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	<title>Movielicious &#187; Iaia Forte</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>La bella gente</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2015 14:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Elio Germano]]></category>
		<category><![CDATA[Iaia Forte]]></category>
		<category><![CDATA[Ivano De Matteo]]></category>
		<category><![CDATA[La bella gente]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Guerritore]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Ferlan]]></category>

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		<description><![CDATA[Ipocrisia, perbenismo e solidarietà mancata nell'opera seconda di Ivano De Matteo. Realizzata nel 2009,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2009)<br />
Uscita: 27 agosto 2015<br />
Regia: Ivano De Matteo<br />
Con: Monica Guerritore, Antonio Catania, Elio Germano, Iaia Forte<br />
Durata: 1 ora e 38 minuti<br />
Distribuito da: Cinecittà Luce</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/la-bella-gente_3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44038" title="la-bella-gente_3" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/la-bella-gente_3.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Alfredo (<strong>Antonio Catania</strong>) e Susanna (<strong>Monica Guerritore</strong>) sono una coppia di cinquantenni dall&#8217;aria giovanile.<br />
Colti, agiati e di ampie vedute, i due vivono a Roma ma trascorrono l&#8217;estate nella loro casa di campagna all&#8217;interno di una tenuta privata.<br />
Un giorno Susanna, di ritorno dal paese vicino, resta turbata alla vista di una giovane prostituta umiliata e picchiata da un uomo sul ciglio di una stradina che porta alla statale.<br />
Alla donna basta un attimo per capire che non può girarsi dall&#8217;altra parte e fare finta di nulla. Dopo averne discusso con Alfredo, Susanna decide di accogliere in casa Nadia &#8211; questo il nome della ragazza &#8211; per tentare di salvarla dalla strada.<br />
Inizialmente la convivenza scorre serena, con Susanna pienamente compiaciuta del suo ruolo di eroina, ma tutto cambia con l&#8217;arrivo in villa del figlio Giulio (<strong>Elio Germano</strong>) con viziatissima fidanzatina al seguito.<br />
A quel punto gli equilibri saltano e il progressismo radical chic ostentato fino a quel momento dalla donna inizia a vacillare, soppiantato ben presto da un geloso attaccamento a una serie di privilegi che considera suoi di diritto e che non ha alcuna intenzione di condividere con quella che, alla fine dei giochi, resta pur sempre una &#8220;puttana dell&#8217;Est&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/la-bella-gente.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44039" title="la-bella-gente" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/la-bella-gente.jpg" alt="" width="499" height="333" /></a></p>
<p>Il motivo per cui <em><strong>La bella gente</strong></em> abbia dovuto aspettare sei anni per trovare la via delle sale, rimarrà  uno dei tanti misteri della distribuzione italiana, ma la sua uscita dal dimenticatoio, seppure tardiva, merita comunque un plauso.<br />
Perché si tratta di un film notevolissimo, sia da un punto di vista squisitamente stilistico che testuale.<br />
Chi conosce De Matteo per i successivi <em>Gli equilibristi</em> e<em> I nostri ragazzi</em> sa quanto l&#8217;autore sia una delle figure meno allineate nel nostro panorama cinematografico, ma stupisce in ogni caso come al suo secondo film sia stato in grado di esprimere già in maniera così lucida e matura le istanze che avrebbe poi approfondito con le opere a seguire.<br />
Stupisce innanzitutto per una regia assai abile nel nascondere i propri limiti strutturali dietro una serie di invenzioni stilistiche mai banali e, soprattutto, perfettamente funzionali al mood della storia.<br />
Una storia che, va detto, ha il raro pregio di perturbare senza ricorrere in alcun modo al dramma, né declinato in termini strappalacrime né a tinte forti ma anzi, dando a tratti quasi l&#8217;impressione di mostrare senza raccontare nulla di che.<br />
Lo splendido script di <strong>Valentina Ferlan</strong> (moglie di De Matteo e sceneggiatrice di tutti i suoi film) più che raccontare una vicenda, infatti, descrive un fallimento. Quello tutto italiano di una generazione che ha passato gli ultimi trent&#8217;anni a raccontarsi come qualsiasi divisione sociale fosse ormai del tutto superata e  ora cerca di dissimulare il raggiungimento di uno status socioeconomico anche importante, fumando una canna dopo cena o semplicemente calzando un paio di Birkenstock.</p>
<p>Ne <em>La bella gente</em> non si salva nessuno e non c&#8217;è alcuna differenza tra la coppia progressista e solo apparentemente open-minded dei protagonisti e i loro volgari vicini destrorsi. Ciò che cambia semmai è la sottile ipocrisia che porta Alfredo e Susanna a credere di poter salvare qualcuno solo in virtù del loro benessere acquisito, senza accorgersi minimamente di quanto ciò soddisfi un loro bisogno di redenzione piuttosto che quello, ben più materico, della povera Nadia. Quest&#8217;ultima, in un sottile ma inesorabile gioco al massacro dalle venature polanskiane, passa rapidamente dal ruolo di scheggia impazzita e causa principale della caduta delle maschere sociali della coppia a quello di vittima sacrificale, fino a un epilogo amarissimo molto simile, in termini di cinica rassegnazione, a quello di <em>The Dreamers</em> di Bertolucci.<br />
Molto del merito della riuscita del film va indubbiamente ai dialoghi &#8211; quanto di più vicino alla vita reale si sia sentito negli ultimi anni in un film italiano &#8211; e a chi li abita. De Matteo ha infatti dalla sua un cast eccezionale, a partire da Antonio Catania (finalmente protagonista dopo decenni passati a recitare in ruoli di contorno) e una ritrovata Monica Guerritore fino a Elio Germano, qui impegnato in un ruolo leggermente periferico, benché primario nell&#8217;economia del film.<br />
In definitiva è proprio da opere come <em>La bella gente</em> che il cinema italiano dovrebbe ripartire.<br />
Se  solo lo scarto tra anno di produzione e data di uscita del film non rendesse il condizionale già un imperfetto.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
<p><em>La sceneggiatura originale de <strong>La bella gente</strong> di Valentina Ferlan, fa parte della collana &#8220;Cinema da leggere&#8221;, edita da <a href="https://www.facebook.com/pages/NED-Edizioni/918985701506804?fref=ts" target="_blank">NED Edizioni.</a></em></p>
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		<title>Il giovane favoloso</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2014 05:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Mouglalis]]></category>
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		<category><![CDATA[Il giovane favoloso]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Martone]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Popolizio]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Riondino]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia71]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il passaggio a Venezia 71, arriva nelle sale il Leopardi di Mario Martone. Con un insuperabile Elio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2014)<br />
Uscita: 16 ottobre 2014<br />
Regia: Mario Martone<br />
Con: Elio Germano, Michele Riondino, Anna Mouglalis<br />
Durata: 2 ore e 17 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/il-giovane_slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39227" title="il-giovane_slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/il-giovane_slide.jpg" alt="" width="499" height="326" /></a></p>
<p>Cosa significa, cosa comporta, cosa preclude l&#8217;essere giovani in Italia?<br />
Che cosa lega il vissuto individuale del più maltrattato e vituperato protagonista delle nostre reminiscenze liceali al percorso esistenziale e alla storia collettiva dei suoi coetanei del 2014?<br />
Ma soprattutto, se Giacomo Leopardi fosse un ventenne dell&#8217;era digitale, sognerebbe di abbandonare la casa paterna e di girare l&#8217;Europa in InterRail, sbollirebbe una delusione amorosa ascoltando musica glitch su un campo immerso nella nebbia, si lancerebbe in invettive contro tutto e tutti sulla bacheca di un qualsiasi social network?</p>
<p>A quattro anni di distanza dall&#8217;affresco magniloquente di <em>Noi credevamo</em>, <strong>Mario Martone</strong> compie un ulteriore salto all&#8217;indietro nel Secolo Romantico e completa così un ideale dittico sulla preistoria italiana come specchio e prefigurazione dell&#8217;attuale, la dimostrazione amarissima e sfiduciata della coincidenza fra gli slanci del passato e le inquietudini di adesso, un viaggio nella dimensione tempo che innesca un corto circuito socio-culturale capace di rendere compassato il contemporaneo e contingente il remoto: lontano da operazioni calligrafiche à la <em>Bright Star</em> e sempre più vicino a un senso trasfigurato della tragedia di viscontiana memoria, <strong><em>Il giovane favoloso</em></strong> non è la canonica, pedissequa ed esaustiva biografia del più emblematico poeta nostrano dopo Dante Alighieri, ma uno straordinario, inesauribile campionario di evocazioni, di immagini, di spunti e, naturalmente, di poesia di abbacinante modernità, il ritratto pulsante della paralisi generazionale più o meno forzata che avvolge l&#8217;Italia del presente incarnata da un ardente rappresentante storico reso insospettabile a molti da decenni di tediosi programmi scolastici, qui impersonato con insostenibile, commovente e viscerale intensità da un <strong>Elio Germano</strong> mostruoso e definitivamente affermatosi fra i maggiori interpreti europei della sua leva.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/il_giovane_favoloso_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39229" title="il_giovane_favoloso_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/il_giovane_favoloso_2.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Come il suo predecessore risorgimentale, il film è trascinato da un&#8217;idea di movimento inarrestabile circondata ed estinta da un ostacolo inamovibile ed oppressivo (l&#8217;ardore dei moti rivoluzionari contro il loro inesorabile riadattamento borghese allora, il fallito superamento autocoscienziale e intellettuale dell&#8217;immobilismo dell&#8217;apparato civile e familiare oggi), ma se <em>Noi credevamo</em> esplorava nella sua coralità un sentimento di disincanto e di impotenza verso le sovrastrutture sociali e il sistema politico, <em>Il giovane favoloso</em> ne affronta la componente fragile e solipsistica, non privata in quanto legata al singolo, ma cosmica e condivisa come il pessimismo del suo soggetto (il finale con l&#8217;eruzione del Vesuvio che ispirò <em>La ginestra</em>, una minuscola Apocalisse che mette i brividi), conferendo agli episodi intimi e artistici della vita di Leopardi una valenza universale e per molti versi precorritrice.</p>
<p>Martone, inestimabile allestitore operistico gentilmente prestato al cinema, concepisce ancora una volta il mezzo cinematografico come un infinito palcoscenico (in fin dei conti, il progetto prende il via da un adattamento teatrale delle <em>Operette morali</em>) e scandisce drammaturgicamente la sua opera in cinque segmenti/atti distinti, dalla giovinezza recanatiana &#8211; dove si segnala un granitico <strong>Massimo Popolizio</strong> nel ruolo del padre Monaldo &#8211; al fermento accademico fiorentino con la passione non corrisposta per Fanny Targioni Tozzetti (<strong>Anna Mouglalis</strong>), passando per la breve stasi romana, per gli ozi tentatori napoletani (in cui trova spazio l&#8217;attrice-feticcio <strong>Iaia Forte </strong>in una memorabile macchietta) e per la morte incombente a Torre del Greco, sfoderando inusitate ambizioni e onorandole una ad una, vantando una fedeltà alla materia da filologo e una notevole sensibilità nei confronti delle licenze (l&#8217;episodio angosciante del bordello-bolgia partenopeo, dove l&#8217;oggetto del desiderio erotico di Leopardi si rivela essere un ermafrodita) e impostando, come se non bastasse, un andamento dinamico e avvincente forse insperato per chi era abituato a <em>L’amore molesto</em> o a <em>Teatro di guerra</em>.</p>
<p>Grazie anche al solito, preziosissimo contributo del fidato direttore della fotografia <strong>Renato Berta</strong>, davvero scatenato quando a sottolineare la scena sono foschie o luci naturali, e alla elegiaca colonna sonora IDM del berlinese <strong>Apparat</strong> che fornisce un contrappunto di straniante anacronismo, non si avverte mai il rischio di una deriva televisiva da sceneggiato di lusso (formato di cui Martone quasi si diverte a decostruire e confutare le convenzioni a mano a mano che ci si allontana da Recanati), ma ci si sente quasi parte integrante di un processo artistico e analitico partecipativo comune ai capolavori assodati del nostro cinema, cui una tappa epocale come <em>Il giovane favoloso</em> andrebbe senza difficoltà ad aggiungersi pur nell&#8217;ennesima circostanza di una nuova e sempre più pesante esclusione dal palmarès festivaliero.</p>
<p>Voto <strong>9</strong></p>
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		<title>Il volto di un&#8217;altra</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 11:57:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Preziosi]]></category>
		<category><![CDATA[Iaia Forte]]></category>
		<category><![CDATA[Il volto di un'altra]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Chiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Pappi Corsicato]]></category>

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		<description><![CDATA[Pappi Corsicato sferra una zampata alla società dell'immagine, tra citazionismo sfrenato e un notevole]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2012)<br />
Uscita: 11 aprile 2013<br />
Regia: Pappi Corsicato<br />
Con: Laura Chiatti, Alessandro Preziosi, Iaia Forte<br />
Durata: 1 ora e 24 minuti<br />
Distribuito da: Officine Ubu</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/il-volto-di-unaltra_-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-31551" title="il-volto-di-unaltra_-1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/il-volto-di-unaltra_-1.jpg" alt="" width="500" height="314" /></a></p>
<p>Finalmente qualcosa di diverso! Dopo il deludente <em>Il seme della discordia</em>, presentato a Venezia nel 2008, Pappi Corsicato torna a fare cinema a livelli decisamente più alti e rappresentativi della propria poetica con Il volto di un&#8217;altra, una commedia dai toni dark e grotteschi che sferra un attacco netto e rigoroso al mondo dell&#8217;apparire. La pellicola, <a href="http://www.movielicious.it/2012/11/12/roma-2012-giorno-4/">presentata al Festival Internazionale del Film di Roma </a>lo scorso autunno, narra le rocambolesche vicende di Bella, conduttrice di un programma televisivo sulla chirurgia estetica in pieno calo di ascolti perché, come dicono i responsabili della rete per cui lavora, &#8220;la sua faccia ha stancato&#8221;. Incapace di arrendersi al declino, Bella ha un&#8217;accesa discussione col proprio marito, il chirurgo plastico René (Alessandro Preziosi). In seguito al litigio, Bella rimane vittima di un incidente automobilistico sui generis (le arriva un water dritto in faccia) e si risveglia col volto coperto di bende e circondata da giornalisti: è rimasta sfigurata e la sua carriera televisiva è giunta al termine. O forse c&#8217;è ancora una speranza&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=VcZKjVq0NUk">LA VIDEOINTERVISTA A LAURA CHIATTI</a></strong></p>
<p>Girato interamente in Alto Adige, location piuttosto insolita per Corsicato che ha sempre prediletto la nativa Napoli per ambientare le sue storie, <em>Il volto di un&#8217;altra</em> è un&#8217;opera che riesce a compensare la scarsa originalità dei temi trattati con una ricerca visiva e stilistica degna di nota. Se infatti John Frankenheimer nel 1966 aveva già lanciato il sasso con il suggestivo <em>Operazione diabolica</em> (in parte ripreso da John Woo con <em>Face/Off</em>), Pappi riprende quel discorso aggiungendo alla critica sociale, tema che domina entrambe le pellicole, un lato ironico e dissacrante che affonda le proprie radici nella filmografia di Buñuel con evidenti richiami a Fellini e al Ferreri de <em>La grande abbuffata</em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/il-volto-di-unaltra-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-31552" title="il-volto-di-unaltra-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/il-volto-di-unaltra-2.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=mzq5UjvqXN8">LA VIDEOINTERVISTA A PAPPI CORSICATO E ALESSANDRO PREZIOSI</a></strong></p>
<p>L&#8217;impatto visivo è sicuramente l&#8217;aspetto più interessante de <em>Il volto di un&#8217;altra</em>, che ricorda molto da vicino le geometrie e le tinte sature viste in <em>La pelle che abito </em>di Almodóvar (Corsicato fu assistente del regista spagnolo sul set di <em>Legami!</em>, nel 1990, un&#8217;esperienza che evidentemente gli è rimasta dentro). Non a caso il film è dedicato alla memoria dello senografo Andrea Crisanti, uno dei migliori del nostro cinema, demiurgo di cotanta patinata artificiosità, scomparso lo scorso anno. Ma al regista partenopeo  va riconosciuto un altro merito: quello di aver trovato finalmente un ruolo calzante per Laura Chiatti, che nel film vediamo, incredibilmente, anche recitare.</p>
<p>Il risultato è una pellicola assolutamente diversa, lontana anni luce dalle produzioni nostrane, con un finale caustico e ironico che giustifica qualche lungaggine di troppo a livello narrativo.</p>
<p><strong>Voto </strong>7</p>
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