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	<title>Movielicious &#187; Helen Hunt</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>The Sessions</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2013 15:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ben Lewin]]></category>
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		<category><![CDATA[John Hawkes]]></category>
		<category><![CDATA[The Sessions]]></category>
		<category><![CDATA[William H. Macy]]></category>

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		<description><![CDATA[Una storia vera divenuta produzione indipendente con un sorprendente manipolo di attori.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(The Surrogate, USA 2012)<br />
Uscita: 21 febbraio 2013<br />
Regia: Ben Lewin<br />
Con: John Hawkes, Helen Hunt, William H. Macy<br />
Durata: 1 ora e 35 minuti<br />
Distribuito da: 20th Century Fox</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/the-session1.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-30831" title="the-session1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/the-session1.jpeg" alt="" width="450" height="307" /></a></p>
<p>Paralizzato fin da bambino a causa della poliomelite, il giornalista e poeta Mark O&#8217;Brien (John Hawkes) è costretto a vivere in un polmone d&#8217;acciaio. Una volta adulto, l&#8217;emergere di pulsioni sessuali sempre più evidenti lo porta a rivolgersi a Cheryl Cohen Greene (Helen Hunt), una terapista del sesso specializzata in questo genere di problematiche.<br />
Grazie agli incontri con la donna (le sessioni a cui fa riferimento il titolo) il protagonista riesce a dare un nuovo significato al suo rapporto col corpo &#8211; il proprio e quello altrui &#8211; e al concetto stesso di amore, vissuto fino a quel momento come qualcosa per cui provare essenzialmente vergogna.</p>
<p>Partendo da un documentario premio Oscar del 1997, <em>Breathing Lessons:</em> <em>The Life and Work of Mark O&#8217;Brien</em> di Jessica Yu, il regista Ben Lewin – anch&#8217;egli affetto da poliomelite – trae questo delicatissimo apologo sul sesso e soprattutto sull&#8217;amore, visti dalla prospettiva di una persona limitata nel fisico, ma dotato di una sensibilità e di una profondità di sguardo assolutamente fuori dal comune.<br />
I film che ruotano attorno al tema della disabilità non sono mai oggetti facili.<br />
Anche per autori navigati, il rischio di calcare troppo la mano e puntare dritti alla pura ricerca della compassione è sempre dietro l&#8217;angolo.<br />
Film pregevoli come Il mio piede sinistro o &#8211; per citare due esempi più recenti &#8211; <em>Mare dentro</em> e <em>Lo scafandro e la farfalla</em> non erano esenti da questo errore di fondo, forse anche dovuto all&#8217;esigenza di dover coprire l&#8217;arco di una vita in un solo film.<br />
Ben Lewin, invece, decidendo di limitare il suo sguardo a un solo aspetto della vita del protagonista e a una fase specifica della sua esistenza, limita il portato emotivo dell&#8217;opera e lascia che a farsi avanti sia un sentimento di tenerezza più che di patetismo.</p>
<p>La regia è scarna, volutamente minimale, in classico stile Sundance, festival al quale <em>The Sessions</em> è stato presentato, ma la sensazione è che sia stata la stessa intimità discreta che caratterizza la storia a imporre quest&#8217;asciuttezza di stile.<br />
E poi c&#8217;è un terzetto di attori in stato di grazia, le cui interpretazioni era cosa sacrosanta filmare senza alcun fronzolo, con piglio quasi documentaristico.<br />
John Hawkes conquista il ruolo della vita e conferisce al personaggio umanità e ironia che non lo abbandonano mai, neanche nei momenti più drammatici del film.<br />
Helen Hunt, coraggiosissima nel suo buttarsi anima e corpo nel ruolo della terapista, ci ricorda come per anni sia stata troppo spesso costretta in commedie o action movie che non rendevano pienamente merito alla sua bravura.<br />
E infine due parole per William H.Macy. Questo immenso caratterista, per anni attore feticcio di Paul Thomas Anderson, recita la parte del sacerdote con cui il protagonista condivide prima i dubbi e poi addirittura racconti piuttosto dettagliati della sua scelta. Un ruolo difficile che l&#8217;attore, con una grande lezione di garbo ed equilibrio, riesce a non far sconfinare mai nello scontato, dipingendo il suo personaggio come un uomo di fede che, di fronte a un caso così sui generis, si prende la responsabilità di essere prima di tutto un uomo.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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