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	<title>Movielicious &#187; Jack Goes Boating</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Philip Seymour Hoffman: il migliore della sua generazione</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Feb 2014 12:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflessioni sull'attore che, meglio di chiunque altro, ha incarnato disagi, insicurezze e malessere del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/philip-seymore-hoffman.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34657" title="philip-seymore-hoffman" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/philip-seymore-hoffman.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Ci sono persone che non sanno neanche chi sia <a href="http://www.movielicious.it/2014/02/02/e-morto-philip-seymour-hoffman/"><strong>Philip Seymour Hoffman</strong></a>. Impensabile? Eppure è così. Citi loro qualche titolo di film che ha interpretato, pensi a quelli più famosi, tipo <strong><em>Capote: A sangue freddo</em></strong>, o <strong><em>The Master</em></strong>. Qualcuno dice: &#8220;Ah sì, quell&#8217;attore biondo, un po&#8217; grosso&#8221;, qualcun altro annuisce con la testa, senza capire di chi si tratti. Per quelli della mia generazione, che con i suoi film sono cresciuti, è un po&#8217; come se all&#8217;inizio degli Anni Ottanta fosse morto Robert De Niro, dopo aver girato <em>Toro scatenato</em>: prima di <em>C&#8217;era una volta in America</em>, <em>Mission</em>, <em>Angel Heart</em> o <em>Gli Intoccabili</em>. Oppure come se Brando ci avesse lasciati prima de<em> Il Padrino </em>o di avere la possibilità di interpretare il Colonnello Kurtz di <em>Apocalypse Now</em>. Inimmaginabile, a pensarci adesso.</p>
<p>Se <strong>Philip Seymour Hoffman</strong> fosse ancora tra noi sarebbe arrivato a fare cose altrettanto grandi, forse anche di più. Non che non fosse già ad un ottimo punto, ma dopo le decine di ruoli da sorprendente comprimario e la svolta Oscar come protagonista con<em> Capote: A sangue freddo</em>, suggellata l&#8217;anno scorso da <em>The Master,</em> la sua carriera avrebbe potuto raggiungere vette ancora inesplorate.</p>
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<p>Oggi sui giornali si legge che &#8220;&#8230;aveva sempre avuto problemi di tossicodipendenza&#8221;. Facile liquidarlo così. Come un eroinomane di mezza età, ennesimo divo dannato divorato dallo star-system pronto a mandare al diavolo una carriera brillante per una dose di troppo. Ma lui con l&#8217;eroina aveva chiuso, lo aveva ammesso pubblicamente. Così come aveva ammesso che l&#8217;anno scorso era entrato in riabilitazione perché ci era ricaduto. A maggio aveva passato dieci giorni in una clinica, poi aveva ringraziato la famiglia e gli amici che gli erano stati accanto in quel periodo così buio. Per ventitré anni più niente e poi, di nuovo, nel tunnel.</p>
<p>Dopo la gavetta, iniziata interpretando ruoli da spalla in <em>E alla fine arriva Polly,</em> <em>Patch Adams</em> o <em>Il grande Lebowski</em>, la sua carriera, probabilmente destinata a ruoli da caratterista, subì la brusca virata di cui sopra. Era troppo capace per rimanere nell&#8217;ombra. E se n&#8217;è andato proprio ora che la sua fisicità scomoda e prorompente era stata accantonata dalla Hollywood più rigida, che gli aveva aperto la strada a ruoli da protagonista, nonostante quel viso tondo e quegli occhi sottili. Probabilmente non si è neanche reso conto di quanto coraggio sia stato capace di infondere in tutti quegli attori bruttini che, proprio come fece lui agli inizi, sono stati costretti a trascinare il loro corpo imbolsito ai provini, certi di poter aspirare al massimo a un ruolo da spalla. Ma se ce l&#8217;aveva fatta lui, allora forse&#8230;</p>
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<p>Non aveva il physique du role, d&#8217;accordo, ma forse è anche per questo che Hoffman ha saputo regalare al cinema dei personaggi tanto diversi tra loro quanto indimenticabili: infermiere mansueto di un malato terminale in <em>Magnolia</em>, professore frustrato, fratello di Laura Linney ne <em>La famiglia Savage</em>, maniaco sessuale complessato e nevrotico in <em>Happiness</em> di Solondz, cinico e geniale critico musicale Lester Bangs in <em>Almost Famous</em>, goffo professore insidiato da una delle sue studentesse ne <em>La 25° ora</em>, attore timido e impacciato in <em>Boogie NIghts</em>, deejay dalle battute taglienti in<em> I Love Radio Rock</em>, uomo sordido e privo di morale in <em>Onora il padre e la madre</em> di Lumet, regista teatrale ossessivo in <em>Synecdoche, New York</em> di Charlie Kaufman, prete accusato, forse ingiustamente, di pedofilia ne <em>Il dubbio</em> e poi ancora guru affabulatore in <em>The Master </em>del suo regista, Paul Thomas Anderson, quello che ha saputo offrirgli dei ruoli dalle sfaccettature pressoché infinite. Tutti personaggi strabilianti e dalla sensibilità estrema. Tutti interpretati al meglio, mescolando in egual misura tecnica e talento.</p>
<p>E ora i progetti lasciati incompiuti: il severo stratega dei giochi Plutarch Heavensbee, nel film tratto dai romanzo <strong><em>Hunger Games: Il canto della rivolta</em></strong>, pellicola che stava girando proprio in questi giorni, e il suo secondo film da regista, dopo <em>Jack Goes Boating</em>, dal titolo<strong> <em>Ezekiel Moss</em></strong>. Un dramma ambientato nell&#8217;era del Proibizionismo che avrebbe avuto come protagonisti Amy Adams e Jake Gyllenhaal.</p>
<p>Di lui ci rimangono 46 film. 46, come gli anni che ha vissuto, e un pensiero fisso nella testa: chissà quanti altri ruoli ancora  avrebbe potuto interpretare.</p>
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