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	<title>Movielicious &#187; Ewan McGregor</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Birds of Prey: il primo teaser con Margot Robbie nei panni di Harley Quinn</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 16:49:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Birds of Prey And the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn]]></category>
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		<description><![CDATA[La fidanzata del Joker sta per tornare.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Harley_Queen.png"><img class="alignnone size-full wp-image-57995" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Harley_Queen.png" alt="Harley_Queen" width="497" height="551" /></a></p>
<p>Dopo che <strong>Margot Robbie</strong>, questa mattina, ha pubblicato la prima immagine che la vede nuovamente nei panni di<strong> Harley Quinn</strong>, in vista del film tutto al femminile<strong><em> Birds of Prey And the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn</em></strong>, è apparso in rete il primo teaser della pellicola diretta da <strong>Cathy Yan</strong> tutto incentrato su Harley Quinn. Il brano in sottofondo è <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Dsdvv8LFrqY" target="_blank">&#8220;New Error&#8221; dei <strong>Moderat</strong></a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/1GMBZvyEzo0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre alla Robbie, il cui personaggio era una delle cose migliori viste in <a href="http://www.movielicious.it/2016/08/04/suicide-squad-recensione/" target="_blank"><em>Suicide Squad</em></a><em>,</em> nel cast ci sono anche <strong>Jurnee Smollett-Bell</strong>, <strong>Mary Elizabeth Winstead</strong>, <strong>Rosie Perez</strong> ed <strong>Ewan McGregor</strong>. L’uscita di <strong><em>Birds of Prey And the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn</em></strong> è prevista il <strong>7 febbraio 2020</strong>.</p>
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		<title>T2 Trainspotting</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/02/22/t2-trainspotting-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2017 07:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Danny Boyle]]></category>
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		<category><![CDATA[T2: Trainspotting]]></category>

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		<description><![CDATA[Mark, Sick Boy, Begbie e Spud in una parabola densa di nostalgia, alla ricerca del tempo che fu. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Gran Bretagna 2017)<br />
Uscita: 23 febbraio 2017<br />
Regia: Danny Boyle<br />
Con: Ewan McGregor, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller, Robert Carlyle<br />
Durata: 1 ora e 58 minuti<br />
Distribuzione: Warner Bros Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/T2_Trainspotting.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55390" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/T2_Trainspotting.jpg" alt="T2_Trainspotting" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Volendo dare un seguito al suo <em>Trainspotting</em> (è bello immaginare che nessuno lo abbia costretto a farlo) <strong>Danny Boyle</strong> mette subito in chiaro le cose. <em><strong>T2 Trainspotting</strong></em> non è in alcun modo il classico sequel di un film che, a torto o a ragione, ha segnato un’epoca. Perché le avventure folli e sfrenate di Renton (<strong>Ewan McGregor</strong>), Sick Boy (<strong>Jonny Lee Miller</strong>), Spud (<strong>Ewen Bremner</strong>) e Begbie (<strong>Robert Carlyle</strong>), così cristallizzate nel tempo e nel luogo di una British Renaissance che nel 1996 volgeva già al termine e di cui, per molti versi, <em>Trainspotting</em> rappresentava una possibile fine, un sequel in senso stretto non può averlo.<br />
Se c’è infatti un film il cui senso è stato amplificato dal fattore “tempo” fino a trascenderne l’oggettivo valore artistico, è proprio<em> Trainspotting</em>. Questa è dunque la recensione di un sequel che, essendo impossibile, non esiste. Esiste invece che, a più di vent’anni dalla rocambolesca fuga di Mark Renton da Edimburgo, Boyle riallacci i rapporti con il suo attore feticcio (pare che McGregor abbia metabolizzato solo di recente il fatto che, ai tempi di <em>The Beach</em>, il regista gli preferì Leonardo Di Caprio per il ruolo di protagonista) e lo riporti lì dove tutto ebbe inizio. L’intuizione geniale è in primis nella volontà di non costruire una storia che ricordi le gesta del primo film, né traducendo in immagini quell Porno con cui nel 2002 <strong>Irvine Welsh</strong> cedette alla tentazione del sequel letterario e che qui funge solo da punto di partenza ispirativo né tanto meno con un plot inedito.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/T2_Trainspotting_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55391" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/T2_Trainspotting_2.jpg" alt="T2_Trainspotting_2" width="700" height="420" /></a></p>
<p>Per cui non aspettatevi l’effetto shock di aghi sporchi spinti in vena con la forza o neonati vittime della disattenzione paterna.<br />
Anzi, in un primo momento si avverte forte il pudore nell’accostarsi al materiale originale, quasi si avesse paura di guastarlo o realizzare che, a distanza di più di vent’anni, l’effetto prodotto non sia più lo stesso.<br />
Il medesimo timore che tradisce Renton nel poggiare la puntina sul vecchio vinile di <em>Lust for Life</em> per poi interromperne l’ascolto subito dopo il primo colpo di batteria.<br />
Boyle lascia quindi che i suoi vecchi amici si ritrovino e poi, tra una pinta di birra e un tiro di coca, lascia partire le immagini di <em>Trainspotting</em> e, attraverso un confronto impietoso tra i<strong> tossici</strong> di ieri e i falliti che sono diventati oggi, costruisce uno dei più bei saggi sulla nostalgia che si siano mai visti al cinema.<br />
C’è Simon “Sick Boy” che organizza squallidi ricatti sessuali, “Begbie” che è appena evaso dopo vent’anni di galera e non vede l’ora di avere tra le mani Mark Renton per fargliela pagare e poi c’è Daniel “Spud”, il più indifeso della compagnia che, infatti, appena uscito di galera ha ripreso quasi subito a farsi perché “cosa altro può fare un tossico nella vita se non bucarsi?”.<br />
E la seconda intuizione di Danny Boyle e di <strong>John Hodge</strong> (sceneggiatore di entrambi i film) riguarda proprio quest’ultimo personaggio che, spronato da una ragazza incuriosita dagli aneddoti riguardanti i suoi amici a metterli per iscritto,  inizia a buttare giù un <em>Trainspotting</em> tutto suo diventando, di fatto, un narratore dall’interno di cose che, in buona parte, abbiamo già visto.</p>
<p>Dal canto suo Danny Boyle si diverte a rigirare (con una padronanza della macchina da presa impressionante) alcune delle sequenze più iconiche del suo film più iconico – compreso il ghigno beffardo sul volto di Renton, mentre si rialza dopo essere stato investito da un’auto e un bagno pubblico molto simile a quello in cui, durante un trip tossico, immaginava di  immergersi sulle note di <em>Born Slippy</em> – e realizza un capolavoro che, insieme allo straordinario e sottovalutato Steve Jobs, va a comporre la sua personalissima Ricerca del tempo perduto<br />
Poi, certo, ci sarebbe da dire di come il privato finisca per confluire irrimediabilmente in un sociale che non ha più speranze da offrire alle leve più giovani, figurarsi a quattro balordi di mezza età marchiati a fuoco dall’esperienza dell’eroina.<br />
O di come lo spaesamento provato da Ewan McGregor/Renton di fronte alla carta da parati della cameretta di quando era piccolo sia lo sgomento di chiunque, tornando a casa dopo anni passati fuori, realizzi come la vita spesso somigli a un circolo che riporta sempre al punto di partenza.<br />
Ritratto impietoso di una generazione  che non riesce a smettere di chiedersi dove tutto abbia cominciato ad andare male, <em><strong>T2 Trainspotting</strong></em> probabilmente deluderà le aspettative dei molti che ci vedranno dentro solo la cenere dei fuochi d’artificio a cui speravano di assistere.<br />
Se il primo<em> Trainspotting</em> rappresentava infatti l’Inferno, si può dire che questo sia il Purgatorio.<br />
E l’unica cosa che rende tollerabile il Purgatorio è l’idea che, da qualche parte, possa esistere un Paradiso.<br />
Solo che su questo punto Danny Boyle è piuttosto chiaro: fuori da quella cameretta non c’è nessun Paradiso.<br />
Per cui tanto vale rimettere su il vecchio Iggy Pop e iniziare a ballare.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
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		<title>Il nuovo trailer di T2: Trainspotting</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/11/03/il-nuovo-trailer-di-t2-trainspotting/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 08:51:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuove immagini dall'atteso sequel del cult di Danny Boyle.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/trainspotting-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54480" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/trainspotting-2.jpg" alt="trainspotting-2" width="600" height="300" /></a></p>
<p>La Sony Pictures ha appena rilasciato il nuovo trailer di <strong><em>T2: Trainspotting</em></strong>, (dopo <strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/07/26/t2-trainspotting-2-ecco-il-primo-teaser/" target="_blank">questo</a></strong>, che era uscito la scorsa estate), atteso sequel del film diretto da <strong>Danny Boyle</strong> nel 1996 e tratto dall’omonimo libro di Irvine Welsh.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/EsozpEE543w" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il nuovo film, anche questo diretto da Boyle, è ambientato circa 20 anni dopo i fatti raccontati in<em> Trainspotting</em> e riprende la storia dei personaggi principali: Mark Renton (<strong>Ewan McGregor</strong>), Spud (<strong>Ewen Bremner</strong>), Sick Boy (<strong>Jonny Lee Miller</strong>) e Francis Begbie (<strong>Robert Carlyle</strong>).</p>
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		<title>American Pastoral</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/10/19/american-pastoral-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2016 13:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Pastorale americana]]></category>

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		<description><![CDATA[Ewan McGregor regista e interprete dell'adattamento del romanzo Premio Pulitzer di Philip Roth.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2016)<br />
Uscita: 20 ottobre 2016<br />
Regia: Ewan McGregor<br />
Con: Ewan McGregor, Jennifer Connelly, Dakota Fanning<br />
Durata: 2 ore e 6 minuti<br />
Distribuzione: Eagle Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/American_Pastoral_1.jpg"><img class="size-full wp-image-54354" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/American_Pastoral_1.jpg" alt="AP_D11_04689.ARW" width="650" height="370" /></a></p>
<p>L’esordio alla regia di <strong>Ewan McGregor</strong>, <em><strong>American Pastoral</strong></em>, riapre per l’ennesima volta il discorso relativo alla necessità di certi adattamenti cinematografici di capolavori della letteratura.<br />
Indipendentemente infatti dal coraggio mostrato dall’attore scozzese nel decidere di portare sullo schermo un libro non solo complesso ma anche così profondamente americano come il romanzo (Premio Pulitzer) di <strong>Philip Roth</strong>, le difficoltà erano molteplici.<br />
Perché<em><strong> American Pastoral</strong></em> rientra a buon titolo in quel novero di libri la cui traccia narrativa risulta poco più che un pretesto per parlare in realtà d’altro. In questo caso della definitiva morte del Sogno Americano sotto il peso di una contestazione giovanile che, in seguito al fallimento del “make love, not war” sessantottino, si scopriva capace di ripagare la violenza subita con la stessa moneta. In tal senso un romanzo che molto si avvicina al capolavoro di Roth per come cerca di leggere gli Stati Uniti di oggi andando a ritroso fino al momento in cui tutto è cambiato è <a href="http://www.movielicious.it/2015/02/24/vizio-di-forma/" target="_blank"><em>Vizio di forma</em> </a>di Thomas Pynchon. Laddove però P.T. Anderson, nel trasporre quest’ultimo in immagini, decide di dare forma visiva &#8211; o almeno una sua interpretazione &#8211; allo stile di Pynchon prima ancora che limitarsi a raccontare una storia, McGregor procede in maniera esattamente opposta.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/American-Pastoral_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54355" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/American-Pastoral_2-1024x576.jpg" alt="American Pastoral_2" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>Ecco dunque che il suo film si concentra quasi solo sull’amore di un padre per una figlia che, a un certo punto, molto semplicemente si perde mentre il coté più profondamente politico della matrice letteraria (il terrorismo in casa propria, gli scontri razziali) rimane invece come sfondo.<br />
La storia di Seymour Levov (Ewan McGregor), conosciuto da tutti come “lo Svedese”, che dalla vita sembra avere avuto tutto: bellezza, un buon lavoro e una moglie bellissima (<strong>Jennifer Connelly</strong>). Ma il destino ha in serbo una sorte ben più amara per l’uomo che, in seguito a una scelta radicale quanto tragica compiuta dalla figlia adolescente (<strong>Dakota Fanning</strong>) assiste alla rovina di tutto il proprio mondo.<br />
Ovvio che un processo di così estrema semplificazione del testo porti con sé anche il rischio di assottigliare il valore metanarrativo di <em>Pastorale americana</em> fino a snaturarne il senso.<br />
Fortuna vuole che lo script (opera di John Romano, autore attivo finora principalmente in TV) si fermi giusto un attimo prima che ciò accada e riesca comunque a restituire allo spettatore la cifra inquieta dello stile dell’autore de <em>Il lamento di Portnoy</em>.<br />
McGregor mostra tutta la sua buona volontà con una regia assai curata, sempre attenta a non strafare nel tentativo di definire un suo stile visivo, come fatto, ad esempio, da George Clooney ai tempi del suo esordio <em>Confessioni di una mente pericolosa</em>.<br />
Anche la ricostruzione storica risulta impeccabile, con una particolare attenzione dedicata ai costumi e agli interni.</p>
<p><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/10/04/ewan-mcgregor-presenta-pastorale-americana/" target="_blank">L&#8217;INTERVISTA A EWAN MCGREGOR</a></strong><br />
Il film arriva in Italia dopo essere stato presentato all’ultimo Toronto International Film Festival, forte anche dell’endorsement dello stesso Roth che ha dichiarato di ritenere il film di McGregor come il migliore tra gli adattamenti tratti finora dalle sue opere.<br />
C’è da dire che, alla luce della mediocrità di film come <em>La ragazza di Tony</em> a <em>The Humbling</em>, passando per il pessimo <em>La macchia umana</em>, un’affermazione del genere può apparire come un’arma a doppio taglio. Ma sarebbe ingiusto affermare che quella di Pastorale Americana sia un’operazione poco riuscita, perché è un film che si lascia guardare, appassiona quando deve appassionare e commuove quando vuole commuovere.Semmai Ewan McGregor paga il prezzo di aver osato troppo senza essere P.T. Andreson.<br />
<em><strong>American Pastoral</strong></em> risulta così, per certi versi, simile alla trasposizione de <em>La versione di Barney</em> girata nel 2010 da Richard J. Lewis. Se non altro per la correttezza formale con cui entrambi approcciano dei modelli letterari forse davvero troppo alti.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ewan McGregor presenta Pastorale americana</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/10/04/ewan-mcgregor-presenta-pastorale-americana/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 06:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[American Pastoral]]></category>
		<category><![CDATA[Dakota Fanning]]></category>
		<category><![CDATA[Ewan McGregor]]></category>
		<category><![CDATA[Pastorale americana]]></category>
		<category><![CDATA[Philip Roth]]></category>

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		<description><![CDATA[L'attore a Roma per  il suo primo film da regista. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/american-pastoral.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54174" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/american-pastoral.jpg" alt="american-pastoral" width="650" height="370" /></a></p>
<p><strong>Ewan McGregor</strong> è di passaggio in Italia per presentare <em><strong>Pastorale americana</strong></em> un <strong>film</strong> importante per vari motivi.<br />
Innanzitutto perché è tratto da uno dei romanzi più difficilmente traducibili in immagini che si possa immaginare, quel <em>Pastorale Americana</em> con cui <strong>Philip Roth</strong> vinse il Premio Pulitzer per la narrativa nel 1998.<br />
E poi perché segna l’esordio di McGregor alla regia dopo un quarto di secolo in cui l’attore è passato agilmente dai primi film di Danny Boyle (per chi scrive è e rimane il Renton di <em>Trainspotting</em>) a Hollywood.<br />
E per quanto possa apparire strano che un attore scozzese approcci, per la sua prima prova da regista, il capolavoro del più americano degli scrittori viventi, si rimane conquistati dall’entusiasmo con cui McGregor parla di questa rischiosissima scommessa.</p>
<p><strong>Allora Ewan, come è andata questa tua prima volta dietro la macchina da presa?</strong></p>
<p>Non poteva andar meglio.<br />
È stata un’esperienza che mi ha radicalmente cambiato e mi ha fatto crescere come essere umano.<br />
Un’esperienza che, tra l’altro, sognavo di fare da molti anni.<br />
Mi interessava tutto il processo che sta dietro la realizzazione di un film, dalle prime discussioni con lo sceneggiatore fino alla post-produzione.<br />
Ovviamente, essendo io prima di tutto un attore, ero anche curioso di capire come avrei costruito le scene insieme agli altri interpreti.<br />
Inoltre ho scoperto tutti quegli aspetti da cui gli attori vengono in genere tutelati durante le riprese di un film, come i possibili dissidi all’interno della troupe o l’attività più propriamente manageriale che c’è dietro.<br />
Ho scoperto infatti che buona parte del lavoro del regista è di tipo gestionale.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/american_pastoral.jpg"><img class="alignnone wp-image-54175" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/american_pastoral-1024x576.jpg" alt="american_pastoral" width="650" height="366" /></a></p>
<p><strong>E non avevi paura di affrontare un romanzo così complesso?</strong></p>
<p><em>American Pastoral</em> è senza dubbio un romanzo straordinario ma, nel momento in cui sono stato coinvolto nel progetto io non lo avevo ancora letto.<br />
Ho letto infatti prima lo script di John Romano. Una sceneggiatura che mi ha toccato nel profondo e commosso, cosa non comune quando si legge una sceneggiatura.<br />
Immagino che c’entri anche il fatto che io sia padre di quattro figlie e questa sia la storia di una famiglia che perde una figlia in modo così estremo.</p>
<p><strong>Quindi il tuo essere genitore ti ha aiutato nell’interpretare questa figura così complessa di padre?</strong></p>
<p>Nel lavoro di attore devi attingere in egual modo sia dalla tua esperienza che dalla tua immaginazione.<br />
Ovvio che se interpreti il ruolo di un serial killer devi affidarti più alla tua immaginazione.</p>
<p><strong>Come hai scelto la straordinaria bambina che interpreta tua figlia da piccola nel film?</strong></p>
<p>Avevamo bisogno di tre attrici che coprissero lo stesso ruolo all’età di sette anni, tredici e poi dai sedici anni in su.<br />
Sapevamo già che <strong>Dakota Fanning</strong> avrebbe ricoperto questa terza fase anagrafica, per cui il principale criterio di scelta riguardava il fatto che le altre due dovessero essere credibili come bambine che poi sarebbero diventate Dakota.<br />
Ho visionato tantissimi provini &#8211; alcuni di bimbe “adulti” anche vagamente inquietanti &#8211; e, alla fine, ne ho selezionate cinque con cui fare delle letture.<br />
Tra queste ho scelto poi quella maggiormente capace di allontanarsi dalla traccia che si era preparata.</p>
<p><strong>C’è una connessione tra le vicende raccontate nel film e l’attualità statunitense?</strong></p>
<p><em><strong>American Pastoral</strong></em> &#8211; sia il libro che il film &#8211; esplora un momento ben specifico della storia americana, quello in cui la generazione del dopoguerra, quella dell’American Dream, entra in rotta di collisione con la generazione successiva, politicizzata in termini sempre più radicali.<br />
Il film si concentra molto su questo scontro generazionale.<br />
Gli scontri tra polizia e afroamericani che si vedono nel film possono poi, in qualche modo, ricordare vicende più attuali, così come i riferimenti al terrorismo ma non era mia intenzione parlare di attualità</p>
<p><strong>Da Danny Boyle a Polanski passando per Woody Allen, nella tua carriera hai lavorato con alcuni dei registi più importanti al mondo. A chi ti sei ispirato maggiormente per questo tuo primo film da regista?</strong></p>
<p>Nei miei 25 anni di carriera ho avuto la fortuna di venire a contatto con un’ampia gamma di registi, dai più grandi ad alcuni meno bravi e credo di aver preso qualcosa da tutti.<br />
L’attore, in questo senso, si trova in una posizione privilegiata perché può osservare il lavoro del regista svolto da persone diverse.<br />
Quello che capisci, alla fine, è che non c’è un modo giusto e uno sbagliato di dirigere un film, piuttosto ci sono cose che funzionano e altre che funzionano meno in determinate circostanze.<br />
Danny Boyle è stato senz’altro il regista con cui ho iniziato e che mi ha definito in quanto attore nel passaggio da <em>Piccoli omicidi tra amici</em> a <em>Trainspotting</em> e poi a <em>Una vita esagerata</em>.<br />
La cosa più importante di Danny era che ti guardava, coglieva quello che stavi facendo e questa, per un attore, credo sia la soddisfazione più grande.<br />
Altri registi si limitano a darti delle indicazioni e tu realizzi ben presto che non c’è la minima sintonia tra di voi.<br />
Ecco, quello che più spero è di non essermi rivelato di un regista di questo tipo.</p>
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