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	<title>Movielicious &#187; Interiors</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Woody Allen: aspettando Café Society, i film da riscoprire</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 10:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Broadway Danny Rose]]></category>
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		<description><![CDATA[Tre opere del regista newyorkese che forse non avete visto.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Woody_Allen.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52573" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Woody_Allen.jpg" alt="Woody_Allen" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Pochi giorni fa la notizia che il suo 46° film da regista, <em><strong>Café Society</strong></em>, avrebbe <a href="http://www.movielicious.it/2016/03/29/cafe-society-di-woody-allen-aprira-cannes-69/" target="_blank">aperto la 69° edizione del <strong>Festival di Cannes</strong></a>. In attesa di conoscere i primi giudizi di pubblico e critica sulla pellicola con <strong>Kristen Stewart</strong> e <strong>Jesse Eisenberg</strong> che sarà proiettata Fuori concorso mercoledì 11 maggio al Grand Théâtre Lumière, la redazione di <strong>Movielicious</strong> si è messa a pensare ai film di <strong>Woody Allen</strong> meno conosciuti che, per un motivo o per un altro, meritano di essere riscoperti. Pistola alla tempia: un solo titolo per redattore e 1.000 battute a disposizione. Here we go!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><em>INTERIORS</em> (1978) </b>di Carolina Tocci</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Interiors.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52574" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Interiors.jpg" alt="Interiors" width="650" height="366" /></a></p>
<p>Una delle pellicole meno apprezzata e conosciute di Woody Allen, in parte penalizzata per aver visto la luce tra due eccellenze quali <em>Io e Annie</em> e <em>Manhattan</em> è sicuramente <strong><em>Interiors</em></strong>. Accolto freddamente da pubblico e critica quando uscì, il primo film drammatico del regista newyorchese richiama Bergman per tematiche ed atmosfere e si impone come austero e impietoso ritratto familiare incentrato su tematiche cupe ed esistenziali. Allen vi analizza le tensioni, i rancori e i sentimenti repressi tra le sorelle Flyn (K. Griffith), Joey (M. Hurt) e Renata (D. Keaton), che riaffiorano quando la madre Eve (G. Page) viene abbandonata del marito (E.G. Marshall). Le atmosfere eleganti e al tempo stesso gelide e l&#8217;aura intellettuale e asettica che pervade i dialoghi rendono Interiors un&#8217;opera austera sia narrativamente che visivamente, grazie anche a una regia distaccata che trova nei lunghi piani sequenza e nei personaggi spesso ripresi di spalle o addirittura fuori campo, il modo più corretto per esprimerne l&#8217;inadeguatezza. Da riscoprire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>BROADWAY DANNY ROSE</em> (1984)</strong> di Fabio Giusti</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Broadway_Danny_Rose.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52575" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Broadway_Danny_Rose.jpg" alt="Broadway_Danny_Rose" width="624" height="415" /></a></p>
<p>Incastonato temporalmente tra il capolavoro sperimentale <em>Zelig</em> e il gioiellino metacinematografico <em>La rosa purpurea del Cairo</em>, <em><strong>Broadway Danny Rose</strong></em> corre il serio rischio di passare inosservato ancora oggi, a più di trent’anni dalla sua uscita in sala.<br />
Ed è un peccato perché la storia di questo sfortunatissimo manager di artisti del tutto privi di talento (xilofonisti ciechi, ventriloqui balbuzienti e crooner falliti con problemi di alcol) è la quintessenza dell’Allen che non si può fare a meno di amare.<br />
Esaurita infatti la lugubre fascinazione per Bergman (Interiors) e Fellini (<em>Stardust Memories</em>), in questo film Woody Allen non solo riscopre la sua vena più leggera, ma opera una mirabile sintesi tra le sue due anime: quella più votata alla comicità tout court e la malinconica introspezione che, da <em>Manhattan</em> in poi, è stata cifra distintiva di tutto il suo cinema.<br />
Illuminato dal magnifico bianco e nero di Gordon Willis, <em>Broadway Danny Rose</em> è un’elegia di New York &#8211; l’ennesima &#8211; tutta racchiusa in un flashback e un film molto più complesso di quanto la patina ridanciana possa far pensare. Oltre ad essere il più caustico dei dietro le quinte dello showbiz mai scritti da Allen.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>OMBRE E NEBBIA</em> (1992)</strong> di Andrea Bosco</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Ombre_e_Nebbia.png"><img class="alignnone size-full wp-image-52576" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Ombre_e_Nebbia.png" alt="Ombre_e_Nebbia" width="704" height="400" /></a></p>
<p>Se <em>La rosa purpurea del Cairo</em> transustanziava il rifugio nell&#8217;arte e nella fantasia nell&#8217;atmosfera da sogno della Hollywood della Golden Age, Allen compie la medesima operazione sei anni più tardi nell&#8217;incubo assurdo e distorto di una fantomatica Mitteleuropa a ridosso degli imminenti regimi, calando il tutto in un opprimente clima espressionista fra Brecht, Pabst e Kafka in cui dominano indeterminatezza e persecuzione (<em>Le armonie di Werckmeister</em>, in fondo, viene da qui). <em><strong>Ombre e Nebbia</strong></em>, oltre a essere con ogni probabilità l&#8217;apice della sua ricerca formale (fondamentale il contributo di Carlo Di Palma e di Santo Loquasto), è l&#8217;opera con cui, dopo decenni di freddure, Allen fa apertamente i conti con l&#8217;Olocausto, inaugurando, lungo una Kristallnacht livida e paradossale fatta di piccoli uomini (il suo Kleinman) e strangolatori, la sua riflessione sulla necessità della magia, e quindi dell&#8217;illusione, per rispondere al vuoto del quotidiano. Un capolavoro imprescindibile e compendiario.</p>
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