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	<title>Movielicious &#187; Francesco Patierno</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Naples &#8217;44</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 17:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[#RomaFF11]]></category>
		<category><![CDATA[Benedict Cumberbatch]]></category>
		<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Patierno]]></category>
		<category><![CDATA[Naples ’44]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Scheda<br />
(Id., Italia 2016)<br />
Regia: Francesco Patierno<br />
Con: Benedict Cumberbatch<br />
Durata: 1 ora e 20 minuti</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Naples44.jpg"><img class="alignnone wp-image-54337" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Naples44-1024x730.jpg" alt="Naples44" width="650" height="463" /></a></p>
<p>Dopo quattro lungometraggi di finzione, con <strong><em>Naples ’44</em></strong>, <strong>Francesco Patierno</strong> tenta la strada della docu-fiction per dare una cornice visiva e una voce a un importante racconto di viaggio. Era infatti il primo settembre del 1943 quando il giovane ufficiale inglese <strong>Norman Lewis</strong> entrava con la Quinta Armata Americana in una Napoli distrutta e piegata dalla guerra. Ci sarebbe rimasto un anno.<br />
Il magma sociale, pulsante e complesso, di una città che ogni giorno riusciva a inventarsi la vita dal nulla nei modi più incredibili lo colpì a tal punto da spingerlo a prendere nota di tutto su alcuni taccuini. Gli appunti che Lewis scrisse in quel periodo finirono poi per costituire <strong><em>Naples &#8217;44</em></strong>.<br />
Nel film Patierno immagina l&#8217;ufficiale inglese, divenuto nel frattempo un affermato scrittore, tornare a Napoli per un visionario amarcord fatto di continui flashback tra i luoghi del presente che Lewis ripercorre dopo tanto tempo e le storie del passato di cui questi luoghi sono stati protagonisti. Lo fa grazie all’immenso <strong>archivio Rai</strong> dal quale attinge sia per quanto riguarda le immagini di repertorio (alcune delle quali hanno davvero un valore storico eccezionale), che si intrecciano in modo fluido ad alcuni stralci di film con lo stesso argomento &#8211; uno dei più citati è, ad esempio, <em>La pelle</em> di Liliana Cavani &#8211; e ad altre, girate ad hoc da Patierno, del Lewis maturo che passeggia tra i luoghi dei suoi ricordi per scoprire come e cosa sono diventati.</p>
<p>La voce narrante invece &#8211; ed è un valore aggiunto assolutamente non da poco &#8211; è quella profonda di <strong>Benedict Cumberbatch</strong> che accompagna il flusso visivo raccontando in prima persona la storia vista dalla prospettiva di un giovane soldato inglese catapultato nel bel mezzo di un singolare scontro: quello tra due follie, una cattiva (la guerra) e l’altra buona (Napoli).<br />
E così, tra signore in cappello piumato che mungono capre tra le macerie, statue di santi preposti da una folla in deliquio a fermare l&#8217;eruzione e professionisti in miseria che sopravvivono impersonando, ai funerali, il ruolo del ricco e aristocratico zio di Roma, negli ottanta minuti di cui è composto il film, assistiamo a una panoramica di situazioni e personaggi inediti che mostrano il dramma della guerra dal punto di vista di chi si è limitato a subirla, cercando di adattarsi come poteva o semplicemente aspettando giorni migliori.<br />
La narrazione di Patierno è pulita e il lavoro di montaggio notevole. Del resto con materiale del genere era comunque difficile uscirsene con qualcosa di poco riuscito ma, nonostante le migliori intenzioni, <strong><em>Naples &#8217;44</em></strong> non riesce a valicare i confini del (seppure buono) linguaggio paratelevisivo. Non c’è, in buona sostanza, un solo momento in cui si respiri aria di cinema o in cui la forma eguagli, per interesse suscitato, la sostanza. Resta comunque la narrazione di un’Italia bella anche se a brandelli che &#8211; dopo mesi di occupazione, prima tedesca e poi americana – continuava comunque a resistere.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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		<title>La gente che sta bene</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jan 2014 15:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Bisio]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Abatantuono]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Patierno]]></category>
		<category><![CDATA[La gente che sta bene]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita Buy]]></category>

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		<description><![CDATA[Il film in cui Patierno racconta di gente che non sta bene per niente, con Bisio e Abatantuono più cattivi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2013)<br />
Uscita: 30 gennaio 2014<br />
Regia: Francesco Patierno<br />
Con: Claudio Bisio, Margherita Buy, Diego Abatantuono<br />
Durata: 1 ora e 45 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-gente-che-sta-bene.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34487" title="la-gente-che-sta-bene" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-gente-che-sta-bene.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Umberto Dorloni (<strong>Claudio Bisio</strong>) è un egocentrico avvocato d&#8217;affari tutto cinismo e parlantina sciolta, che vive e lavora nella Milano dell&#8217;alta finanza e la cui unica preoccupazione sembra essere quella di fingere, prima di tutto con se stesso, che la crisi economica sia qualcosa che esiste solo sui giornali.<br />
Troppo sicuro di sé per notare il progressivo distacco della moglie Carla (<strong>Margherita Buy</strong>) e l&#8217;astio dei colleghi, Umberto vede il suo impero vacillare quando viene improvvisamente licenziato dallo studio legale di cui è socio.<br />
L&#8217;incontro con Patrizio Azzesi (<strong>Diego Abatantuono</strong>), uno degli avvocati più blasonati (e pericolosi) di Milano, e un&#8217;importante offerta di lavoro da parte di quest&#8217;ultimo, danno ad Umberto l&#8217;impressione di riuscire a rialzarsi senza alcun contraccolpo, ma la realtà è molto più crudele di quanto non sembri e a breve gli presenterà il conto, mostrandogli come il suo sia un ruolo da inconsapevole pedina in un meccanismo più grande di lui.</p>
<p><strong>Francesco Patierno</strong> (<em>Pater Familias</em>, <em>Cose dell&#8217;altro mondo</em>), autore interessante anche se discontinuo, firma questa atipica black comedy tratta dall&#8217;omonimo libro di Federico Baccomo (qui impegnato anche in veste di sceneggiatore) cercando di smarcarsi il più possibile da qualsiasi suggestione tipica della classica commedia all&#8217;italiana che pure la presenza, in veste di protagonista, di Claudio Bisio potrebbe suggerire e lo fa guardando evidentemente oltreoceano.<br />
Dialoghi velocissimi e piuttosto scorretti e una rappresentazione della realtà molto poco accomodante rimandano allo stile di scrittura di certa TV americana (<em>Mad Men</em> e <em>The Office </em>i modelli dichiarati dallo stesso regista) e fanno di questo <strong><em>La gente che sta bene</em></strong> uno strano oggetto.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-gente-che-sta-bene-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34488" title="la-gente-che-sta-bene-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-gente-che-sta-bene-2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Ciò che stupisce semmai è come sia la locandina che il trailer navighino in direzione esattamente contraria, cercando di spingere il film più per i suoi elementi comici che non per la cattiveria che lo connota per buona parte della sua durata e che lo rende, almeno nelle intenzioni, qualcosa di molto vicino a <a href="http://www.movielicious.it/2014/01/07/il-capitale-umano/"><em>Il capitale umano </em></a>di Virzì, pur senza condividerne appieno il coraggio.<br />
Se i due film sono infatti assimilabili sotto il profilo degli interrogativi che entrambi si pongono e che, in buona sostanza, riguardano cosa sia disposto a fare un uomo pur di raggiungere una piccola fetta di successo, si differenziano in maniera piuttosto netta per le risposte che danno a questa domanda.<br />
Laddove infatti Virzì sembra abbandonare da subito qualsiasi speranza nell&#8217;essere umano e spingere fino in fondo il pedale del pessimismo, Patierno a un certo punto sembra quasi fermarsi, come spaventato dalla spirale di cinismo che egli stesso ha costruito, per sterzare verso una forma di parabola più ottimista e, per certi versi, consolatoria.<br />
Ed è un po&#8217; un peccato perché fino a quel momento il cammino del protagonista verso una redenzione che sembra non arrivare mai poteva addirittura ricordare quello di Denzel Washington nel bellissimo <a href="http://www.movielicious.it/2013/01/24/flight/"><em>Flight</em></a> di Robert Zemeckis e, se permettete, non è poco.</p>
<p>Bisio, dal canto suo, smette i panni usuali di comedian paratelevisivo e ce la mette tutta per rendere sgradevole questo piccolo mostro moderno, riempiendolo di tic e di una logorrea ai limiti del sopportabile.<br />
Anche Diego Abatantuono, vera nemesi del protagonista, risulta un&#8217;azzeccata scelta di casting e, lavorando di sottrazione sul suo sgradevolissimo personaggio, indovina il suo ruolo migliore dai tempi di <em>Mediterraneo</em>.</p>
<p>In definitiva un film riuscito a metà quindi.<br />
La prima metà. Quella cattiva.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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