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	<title>Movielicious &#187; Giulia Lazzarini</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>The Place</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/11/09/the-place-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Nov 2017 14:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Alba Rohrwacher]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Lazzarini]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Genovese]]></category>
		<category><![CDATA[Sabrina Ferilli]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Muccino]]></category>
		<category><![CDATA[The Booth at the End]]></category>
		<category><![CDATA[The Place]]></category>

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		<description><![CDATA[Cast stellare per l'adattamento italiano della serie The Booth at the End ad opera di Paolo Genovese.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2017)<br />
Uscita: 9 novembre 2017<br />
Regia: Paolo Genovese<br />
Con: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli<br />
Durata: 1 ora e 45 minuti<br />
Distribuito da: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/The_Place_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56786" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/The_Place_1.jpg" alt="The_Place_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>C&#8217;è un dipinto di Edward Hopper, &#8220;Nighthawks&#8221;, <strong><a href="https://www.google.com/culturalinstitute/beta/asset/nighthawks/6AEKkO_F-9wicw?hl=it&amp;ms=%7B%22x%22%3A0.5%2C%22y%22%3A0.5%2C%22z%22%3A9.879671857123121%2C%22size%22%3A%7B%22width%22%3A1.3378051757812495%2C%22height%22%3A1.261058660564294%7D%7D" target="_blank">QUESTO QUI</a></strong>. Uno dei quadri più famosi del celebre artista americano, che ha influenzato diverse pellicole: da <em>Giorni perduti</em> di Billy Wilder, a <em>Crimini invisibili</em> di Wenders, fino a <em>Profondo rosso</em> di Dario Argento. In <em><strong>The Place</strong></em> vediamo la storia e i personaggi del film svilupparsi all&#8217;interno di un locale che ricorda molto quello ritratto da Hopper, soprattutto per il tipo di suggestioni che evoca. È un bar tavola calda che fa angolo ad una strada di passaggio, in cui a ogni ora del giorno e fino a tarda sera, si servono caffè e piatti caldi a clienti di ogni sorta. Tra loro ne spicca uno, barbuto e misterioso, con le fattezze di <strong>Valerio Mastandrea</strong>. Siede tutti i giorni allo stesso tavolo con un&#8217;agenda di pelle nera accanto che consulta ogni qualvolta qualcuno gli si presenta davanti per chiedergli aiuto. Sono, in ordine sparso, il poliziotto <strong>Marco Giallini</strong>, il padre preoccupato <strong>Vinicio Marchioni</strong>, la suora <strong>Alba Rohrwacher</strong>, l&#8217;aspirante &#8220;bella&#8221; <strong>Silvia D&#8217;Amico</strong>, il giovane teppista <strong>Silvio Muccino</strong>, il meccanico <strong>Rocco Papaleo</strong>, la moglie annoiata <strong>Vittoria Puccini</strong>, il non vedente <strong>Alessandro Borghi</strong>, l&#8217;anziana signora <strong>Giulia Lazzarini</strong> e la cameriera del locale <strong>Sabrina Ferilli</strong>. Tutti con un desiderio da esaudire, e tutti con qualcosa da dare in cambio, perché l&#8217;uomo misterioso gli dica come raggiungere il loro obiettivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/The_Place_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-56787" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/The_Place_2.jpeg" alt="The_Place_2" width="635" height="350" /></a><br />
Dopo il successo di <a href="http://www.movielicious.it/2016/02/11/perfetti-sconosciuti/" target="_blank"><em>Perfetti sconosciuti</em></a> (con incassi che hanno superato i 17 milioni di euro nel 2016), <strong>Paolo Genovese</strong> torna a raccontare una storia che sfrutta ancora una volta l&#8217;unità di luogo, come nella pellicola precedente: da un appartamento in cui degli amici si ritrovano a cena, si passa al locale, un po&#8217; anonimo, che dà il titolo al film. Ispirato alla serie televisiva del 2011 <em><strong>The Booth at the</strong></em> <em><strong>End</strong></em> di produzione statunitense, <em><strong>The Place</strong></em> è un&#8217;opera coraggiosissima, che però zoppica proprio nel tentativo di racchiudere i meccanismi di scrittura di una serie da 12 puntate a stagione &#8211; in cui ognuna è dedicata a uno dei personaggi che entrano nel bar &#8211; in un film da poco meno di due ore.</p>
<p><em><strong>The Place</strong></em> si muove pericolosamente nei territori del fantasy-drama, con rimandi fortemente faustiani che pongono l&#8217;accento su temi eterni quali la natura benevola o malevola dell&#8217;essere umano, il limite fino al quale si è disposti ad arrivare per ottenere quel che si vuole, passando per riflessioni sull&#8217;etica: nessun giudizio, nessuna differenza tra desideri legittimi o illegittimi, ma solo il limite morale a condizionare eventuali richieste. La frase che racchiude il senso del film, Genovese la fa pronunciare al personaggio interpretato da Giulia Lazzarini quando sussurra: &#8220;<em>C&#8217;è qualcosa di terribile in ognuno di noi e chi non è costretto a scoprirlo è molto fortunato&#8221;</em>.<br />
Lo spunto è notevole, meno la riuscita, tra cali di ritmo e qualche elemento che rimane appeso. Ottimo il cast, con un plauso particolare a Valerio Mastandrea, che dimostra ancora una volta di essere un attore poliedrico e sottile, e ad Alessandro Borghi, che qui abbandona le derive dialettali del romanesco per regalarci un personaggio che poteva, in mano ad altri, facilmente diventare macchietta.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mia madre</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/04/14/mia-madre/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2015 08:58:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Giulia Lazzarini]]></category>
		<category><![CDATA[John Turturro]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita Buy]]></category>
		<category><![CDATA[Mia madre]]></category>
		<category><![CDATA[Nanni Moretti]]></category>

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		<description><![CDATA[Moretti firma la pellicola più personale dell'ultima fase della sua carriera e vi concentra un'insospettabile]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, Francia, Germania 2015)<br />
Uscita: 16 aprile 2015<br />
Regia: Nanni Moretti<br />
Con: Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti<br />
Durata: 1 ora e 46 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/mia_madre_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42186" title="mia_madre_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/mia_madre_1.jpg" alt="" width="500" height="266" /></a></p>
<p>La dolcezza.<br />
Un concetto che difficilmente in passato il cinema di <strong>Nanni Moretti</strong> avrebbe potuto richiamare e che invece, durante la visione di questo suo nuovo, dodicesimo film, ricorre più volte.<br />
Il rigore, sia formale che narrativo, de <em>Il caimano</em> e di <em>Habemus Papam</em> qui si stempera in una dolente malinconia che è sì figlia di un lutto tanto importante quanto ineluttabile (la scomparsa della madre, avvenuta solo quattro anni fa) ma soprattutto di una maturità autoriale ormai pienamente raggiunta e, in qualche modo, sintesi di tutti i Moretti finora conosciuti.<br />
Il coinvolgimento personale è tale da spingere l&#8217;autore a scegliere di defilarsi come attore senza però rinunciare alla centralità del suo ruolo, per cui quello che un tempo era Michele Apicella qui diventa Margherita (<strong>Margherita Buy</strong>), regista in piena crisi creativa e personale, alle prese con un film sull&#8217;occupazione di una fabbrica in crisi e con la fine di una relazione che molto semplicemente &#8220;non andava&#8221;.<br />
A questo si aggiunge la lenta presa di coscienza del fatto che sua madre (una straordinaria <strong>Giulia Lazzarini</strong>), sta per morire.<br />
La vita di Margherita si divide così tra il capezzale dell&#8217;anziana donna &#8211; per lei un vero e proprio faro, umano e intellettuale, che a breve smetterà di brillare &#8211; e un set reso particolarmente complesso dalle bizze della star americana Barry Huggins (<strong>John Turturro</strong>).<br />
A sostenerla un fratello (Nanni Moretti), anch&#8217;egli in crisi dal punto di vista professionale, anche se apparentemente più consapevole della grave perdita che sta per colpirli.</p>
<p>In <em>Mia madre</em> confluiscono tutte, o quasi, le istanze portate avanti, con rara pervicacia, da Moretti nell&#8217;arco di una carriera ormai quarantennale.<br />
C&#8217;è innanzitutto una riflessione sul proprio ruolo di cineasta, resa più acuta (e meno autoreferenziale che in passato) proprio dalla pudica scelta di evitare per sé il centro della scena.<br />
Battute come &#8220;il regista è solo uno stronzo a cui date sempre ragione&#8221; o i momenti in cui Margherita si rivolge agli interpreti del suo film dicendo che &#8220;accanto al personaggio voglio vedere anche l&#8217;attore&#8221; sono forse le concessioni più immediate a chi sia in cerca di facili &#8220;morettismi&#8221;, ma testimoniano anche una lucidità inedita nel rifiuto di un ruolo che, da <em>La messa è finita</em> ad <em>Habemus Papam</em>, è centrale nella sua filmografia.<br />
Ma è chiaro fin dalle primissime immagini come il giochino metacinematografico del film nel film non rappresenti affatto il fulcro di un&#8217;opera che, paradossalmente, è situato più a latere, in un dolore incarnato appieno proprio dal ruolo secondario dello stesso Moretti che, lasciata alla Buy la responsabilità di &#8220;fare Moretti&#8221; e a Turturro il ruolo comico, suggerisce il vero mood di un lavoro totalmente incentrato sull&#8217;accettazione della morte (si badi bene, non sull&#8217;elaborazione del lutto) come atto doloroso e necessario della crescita personale.<br />
Nulla a che vedere quindi con l&#8217;emotività insistita e, per molti versi, violenta de <em>La stanza del figlio</em>.<br />
Di quel film infatti, più che la riflessione sulla morte in senso stretto, <em>Mia madre</em> eredita il cotè psicanalitico (presente nel perenne stato di confusione tra ricordo e realtà in cui versa Margherita) e il discorso sulla persistenza della memoria negli oggetti.<br />
Il ricordo della madre, professoressa di lettere al liceo, è tutto nei suoi libri e nella percezione di quanto, dopo un&#8217;intera vita spesa a leggerli e a studiarli, alla fine poco o nulla rimanga.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/mia_madre_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42187" title="mia_madre_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/mia_madre_2.jpg" alt="" width="500" height="263" /></a></p>
<p>Film incentrato sull&#8217;assenza che, dell&#8217;assenza, fa la sua ragione d&#8217;essere, <em>Mia madre</em> è un&#8217;opera composta di tanti spazi vuoti, giustapposti e abilmente  disseminati da Moretti lungo un percorso solo apparentemente lineare.<br />
Il  senso infatti, più che in una struttura narrativa che di fatto è  minima, andrebbe ricercato negli angoli, nei brandelli di conversazione a  tavola o anche solo nelle scene che ritraggono Margherita Buy  (trattandosi di una delle attrici italiane più blasonate è quasi  pleonastico a dirsi, ma la sua prova è davvero magistrale) cercare  invano di spiegare alla figlia adolescente perché il Latino sia una  materia importante e insegnarle a guidare lo scooter.<br />
Lo stile  minimale e privo di fronzoli del Moretti regista si sposa alla  perfezione con l&#8217;intimità del racconto, tanto che l&#8217;impressione, a  tratti, è di trovarsi a spiare un dolore privato attraverso una porta  lasciata inavvertitamente socchiusa.<br />
Ed è strano se si considera che  l&#8217;invito a farlo provenga da un autore certo egocentrico, ma anche  oltremodo geloso della propria sfera personale.<br />
Con <em>Mia madre</em> invece Moretti si ammorbidisce e firma il film più personale della fase matura della sua carriera.<br />
Non il suo capolavoro &#8211; non raggiunge le vette di <em>Habemus Papam</em> &#8211;  ma di sicuro il più sentito.<br />
E il più dolce.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7,5</p>
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