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	<title>Movielicious &#187; I laureati</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Un fantastico viavai</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Dec 2013 13:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[I laureati]]></category>
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		<category><![CDATA[Un fantastico viavai]]></category>

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		<description><![CDATA[C'è davvero poco di fantastico nell'ultimo film diretto e interpretato da Leonardo Pieraccioni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2013)<br />
Uscita: 12 dicembre 2013<br />
Regia: Leonardo Pieraccioni<br />
Con: Leonardo Pieraccioni, Serena Autieri, Maurizio Battista<br />
Durata: 1 ora e 35 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/un-fantastico-via-vai.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33832" title="un-fantastico-via-vai" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/un-fantastico-via-vai.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Credo che, in linea di massima, la recensione di un nuovo film di Leonardo Pieraccioni rappresenti un discreto banco di prova per chiunque si occupi, a vario titolo, di critica cinematografica. Perché si suppone che, in qualche modo, tu debba cercare di andare oltre i luoghi comuni e i facili cliché di chi, appena gira voce che sta per uscire un suo film, è subito pronto a dire che sarà la solita favoletta inconsistente, che i tempi de <em>Il Ciclone</em> sono belli che andati e che Francesco Nuti era tutta un&#8217;altra cosa.</p>
<p>Ora, a parte il fatto che paragonare Nuti a Pieraccioni è un po&#8217; come accostare Troisi ad Alessandro Siani (oddio, c&#8217;è davvero chi lo ha fatto?), ma siamo proprio sicuri che <em>Il Ciclone</em> sia da considerarsi come lo zenith della creatività di Pieraccioni e che tutto ciò che è venuto dopo rappresenti una fase discendente del suo ciclo artistico?<br />
Non erano forse in nuce, già in quello stesso Ciclone, tutti i segni distintivi di un modo di fare cinema &#8211; e soprattutto di pensare il cinema &#8211; che abbassava drasticamente l&#8217;asticella di qualsiasi velleità artistica ai minimi termini?<br />
Lo schema &#8220;trentenne sfigato e fancazzista incontra modella sudamericana promessa in sposa a un altro e riesce a farla innamorare con la semplicità e la simpatia&#8221;, in fondo, nasce proprio in occasione di quel film e viene reiterato in maniera pedissequa per tutte le &#8220;opere&#8221; a seguire.</p>
<p>Ecco quindi che, ogni due anni, poco prima di Natale Pieraccioni campeggiava sulla locandina del suo nuovo film con la stessa identica espressione sul viso &#8211; un mix poco convinto di imbarazzo e cialtroneria &#8211; e, alle sue spalle, la modella sudamericana del film precedente veniva semplicemente rimpiazzata da un&#8217;altra. Se vogliamo essere buoni (che in fondo è Natale) e trovare, nell&#8217;intera filmografia di Pieraccioni, una flebile eccezione a questo schema, non possiamo fare altro che procedere a ritroso, ancora prima del Ciclone, e rivalutare il suo film d&#8217;esordio <em>I Laureati</em>.<br />
Ecco, ne<em> I Laureati </em>c&#8217;era una freschezza, seppure declinata in una maniera un po&#8217; facilona, che nessun altro film di Leonardo Pieraccioni ha mai più avuto.</p>
<p>Lui evidentemente questa cosa deve averla capita &#8211; ma sono più propenso a credere che gliela abbia suggerita Paolo Genovese, co-sceneggiatore chiamato qui a sostituire Giovanni Veronesi &#8211; e la via più semplice per recuperare un po&#8217; di quella freschezza deve essergli sembrata quella di fare un reboot de I Laureati o comunque un film che parlasse di giovani un po&#8217; in crisi.</p>
<p>Ma ormai Pieraccioni è sulla soglia dei cinquanta e come si fa? Semplice, si fa recitare a Pieraccioni il ruolo di un cinquantenne, stanco della routine matrimoniale e lavorativa, e lo si fa andare a vivere per pochi giorni in un appartamento di studenti fuorisede. Fin qui tutto ok. La paura che da un momento all&#8217;altro salti fuori una modella sudamericana c&#8217;è ancora, ma decidiamo di fidarci.</p>
<p>Poi succede che questi quattro studenti fuorisede siano uno più bello dell&#8217;altro, che l&#8217;appartamento in questione sembri prelevato di peso da una qualsiasi rivista di design e che &#8211; errore madornale &#8211; qualsiasi scontro generazionale tra Arnaldo Nardi (il cinquantenne in questione) e i ragazzi venga risolto nell&#8217;arco di un paio di battute. Se ci mettiamo pure che ognuno di questi ragazzi è afflitto da un problema piuttosto idealtipico (c&#8217;è la ragazza incinta ma i genitori non lo sanno, quella a cui piacciono i toyboy, il ragazzo di colore non accettato dal suocero e uno studente di medicina che non regge la vista del sangue) e che tutti e quattro questi problemi vengono risolti da Arnaldo nell&#8217;arco di una sola settimana il quadro è completo.</p>
<p>Non c&#8217;è nulla che assomigli alla vita in questo film e l&#8217;idea che Pieraccioni ha dei giovani è vicina in maniera preoccupante a quella di un qualsiasi Moccia. Non c&#8217;è cattiveria, neanche laddove poteva &#8211; e doveva &#8211; esserci. C&#8217;è da dire che non c&#8217;è neanche una modella sudamericana.<br />
Ma il problema reale di questo film, al netto di una rappresentazione favolistica dell&#8217;Italia di oggi in cui un uomo può smettere di essere razzista dall&#8217;oggi al domani e non c&#8217;è un cenno che sia uno alla crisi del lavoro, è che non fa ridere.<br />
Mai.<br />
Nemmeno in quella corsa per non pagare al ristorante che cita in maniera manifesta quei Laureati di cui si parlava poc&#8217;anzi. E se un film di Pieraccioni non riesce a strappare neanche una risata in 95 minuti viene davvero da chiedersi quale possa essere la sua utilità.</p>
<p><strong>Voto</strong> 3</p>
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