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	<title>Movielicious &#187; Fabrizio Rongione</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>I figli della notte</title>
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		<pubDate>Tue, 30 May 2017 11:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea De Sica]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Rongione]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Succio]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Crea]]></category>
		<category><![CDATA[Yuliia Sobol]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giovane De Sica porta in sala un film di atmosfere, minaccioso e claustrofobico, girato con mestiere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia/Belgio 2016)<br />
Uscita: 31 maggio 2017<br />
Regia: Andrea De Sica<br />
Con: Vincenzo Crea, Ludovico Succio, Fabrizio Rongione, Yuliia Sobol<br />
Durata: 1 ora e 25 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/I_Figli_Della_Notte_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56194" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/I_Figli_Della_Notte_1.jpg" alt="I_Figli_Della_Notte_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Punta decisamente in alto <strong>Andrea De Sica</strong> per il suo esordio al lungometraggio con <em><strong>I figli della notte</strong></em>, film in cui si percepisce piuttosto chiaramente il desiderio da parte del regista di distaccarsi il più possibile da quanto il cinema italiano mainstream stia continuando a proporre. 35 anni, una genealogia a dir poco ingombrante (è il figlio del compositore <a href="http://www.movielicious.it/2014/12/05/addio-a-manuel-de-sica/" target="_blank">Manuel</a>, scomparso nel 2014 e il nipote di Vittorio), ha scritto e diretto vari corti e documentari e, dopo un diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia, è stato assistente di Bertolucci, Ozpetek, Vicari e Marra. Che non siamo davanti al lavoro di un principiante si percepisce sin dalle prime scene, in grado di trasmettere una certa sicurezza del mezzo cinematografico con movimenti di macchina precisi e ben calibrati.</p>
<p>Ci troviamo in un esclusivo collegio per rampolli di buona famiglia, completamente isolato in mezzo alle montagne del nord Italia. Giulio (<strong>Vincenzo Crea</strong>), orfano di padre e con una madre troppo impegnata nel lavoro per prendersi cura di lui, è tra gli ultimi arrivati e viene a confrontarsi con un ambiente rigido e severo, regolato da una ferrea disciplina. Presto il ragazzo stringe amicizia con Edoardo (<strong>Ludovico Succio</strong>), mandato lì in seguito ad alcuni disturbi comportamentali. Insieme cercheranno di sopravvivere a alla rigidità che gli viene quotidianamente imposta, andando alla scoperta di luoghi bizzarri durante alcune fughe notturne e verranno a conoscenza di un misterioso segreto che ha coinvolto il collegio anni prima.</p>
<h4>La recensione de I figli della notte di Andrea De Sica</h4>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/I_Figli_Della_Notte_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56195" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/I_Figli_Della_Notte_2.jpg" alt="I_Figli_Della_Notte_2" width="667" height="492" /></a></p>
<p>Dietro all&#8217;intonaco del racconto di formazione, <em><strong>I figli della notte</strong></em> mette insieme tanti altri generi &#8211; dal thriller al noir &#8211; che omaggia e fa propri, creando delle atmosfere visivamente seducenti e accattivanti. Il rigido sistema educativo applicato all&#8217;interno della struttura, che invita gli acerbi rappresentanti della classe dirigente del futuro alla <strong>spietatezza</strong> e all&#8217;inumanità, è funzionale alla costruzione di un clima di minaccia soffocata costante e pone l&#8217;accento sul difficile rapporto genitori-figli (che nelle classi sociali più alte, sembra suggerire il giovane De Sica, forse anche per esperienza diretta, è ancora più disperato e irrecuperabile), in un momento delicato come il passaggio all&#8217;età adulta.</p>
<p>Girato con occhio sicuro e con un&#8217;eleganza inconsueta (ci sono dei carrelli notevoli), <em><strong>I figli della notte</strong></em> attinge a piene mani da opere arcinote come <em>Shining</em> e <em>L&#8217;attimo fuggente</em>, passando per il <em>Suspiria</em> di Dario Argento &#8211; di cui sembra una versione al maschile &#8211; ma anche da pellicole meno conosciute (<em>Hotel</em> di Jessica Hausner), pur trovando il suo punto più debole in uno script troppo esile per sostenere appieno tutto il materiale proposto. Un castello di carte che, soprattutto nel prefinale, lascia percepire una discreta inconsistenza strutturale.<br />
È vero, il tiro va ancora aggiustato, ma una cosa è certa: è nato un autore. E di questi tempi, nel cinema italiano, non è poco.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Due giorni, una notte</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2014 08:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Due giorni]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Rongione]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Pierre Dardenne]]></category>
		<category><![CDATA[Luc Dardenne]]></category>
		<category><![CDATA[Marion Cotillard]]></category>
		<category><![CDATA[Pili Groyne]]></category>
		<category><![CDATA[Una notte]]></category>

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		<description><![CDATA[Una parabola sulla solidarietà raccontata con la potenza incontenibile della grammatica di base dell’espressione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Deux Jours, Une Nuit, Belgio 2014)<br />
Uscita: 13 novembre 2014<br />
Regia: Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne<br />
Con: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne<br />
Durata: 1 ora e 35 minuti<br />
Distribuito da: BIM</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/due-giorni-una-notte-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39665" title="due-giorni-una-notte-1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/due-giorni-una-notte-1.jpg" alt="" width="499" height="279" /></a></p>
<p>Rigenerante antidoto ai tonitruanti, bulimici sermoni di <em>Interstellar</em> e al tanto insistito quanto artificioso &#8220;effetto-verità&#8221; di <em>Boyhood</em>, dalla line-up di Cannes2014, dal cui Palmares è stato clamorosamente escluso, approda finalmente in sala il ritorno dietro la macchina da presa di <strong>Jean-Pierre e Luc Dardenne</strong>, quel <strong><em>Due giorni, una notte</em></strong> che, dopo un paio di ottime opere di transizione come <em>Il matrimonio di Lorna</em> e<em> Il ragazzo con la bicicletta</em>, ritrova lo stato di grazia e di finitezza formale dei loro imprescindibili capolavori a cavallo a fra i due secoli. Risultato di abbacinante, fulgida purezza, la peregrinazione suburbana dell’operaia Sandra (<strong>Marion Cotillard</strong>) e i suoi incontri con i colleghi che dovrebbero garantirle la permanenza sul posto di lavoro è una mini-odissea individuale di insostenibile partecipazione, non un bieco studio sull&#8217;avidità e sull&#8217;egoismo fatto di manicheismi fasulli, ma una parabola sulla solidarietà, sull’empatia e sul sacrificio raccontata con la potenza incontenibile della grammatica di base dell’espressione filmica.</p>
<p>Rinunciando come di consueto all’uso del primo piano, all’alternanza di campi e controcampi e a qualsiasi altra forma di “mistificazione” registica, i fratelli valloni catturano l’essenza del quotidiano con l’eccezionale naturalezza che contraddistingue la loro produzione dai tempi de <em>La promesse</em> in poi, mettendo in scena una specie di <em>La parola ai giurati</em> sottoproletario dell’epoca della crisi, riuscendo a trasporne la medesima tensione e il medesimo tormento nei limiti dell’ordinaria miseria della periferia, lungo un percorso, lontanissimo da ogni ostentazione calvarica, nel quale al centro di tutto rimane sempre e comunque la dignità e al termine del quale un lieto fine per riconquistare il piacere di vivere è solo grasso che cola.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/duegiorniunanotte_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39666" title="duegiorniunanotte_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/duegiorniunanotte_2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>A servizio della pellicola, e, miracolosamente, non viceversa, Marion Cotillard è una protagonista impagabile e mimetica, coraggiosissima nel suo anti-divismo a mettersi nelle mani di due già comprovati direttori di attori di estrema sensibilità &#8211; si pensi alla <strong>Émilie Dequenne</strong> di <em>Rosetta</em> e all’<strong>Olivier Gourmet</strong> de <em>Il figlio</em> (loro personale feticcio che, per la gioia degli affezionati, torna nell&#8217;epilogo nei panni del “villain” Jean-Marc), interpretazioni entrambe premiate sulla Croisette -, l&#8217;incarnazione esemplare di un ritratto al femminile complesso e coinvolgente come Almodóvar solo si sogna. Una performance affiancata dall’altrettanto insostituibile <strong>Fabrizio Rongione</strong>, altra figura ricorrentissima nella filmografia dei due cineasti belgi, con cui innesca una delle storie d’amore più trascinanti e autentiche del cinema contemporaneo, un &#8220;soli contro tutti&#8221; di epica normalità che culmina con quel gioco di sguardi, sorrisi e silenzi in auto con <em>La nuit n&#8217;en finit plu</em> di Petula Clark in sottofondo &#8211; un momento di purissima commozione &#8211; e che non può non far pensare alla coppia Gary Cooper/Grace Kelly di <em>Mezzogiorno di fuoco</em>, classico di cui ricalca a grandi linee lo svolgimento e il tono concitato, ma, forse un po&#8217; sorprendentemente, non il senso di sfiducia e di scoramento nei confronti del prossimo, sostituito da quel moderato ottimismo e da quell&#8217;inno alla vita che persino nello squallore di <em>Rosetta</em> finivano per emergere.</p>
<p>Perfettamente compiuto nella sua ripetitività e nel suo minimalismo come solo certe composizioni di Steve Reich o certe installazioni di Sol LeWitt riescono a essere (e non da essi zavorrato, come la stampa statunitense, in vista degli Oscar, va zoticamente cianciando), <em>Due giorni, una notte</em> è, in sostanza, un minuscolo prodigio che restituisce alla Settima Arte la sua trasparenza e la sua urgenza, un’ora e mezza di assoluta, disarmante onestà artistica e umana che, pur riportandoci anche duramente alla realtà fuori dalla sala, ci ricorda ancora una volta le proprietà salvifiche ed entusiasmanti del grande schermo.</p>
<p>Dovendo scegliere un solo film da vedere in tutto il 2014, con buona pace di astronauti, di donne scomparse e di altri zuccherini per l&#8217;Academy e per le multisale, con <em>Due giorni, una notte</em> si va sul sicuro.</p>
<p>Voto <strong>9</strong></p>
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