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	<title>Movielicious &#187; In The Basement</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 9</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2014 13:25:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milla Jovovich ed Ethan Hawke nel Cymbeline di Almereyda, l'atteso Pasolini di Abel Ferrara e il cinese]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/millajovovichcymbeline_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38705" title="millajovovichcymbeline_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/millajovovichcymbeline_1.jpg" alt="" width="273" height="411" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/millajovovichcymbeline_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38707" title="millajovovichcymbeline_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/millajovovichcymbeline_2.jpg" alt="" width="273" height="411" /></a></p>
<p>Avrà anche vivacizzato la passerella e spostato il baricentro della Mostra nuovamente verso territori più mainstream, ma il <strong><em>Cymbeline</em></strong> di <strong>Michael Almereyda</strong>, che torna a confrontarsi con Shakespeare e ad aggiornarlo con gli stessi discutibili esiti di <em>Hamlet 2000</em>, è stato accolto da fischi finora rimasti relativamente contenuti nelle sale del Lido.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/ethanhawke.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38708" title="ethanhawke" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/ethanhawke.jpg" alt="" width="328" height="494" /></a></p>
<p>Vuoi per un testo di partenza debole &#8211; e infatti raramente rappresentato, vuoi per una coltre di attori male assortiti (i giovani, <strong>Anton Yelchin</strong> e <strong>Dakota Johnson</strong>, sono a dir poco pietosi, <strong>Ethan Hawke</strong> rispolvera tormenti amletici senza impegnarsi troppo e <strong>Milla Jovovich</strong> come regina cattiva è di rara cagneria), vuoi per le solite attualizzazioni gratuite, il risultato è un autentico disastro e pianta il chiodo definitivo sulla bara della già poco brillante sezione Orizzonti.</p>
<div id="attachment_38709" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/retour-a-ithaque.jpg"><img class="size-full wp-image-38709" title="retour-a-ithaque" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/retour-a-ithaque.jpg" alt="" width="500" height="265" /></a><p class="wp-caption-text">Retour à Ithaque</p></div>
<p>Non va meglio nelle Giornate degli Autori, nella quale la Palma d&#8217;Oro <strong>Laurent Cantet </strong>conferma il suo momento di stanca con le ciarle piagnucolose e para-generazionali di <em><strong>Retour à Ithaque</strong></em> (di imminente uscita in sala in Italia): che il prodigio in grado di regalarci capolavori come <em>Risorse umane </em>o <em>La classe</em> fosse anche capace di trascendere tristemente in territori à la Salvatores e di dare vita a un <em>Grande freddo </em>lagnoso, stereotipato e putrefatto &#8211; sembra a tratti di assistere al film fasullo visto da Nanni Moretti in <em>Caro diario </em>(&#8220;<em>Siamo invecchiati, siamo inaciditi, siamo disonesti nel nostro lavoro&#8230;</em>&#8220;) &#8211; era al di là di ogni concepibile immaginazione. Fra i cinque insostenibili cinquantenni a rimuginare a ruota libera su una terrazza de L&#8217;Avana, interpretati nonostante tutto da attori professionisti, è davvero difficile scorgere un lampo di autenticità o qualcosa di più di un sistema ammuffito di archetipi da ABC dell&#8217;aspirante sceneggiatore (il cafone arricchito, l&#8217;alcolizzato redento, la bella sfiorita e via discorrendo). Nell&#8217;apparato dell&#8217;operazione, che si svolge praticamente in tempo reale in due soli ambienti, si intuisce ancora il mestiere registico del Cantet che fu, ma tutto il resto fa cadere le braccia e spegne ogni voglia di appassionarsi e di partecipare.</p>
<div id="attachment_38710" style="width: 472px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/red-amnesia.jpg"><img class="size-full wp-image-38710" title="red-amnesia" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/red-amnesia.jpg" alt="" width="462" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Qin Hao, Wang Xiaoshuai e Lu Zhong per Red Amnesia</p></div>
<p>Decisamente meglio fa l&#8217;unico partecipante cinese del Concorso, l&#8217;impegnativo <em>Red Amnesia</em>: dopo il più metaforico <em>11 Flowers</em>, il quarantottenne <strong>Wang Xiaoshuai</strong> torna a riflettere sulle scomodissime eredità della Rivoluzione Culturale virando addirittura in insospettabili territori mystery con tanto di telefonate anonime, episodi di stalking e persecuzioni assortite. La storia scorre con qualche evitabile lungaggine &#8211; le quasi due ore di durata si sentono tutte &#8211; e con cambi di registro a volte stonati (le apparizioni fantasmatiche, i tentativi di jump scare, le scene oniriche), ma quando si arriva gradualmente allo scioglimento più tragicamente reale e plausibile possibile, si capisce che l&#8217;intento di Xiaoshuai è ancora una volta di natura coraggiosamente storico-politica. Una bella sorpresa, dunque, che peraltro trascina una protagonista straordinaria come la rivelazione settantaquattrenne Lü Zhong verso una Coppa Volpi ormai scontata.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/pasolini.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38711" title="pasolini" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/pasolini.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Atteso quanto temuto, approda in Sala Darsena la mattina seguente il <strong><em>Pasolini</em></strong> di <strong>Abel Ferrara</strong>, che fa sprofondare nuovamente il Concorso negli abissi raggiunti solo dal terribile <em>The Cut</em> di Fatih Akin. Il maestro di <em>Fratelli</em>, i cui apici di carriera a questo punto viene lecito accreditare al contributo fondamentale del compianto Nicholas St. John, si rivela essere la scelta più sbagliata e pretenziosa per tentare l&#8217;impresa sciagurata di tradurre in immagini gli ultimi sogni e progetti dell&#8217;intellettuale romagnolo (soprattutto il romanzo <em>Petrolio </em>e il film <em>Porno-Teo-Kolossal</em>, con un metacinematografico <strong>Ninetto Davoli</strong> nei panni del protagonista destinato a Eduardo de Filippo) e ciò che ne esce è un pasticcio indegno minato da idee registiche biasimevoli.</p>
<div id="attachment_38712" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/pasolini-cast.jpg"><img class="size-full wp-image-38712" title="pasolini-cast" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/pasolini-cast.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Willem Dafoe, Adriana Asti, Ninetto Davoli, Abel Ferrara e Riccardo Scamarcio </p></div>
<p>Come i dialoghi introdotti timidamente in italiano e condotti poi interamente in inglese con risultati ridicoli (tanto valeva puntare all&#8217;artificio puro con la lingua di Albione dall&#8217;inizio alla fine o scegliere interpreti esclusivamente nostrani), da scelte di casting scellerate (<strong>Willem Dafoe</strong>, assolutamente inadeguato e cane come al solito, è solo un tizio truccato da PPP con una voce inaccettabilmente cavernosa, la Laura Betti di <strong>Maria de Medeiros</strong> è pura macchietta e il Ninetto Davoli di uno spaesatissimo <strong>Riccardo Scamarcio</strong> fa venire i conati), da una pressoché totale mancanza di rispetto per la materia (le sventagliate presunte certezze di Ferrara sull&#8217;omicidio all&#8217;Idroscalo si traducono in puri vaneggiamenti e in un cinico massacro) e dall&#8217;arroganza senza pari di un autore che si sente onnipotente nel suo concretizzare l&#8217;incompiuto e che invece ha da tempo perso ogni lucidità.<br />
Un obbrobrio indecente, insomma, reso ancora più insopportabile dalle sue fallite intenzioni celebrative.</p>
<div id="attachment_38713" style="width: 415px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/basementphotocall.jpg"><img class="size-full wp-image-38713" title="basementphotocall" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/basementphotocall.jpg" alt="Martin Gschlacht, Veronika Franz e Ulrich Seidl " width="405" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Martin Gschlacht, Veronika Franz e Ulrich Seidl </p></div>
<p>Si recupera in Palabiennale uno dei protagonisti Fuori Concorso della rassegna, il documentario <strong><em>Im Keller</em> </strong>del provocatore viennese <strong>Ulrich Seidl </strong>(già Premio Speciale della Giuria a Venezia69 con lo scandaloso <em>Paradiso: Fede</em>): con il suo usuale stile distaccato e sardonico caratterizzato da ineludibili long take fissi e frontali, l&#8217;autore di <em>Canicola</em> si aggira fra i territori inesplorati e insospettabili delle cantine austriache, sguazzando come un monello nelle pozzanghere in un microcosmo di schifo quotidiano a base di melomani beoni neo-nazi, feticisti di piogge dorate e di tazze del water, dominatrix semi-frigide, attiviste masochiste, ciccioni, vecchiacce inquietanti, derelitti e altri casi umani. La chiave di tutto è un senso di grottesco spinto ancora una volta verso un punto di non ritorno sempre più avanti del capitolo filmografico che lo precede, consapevolmente aberrante e compiaciuto ma con l&#8217;indubbia capacità di mostrare l&#8217;impresentabile e di dare un nome inquietantemente simile al nostro il passo successivo (e inevitabile?) della degradazione antropologica.<br />
<em>Im Keller</em>, oggetto alieno e assolutamente ingiudicabile, chiude la mattinata come un mattone in piena bocca e ci permette di continuare la Mostra con la certezza di esserci lasciati il peggio &#8211; non dal punto di vista artistico, si intenda &#8211; alle spalle.</p>
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