosa e tostissima Jamie Lee Curtis e nei sapienti movimenti di macchina di Green (tra le scene tecnicamente memorabili, un piano sequenza di un doppio omicidio davvero niente male). Per il resto, qualche simpatico ammiccamento all’originale e davvero poco altro. Modellato per piacere al pubblico di oggi, soprattutto ai più giovani, è costruito, proprio come l’originale, con una prima parte che punta tutto sull’attesa e una seconda, decisamente più concitata. Quote rosa in primo piano, poi, dato che questa volta Michael ha a che fare non più solo con una, ma con tre generazioni di Strode!</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Stronger</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/10/28/stronger-recensione/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Oct 2017 16:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
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		<category><![CDATA[David Gordon Green]]></category>
		<category><![CDATA[Festa del cinema di Roma 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Jake Gyllenhaal]]></category>
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		<category><![CDATA[RomaFF12]]></category>
		<category><![CDATA[Stronger]]></category>
		<category><![CDATA[Tatiana Maslany]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2017)<br />
Uscita: &#8211;<br />
Regia: David Gordon Green<br />
Con: Jake Gyllenhaal, Tatiana Maslany, Miranda Richardson, Clancy Brown<br />
Durata: 1 ora e 56 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/Stronger.png"><img class="alignnone size-full wp-image-56720" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/Stronger.png" alt="Stronger" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Solo pochi mesi fa il notevole <em>Boston &#8211; Caccia all&#8217;uomo</em> di Peter Berg riportava alla mente (e soprattutto agli occhi) il tragico attentato esplosivo che, il 15 aprile del 2013, funestò la città di Boston durante la sua maratona annuale.<br />
Se il film di Berg si concentrava sulla dimensione macro dell&#8217;evento &#8211; inclusa la concitata caccia all&#8217;uomo che portò all&#8217;arresto di entrambi i terroristi &#8211; <em><strong>Stronger</strong></em> approccia la faccenda dal versante più emotivo, puntando la macchina da presa su uno solo dei 260 spettatori della gara rimasti feriti quel giorno: Jeff Bauman (<strong>Jake Gyllenhaal</strong>).<br />
Un ragazzo semplice che, nel tentativo di riconquistare l&#8217;ex fidanzata Erin (<strong>Tatiana Maslany</strong>), realizza uno striscione e va a fare il tifo per lei all&#8217;arrivo della maratona. Bastano pochi istanti perché quel giorno di festa si trasformi in inferno e Jeff si risvegli in un letto di ospedale senza più le gambe. Da lì in avanti il giovane inizia un cammino irto di ostacoli per superare le ovvie difficoltà che la sua nuova condizione comporta. Lo aiutano un&#8217;ironia beffarda dietro cui mascherare &#8211; o almeno provarci &#8211; i momenti di disperazione e l&#8217;amore per Erin.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/Stronger_2.jpg"><img class="size-large wp-image-56721" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/Stronger_2-1024x552.jpg" alt="DSCF5226.raf" width="1024" height="552" /></a></p>
<p>Se la parabola dell&#8217;uomo qualunque ricade nel più classico dei canovacci da caduta e risalita, il retaggio mumblecore di <strong>David Gordon Green</strong> è utile a stemperare certi eccessi di retorica perennemente dietro l&#8217;angolo quando si trattano personaggi affetti da handicap. In particolare si apprezzano, soprattutto nelle prima parte, i tentativi di alleggerire il dramma attraverso il ricorso a toni quasi da commedia, favoriti dalla natura ostentatamente redneck (leggi pure &#8220;cafona&#8221;) della famiglia del protagonista, in primis della rozza madre, una straordinaria <strong>Miranda Richardson</strong>.<br />
Poi la storia prende una piega più usuale, con lo scivolare di Jeff in una spirale di negatività autolesionista dalla quale lo spettatore sa già benissimo riuscirà a rialzarsi in tempo per i titoli di coda, e un po&#8217; perde quota. Ma, come accennato poc&#8217;anzi, è un passaggio quasi obbligato in storie del genere e Gordon Green non infierisce nemmeno più di tanto in termini di facile pietismo.</p>
<p>Convince però la messa in scena intima, quasi eastwoodiana, con cui l&#8217;autore decide di non mostrare quello che altri renderebbero invece il fulcro emozionale del film. Bastino come esempi la scena delle esplosioni, inquadrate da lontano e osservate dal punto di vista di chi correva verso il traguardo e la telefonata con cui la madre di Jeff viene informata dell&#8217;accaduto, tagliata immediatamente prima che la donna palesi una qualsiasi reazione. Sono entrambi segnali forti di un pudore, sia estetico che intellettuale, che eleva comunque il film sopra la media. Così come piace il modo che ha <strong>Stronger</strong> di riflettere sul bisogno, tipicamente americano, di assegnare lo status di &#8220;eroe&#8221; a chiunque sopravviva a un dramma, quasi fosse la condizione essenziale per metabolizzare un trauma. Ma del resto l&#8217;epica del <em>common man</em> passa anche attraverso certi passaggi.<br />
Bravissimo Gyllenhaal in un ruolo tutt&#8217;altro che facile. Ormai gli manca solo un Oscar ad attestarne ufficialmente il grado di maturità.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Il trailer di Our Brand Is Crisis, thriller politico di David Gordon Green</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2015 06:27:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Mackie]]></category>
		<category><![CDATA[Billy Bob Thornton]]></category>
		<category><![CDATA[David Gordon Green]]></category>
		<category><![CDATA[Our Brand Is Crisis]]></category>
		<category><![CDATA[Sandra Bullock]]></category>

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		<description><![CDATA[Protagonisti Sandra Bullock e Billy Bob Thornton. Le prime immagini. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/our_brand_is_in_crisis.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44369" title="our_brand_is_in_crisis" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/our_brand_is_in_crisis.jpg" alt="" width="499" height="335" /></a></p>
<p>E&#8217; approdato in rete il trailer ufficiale del nuovo dramma politico di <strong>David Gordon Green</strong>, <strong><em>Our Brand Is Crisis</em></strong>,<strong></strong>Il film nasce dall&#8217;omonimo documentario del 2005 diretto da Rachel  Boynton, incentrato sulle strategie americane di marketing e  comunicazione politica messe in atto durante le delicate elezioni  boliviane del 2002.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/BLZo_ILZhfk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Prodotta da <strong>George Clooney</strong> e <strong>Grant Heslov</strong> e sceneggiata da <strong>Peter Straughan </strong>(<em>L’uomo che fissa le capre</em>), la pellicola si concentra sull’uso delle strategia americane da parte  degli ex consulenti di Clinton, James Carville e Stan Greenberg durante  le elezioni presidenziali boliviane del 2002. Protagonista del film <strong>Sandra Bullock</strong>, nei panni di una  famosa stratega per le campagne presidenziali negli Stati Uniti che,  dopo essersi ritirata prematuramente dalle scena politica, viene  richiamata per sostenere uno dei candidati alla presidenza in Bolivia e  battere Pat Candy (<strong>Billy Bob Thornton</strong>), a capo della campagna dell’opposizione.</p>
<p><em>Our Brand is Crisis</em> verrà presentato in anteprima al<a title="Toronto 2015: apre Demolition con Jake Gyllenhaal. Anteprima di The Martian di Scott" href="http://www.bestmovie.it/news/toronto-2015-apre-demolition-con-jake-gyllenhaal-e-presenta-the-martian-di-scott/400754/"><strong> </strong></a><strong>Toronto International Film Festival</strong> la prossima settimana. Nel cast anche <strong>Anthony Mackie</strong>.</p>
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		<title>Joe</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/10/15/joe/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2014 16:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[David Gordon Green]]></category>
		<category><![CDATA[Joe]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Cage e Tye Sheridan]]></category>

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		<description><![CDATA[Nicolas Cage protagonista di una storia cruda e violenta firmata da David Gordon Green.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id, USA 2013)<br />
Uscita: 16 ottobre 2014<br />
Regia:  David Gordon Green<br />
Con: Nicolas Cage e Tye Sheridan<br />
Durata: 1 ora e 47 minuti<br />
Distribuito da: Movies Inspired</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/cage.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39211" title="cage" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/cage.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Sarà in parte anche colpa del ritmo a singhiozzo della distribuzione nostrana, ma degli squallidi, impoveriti scenari rurali dell&#8217;America di provincia e della loro minacciosa, imbarbarita e quasi tribale fauna umana si comincia ad averne fin sopra i capelli: a fare da apripista a questa corrente sospesa fra il gotico sudista e la hicksploitation ma ad uso e consumo del popolo del Sundance è stato in discreta misura il fortunato <em>Un gelido inverno</em>, efficace esordio da attrice di primo piano dell&#8217;allora ventenne Jennifer Lawrence, seguito a ruota dal cruento coming-of-age <em>Mud</em> (da noi uscito in sala soltanto questa estate), dall&#8217;eccellente adattamento per il cinema del <em>Killer Joe</em> di Tracy Letts, dall&#8217;ancora inedito <em>Ain&#8217;t Them </em><em>Bodies Saints</em> (presentato lo scorso anno a Cannes) e dalla desolazione sottoproletaria de <em>Il fuoco della vendetta</em>, senza dimenticare, sul piccolo schermo, i paesaggi spettrali e primitivi della Louisiana di <em>True Detective</em>.</p>
<p>Ultimo in ordine di arrivo, dopo un passaggio in concorso alla 70a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, <strong><em>Joe </em></strong>si aggira fra la tetra, inospitale realtà dell&#8217;estrema periferia texana e la degradazione infinita dei suoi incattiviti abitanti, ma sorge il dubbio che l&#8217;operazione sia principalmente il pretesto per una duplice, auspicata rinascita artistica: da un lato, la scappatoia abbastanza ipocrita del film-vetrina, con il quale nettare e disinfettare la filmografia di uno zimbello acclarato come <strong>Nicolas Cage</strong>, dall&#8217;altro il tentativo sincero ma anodino dell&#8217;ex-enfant prodige <strong>David Gordon Green</strong> di restituirci la forma più pura e meno ingabbiata dalle commissioni di turno del talento rivelatosi con <em>George Washington</em> (vincitore del 18° Torino Film Festival), esploso con lo splendido <em>Undertow</em> e riciclatosi tristemente, in tempi più recenti, nell&#8217;allegra scuderia di Judd Apatow con abomini demenziali su cui è opportuno tacere.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/joe_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39212" title="joe_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/joe_2.jpg" alt="" width="499" height="282" /></a></p>
<p>Ringalluzzito dall&#8217;Orso d&#8217;Argento per la Migliore Regia al penultimo Festival di Berlino assegnato al suo <em>Prince Avalanche</em>, il cineasta di Little Rock ritrova gli ambienti, i personaggi e le dinamiche della sua fase indie, rivisti però con la sensibilità di un regista ormai affermato e passato relativamente incolume attraverso i meccanismi dell&#8217;industria filmica che conta: escono ridimensionati soprattutto i debiti nei confronti della poetica di Terrence Malick, suo nume tutelare nonché coproduttore di <em>Undertow</em>, ma il ritorno a casa di Green, seppur salvifico e depurante, non riporta precisamente alle vette dei suoi esordi.</p>
<p>Traendo spunto dall’omonimo romanzo di Larry Brown, si torna a parlare di figure paterne, di riscatti impossibili e di vicende di quotidiano abuso e di ordinaria sopraffazione, qui rappresentati dall’ex-detenuto Joe (Nicolas Cage), che diventa la figura di riferimento e il viatico verso l&#8217;età adulta del quindicenne Gary (<strong>Tye Sheridan</strong>, insignito del Premio Mastroianni e già visto, guarda caso, tanto in <em>The Tree of Life</em> quanto, in ruolo assai simile, nel già citato <em>Mud</em>), costantemente vessato dal padre alcolista ed ingabbiato in una vita la cui miglior prospettiva è raggranellare qualche dollaro “uccidendo” alberi nelle lugubri boscaglie circostanti.</p>
<p>Il legame che si instaura fra i due però non va oltre una convenzionale e neanche tanto approfondita educazione alla crescita che in vari momenti ricorda – epilogo compreso – i precetti del vecchio Kowalsky di <em>Gran Torino</em>: Green punta molto sul miserabilismo finanche insistito del contesto e sul simbolismo della pagina scritta, ma si dimentica di definire figure convincenti e sfaccettate, fallendo nella costruzione di una progressione drammatica appassionante e procedendo per una serie di episodi interscambiabili in cui l&#8217;atmosfera dovrebbe supplire alle carenze di scrittura.</p>
<p>Il film è effettivamente slabbrato, privo di un autentico baricentro e per certi versi semplicistico, vittima della canonicità delle situazioni (il percorso di redenzione dell&#8217;adulto alternato a quello di autoaffermazione dell&#8217;adolescente) e di cambi di registro un po’ troppo facili – la parentesi comica con la ricerca del cane scomparso, la prevedibile ma repentina risoluzione tragica del finale, che pure intenderebbe commuovere -, e conta eccessivamente, a scapito dell&#8217;equilibrio d&#8217;insieme e del fattore coinvolgimento, sul carisma autolesionista del suo protagonista, diretto con intelligenza ed empatia, capace persino di una sobrietà e di un&#8217;autoironia (già di culto la sequenza della &#8220;pain face&#8221;) che sembravano estinte.</p>
<p><em>Joe</em> è pertanto, più che il volenteroso inizio di una seconda giovinezza, un’opera di mera, deludente transizione, uno sterile e privato atto di nostalgia nei confronti di un passato autoriale irrecuperabile più che un discorso propositivo verso una carriera in divenire (il suo appena appena meglio riuscito <strong><em>Manglehorn</em></strong>, visto quest&#8217;anno al Lido, si lascia vampirizzare dalla presenza imprescindibile di Al Pacino, ma non si allontana granché da qui), null&#8217;altro che un superficiale esercizio di stile senza molta sostanza di cui rimane, a fine visione, ben poco.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 4 &#8211; Video</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Aug 2014 16:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[The Humbling]]></category>

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		<description><![CDATA[E' stato il Pacino day oggi, alla Mostra con The Humbling e Manglehorn. Ma la Francia è ancora protagonista]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38538" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/barrylevinson_alpacino_davidgordongreen.jpg"><img class="size-full wp-image-38538" title="barrylevinson_alpacino_davidgordongreen" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/barrylevinson_alpacino_davidgordongreen.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Barry Levinson, Al Pacino e David Gordon Green</p></div>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/0SPFdqLYyuI?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/0SPFdqLYyuI?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Sono 24 ore da mattatore per la stella più scintillante della manifestazione, un <strong>Al Pacino</strong> riapprodato al circuito maggiore d&#8217;autore dopo un lustro di tristi partecipazioni alimentari e di notevoli concessioni al piccolo schermo (su tutti, il <em>Phil Specto</em>r di David Mamet). Tappa di partenza di questa celebrazione del mestiere di recitare tenuta dal più attivo e meno corrotto fra gli attori della Nuova Hollywood ancora in attività è il sospirato <strong><em>The Humbling</em></strong>, con cui la star si ricongiunge a quel <strong>Barry Levinson</strong> che gli garantì Emmy e Golden Globe con il televisivo <em>You Don&#8217;t Know Jack</em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/alpacino_thehumbling.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38540" title="alpacino_thehumbling" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/alpacino_thehumbling.jpg" alt="" width="259" height="385" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/alpacino_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38539" title="alpacino_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/alpacino_2.jpg" alt="" width="278" height="385" /></a></p>
<p>Premio Oscar nel 1989 per <em>Rain Man</em>, Levinson porta su pellicola il penultimo, brevissimo romanzo di <strong>Philip Roth</strong>, un progetto accarezzato dal divo sin dai giorni immediatamente successivi alla pubblicazione tanto da acquistarne immediatamente i diritti. Come per <em>Birdman</em>, non si fatica a comprendere l&#8217;interesse del suo interprete per un progetto coraggiosamente autobiografico ai limiti dell&#8217;autolesionismo &#8211; si parla pur sempre di anziani istrioni in crisi e con il terrore del viale del tramonto &#8211; e il mettersi in gioco di Pacino in una serie sempre crescente di umiliazioni (traduzione letterale del titolo) a tratti commuove, ma il testo di partenza forse non era la scelta migliore per riportare in sala uno dei grandi narratori del nostro tempo, la natura ad altissimo tasso di erotismo del materiale originale è sostituita da una più triste e pavida risoluzione semi-onirica senza molto senso e i rischi presi tanto da Levinson quanto da Pacino finiscono per certi versi per ritorcerglisi contro rasentando a tratti il ridicolo involontario. Al di là di una auspicata performance monumentale e quasi testamentaria fallimentare, perdipiù azzoppata da un&#8217;alchimia pressoché nulla con la solitamente &#8211; ma non qui &#8211; adorabile <strong>Greta Gerwig</strong>, purtroppo non c&#8217;è molto altro.</p>
<div id="attachment_38541" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/3coeurs.jpg"><img class="size-full wp-image-38541" title="3coeurs" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/3coeurs.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Charlotte Gainsbourg, Chiara Mastroianni, Benoit Jacquot e Catherine Deneuve per 3 Coeurs</p></div>
<p>Concludendo la giornata con una sortita in Orizzonti, l&#8217;austriaco <strong><em>Ich seh, Ich seh</em></strong>, fiaba orrorifica ed esistenziale con cui, con evidenti rimandi all&#8217;universo sadico e dolente del marito <strong>Ulrich Seidl</strong> (al Lido, peraltro, con il documentario <em>Im Keller</em>), debutta nel lungometraggio di fiction la cinquantenne <strong>Veronika Franz</strong> (assistita dal più giovane <strong>Severin Fiala</strong>), si riprende la mattina con il secondo cugino d&#8217;Oltralpe in Concorso, il romantico <em><strong>3 coeurs</strong></em>, che ripropone in veste drammatica il <strong>Benoît Poelvoorde</strong> e la <strong>Chiara Mastroianni</strong> già incontrati ne <em>La rançon de la gloire</em> e li affianca ai due volti più caratterizzanti dell&#8217;industria filmica francese di ieri e di oggi come <strong>Catherine Deneuve</strong> e <strong>Charlotte Gainsbourg</strong>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/chiaramastroianni.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38542" title="chiaramastroianni" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/chiaramastroianni.jpg" alt="" width="270" height="407" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/charlottegainsbourg.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38543" title="charlottegainsbourg" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/charlottegainsbourg.jpg" alt="" width="271" height="407" /></a></p>
<p>Il film parte da un breve incontro conclusosi prima dell&#8217;alba per mettersi con orgoglio e coraggio nei binari del mèlo più classico. Simile per certi versi all&#8217;immenso <em>Persécution</em> di Patrice Chereau (rimasto scandalosamente senza premi a Venezia67), è un rischioso e a tratti incosciente atto di fede nei confronti del cinema dei sentimenti, forse ingenuo nelle proprie implausibilità &#8211; il protagonista maschile, comunque eccezionale e credibilmente speculare rispetto al ruolo dell&#8217;altroieri, non è di certo il Gérard Depardieu degli anni&#8217;80 o il Romain Duris di oggi in quanto a prestanza -, ma sa restituire un equilibrio di ossessione e routine a tratti appassionante senza scadere negli stereotipi dell&#8217;amour fou. La platea, per la prima volta durante il Concorso, si è prodotta negli attesi e anche comprensibili fischi, ma il film di <strong>Benoît Jacquot </strong>resta l&#8217;esempio di una tradizione narrativa nobile che merita rispetto e da difendere dal cinismo di molta critica.</p>
<div id="attachment_38544" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/chrismessina_alpacino_davidgordongreen.jpg"><img class="size-full wp-image-38544" title="chrismessina_alpacino_davidgordongreen" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/chrismessina_alpacino_davidgordongreen.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Chris Messina, Al Pacino e David Gordon Green per Manglehorn</p></div>
<p>All&#8217;ora di pranzo, uscendo dalla Sala Darsena, ci si aspetterebbe quasi di trovare il buio della sera prima, vista l&#8217;affinità fra il fallimento di Barry Levinson e l&#8217;odierno <strong><em>Manglehorn</em></strong> di <strong>David Gordon Green</strong>, ma come un delizioso dessert dopo una portata principale deludente, la visione è più che rinfrancante. Il ritorno ad appena un anno di distanza al Lido del regista di <em>Undertow</em> è il ritratto crepuscolare e senile che il più complesso ed elaborato <em>The Humbling</em> non è riuscito ad essere e l&#8217;occasione per un commovente, ciclopico <strong>Al Pacino</strong> di indovinare il grande ruolo della vecchiaia. A metà fra l&#8217;Eastwood di <em>Gran Torino</em> e il Nicholson di <em>A proposito di Schmidt</em>, il film azzecca il registro patetico senza scadere nel pietoso, ritrae una provincia profonda isolata e dolce con uno sviluppo pacioso, rasserenante e quasi senza intreccio senza per questo risultare consolatorio e non pigia il pedale sulla catarsi o sulla tragedia in modo artefatto come invece accadeva in <em>Joe</em>. Contro ogni previsione, <strong><em>Manglehorn</em></strong> conquista immediatamente con la sua semplicità la simpatia di critica e pubblico.</p>
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