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	<title>Movielicious &#187; Gözümün Nûru (Eye Am)</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Festival di Mosca &#8211; Vincitori e pagelle</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2014 22:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Gözümün Nuru]]></category>
		<category><![CDATA[Gözümün Nûru (Eye Am)]]></category>
		<category><![CDATA[San Giorgio d'oro]]></category>
		<category><![CDATA[Valeriya Gay Germanika]]></category>
		<category><![CDATA[Watashi no Otoko]]></category>

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		<description><![CDATA[San Giorgio d'oro al giapponese Watashi no otoko (My Man) e d'argento al turco Gözümün Nuru (Eye Am).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37775" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/watashi-no-otoko-my-man.jpg"><img class="size-full wp-image-37775" title="watashi-no-otoko-my-man" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/watashi-no-otoko-my-man.jpg" alt="" width="500" height="345" /></a><p class="wp-caption-text">Watashi no otoko - My Man</p></div>
<p>E&#8217; un&#8217;aria da Guerra Fredda quella che si respira dentro il cinema Oktyabr&#8217;, epicentro mondano e teatro dell&#8217;epilogo del 36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca: l&#8217;assegnazione dei premi e il clima da festa privata sembrano quasi riportare ai tempi del Patto di Varsavia, alla demarcazione netta fra Oriente e Occidente e all&#8217;isolazionismo tutto sovietico dell&#8217;era pre-glasnost.</p>
<p>Colpita da sanzioni e boicottaggi di vario genere e tarata dagli imbarazzi diplomatici di oggi, la Russia risponde con un Palmares che di fatto esclude, con un&#8217;unanimità che si fatica a considerare casuale, tutta quella parte di mondo fino al 1991 in palese opposizione alla Cortina di Ferro: un po&#8217; a sorpresa, infatti, ad aggiudicarsi il <strong>San Giorgio d&#8217;Oro</strong> è il nipponico <a href="http://www.movielicious.it/2014/06/21/festival-di-mosca-giorno-3/"><em>Watashi no otoko</em> (<em>My Man</em>)</a>, quarto titolo proveniente dal Sol Levante a imporsi sulla rassegna, ma solo il primo a non portare la firma del veterano Kaneto Shindo.</p>
<div id="attachment_37777" style="width: 509px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/eye-am.jpg"><img class="size-full wp-image-37777" title="eye-am" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/eye-am.jpg" alt="" width="499" height="249" /></a><p class="wp-caption-text">Gözümün Nuru (Eye Am)</p></div>
<p>Si tratta senz&#8217;altro di una scelta coraggiosa che condividiamo e che ricompensa uno dei partecipanti più interessanti e impegnativi del Concorso, ma non nascondiamo che le nostre preferenze erano furiosamente indirizzate verso lo straordinario <a href="http://www.movielicious.it/2014/06/24/festival-di-mosca-giorno-6/"><em>Gözümün Nuru</em> (<em>Eye Am</em>)</a>, indisputabile capolavoro della selezione che arriva solo a un passo dal clamoroso bis della Turchia (l&#8217;anno scorso era stato il turno dell&#8217;ottimo <em>Zerre</em>) nella manifestazione della Capitale, portandosi a casa un meritatissimo <strong>San Giorgio d&#8217;Argento</strong> (che in una premiazione perfetta avremmo visto attribuito al bel <em>Oi aisthimaties</em>, rimasto a mani vuote) e incassando le benedizioni collaterali del <strong>NETPAC</strong>, il network per la promozione della cinematografia asiatica, e del <strong>circuito dei cineclub russi</strong>.</p>
<div id="attachment_37778" style="width: 479px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/valeriya_gay_germanika.jpg"><img class="size-full wp-image-37778" title="valeriya_gay_germanika" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/valeriya_gay_germanika.jpg" alt="Valeriya Gay Germanika" width="469" height="312" /></a><p class="wp-caption-text">Valeriya Gay Germanika</p></div>
<p>A tratti ingiustificata, se non per fini puramente provocatori o pubblicitari, è invece l&#8217;elezione del fenomeno locale <strong><a href="http://www.movielicious.it/2014/06/27/festival-di-mosca-giorno-8/">Valeriya Gay Germanika</a> </strong>a <strong>miglior regista</strong> della competizione, una decisione assolutamente discutibile che fa il paio con un pesantissimo <strong>Premio FIPRESCI</strong> e che sembra tenere più conto dell&#8217;aura cult-maledettistica che circonda il mondo autoriale della giovane cineasta che non l&#8217;effettivo valore della pellicola o le sue capacità nella messinscena, ancora deficitate da uno sperimentalismo acerbo e da una propensione allo scandalo che fanno solo da paravento.<br />
Se proprio era necessario premiare lo shock, tanto valeva rivolgersi verso il crudele <em>Hardkor disko</em>, un film lontano dal dirsi ideale, ma diretto con notevole gusto e con molta più competenza.</p>
<p>Il <strong>premio per la miglior interpretazione maschile </strong>va ad arricchire il piatto di <em>Watashi no otoko</em> e finisce nelle mani del divo giapponese <strong>Tadanobu Asano</strong> (l&#8217;indimenticato protagonista di <em>Tabù &#8211; Gohatto</em>, lo Hogun dei due <em>Thor<strong> </strong></em>e il futuro ispettore Zenigata dell&#8217;imminente versione live action di <em>Lupin III</em>), mentre a ottenere <strong>il suo corrispettivo femminile</strong> è l&#8217;ucraina <strong>Natalka Polovinka</strong>, eroina senza nome del discreto <em>Braty &#8211; Ostannya Spovid</em>: la designazione, in sé e per sé piuttosto sensata e soddisfacente, lascia abbastanza con l&#8217;amaro in bocca e avrebbe funzionato meglio invertendo i due sessi, riconoscendo così l&#8217;eccezionale lavoro dei &#8220;fratelli&#8221; Oleg Mosijchuk/Viktor Demertash e, soprattutto, la performance camaleontica e penetrante della lolita <span>Fumi</span><span> Nikaid?.</span></p>
<p>Considerato l&#8217;organico, per determinare il vincitore della categoria <em>Libero pensiero</em> sarebbe bastato pescare nel mazzo, ma la giuria riesce nel compito davvero non facile di incoronare <strong>miglior documentario</strong> il polacco <em><strong>Deep Love</strong></em>, non certo il concorrente più forte della comitiva (si pensi solo all&#8217;avvincente <em>The Armstrong Lie,</em> che avevamo già apprezzato e recensito a Venezia, o al grandissimo <em>L&#8217;expérience Blocher</em>), ma evidentemente quello che, col suo carico di retorica e di trappoloni emotivi, ha più efficacemente impressionato i giurati.</p>
<p>A chiudere il computo e a riassumere il discorso amaramente autoreferenziale sono il <strong>Premio per l&#8217;Insieme dell&#8217;Opera</strong>, ritirato dallo stesso Presidente di Giuria <strong>Gleb Panfilov</strong>,<strong> </strong>e il <strong>Premio Stanislavky alla Carriera Attoriale</strong>, affibbiato con invidiabile sprezzo del ridicolo alla di lui moglie <strong>Inna Churikova</strong>, oltre naturalmente al <strong>premio del pubblico</strong>, che va senza troppi sforzi (e avverando le nostre previsioni) nelle tasche del russo Vladimir Tumayev grazie al suo <em>Belyj Yagel&#8217;</em>, una vittoria praticamente assicurata sin dall&#8217;inizio che testimonia un certo progresso, volontario o meno, nei gusti della platea moscovita, che abbellisce la galleria degli orrori che accoglie oggi aberrazioni come <em>Matterhorn</em> e <em>Magnifica presenza </em>e che ha preferito un semplice prodotto di casa propria a programmatiche ruffianate acchiappaconsensi come <em>La ritournelle</em> e <em>Alles inklusive.</em></p>
<p>Vi diamo ovviamente appuntamento al prossimo anno, con la speranza che la situazione internazionale si appiani a sufficienza da consentire al Festival di Mosca di ritornare nelle grazie del resto del mondo e vi lasciamo alle nostre pagelle.</p>
<p>GIORNO 1:<br />
<strong> CONCORSO DOC:</strong> Deep Love &#8211; Jan P. Matuszynski (Polonia) &#8211; 5<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>L&#8217;Expérience Blocher &#8211; Jean-Stéphane Bron (Svizzera/Francia) &#8211; 7.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Red Army &#8211; Gabe Polsky (USA/Russia) &#8211; 7<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Salaud, on t&#8217;aime &#8211; Claude Lelouch (Francia) &#8211; 3</p>
<p>GIORNO 2:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Braty: Ostannya Spovid &#8211; Victoria Trofimenko (Ucraina) &#8211; 6<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Timbuktu &#8211; Abderrahmane Sissako (Mauritania/Francia) &#8211; 7.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Pelo malo &#8211; Mariana Rondón (Venezuela/Argentina/Germania/Peru) &#8211; 6.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>La distancia &#8211; Sergio Caballero (Spagna) &#8211; 3</p>
<p>GIORNO 3:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>La Ritournelle &#8211; Marc Fitoussi (Francia) &#8211; 4<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Watashi no Otoko &#8211; Kazuyoshi Kumakiri (Giappone) &#8211; 7.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Black Coal, Thin Ice &#8211; Diao Yinan (Hong Kong/Cina) &#8211; 7<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Aimer, boir et chanter &#8211; Alain Resnais (Francia) &#8211; 8.5</p>
<p>GIORNO 4:<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Adieu au langage &#8211; Jean-Luc Godard (Francia) &#8211; 8<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Hardkor Disco &#8211; Krzysztof Skonieczny (Polonia) &#8211; 7<br />
<strong>CONCORSO: </strong>A Most Wanted Man &#8211; Anton Corbijn (Regno Unito/USA/Germania) &#8211; 6.5</p>
<p>GIORNO 5:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Reporter &#8211; Thijs Gloger (Olanda) &#8211; 4.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Shemtkhveviti Paemnebi &#8211; Levan Koguashvili (Georgia) &#8211; 4<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>The Salt of the Earth &#8211; Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado (Brasile/Francia/Italia) &#8211; 8<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>Web Junkie &#8211; Shosh Shlam e Hilla Medalia (Israele/USA) &#8211; 4<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Tore tanzt &#8211; Katrin Gebbe (Germania) &#8211; 6</p>
<p>GIORNO 6:<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>The Green Prince &#8211; Nadav Schirman (Israele/Germania/Regno Unito) &#8211; 6<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Hafsakat Esh &#8211; Amikam Kovner (Israele) &#8211; 6.5<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Beti and Amare &#8211; Andreas Siege (Germania) &#8211; 4<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Gözümün Nuru &#8211; Melik Saraço?lu e Hakk? Kurtulu? (Turchia/Francia) &#8211; 8.5</p>
<p>GIORNO 7:<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>Cardiopolitika &#8211; Svetlana Strelnikova (Russia) &#8211; 7<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Oi Aisthimaties &#8211; Nicholas Triandafyllidis (Grecia) -7<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Anar Haye Naras &#8211; Majid-Reza Mostafavi (Iran) &#8211; 4.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Jimmy&#8217;s Hall &#8211; Ken Loach (Regno Unito/Francia/Irlanda) &#8211; 6</p>
<p>GIORNO 8:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Da i Da &#8211; Valeriya Gay Germanika (Russia) &#8211; 3<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Alles Inklusive &#8211; Doris Dörrie (Germania) &#8211; 2<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>Happiness &#8211; Thomas Balmès (Francia/Finlandia) &#8211; 6.5<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Traumland &#8211; Petra Volpe (Svizzera/Germania) &#8211; 6.5</p>
<p>GIORNO 9:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Joryu Ingan &#8211; Shin Younshick (Corea del Sud) &#8211; 5.5<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Belyj Yagel&#8217; &#8211; Vladimir Tumayev (Russia) &#8211; 6.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Transformers 4: L&#8217;era dell&#8217;estinzione &#8211; Michael Bay (USA) &#8211; 4<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Deux jours, une nuit &#8211; Jean-Pierre e Luc Dardenne (Belgio/Francia/Italia) &#8211; 9</p>
<p>GIORNO 10:<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Kreuzweg &#8211; Dietrich Brüggemann (Germania/Francia) &#8211; 8<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Winter Sleep &#8211; Nuri Bilge Ceylan (Turchia/Germania/Francia) &#8211; 8</p>
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		<title>Festival di Mosca &#8211; Giorno 6</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/06/24/festival-di-mosca-giorno-6/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2014 15:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Beti and Amare]]></category>
		<category><![CDATA[Gözümün Nûru (Eye Am)]]></category>
		<category><![CDATA[Hakki Kurtulus]]></category>
		<category><![CDATA[Melik Saracoglu]]></category>

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		<description><![CDATA[Una giornata dedicata interamente al concorso, con il film turco Gözümün Nûru (Eye Am) che ipoteca]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37609" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/the_green_prince.jpg"><img class="size-full wp-image-37609" title="the_green_prince" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/the_green_prince.jpg" alt="The Green Prince" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">The Green Prince</p></div>
<p>Con l&#8217;inizio della settimana, il 36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca affronta il giro di boa con una giornata interamente dedicata al concorso e fuor di dubbio decisiva per l&#8217;assegnazione dei premi: si comincia con un&#8217;altra produzione non-fiction proveniente da Tel Aviv, il controverso <strong><em>The Green Prince</em></strong>, intervista parallela che trova coinvolti l&#8217;ex agente dei servizi segreti Gonen Ben-Itzhak e il &#8220;figlio di Hamas&#8221; Mosab Hassan Yousef, due pedine opposte e inconciliabili del conflitto mediorientale che si troveranno a convergere e addirittura a solidarizzare dal momento che il secondo deciderà di cooperare con lo Shin Bet e di denunciare le frange più estreme del terrorismo islamico.</p>
<p>La prospettiva del regista <strong>Nadav Schirman</strong>, per quanto si sforzi di mantenersi neutrale, finisce inevitabilmente per sbilanciarsi a favore delle strategie politiche del suo Paese, con un&#8217;ambiguità non dissimile a quella dell&#8217;affine <em>The Gatekeepers</em> (visto a Mosca, fuori competizione, lo scorso anno) e, per quanto alla fine corra pure i suoi rischi, sceglie di rimanere spesso in superficie (cosa spinge Mosab a tradire patria, fede e famiglia, specie dopo iterati arresti e rappresaglie, per schierarsi coi suoi nemici giurati?) e di spettacolarizzare inutilmente l&#8217;insieme, ricorrendo a un sincopato montaggio di scene che sorge il sospetto siano state girate <em>ex novo</em>.</p>
<p>Restano comunque un toccante, ancorché evidentemente drammatizzato, spirito da tragedia greca (il padre di Mosab è uno dei più noti esponenti di Hamas) e un uso sapiente dell&#8217;Interrotron di Errol Morris, dispositivo che consente agli interpellati di rivolgere direttamente lo sguardo in camera e di stabilire un contatto visivo con lo spettatore, espediente che non potrebbe essere più appropriato e calzante, considerando che si ha a che fare con due bugiardi di professione.</p>
<div id="attachment_37610" style="width: 245px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/cessate-il-fuoco.jpg"><img class="size-full wp-image-37610" title="cessate-il-fuoco" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/cessate-il-fuoco.jpg" alt="Cessate il fuoco" width="235" height="236" /></a><p class="wp-caption-text">Cessate il fuoco</p></div>
<p>Non usciamo dai confini nazionali per incontrare la prima opera di finzione di oggi, il dramma coniugale <em><strong>Hafsakat esh</strong> (Cessate il fuoco)</em>, che vede i giovani sposi Moti e Keren, sfollati della Seconda Guerra del Libano, trovare rifugio nell&#8217;appartamento dei più maturi e borghesi Boaz e Yali, con tutte le complicazioni e le tensioni del caso: la prima è una coppia ortodossa che nega, soprattutto il marito, ogni forma di compromesso con Hezbollah e che ha un bambino in dirittura d&#8217;arrivo, il secondo è un nucleo familiare più in là con gli anni, con posizioni più tolleranti e segnato tristemente dalla sterilità della moglie.</p>
<p><strong>Amikam Kovner</strong>, esordiente, rappresenta con grande delicatezza uno scontro non solo ideologico e antropologico, ma anche generazionale e, pur senza aggiungere niente di particolarmente nuovo al ritratto della società israeliana e alle sue contraddizioni, delinea un duello visceralissimo che, per fortuna, non scade mai nel gioco al massacro e che non dimentica l&#8217;umanità dei suoi personaggi, incarnati da un provetto poker attoriale che per certi versi riporta alla mente quello dell&#8217;iraniano <em>Una separazione</em> e che riproduce senza falsità quattro modi di vivere in cui ognuno ha i propri torti e le proprie ragioni.</p>
<p>I missili e gli attentati rimangono sullo sfondo, ma sono evocati costantemente &#8211; e forse con fin troppa fretta, visto pure l&#8217;irrisorio minutaggio &#8211; dalle ostilità, dalle tregue e dai reciproci tentativi di comprensione di un aggregato sociale transitorio e vacillante quanto la realtà che lo ospita, ripresa con asciuttezza documentaristica in gran parte fra le mura sempre più strette di un comune appartamento.</p>
<p>Non sarà nulla di trascendentale, ma di fronte alle forzature di genere dei giorni precedenti, il kammerspiel di Kovner è una salutare boccata di aria fresca.</p>
<div id="attachment_37611" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/beti_and_amare.jpg"><img class="size-full wp-image-37611" title="beti_and_amare" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/beti_and_amare.jpg" alt="Beti and Amare" width="500" height="293" /></a><p class="wp-caption-text">Beti and Amare</p></div>
<p>Aleggiava moltissima curiosità nei confronti del successivo film della selezione, la fiaba fantascientifica africana <strong><em>Beti and Amare</em></strong>, storia d&#8217;amore interplanetaria ambientata ai tempi della Campagna d&#8217;Etiopia, ma c&#8217;è proprio poco da salvare in un progetto accattivante sulla carta ma deludente negli esiti: non è mai chiara, né davvero urgente, la natura dello stravagante rapporto fra i due protagonisti, minacciati tanto da un terzetto di torvi guerriglieri locali con il piglio da gangster quanto da un soldato italiano che si aggira per la pianura sfoggiando una maschera alla Leatherface e accompagnato dalle canzonette di Bixio, e a mano a mano che si procede con le vicende si sprofonda nel ridicolo più o meno volontario (Amare si presenta come una specie di ibrido fra alieno e vampiro, l&#8217;acuirsi conclusivo della violenza sortisce effetti abbastanza comici e l&#8217;accostamento bulimico di bizzarrie (armi sfolgoranti che paiono uscite da una puntata di <em>Goldrake</em>, resurrezioni, piogge di asteroidi e via discorrendo), più che incuriosire e dare vita a una fantasia acronica ricordano tristemente le pantomime dello strambo universo di Davide Manuli. Insomma, un vero peccato.</p>
<div id="attachment_37612" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/gozumun-nuru.jpg"><img class="size-full wp-image-37612" title="gozumun-nuru" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/gozumun-nuru.jpg" alt="" width="500" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Gözümün Nûru</p></div>
<p>Lungamente atteso, in serata è arrivato finalmente il primo titolo assolutamente irrinunciabile della sezione principale, il turco <em><strong>Gözümün Nûru</strong> (Eye Am)</em>, un gioiello che non soltanto nobilita il non proprio esaltante livello del concorso, ma che è a tutti gli effetti un piccolo capolavoro nascosto nel bagaglio est-europeo di questo decennio che si candida con ogni probabilità alla vittoria finale.</p>
<p>Firmato in tandem dai poco più che trentenni <strong>Hakki Kurtulus</strong> e <strong>Melik Saracoglu</strong>, il film è sostanzialmente il diario di convalescenza di quest&#8217;ultimo, entusiasta studente di cinema presso l&#8217;Institut Lumière di Lione, in seguito a una serie di rischiosi interventi per il distacco della retina del suo unico occhio sano: rimpatriato per seguire la spossante terapia, Saracoglu sarà costretto a quaranta giorni di pressoché totali cecità e di immobilità, circondato dall&#8217;affetto dei suoi cari e isolato in un limbo sensoriale popolato da incubi, visioni, rimpianti e ricordi.</p>
<p>I due cineasti, alla terza fatica insieme, optano per un approccio giocoso e a tratti anarchico, astratto e vivace che sembra venire dritto dalla Nouvelle Vague &#8211; Godard è frequentemente tirato in ballo &#8211; e dal surrealismo (la citazione parodistica del taglio oculare di <em>Un chien andalou</em>), ricchissimo di invenzioni visive, dalle pesanti sfocature alle soggettive inusuali, culminando con l&#8217;indimenticabile, lunga e progressiva riduzione di porzione visibile di immagine alla vigilia della prima operazione, scelte registiche sulla scia dello sperimentalismo de <em>Lo scafandro e la farfalla</em>, e attraversato da un pudore e da un senso dell&#8217;umorismo che stempera l&#8217;insorgere del dramma degno de <em>La guerra è dichiarata</em> (esilarante la sequenza onirica nella quale Malik si confronta con sprezzanti addetti ai lavori dell&#8217;industria cinematografica).</p>
<p>Il risultato è uno straordinario, emozionantissimo giro sulle montagne russe dell&#8217;espressione filmica, un viaggio che stimola l&#8217;occhio e la mente senza alcun cedimento per tutti i suoi 75&#8242; di durata, un appassionato inno al cinema come infinita fonte di sogni e di luce &#8211; parola la cui traduzione in francese è, in fin dei conti, come viene fatto notare, proprio <em>lumière</em> &#8211; e che conferma, dopo l&#8217;Orso d&#8217;Oro di Bal, il San Giorgio d&#8217;Oro di <em>Zerre, </em>e la recentissima Palma d&#8217;Oro di <em>Winter Sleep</em>, l&#8217;assoluto stato di grazia raggiunto dal moderno cinema di Istanbul.</p>
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