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	<title>Movielicious &#187; I migliori</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>I migliori film del 2016 secondo Fabio Giusti</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 08:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[2016]]></category>
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		<category><![CDATA[Paul Greengrass]]></category>
		<category><![CDATA[Quentin Tarantino]]></category>
		<category><![CDATA[Top Ten]]></category>
		<category><![CDATA[Xavier Dolan]]></category>

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		<description><![CDATA[Blockbuster, animazione e film indipendenti nella prima top ten della redazione di Movielicious.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>10.<strong> Jason Bourne</strong> &#8211; Paul Greengrass</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Jason-Bourne.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54847" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Jason-Bourne.jpg" alt="Jason-Bourne" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Il <em>Mad Max: Fury Road</em> di quest’anno.<br />
<strong>Paul Greengrass</strong> e <strong>Matt Damon</strong> tornano insieme per questo  quinto film della saga di Bourne e se ne escono con un capolavoro di sperimentazione febbrile mascherato da blockbuster. Un film tutto incentrato sulla dispersione prospettica e sulla costruzione di scene inimmaginabili in cui il protagonista non è neanche l’attore principale bensì il direttore del montaggio <strong>Christopher Rouse</strong>, non a caso anche autore della sceneggiatura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>9.<strong> Il caso Spotlight</strong> &#8211; Tom McCarthy</em></p>
<p>Inserendosi perfettamente nel solco tracciato alla fine degli anni Settanta da autori come Sidney Lumet e Alan J. Pakula, <strong><em>Il caso Spotlight</em></strong>  prescinde dalla natura di ciò che è oggetto della sua indagine – anzi, la dà quasi per scontata – per concentrarsi invece sui complicati e spesso delicatissimi meccanismi che portano alla costruzione di una notizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>8. <strong>It Follows</strong> &#8211; David Robert Mitchell</em><br />
<strong>David Robert Mitchell</strong> si prende i suoi rischi e realizza il film horror dell’anno. Un’opera profondamente inquietante che, pur prendendo le mosse da alcuni dei luoghi comuni che chiunque bazzichi il cinema “di paura” conosce a menadito, ragiona sui meccanismi del perturbante con una lucidità di sguardo sconosciuta a molti autori ben più navigati, James Wan compreso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>7. <strong>Sing Street</strong> &#8211; John Carney</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Sing_Street.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54849" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Sing_Street-1024x576.jpg" alt="Sing_Street" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>C’è un momento preciso che appare determinante nel personale coming of age di Cosmo, il giovane protagonista di <em><strong>Sing Street</strong></em>, ed è quando la ragazza a cui muore dietro gli chiede di scrivere una canzone allegra e lui le risponde che non può, perché in realtà si sente triste.<br />
“Il tuo vero problema è che non sei felice di essere triste” ribatte lei.<br />
A spiegare meglio il concetto ci pensano poi le note di “In Between Days” dei Cure ed ecco che, in un’unica scena, Carney racchiude il senso di qualsiasi adolescenza.</p>
<p><em>6. <strong>Sully</strong> &#8211; Clint Eastwood</em></p>
<p>Il vecchio Clint indovina il suo miglior film dai tempi di <em>Gran Torino</em> con questa storia, realmente accaduta, di un pilota di aerei che, pur avendo salvato un intero equipaggio da morte certa, viene messo alla gogna da un sistema che ha ormai sostituito l’automazione al libero arbitrio. I pochi secondi sufficienti a Chesley &#8220;Sully&#8221; Sullemberg per decidere la sorte di 155 persone vengono sezionati, ricomposti e dilatati da ognuno dei possibili punti di vista in un capolavoro dolente (e eastwoodiano fino al midollo) sull’eroismo silenzioso di chi, ogni giorno, svolge il proprio lavoro con coscienza e dignità.</p>
<p><em>5. <strong>Zootropolis</strong> &#8211; Byron Howard, Rich Moore</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Zootropolis.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54851" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Zootropolis-1024x575.jpg" alt="Zootropolis" width="1024" height="575" /></a></p>
<p>La Disney torna a raccontare una storia popolata da animali antropomorfi in un film perfettamente bifronte. Se da un lato, infatti, il mood scanzonato e il tipo di animazione potrebbero dare l’idea di un’opera dichiaratamente indirizzata ad un pubblico più “bimbo” rispetto alla media degli ultimi anni, basta grattare appena un po’ la colorata patina di superficie perché emerga la reale natura di <strong><em>Zootropolis</em></strong>: il film più politico mai realizzato dallo studio di animazione.</p>
<p><em>4. <strong>È solo la fine del mondo</strong> &#8211; Xavier Dolan</em></p>
<p>Della maturità stilistica del ventisettenne Dolan si dice ormai già da anni, ma qui la sua sensibilità di autore si fa impressionante. È palese nel modo in cui scandaglia gli spazi, filmando la consistenza della polvere sedimentata sui ricordi del protagonista. La stessa maturità con cui la macchina da presa, incollata ai personaggi in una serie pressoché ininterrotta di primissimi piani, fa di <em><strong>È solo la fine del mondo</strong></em> un film pieno di parole in cui a pesare sono però soprattutto i silenzi.</p>
<p><em>3. <strong>Steve Jobs</strong> &#8211; Danny Boyle</em></p>
<p>Si può essere un genio senza per forza smettere di essere anche una brava persona?<br />
Questo sembra chiedersi il film di <strong>Danny Boyle</strong> (e di <strong>Aaron Sorkin</strong> autore del magnifico script) per tutte le sue due ore di durata e la riuscita, perfetta, è garantita proprio da come si guardi bene dal rispondere a tale domanda, delegando la responsabilità di qualsiasi giudizio morale al pubblico.<br />
Il capolavoro più sottovalutato dell’anno.</p>
<p><em>2. <strong>Revenant – Redivivo</strong> &#8211; Alejandro González Iñárritu</em></p>
<p>Climax artistico di un autore che non si è mai preoccupato di nascondere la propria smisurata ambizione, <em><strong>Revenant</strong></em> è un tour de force stilistico e produttivo che ha ben pochi precedenti nella storia del cinema. Sorta di <em>Apocalypse Now</em> degli anni 10 che sommerge letteralmente lo spettatore fin quasi a mozzargli il respiro, sprofondandolo nell’inospitalità di luoghi che fanno ancora più paura proprio perché sappiamo essere reali.</p>
<p><em>1. <strong>The Hateful Eight</strong> &#8211; Quentin Tarantino</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/the-hateful-eight.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54850" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/the-hateful-eight.jpg" alt="the-hateful-eight" width="680" height="478" /></a></p>
<p>Un capolavoro, l’ennesimo, con cui Tarantino abbandona in parte la componente più ludica della sua scrittura per abbracciare istanze politiche prima mai così marcate, fino a sfidare l’ossimoro con un film totalmente incentrato sul concetto di identità pur raccontando una storia in cui quasi nessuno è in realtà ciò che dice di essere.</p>
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		<title>Gli imperdibili del 2014 secondo Carolina Tocci</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2014 08:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[A proposito di Davis]]></category>
		<category><![CDATA[Carolina Tocci]]></category>
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		<category><![CDATA[Top ten 2014]]></category>

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		<description><![CDATA[Terzo appuntamento con le top ten dei film migliori dell'anno stilate dai redattori di Movielicious.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>10)<em><strong> Nymphomaniac</strong></em> (Lars Von Trier)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/nymphomaniac.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40324" title="nymphomaniac" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/nymphomaniac.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Diviso in capitoli, quelli a cui il regista danese ci ha abituati sin da <em>Le onde del destino</em> e distribuito in due parti, <em>Nymphomaniac</em> è forse la pellicola più cupa e cruda di Von Trier, che mette in scena la carnalità ibernata della sua protagonista nel corso degli anni con amarezza e disillusione. La sessualità diventa così un problema teorico al centro della discussione tra la ninfomane Joe e il frigido Seligman, due facce della stessa medaglia.</p>
<p>9) <em><strong>Lo sciacallo &#8211; The Nightcrawler</strong></em> (Dan Gilroy)</p>
<p>Evoluzione naturale del Mark Lewis de <em>L&#8217;occhio che uccide</em>, il Lou Bloom interpretato da un sorprendente Jake Gyllenhaal è il cinico protagonista del primo film da regista dello sceneggiatore Dan Gilroy. Un cronista d&#8217;assalto emaciato e con gli occhi fuori dalle orbite attraverso il cui sguardo vediamo costruire una storia che si fa manifesto sociale dell&#8217;alienazione umana, abitata da personaggi tanto esasperati da rasentare la caricatura. Con un inseguimento mozzafiato nel finale che strizza l&#8217;occhio per tecnica e atmosfere al miglior Michael Mann, Gilroy ci mostra il lato oscuro del giornalismo e la deriva squilibrata dell&#8217;American dream.</p>
<p>8 ) <em><strong>A proposito di Davis</strong></em> (Joel e Ethan Coen)</p>
<p>Una settimana di vita di uno squattrinato cantautore folk ispirato alla figura di Dave Van Ronk e interpretato da uno strepitoso Oscar Isaac.  Artista incapace di imporsi sulla scena musicale dei primi anni Sessanta, loser poetico e creativo, Llewin Davis è un primatista dell&#8217;inadeguatezza il cui vagabondare, sia fisico che psicologico, rappresenta la quintessenza degli antieroi che tanto piacciono ai Coen. E anche a me.</p>
<p>7) <em><strong>Sils Maria</strong></em> (Olivier Assayas)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/sils_maria.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40325" title="sils_maria" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/sils_maria.jpg" alt="" width="500" height="307" /></a></p>
<p>Assayas e il suo film-riflessione sull&#8217;attore e sul Personaggio impossibile da abbandonare, in cui verità e finzione si sovrappongono. In un gioco di specchi che alterna essere e apparire il regista francese punta tutto sulle sue eccezionali protagoniste, Juliette Binoche e Kristen Stewart per la sua storia più viscerale e spontanea, complessa e necessaria, sull&#8217;inarrestabile divenire dell&#8217;essere umano.</p>
<p>6) <em><strong>Grand Budapest Hotel</strong></em> (Wes Anderson)</p>
<p>Una farsa delirante e patinata che racchiude tutte le caratteristiche peculiari del cinema di Wes Anderson: ipercromatismo, inquadrature simmetriche e impeccabili, luoghi fiabeschi in cui personaggi strambi e spesso disadattati trovano una sorta di isola felice in cui potersi rifugiare. E&#8217; il tripudio dell&#8217;estetica che, incredibilmente, non va a scapito del narrato. Un inno alla fuga mascherato da commedia di maniera sontuosa e caleidoscopica.</p>
<p>5)<strong> Lei </strong> (Spike Jonze)</p>
<p>In una società in cui lo smartphone e i social network sembrano il fulcro attorno al quale girano le relazioni umane, non è poi così strano innamorarsi di un sistema operativo di nuova generazione. Specie se ha la voce di Scarlett Johansson. Jonze sembra saperlo bene e confeziona, con romanticismo e un pizzico di utopia, una delle storie d&#8217;amore più assurde, originali e credibili mai raccontate.</p>
<p>4) <em><strong>Snowpiercer</strong></em> (Bong Joon-ho)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/snowpiercer.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40326" title="snowpiercer" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/snowpiercer.jpg" alt="" width="499" height="322" /></a></p>
<p>Il talento del regista coreano di <em>Memories of Murders </em>e <em>The Host</em> abbraccia per la prima volta una sceneggiatura e un cast internazionali. Incredibile come sia riuscito a racchiudere un mondo nei vagoni di un treno tra speranza, vendetta, violenza, carità, incastrando i personaggi in una spietata coreografia dicotomica di lusso e povertà, privilegio e ingiustizia, assolutismo e desiderio di democrazia.</p>
<p>3) <em><strong>Due giorni, Una notte </strong></em>(Jean-Pierre e Luc Dardenne)</p>
<p>Un&#8217;altra storia di ultimi dai due fratelli belgi, un&#8217;altra storia di gente che, nell’Europa della crisi, è stretta dal bisogno e dalla paura di perdere il posto di lavoro. Una percorso poetico, il loro, che mira ad attestare il fallimento della società. Marion Cotillard ne è la protagonista, umile e bellissima, prosciugata dalla depressione e dallo Xanax.</p>
<p>2) <em><strong>L&#8217;amore bugiardo &#8211; Gone Girl </strong></em>(David Fincher)</p>
<p>Fincher gioca a fare Hitchcock e ci riesce benissimo. Il regista di <em>Se7en</em>, <em>Zodiac </em>e <em>The Social Network </em>dirige un thriller d&#8217;altri tempi pieno di suspense e colpi di scena. Una riflessione profonda e spietata sul tema della coppia che si fa parabola brutale sul deterioramento delle relazioni umane, interpretata da un cast assolutamente perfetto.</p>
<p>1) <em><strong>The Wolf of Wall Street </strong></em>(Martin Scorsese)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/the_wolf_of_wall_street.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40327" title="the_wolf_of_wall_street" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/the_wolf_of_wall_street.jpg" alt="" width="500" height="316" /></a></p>
<p>Una porta in faccia appena svegli, una corsa d&#8217;inverno a piedi nudi nella brughiera, tre ore che sembrano tre minuti. L&#8217;ascesa del broker truffatore e cocainomane interpretato da un DiCaprio mai tanto mostruoso è un concentrato di eccessi e sfrenatezze.<br />
Elogio dell’arrivismo corrotto che sta alla base del logorio della società contemporanea, il piazzista trasformato in lupo che veste Armani non conosce redenzione. Simbolo perfetto di un mondo sfacciato, avido e prepotente in cui il Quaalude scorre a fiumi e il termine moralità assume significati del tutto inaspettati,<em> The Wolf of Wall Street</em> è uno dei migliori Scorsese di sempre, girato da un settantenne con la sfrontatezza e l&#8217;arroganza di un ventenne.</p>
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