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	<title>Movielicious &#187; First Reformed</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>First Reformed, il trailer del film di Paul Schrader</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2018 09:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Amanda Seyfried]]></category>
		<category><![CDATA[Ethan Hawke]]></category>
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		<category><![CDATA[Paul Schrader]]></category>

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		<description><![CDATA[Ethan Hawke e Amanda Seyfried protagonisti di un thriller provocatorio sul tema della fede.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/03/First_Reformed.png"><img class="alignnone size-full wp-image-57440" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/03/First_Reformed.png" alt="First_Reformed" width="715" height="439" /></a></p>
<p>La <a href="https://a24films.com/films" target="_blank">A24</a> ha diffuso il primo trailer di <em><strong>First Reformed</strong></em>, il nuovo film di <strong>Paul Schrader</strong> presentato Fuori Concorso all’ultimo Festival di Venezia. Il film, la cui data di uscita nei nostri cinema non è stata ancora diffusa, vede protagonisti <strong>Ethan Hawke </strong>e <strong>Amanda Seyfried</strong>.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/hCF5Y8dQpR4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Scritto dallo stesso Schreder,<em> <strong>First Reformed</strong></em> ruota attorno alla figura di <em>Ernst Toller</em>, un misterioso reverendo che vive in una piccola cittadina poco fuori New York. Quando questi viene avvicinato da <em>Mary</em>, una donna incinta che fatica a convivere con il marito, il quale sembra dare segni di squilibrio, Ernst rimane imbottigliato in una vicenda che lo costringerà a far riemergere il proprio passato, con il quale dovrà confrontarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Venezia74 &#8211; Giorno 2</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Sep 2017 15:16:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[74° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[First Reformed]]></category>
		<category><![CDATA[Guillermo Del Toro]]></category>
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		<category><![CDATA[The Insult]]></category>
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		<category><![CDATA[Venezia 74]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo giorno al Lido, con The Shape of Water del Toro e First Reformed di Paul Schrader.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/First_Reformed.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-56557" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/First_Reformed.jpeg" alt="First_Reformed" width="637" height="480" /></a></p>
<p>Dopo un decennio abbondante di opere involute e distorte dalla produzione (<em>Dominion: Prequel to the Exorcist </em>e <em>Il nemico invisibile</em>), malamente giustificati dall&#8217;alibi della bruttezza programmatica (<em>The Canyons</em> e <em>Cane mangia cane</em>) o, nel migliore dei casi, discutibili e impacciati (<em>Adam Resurrected</em> e <em>The Walker</em>), era tempo per <strong>Paul Schrader </strong>di tornare finalmente a una dimensione a lui più congeniale, a un cinema maggiormente personale e a un totale controllo artistico del prodotto finale.</p>
<p><em><strong>First Reformed</strong></em> è quindi l&#8217;occasione per il cineasta di Grand Rapids per riappropriarsi della sua opera, per tornare a sorreggere il carico delle proprie ossessioni (la perdizione, l&#8217;impotenza affettiva, l&#8217;irruzione del trascendente) e per tornare a ispirarsi a quei prototipi, Bresson e Dreyer su tutti, che dagli esordi di <em>Tuta blu</em> e di <em>American Gigolo </em>avevano fortemente contrassegnato la sua poetica: questa volta, tuttavia, lo storico collaboratore di Martin Scorsese finisce per peccare per eccesso, non solo ammucchiando in maniera disomogenea situazioni e personaggi totalmente autoreferenziali (il destino di solitudine e di isolamento nell&#8217;inverno raggelante di <em>Affliction</em>, il sacrificio come più nobile forma di espiazione di <em>Mishima</em>, la battaglia individuale contro la società alla deriva di <em>Hardcore</em>), ma anche riproponendo pari pari quei modelli che ne erano stati la fonte.</p>
<p>Si diceva di Bresson, poc&#8217;anzi, e <em>First Reformed</em> è in tutto e per tutto la riproposizione, se non pure il rifacimento non dichiarato, del suo <em>Diario di un curato di campagna</em>, di cui recupera a linee neanche tanto grandi la trama &#8211; il tormento di un irrequieto macilento parroco di provincia (<strong>Ethan Hawke</strong>), vessato da una comunità avida, egoista e consapevolmente votata  all&#8217;autodistruzione &#8211; calandolo nel pieno dell&#8217;epoca del riscaldamento globale e della fine delle ideologie: il risultato, però, oltre a farsi derivativo, impostato e inerte ai limiti della catatonia, è di mano davvero pesante, fra didascalismo trombone (le annotazioni sul taccuino a cui il protagonista, come il suo omologo uscito dalle pagine di Bernanos, affida i propri pensieri), passaggi a vuoto (la sottotrama ecologista, il rapporto con i membri della diocesi) e squarci visionari privi di misura, come la sequenza del Magical Mystery Tour, durante il quale il religioso si mette a levitare come un eroe tarkovskijano per poi librarsi nel kitsch, e il finale martirizzante, in cui la macchina da presa, dopo due ore di macchina fissa, volteggia vorticosamente per poi passare a nero.</p>
<p>Un film indubbiamente, finalmente personale, quindi, ma non per questo meno respingente, fastidioso e privo di una vera necessità.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Shape_Water.png"><img class="alignnone size-full wp-image-56558" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Shape_Water.png" alt="Shape_Water" width="780" height="418" /></a></p>
<p>Ancor peggio, per motivi diametralmente opposti, fa il successivo<br />
<em><strong>The Shape of Water</strong></em>, banalissima, leziosa e manichea fiabetta nera sull&#8217;emarginazione con cui <strong>Guillermo del Toro</strong> mescola impunemente gli echi del miglior immaginario burtoniano alle smancerie del peggior Jeunet, con l&#8217;archetipo de <em>Il mostro della laguna nera</em> riconcepito come una disneyana Bestia di de Beaumont.</p>
<p>Fra un&#8217;estetica stucchevole che non teme di sguazzare nel kitsch (in primis, il numero musicale al ritmo dello standard <em>You&#8217;ll Never Know</em>), caratterizzazioni tanto scontate da sfiorare l&#8217;autoparodia &#8211; <strong>Michael Shannon</strong> è, come sempre, il trucido, disumano villain totalmente privo di sfumature, l&#8217;insopportabile <strong>Octavia Spencer</strong> è il garrulo comic relief di turno, <strong>Michael Stuhlbarg</strong> è ancora il timido, impacciato impiegatuccio &#8211; e un così insistito, leccato e fasullo poeticismo che non riesce mai a tradursi in autentica commozione, il film crede di giocare facile accostando il clima da Guerra Fredda pre-Era Spaziale alla deriva trumpiana di oggi per tessere il solito, stantio elogio dei dropout dell&#8217;America più ipocrita (oltre alla sguattera sudamericana e all&#8217;immigrato introverso, non potevano mancare l&#8217;eroina disabile e il suo sidekick omosessuale) e per ribadire i più confortanti luoghi comuni del caso, a partire dal vetusto ammuffito adagio che vede nell&#8217;Uomo il peggior mostro di tutti.</p>
<p>E se la bravissima, generosa protagonista <strong>Sally Hawkins</strong> e, ancor più, la preziosa spalla di lusso <strong>Richard Jenkins</strong> salvano il film dal disastro completo seppur alle prese con caratterizzazioni tolte di peso da <em>Il favoloso mondo di Amelie, The Shape of Water </em>resta comunque cinema ovvio ed elementare, che scambia il romanticismo per sentimentalismo e che fa troppo affidamento su un pubblico di &#8220;puri di cuore&#8221; e di comprovata fiducia per andare oltre la dozzinalità.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/The_Insult.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56559" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/The_Insult.jpg" alt="The_Insult" width="655" height="365" /></a></p>
<p>Un po&#8217; meglio il primo concorrente asiatico della sezione principale, il libanese <em><strong>The Insult</strong></em>, un concitato legal drama che porta in tribunale la polveriera mediorientale partendo da un assunto qualsiasi, lo sgarbo commesso da un autoctono cristiano a un profugo palestinese, per arrivare a coinvolgere, lungo un&#8217;escalation di recriminazioni, vendette e imputazioni, l&#8217;intero passato prossimo del territorio.</p>
<p>Non si negano a <strong>Ziad Doueiri</strong> il coraggio dell&#8217;ambizione e la perizia nel mantenere serrata un&#8217;opera chiusa per metà fra le mura di un&#8217;aula di giustizia, ma si sente fortemente la mancanza di quella capacità di sollevare domande complesse confidando nella sensibilità e nell&#8217;intelligenza dello spettatore, preferendo ricorrere a risposte facili date da una gestione squilibrata dell&#8217;intreccio (ci sono davvero dubbi su chi, fra le due parti in causa, abbia ragione?), a un disinvolto benaltrismo, con il processo che si imbroglia e che si intorbida quanto più si risale alle origini del confitto etnico, e a una ventata retorica che cozza con la delicatezza del tema.</p>
<p>Come per il precedente <em>The Attack</em>, tutto si ferma sul piano della nobiltà di intenti e sulle risoluzioni più lampanti e, sebbene il cast funzioni a meraviglia &#8211; con una menzione speciale per l&#8217;ottimo<br />
<strong>Camille Salameh</strong>, che interpreta il navigato avvocato dell&#8217;accusa &#8211; l&#8217;impressione è sia al servizio di un film a (chiare) tesi che assomiglia a una specie di Farhadi dei poveri.</p>
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