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	<title>Movielicious &#187; Janusz Kaminski</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Il GGG &#8211; Il Grande Gigante Gentile</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2016 07:17:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[- Il Grande Gigante Gentile]]></category>
		<category><![CDATA[Janusz Kaminski]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Rylance]]></category>
		<category><![CDATA[Roald Dahl]]></category>
		<category><![CDATA[Steven Spielberg]]></category>

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		<description><![CDATA[Steven Spielberg porta al cinema il classico di Roald Dahl. La nostra recensione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(The BFG., USA, U.K., Canada, 2016)<br />
Uscita: 30 dicembre 2016<br />
Regia: Steven Spielberg<br />
Con: Mark Rylance, Ruby Barnhill, Jemaine Clement<br />
Durata: 1 ora e 57 minuti<br />
Distribuito da: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Il_GGG_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54913" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Il_GGG_1.jpg" alt="Il_GGG_1" width="650" height="370" /></a><br />
A fronte di un guadagno lordo del 30%, <strong><em>Il GGG &#8211; Il Grande Gigante Gentile</em></strong> non è solamente uno dei più fragorosi tonfi al botteghino d&#8217;Oltreoceano di tutto il 2016, ma è anche, ancor più significativamente, il capitolo meno redditizio &#8211; home video permettendo &#8211; della filmografia del più rimunerativo colosso dell&#8217;industria cinematografica internazionale.</p>
<p>Quella di <strong>Steven Spielberg</strong> è già dagli albori una carriera condotta sul doppio binario dell&#8217;intrattenimento infantile e dello spettacolo adulto, del gioco e della meditazione, del luna park e del congresso, del linguaggio filmico come ludica stupefazione di fronte alla riproduzione dell&#8217;immaginario popolare e come matura e consapevole riflessione sulle tappe fondamentali del nostro passato prossimo.<br />
Ora resuscitando dinosauri nello sbalordimento generale fra tecnica animatronica e CGI, ora calandosi nei meandri misogini e razzisti dell&#8217;incubo sudista ispirandosi alla grande letteratura contemporanea, materializzando civiltà aliene e campi di concentramento e destreggiandosi tra finzione e cronaca, il regista di Cincinnati ha finito per incarnare, nel bene e nel male, l&#8217;essenza stessa del cinema statunitense di massa e per compiere nella Settima Arte, secondo solo a Walt Disney, quella sintesi perfetta &#8220;tra fantasia e imprenditoria&#8221; che oggi domina i multiplex e che chiamiamo blockbuster, termine entrato nell&#8217;uso comune proprio a partire dal clamoroso successo de <em>Lo squalo</em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Il_GGG_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54915" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Il_GGG_2.jpg" alt="Il_GGG_2" width="982" height="540" /></a></p>
<p>Come si spiega, allora, questo estemporaneo e inatteso scivolone commerciale per un autore che, negli anni, non ha mai avuto difficoltà ad attirare la curiosità dell&#8217;americano medio e, in particolare, a rivolgersi ai milioni di bambini (e bambinoni) di tutte le età che costituiscono il grosso del suo pubblico?<br />
Basti dire che il difetto più evidente che mina il primo adattamento per le sale del celebre romanzo di <strong>Roald Dahl</strong> è anche il suo principale punto di forza e motivo di interesse, e cioè il suo spiccato, lampante e disarmante anacronismo, la sua pervicacia &#8211; ancorché limitata dalle inesorabili ingerenze di mamma <strong>Disney</strong> &#8211; nel prendere le distanze dalla deriva conformistica di quasi tutta la produzione &#8220;istituzionale&#8221; per ragazzi del nuovo secolo, facendo riproporre idealmente a Spielberg quel medesimo spirito ingenuo e innocente che permeava tanto classici riconosciuti come <em>E.T. l&#8217;extraterrestre</em> quanto i frivoli giocattoloni à la <em>Hook</em>, per non parlare di quei progetti solo patrocinati, ma non per questo meno personali, come <em>I Goonies</em>, <em>Piramide di paura</em> o <em>Miracolo sull&#8217;8ª strada</em>.</p>
<p><em>Il<strong> GGG</strong></em> si propone quindi sin da subito come un oggetto inguaribilmente démodé e privo della benché minima malizia, estraneo quanto più possibile dalle stringenti logiche di mercato: nessuna tentazione seriale, un cast, se si esclude il protagonista fortemente voluto da Spielberg, relativamente di basso profilo e soprattutto un&#8217;attitudine sommessa e contemplativa che, rimanendo fedele ai presupposti della pagina scritta, basa l&#8217;avventura non tanto sulla peripezia, quanto sull&#8217;introspezione, come conferma il precipuo rilievo conferito all&#8217;ambito onirico e alla sua manipolazione, che resta l&#8217;aspetto di gran lunga più intrigante e avvincente del film e che il papà di Indiana Jones, visionario per eccellenza, se non per professione &#8211; &#8220;I dream for a living&#8221;, ammise trent&#8217;anni fa in una storica intervista al TIME &#8211; accosta al concetto di realizzazione audiovisiva, paragonando il laboratorio del gigante al mestiere stesso del metteur en scène.</p>
<p>È così che il regista di <em>Incontri ravvicinati del terzo tipo</em>, a settant&#8217;anni appena compiuti, tira le somme sul fanciullo che fu e sul veterano che è adesso, sul ruolo sempre più complicato, ingrato e ingestibile di artigiano e messaggero di sogni, trovando nelle rughe e nelle grinze del suo nuovo attore-feticcio, il magnifico <strong>Mark Rylance</strong>, portato alla ribalta nel circuito maggiore con <em>Il ponte delle spie</em> e già annunciato nei futuri <em>The Kidnapping of Edgardo Mortara</em> e <em>Ready Player One</em>, l&#8217;alter ego più pertinente di tutta una vita, l&#8217;evoluzione senile e solitaria di quell&#8217;altra invenzione &#8220;fuori dal mondo&#8221; (anch&#8217;essa, non a caso, passata per la penna della sceneggiatrice Melissa Mathison, alla cui memoria il film è dedicato) che è stata capace di marchiare a fuoco l&#8217;universo spielberghiano.<br />
Esattamente come <em>E.T.</em>, infatti, il GGG non è soltanto la rappresentazione dell&#8217;impeto creativo e della sua funzione salvifica, ma è anche il fulcro di una vicenda imperniata sull&#8217;abbandono, sull&#8217;accettazione del diverso e sul superamento della solitudine attraverso la forza del sentimento, con la differenza sostanziale, contrariamente al capolavoro del 1982, di una componente infantile ridimensionata e meno centrale ai fini del tutto.</p>
<p>Rispetto a un personaggio a tutto tondo come quello di Elliot, la Sophie della pur bravissima dodicenne <strong>Ruby Barnhill</strong> è poco più di un meccanismo al servizio della storia con cui è difficile entrare in sintonia, e nonostante un folgorante inizio dickensiano fra l&#8217;oscurità dell&#8217;orfanotrofio e la foschia dei vicoli londinesi in cui la luce del solito <strong>Janusz Kaminski</strong> immerge il tutto in un&#8217;atmosfera sospesa di pura magia notturna, si percepisce quanto poco a Spielberg interessi parlare di lei, del suo generico dramma di orfana e del suo destino, molto diverso da quello della fonte letteraria, e di quanto, invece, gli prema focalizzarsi sul Gigante e su quella sua infinita, psicosomatica tristezza che il capillare, strabiliante lavoro di motion capture e l&#8217;espressività di Rylance finiscono per esasperare.</p>
<p>In questo modo il film arriva a sbandare vistosamente nei momenti in cui la narrazione deve procedere lungo traiettorie più ovvie, dalla lunga, impacciata sequenza di alleggerimento comico della colazione a Buckingham Palace alla sbrigativa, fracassona resa dei conti finale, tutto materiale che dà l&#8217;impressione di essere stato trattato e affrontato alla bell&#8217;e meglio per mantenere viva l&#8217;attenzione di un pubblico di riferimento che oggi sembra ormai lontano dalle coordinate spielberghiane e che, infatti, lo ha severamente punito.</p>
<p>Forse proprio in virtù di ciò, però, <strong><em>Il GGG</em> </strong>rimane, nella sua imperfezione e nel suo candore, un&#8217;opera sintomatica per capire in che direzione stia andando il cinema del suo autore, una mesta avvisaglia su quanto prossima e inevitabile sia la sua estinzione e un&#8217;ultima, malinconica istantanea su ciò a cui dovranno progressivamente rinunciare i bambini di ieri e che sarà presto irricevibile preistoria per quelli di domani.</p>
<p>Voto <strong>6.5</strong></p>
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