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	<title>Movielicious &#187; Holy Motors</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Gli imperdibili del 2013 secondo Andrea Bosco</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jan 2014 07:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Andrea Bosco]]></category>
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		<description><![CDATA[La top ten dei film dell’anno secondo i redattori di Movielicious. Quinto ed ultimo appuntamento.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-vita-di-adele.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34096" title="la-vita-di-adele" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-vita-di-adele.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p><strong>La vita di Adèle di Abdellatif Kechiche</strong><br />
Un’opera totale che riconcilia la creazione filmica con l’autenticità dell’esistenza, un’esperienza talmente ravvicinata e intima da diventare multisensoriale: apoteosi del close-up, formidabile connubio di mastodontico e di microscopico, punto di non ritorno del linguaggio neo-neorealista di Abdellatif Kechiche, La vita di Adèle trabocca non solo di immagini e di suoni, ma anche di sapori, di profumi e soprattutto di contatti più veri del vero, nudo, assoluto ed emozionante come solo la vita di tutti i giorni può essere.</p>
<p><strong>The Master di Paul Thomas Anderson</strong><br />
Superbo e magnetico saggio sulla dialettica servo-padrone, ritratto impietoso e disperato di una civiltà dicotomicamente divisa e ugualmente sperduta fra razionalità e istinto, leadership e sottomissione, mente e corpo: assistito da due interpreti maschili sovrumani e complementari, Anderson si affranca dai propri maestri e perviene alla piena maturazione della propria poetica: cinema concettuale, necessario e urgente come non mai.</p>
<p><strong>The Grandmaster di Wong Kar-Wai</strong><br />
Una superlativa anti-epopea di destini disillusi, di ambizioni spezzate, di amori non corrisposti: C&#8217;era una volta ad Hong Kong, verrebbe da dire, di certo un affresco contemporaneamente grandioso ed antispettacolare, magniloquente eppure laconico, una straziante epica (volutamente?) fallita che si appropria dei canoni e dell&#8217;estetica gongfu per descrivere con infinita poesia un&#8217;umanità votata all&#8217;amarezza e al disincanto.</p>
<p><strong>Qualcosa nell&#8217;aria di Olivier Assayas</strong><br />
Un mosaico generazionale di inusitata potenza che rappresenta forse il culmine dell&#8217;opera di Olivier Assayas: superato e moltiplicato esponenzialmente il precedente L&#8217;eau froide, questa straordinaria, variopinta galleria di utopie e delusioni si mantiene su un equilibrio perfetto di romanticismo e di analisi, di autobiografismo e di distacco per riassumere il post-sessantottismo in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-moglie-del-poliziotto.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34097" title="la-moglie-del-poliziotto" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/la-moglie-del-poliziotto.jpg" alt="" width="500" height="250" /></a></p>
<p><strong>La moglie del poliziotto di Philip Gröning</strong><br />
Magistrale esempio di cinema cubista e disorientante percorso a capitoli su modello del Rayuela cortazariano, il ritorno di Philip Gröning alla fiction è un intricato sistema di suggestioni, indizi, allusioni e frammenti che chiama in causa l&#8217;intelligenza e, soprattutto, la sensibilità dello spettatore: tre tesissime, densissime ore di insostenibile tensione da cui lasciarsi condurre, affascinare, ipnotizzare e scioccare.</p>
<p><strong>Venere in pelliccia di Roman Polanski</strong><br />
Roman Polanski porta alle estreme conseguenze e forse al suo risultato più compiuto quella combinazione di cinema da camera e di gioco al massacro che dall&#8217;esordio de Il coltello nell&#8217;acqua fino a La morte e la fanciulla e Carnage costituisce la cifra più peculiare della sua filosofia autoriale: un magnifico duello articolato su piani e sfumature innumerevoli che travalica il palcoscenico e sfonda lo schermo.</p>
<p><strong>La quinta stagione di Peter Brosens &amp; Jessica Woodworth</strong><br />
Una fenomenale idea di partenza che si trasforma in una fulminante parabola apocalittica di grande rigore estetico e di ammirevole sintesi stilistica: l&#8217;improvviso, inspiegabile azzeramento del ciclo stagionale in uno sperduto villaggio belga è l&#8217;incubo più affascinante della stagione e la più plausibile &#8211; quindi la più inquietante &#8211; fine del mondo nell&#8217;Europa di oggi.</p>
<p><strong>No: I giorni dell&#8217;arcobaleno di Pablo Larraín</strong><br />
L&#8217;episodio più accessibile dell&#8217;excursus di Pablo Larrain nel Cile militarizzato di Augusto Pinochet è un vivace caleidoscopio analogico che mescola sapientemente realtà e verosimiglianza, fiction e repertorio, cronaca e senno di poi, un contagioso, piccolo miracolo di minimalismo e di ricerca: cinema civile nella sua declinazione più nobile, intelligente e appassionante.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/to-the-wonder.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34098" title="to-the-wonder" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/to-the-wonder.jpg" alt="" width="500" height="210" /></a></p>
<p><strong>To the Wonder di Terrence Malick</strong><br />
La tappa più arrischiata e fragile di tutto il percorso umano e professionale di Terrence Malick, un componimento su pellicola in perenne equilibrio fra meraviglioso e ridicolo: l’esempio, ambiziosissimo e inevitabilmente imperfetto, di un’Arte che ci solleva da terra riavvicinandoci ai massimi sistemi e riportandoci a confrontarci con il divino/lo spirituale che ci sovrasta.</p>
<p><strong>Holy Motors di Leos Carax</strong><br />
Una testamentaria, caleidoscopica preghiera destinata a dividere nella quale i pregi si mescolano e spesso coincidono con i difetti, una visione sofferta ed esasperante che, amata e odiata al contempo, ci restituisce una prospettiva genuinamente spiazzante sul cinema e un autore, dato quasi per disperso, fra i più eloquenti e creativi di tutto il panorama francese contemporaneo.</p>
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