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	<title>Movielicious &#187; Eddie Marsan</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Festival di Roma 2014 &#8211; Giorno 2</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2014 15:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Alec Baldwin]]></category>
		<category><![CDATA[Asa Butterfield]]></category>
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		<category><![CDATA[Danze macabre. Il cinema gotico italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[La fantasia barocca di Jean-Pierre Jeunet, il toccante Still Alice con una sorprendente Julianne Moore]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>LO STRAORDINARIO VIAGGIO DI T.S. SPIVET di JEAN-PIERRE JEUNET</strong></em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39257" title="lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>A chiudere la serata di ieri, due pellicole incentrate sulle vicende di due adolescenti, entrambe per Alice nella città: <em><strong>Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet</strong></em> di <strong>Jean-Pierre Jeunet</strong> e <em><strong>X+Y</strong></em> di <em><strong>Morgan Matthews</strong></em>. La prima racconta la storia di un bambino di dieci anni che viaggia attraverso gli States per andare a ritirare un premio per la sua invenzione straordinaria a Washington DC. <em>Jean-Pierre Jeunet</em> recupera lo stile del suo celebre <em>Amélie</em> con una storia dal cast eccezionale (<strong>Helena Bonham Carter</strong> su tutti), ma pecca nel voler scatenare la lacrima facile e finisce per spingere un po&#8217; troppo sul buonismo. Il mondo visto dagli occhi di un bambino genio può essere effettivamente straordinario, ma il tutto risulta un po&#8217; troppo ricoperto di melassa. I personaggi, dal rude papà cowboy alla stramba mamma fissata coi coleotteri, sono sì affascinanti per la prima mezz&#8217;ora ma a un tratto scadono nella macchietta prevedibile, e l&#8217;happy ending a tutti i costi sembra suggerire che Jeunet abbia perso la vena acidula e un po&#8217; uncorrect del passato.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
<p><strong>X+Y di</strong> <strong>MORGAN MATTHEWS<br />
</strong></p>
<div id="attachment_39258" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/xy.jpg"><img class="size-full wp-image-39258" title="xy" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/xy.jpg" alt="X+Y" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">X+Y</p></div>
<p>Con <em><strong>X+Y</strong></em> invece siamo alle prese con il dramma poco credibile su un ragazzo inglese, Nathan (quell&#8217;<strong>Asa Butterfield</strong> protagonista di <em>Hugo Cabret</em>) affetto da autismo nonché genio della matematica. Grazie a sua madre (<strong>Sally Hawkins</strong>) e a un insegnante che utilizza metodi non convenzionali (Rafe Spall), Nathan riuscirà a vincere un posto nella nazionale inglese alle Olimpiadi della Matematica (IMO), esperienza che gli cambierà del tutto la vita. Poco credibile perché la storia, pur avvalendosi di un cast di ottimo livello, utilizza un tema delicato come quello dell&#8217;autismo per focalizzarsi in realtà sulle ossessioni con le quali spesso coloro che hanno doti intellettuali particolarmente sviluppate, sono cotretti a convivere. In una vicenda portata avanti con tanto rigore (che in fondo, trattandosi di matematica, ci può anche stare), però si fa fatica a trovare il senso ultimo del film, attorno al quale il regista <strong>Morgan Matthews</strong> gira attorno, senza centrarlo mai davvero. Se avete visto  <em><a href="http://www.movielicious.it/2013/12/12/still-life/">Still Life</a></em>, riconoscerete sicuramente l&#8217;inglesissimo <strong>Eddie Marsan</strong>, qui nei panni di uno degli insegnanti di Nathan.</p>
<p><strong>Voto </strong>5</p>
<p><strong>STILL ALICE</strong> <strong>di RICHARD GLATZER e WASH WESTMORELAND</strong></p>
<div id="attachment_39259" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/still_alice_2.jpg"><img class="size-full wp-image-39259" title="still_alice_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/still_alice_2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Still Alice</p></div>
<p>Una maciata di ore di sonno (ma in fondo di che ci lamentiamo, siamo solo all&#8217;inizio!), prima del ritorno in sala stamattina con un film, finalmente, con la effe maiuscola: <strong><em>Still Alice</em></strong>. Altra pellicola che arriva dritta da Toronto, il toccante dramma diretto dal cineasta indipendente <strong>Richard Glatzer </strong>(<em>Quinceañera</em>) e <strong>Wash Westmoreland </strong>ci sbattono davanti agli occhi la storia di una professoressa universitaria di Linguistica che si trova improvvisamente a dover convivere con una forma precoce di Alzheimer. Affrontando un tema profondamente toccante senza mai ricorrere a mezzucci da lacrima facile, il film pesa per un buon 90% sulle spalle della protagonista, la superba <strong>Julianne Moore</strong> che riesce a infondere al suo personaggio un rigore e una fragilità commoventi nel cercare di rimanere aggrappata con le unghie e con i denti alla persona che era prima di ammalarsi. A supportare quella che rimarrà certamente come una delle sue performance più intense, ci sono due comprimari, altrettanto in parte come <strong>Alec Baldwin</strong> nei panni del marito di Alice e (udite, udite) <strong>Kristen Stewart</strong>, che nel ruolo della figlia minore della donna dimostra un talento che abbiamo cercato a lungo e che sta finalmente venendo a galla.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
<p><strong>EDEN</strong> <strong>di MIA HANSEN  LOVE</strong></p>
<p>Altro giro, altro film. <em><strong>Eden</strong></em> era, almeno sulla carta, un&#8217;opera suscettibile di favorire aspettative piuttosto alte. Completamente incentrato sul French Touch, la scena elettronica francese che infiammò i club di mezzo mondo a cavallo tra la fine degli anni novanta e l&#8217;inizio del nuovo millennio, il film ha il vantaggio di essere raccontato da chi, quel momento &#8220;storico&#8221;, lo ha realmente vissuto, ossia Sven Hansen Løve, fratello dell&#8217;autrice e qui co-sceneggiatore.<br />
Nei fatti, invece, la giovane regista spreca l&#8217;occasione di girare una versione d&#8217;oltralpe di quanto fatto da Michael Winterbottom per la scena inglese anni Ottanta con <em>24 Hours Party People</em> e un po&#8217; si perde nei meandri di in un apologo generazionale più concentrato sul versante esistenziale che non sul (vasto) materiale musicale a disposizione.<br />
Gli stessi Daft Punk, citati più volte nel film e presenti in colonna sonora con diversi brani, risultano essere più delle figurine chiamate a garanzia della genuinità filologica del prodotto piuttosto che le lenti attraverso le quali analizzare il fenomeno del French Touch.<br />
Certo, <em>Eden</em> è ben girato e ha il pregio di essere uno dei pochissimi film in cui siano presenti (numerose) scene in discoteca che non sanno di posticcio ed è evidente da subito come, dietro al progetto, ci sia gente che ha una reale conoscenza dell&#8217;argomento trattato.<br />
Resta comunque un&#8217;opera abbastanza irrisolta non supportata nè dal cast (gli attori sono tutti irrimediabilmente antipatici) né da una durata leggermente eccessiva.</p>
<p><strong>Voto </strong>5<br />
<strong>L&#8217;INCONTRO CON JOE DANTE</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/joe_dante.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39260" title="joe_dante" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/joe_dante.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Dopo aver presentato la divertente commedia horror <strong><em>Burying the Ex</em></strong> a Venezia, <strong>Joe Dante</strong> è tornato in Italia. Il regista di <em>Gremlins</em>, <em>Piranha</em>,<em> Small Soldiers</em> e <em>The Hole</em> è al Festival di Roma, dove ieri sera ha presentato, da storico fan di Bava quale è sempre stato, il restauro digitale di <strong><em>Operazione Paura</em></strong>, primo film della retrospettiva <strong><em>Danze macabre. Il cinema gotico italiano</em></strong>, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Cineteca Nazionale. Lo abbiamo incontrato questa mattina, mentre partecipava ad un incontro dal titolo <strong><em>Joe Dante e il cinema gotico</em></strong> e ci ha raccontato qualcosa di molto interessante su come, negli anni Sessanta, i film di genere che venivano dall&#8217;Italia, subivao una sorta di americanizzazione che serviva, secondo i distributori, a garantire ai titoli un mercato più ampio.</p>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/KtGCcboxy64?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/KtGCcboxy64?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="allowfullscreen" /></object></p>
<p><em>Era molto frequente negli Stati Uniti fare in modo che quei film non sembrassero italiani. Molti di quelli che hanno visto in originale La maschera del demonio, che in America è diventato Black Sunday credevano che fosse un film inglese. A quei tempi i distributori credevano che gli spettatori non volessero guardare film horror provenienti da paesi che non fossero di lingua inglese, ma Black Sunday segnò un vero e proprio punto di svolta. E quando gli seguì I tre volti della paura, distribuito all&#8217;estero con il titolo di Black Sabbath, questo genere di film iniziò a diventare popolare, cosa che  consentì a Mario Bava di entrare in contatto con gli Studios americani che decisero di cofinanziare alcuni dei suoi progetti.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Di un film in particolare, La ragazza che sapeva troppo, da molti considerato il primo giallo ll&#8217;italiana della storia, furono realizzate due versioni, una italiana e una inglese. Alla versione inglese il titolo è stato cambiato in The Evil Eye. Era un film molto intelligente ma per qualche strano motivo, la versione americana è del tutto scomparsa ed è stata rimpiazzata dalla versione italiana, non altrettanto buona a mio parere.</em></p>
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		<title>Still Life</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Dec 2013 10:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Eddie Marsan]]></category>
		<category><![CDATA[Joanne Froggatt]]></category>
		<category><![CDATA[Still LIfe]]></category>
		<category><![CDATA[Uberto Pasolini]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. U.K. 2013)<br />
Uscita: 12 dicembre 2013<br />
Regia: Uberto Pasolini<br />
Con: Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury<br />
Durata: 1 ora e 27 minuti<br />
Distribuito da: BIM</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/still-life.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33858" title="still-life" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/still-life.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Ci voleva Uberto Pasolini, italiano di nascita ma ormai da tempo trapiantato in Inghilterra, meglio noto come produttore (<em>Full Monty</em>) e già autore del poco conosciuto ma apprezzato <em>Machan</em>, per affidare finalmente un ruolo da protagonista a Eddie Marsan.<br />
In assoluto il miglior caratterista inglese su piazza, forte di una lunga e prolifica carriera lavorativa (ve lo ricordate in <em>Gangs of New York</em> di Martin Scorsese, nella lotta tra il macellaio Daniel Day Lewis e Leonardo DiCaprio? O nei panni del reverendo John in <em>21 Grammi</em> di Iñárritu?) anche se sempre in ruoli secondari, l&#8217;attore londinese in <em>Still Life</em> recita quasi sempre da solo, portando sulle proprie spalle il peso di una storia tutt&#8217;altro che comune.</p>
<p>Vediamo per la prima volta il suo personaggio, lo strambo John May, mentre assiste da solo a vari funerali, tutti celebrati con riti diversi. Un cognome che fa venire in mente la primavera, anche se a vederlo John sembra più una creatura da autunno inoltrato: un uomo riservato e apparentemente di corte vedute. Impiegato comunale, conduce una vita tranquilla e solitaria. Nulla di eccezionale, se non per un lavoro quantomeno insolito: contattare i parenti più prossimi di coloro che sono morti in completa solitudine, e nel caso non si trovi nessuno, presenziare al loro funerale. Nel suo impegno di dare dignità in morte a coloro che l’hanno persa in vita, il signor May scrive di proprio pugno e con grande sensibilità gli elogi funebri e sceglie accuratamente la musica di accompagnamento per l&#8217;estremo saluto dei suoi ormai inconsapevoli clienti. Tanta dedizione ai morti non è gradita però al suo superiore, che lo licenzia di punto in bianco perché troppo lento e costoso nello svolgere il suo lavoro. Tutto ciò che rimane a John adesso è un ultimo caso da portare avanti, quello di Billy Stoke, un alcolizzato morto proprio nella palazzina di fronte alla sua. Il disordine della vita del defunto finisrà così per creare una rottura nell’esistenza di John, fatta di abitudini e routine, tanto da convincerlo a partire alla ricerca di amici e parenti dell&#8217;uomo.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/still_life_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33859" title="still_life_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/still_life_2.jpg" alt="" width="499" height="282" /></a></p>
<p>Reduce dai successi veneziani (Pasolini, che non è imparentato con lo scrittore bensì è nipote di Luchino Visconti, è stato premiato come Miglior Regista nella sezione Orizzonti ma il il film si è aggiudicato anche il premio Pasinetti, assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani), <em>Still Life</em> arriva nelle sale in un periodo dell&#8217;anno in cui tra hobbit e draghi, cartoon e commediole italiane, non sarà facile attirare l&#8217;attenzione del pubblico. Con uno stile che ricorda molto da vicino gli autori del nord Europa e con le inquadrature sature di onestà e rigore formale, <em>Still Life</em> è un piccolo gioiello che questa attenzione però la merita, perché in grado di raccontare con disarmante nitidezza e semplicità il momento del trapasso di tanti &#8220;signor nessuno&#8221;. Gli unici rapporti umani che John May ha, infatti li stabilisce proprio con i suoi cari estinti, dei quali conserva con cura le foto. Con loro sa di poter condividere un destino di solitudine, quello stesso destino che probabilmente è dietro l&#8217;angolo ad attendere anche lui.</p>
<p>Temi eterni quali la vita e la morte si incontrano con altri più attuali come l&#8217;isolamento nella società occidentale e la crisi economica, accompagnando lo spettatore in un viaggio in cui la desolante mediocrità umana viene vista attraverso gli occhi di May, un omino che sembra appena uscito dalle pagine del <em>Cappotto</em> gogoliano. E Pasolini sceglie di raccontare la sua storia con un approccio meticoloso, preciso e controllato proprio come era il suo protagonista prima dell&#8217;incontro che gli cambierà la vita. E prima di abbandonare l&#8217;universo fisico per quello metafisico. Perché poi la vita di John May, diventa poesia.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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