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	<title>Movielicious &#187; Il viaggio di Arlo</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Il viaggio di Arlo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2015 08:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Disney Pixar]]></category>
		<category><![CDATA[Il viaggio di Arlo]]></category>
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		<category><![CDATA[The Good Dinosaur]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo film Disney-Pixar diretto da Peter Sohn è un'esperienza visiva mozzafiato che però...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(The Good Dinosaur, USA 2015)<br />
Uscita: 25 novembre 2015<br />
Regia: Peter Sohn<br />
Con le voci di: Giulio Bartolomei, Alberto Agrisano, Massimo Corvo<br />
Durata: 1 ora e 40 minuti<br />
Distribuito da: Walt Disney Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Il_Viaggio_Di_Arlo_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-50958" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Il_Viaggio_Di_Arlo_1.jpg" alt="Il_Viaggio_Di_Arlo_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>L&#8217;ultima invenzione di casa<strong> Pixar</strong> è come un fuoco che non si ravviva: indipendentemente da come si dispongano i ceppi, da quanta carbonella si adoperi o da quanto si possa insistere con l&#8217;attizzatoio, la fiamma resta bassa e spunta il dubbio che il problema fosse proprio a monte, in una legna troppo umida, tagliata a ciocchi più grossi del dovuto o non abbastanza lasciata a stagionare.</p>
<p>Vuoi per gli infiniti interventi di riscrittura protrattisi fino a produzione avanzata, vuoi per la sostituzione in corsa del regista, nonché ideatore stesso del soggetto, Bob Peterson (al timone di <em>Up</em> insieme a Pete Docter) con l&#8217;esordiente <strong>Peter Sohn</strong>, vuoi per una lavorazione a singhiozzo e significativamente tanto incostante sin dal principio da portare il progetto quasi a bussare alle porte del <em>development hell </em>&#8211; già ultima dimora del mai realizzato <em>Newt</em> -, <em><strong>Il viaggio di Arlo </strong></em>arriva in sala a neanche un semestre dal colpo di coda di <a href="http://www.movielicious.it/2015/09/14/inside-out/" target="_blank"><em>Inside ou</em></a><em><a href="http://www.movielicious.it/2015/09/14/inside-out/" target="_blank">t</a> </em>e mette nuovamente gli studios, dopo il quinquennio buio post-<em>Toy Story 3</em>, in una situazione di incertezza identitaria che sembrava felicemente risolta. Il rocambolesco ritorno all&#8217;ovile del piccolo brontosauro del titolo, più che legarsi alla proverbiale inventiva dell&#8217;equipe di Lasseter e soci, qui limitata a una trovatina ucronica di relativa originalità, assomiglia a un bignami di motivi disneyiani abbondantemente collaudati e rimasticati, dall&#8217;incontro/scontro con le leggi di Natura de <em>Il libro della giungla</em> al trauma della crescita e alla scoperta della responsabilità de <em>Il re leone</em>, fino all&#8217;identificazione con l&#8217;Altro, qui acuita &#8211; e traslata oltre lo schermo &#8211; dall&#8217;idea di attribuire all&#8217;elemento umano, personificato dal bambino Spot, la componente bestiale e viceversa, di <em>Koda fratello orso </em>(basti soltanto il raffronto fra <a href="http://postimg.org/image/5ukmnsupd/">le due locandine</a>).</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Il_Viaggio_Di_Arlo_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-50959" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Il_Viaggio_Di_Arlo_2.jpg" alt="THE GOOD DINOSAUR" width="640" height="323" /></a></p>
<p>A scuotere il canonico susseguirsi a tappe che pesca, come di consueto, tanto dal <em>road movie</em> quanto dal romanzo di formazione, con il logoro cliché della perdita ad aprire il percorso (interiore ed esteriore) di maturazione, di esperienza e di superamento, è piuttosto la scelta, peculiare ed eccentrica, di codificare il tutto secondo la grammatica dell&#8217;immaginario western, ripetendone la simbologia-chiave (la fattoria, la prateria, il bandito, il falò, la mandria, e via discorrendo) e individuando nell&#8217;ambientazione preistorica una sterminata terra selvaggia di frontiera in cui vige esclusivamente la regola della sopravvivenza, esercitata ora virtuosamente (la famiglia di tirannosauri rancheros, il cui patriarca, non a caso, vanta la voce di Sam Elliott), ora passivamente (lo stiracosauro eremita), ora prepotentemente (il clan di velociraptor ladri di bestiame, calco fin troppo evidente delle tre iene de <em>Il re leone</em>, e gli pterodattili desperados).</p>
<p>Se a funzionare è anche l&#8217;invenzione di una civiltà intelligentemente antropomorfizzata, pertanto più vicina alla crudezza di <em>Alla ricerca della valle incantata</em> che alle facezie de <em>L&#8217;era glaciale </em>&#8211; fatta eccezione giusto per un paio di sbavature, come gli intermezzi comici del whack-a-mole <em>ante litteram</em> o del pasto a base di funghetti psichedelici &#8211; e se il tono rimane coerentemente equilibrato, discreto e tarato sulla purezza essenziale dello sguardo infantile (senza, quindi, le inopportune svisate di registro di <em>Brave</em>), l&#8217;inventario dei personaggi si rivela forse il più debole e appena accennato dell&#8217;intera fauna pixariana, privo di quella complessità e di quell&#8217;anima conflittuale in grado di rendere indimenticabile ed empatizzabile persino il protagonista più irricevibile. Lo stesso arco evolutivo di Arlo non ambisce mai a quella gravitas e a quell&#8217;intensità che facevano di <em>Alla ricerca di Nemo</em>, suo film-gemello, una parabola coinvolgente e pienamente compiuta (tanto da far nutrire molte perplessità sull&#8217;imminente sequel).</p>
<p>Suonano altrettanto posticci e generici gli sprazzi di poesia, come il ricongiungimento onirico con il padre-guida e l&#8217;intuizione del campo di lucciole che invade il quadro, come il volo delle lanterne di <em>Rapunzel</em>, ulteriore dimostrazione di quanto questa volta sia poco bilanciata la miscela, usualmente miracolosa per le creazioni del team californiano, di lirismo e tecnica. Ineccepibile e, se possibile, ancor più raffinata del solito la confezione, capace di sfoggiare una colorita colonna sonora &#8211; firmata dai fratelli Danna, rarissima alternativa alla premiata ditta Newman-Giacchino &#8211; che spazia dall&#8217;Americana purissima con fiddle in primo piano al calderone di una world music cosmopolita dove spuntano bouzouki, mandolini e harpeleik, nonché di prodursi in strabilianti sfondi iperrealistici e in un tripudio panoramico memore dei capolavori di Ford e dei suoi contemporanei (<em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=SWdPmapuOd4">Il cavaliere della valle solitaria</a></em> di Stevens è in questo senso il riferimento più esplicito), al punto da fare a cazzotti con un <em>character design</em> eccessivamente virato su fisionomie smaccatamente cartoonesche.</p>
<p>Insomma, se <em>Inside out</em> ha mostrato dopo un lungo periodo interlocutorio il volto più fantasioso e modernista del mondo Pixar, <em>Il viaggio di Arlo </em>ne ha rivelato il profilo tradizionale e passatista, un&#8217;operazione che magari intendeva porsi come tributo al classicismo di un certo cinema (e di una certa animazione) che non c&#8217;è più, ma che finisce per essere soprattutto derivativa e, come sancisce un pre-finale kiplingiano che pare la negazione <a href="https://www.youtube.com/watch?v=0CMIiVuvRI0">di quello di <em>Ratatouille</em></a>, vagamente, insospettabilmente reazionaria.</p>
<p>Ben poco da dire sul cortometraggio d&#8217;apertura <em>Sanjay&#8217;s Super Team</em>, con tutta probabilità l&#8217;episodio più esteticamente sgradevole e creativamente insulso di tutto l&#8217;universo Pixar.</p>
<p>Voto <strong>6</strong></p>
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