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	<title>Movielicious &#187; Dorothy Atkinson</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Turner</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 11:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Mr.Turner Gran Bretagna 2014)<br />
Uscita: 29 gennaio 2015<br />
Regia: Mike Leigh<br />
Con: Timothy Spall, Dorothy Atkinson, Marion Bailey<br />
Durata: 2 ore e 29 minuti<br />
Distribuito da: Bim</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/turner_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40866" title="turner_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/turner_1.jpg" alt="" width="500" height="256" /></a></p>
<p>Nel suo ultimo film, <strong>Mike Leigh</strong> ci mostra il pittore Joseph Mallord William Turner (<strong>Timothy Spall</strong>), uno dei massimi esponenti del romanticismo inglese, nell&#8217;arco degli ultimi vent&#8217;anni della sua vita.<br />
Estremamente burbero e refrattario alle relazioni sociali, che pure pratica con malcelato fastidio, Turner vive una vita solitaria, con la sola compagnia della devota governante Hannah (<strong>Dorothy Atkinson</strong>) e dell&#8217;anziano padre che gli fa da assistente.<br />
Alla morte di quest&#8217;ultimo, il carattere del pittore diventa, se possibile, ancora più ispido e spigoloso e lo spinge ad allontanarsi ulteriormente dalle persone, con l&#8217;unica eccezione di Mrs. Booth, matura locandiera di Chelsea, con cui instaura, forse per la prima volta nella sua vita, un rapporto di grande complicità e rispetto, seppure in incognito.</p>
<p>Leigh, solitamente più a suo agio con piccole storie riguardanti gente comune, approccia lo spinoso genere del biopic senza rinunciare a nulla del suo stile fatto di tempi lunghi e basso profilo, finendo così col firmare un potentissimo e visivamente splendido elogio della normalità.<br />
Seppure animalesco per modi e fattezze, <em>Turner</em> rappresenta infatti una delle rarissime incarnazioni cinematografiche di artista in cui, ad essere in primo piano, non sono gli eccessi o comunque l&#8217;artata amplificazione, a fini strumentali, di quel maledettismo in genere insito in ogni personaggio bigger than life.<br />
Da un punto di vista tecnico invece, l&#8217;intuizione più felice di Leigh risiede nella scelta di descrivere il rivoluzionario apporto di Turner all&#8217;arte moderna senza mai focalizzarsi in maniera didascalica sui processi che ne hanno definito lo stile &#8211; di fatto il film racconta di un artista già ampiamente risolto &#8211; bensì costruendo ogni singola scena come se fosse essa stessa un quadro, attraverso un uso suggestivo e pittorico del digitale e della (straordinaria) fotografia,  giustamente candidata all&#8217;Oscar.<br />
Ecco dunque irradiarsi dallo schermo la medesima luce che ha reso immortali le opere dell&#8217;artista inglese (soprannominato, non a caso, il pittore della luce) in un delicato e riuscito processo di osmosi tra cinema e pittura, ribadita anche dalla profonda fascinazione, mostrata nel film, di Turner per il mezzo fotografico allora agli albori.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/turner_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40867" title="turner_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/turner_2.jpg" alt="" width="500" height="269" /></a></p>
<p>Altro aspetto fondamentale della pellicola è l&#8217;estrema cura con cui Leigh osserva le dinamiche sociali tipiche della quotidianità dell&#8217;epoca, passando al setaccio la vacuità dell&#8217;alta borghesia londinese dei primi dell&#8217;Ottocento e che trova il suo climax in una scena che descrive una tipica conversazione altoborghese da &#8216;ora del tè&#8217;, in cui tutti i partecipanti &#8211; incluso un riluttante Turner &#8211;  sono chiamati, a turno, a conversare su un argomento di interesse pressoché nullo.<br />
Tutto il film, sebbene a tratti fiaccato da una lunghezza eccessiva, è costruito sulla sottrazione, come una serie di quadretti di vita minima che, una volta giustapposti, concorrono a formare un quadro più ampio.<br />
Motore dell&#8217;operazione e perno su cui fa leva la riuscita dell&#8217;opera è l&#8217;interpretazione &#8220;totale&#8221; di un Timothy Spall (Palma d&#8217;oro come miglior attore a Cannes per questo ruolo) che, smessi i panni abituali del caratterista, lavora di cesello su un personaggio complesso e, per molti versi, sgradevole.<br />
La fisicità con cui l&#8217;attore si dona alla macchina da presa è impressionante così come la raffinatezza con cui riesce a illuminare il &#8220;suo&#8221; Turner con improvvisi e sparuti squarci di umanità che ne stemperano l&#8217;irsuta antipatia e, al tempo stesso, consentono allo spettatore il minimo sindacale in termini di processo empatico.<br />
Di tutte le stranezze insite nella scelta dei candidati all&#8217;Oscar di quest&#8217;anno, quelle che risultano più inspiegabili sono proprio le mancate nomination di Mike Leigh come miglior regista e quella di Spall per l&#8217;interpretazione maschile.<br />
Quest&#8217;ultima, in particolare, grida abbastanza vendetta.</p>
<p><strong>Voto </strong>7</p>
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