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	<title>Movielicious &#187; Jason Bateman</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Come ammazzare il capo 2</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2015 13:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Day]]></category>
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		<category><![CDATA[Christoph Waltz]]></category>
		<category><![CDATA[Come ammazzare il capo 2]]></category>
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		<category><![CDATA[Sean Anders]]></category>

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		<description><![CDATA[A distanza di tre anni, riecco il folle trio formato da Jason Bateman, Charlie Day e Jason Sudeikis che]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Horrible Bosses 2, USA 2014)<br />
Uscita: 8 gennaio 2015<br />
Regia: Sean Anders<br />
Con: Jason Bateman, Charlie Day, Jason Sudeikis<br />
Durata: 1 ora e 48 minuti<br />
Distribuito da: Warner Bros Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/come_amazzare_il_capo_2_slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40449" title="come_amazzare_il_capo_2_slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/come_amazzare_il_capo_2_slide.jpg" alt="" width="499" height="333" /></a></p>
<p>Nick (<strong>Jason Bateman</strong>), Dale (<strong>Charlie Day</strong>) e Kurt (<strong>Jason Sudeikis</strong>), stanchi delle continue vessazioni subite dai rispettivi capi, decidono di mettersi in proprio brevettando il &#8220;docciamico&#8221;, bislacca invenzione basata su un miscelatore di acqua corrente e shampoo.<br />
Quando l&#8217;idea sembra concretizzarsi, grazie all&#8217;interessamento del ricchissimo imprenditore Burt Hanson (<strong>Christoph Waltz</strong>), i tre amici realizzano invece di essere stati biecamente raggirati da quest&#8217;ultimo e reagiscono sequestrandone il figlio Rex (un divertente e divertito <strong>Chris Pine</strong>).<br />
A complicare ulteriormente la riuscita del piano ci si mette il ritorno di alcuni folli personaggi ereditati dal primo capitolo, e quindi ecco riapparire Fottimadre Jones (<strong>Jamie Foxx</strong>), il mefistofelico Mr. Harken (<strong>Kevin Spacey</strong>) e Julia (<strong>Jennifer Aniston</strong>), dentista ninfomane ed ex capo di Dale.</p>
<p>Se escludiamo il passaggio (tutto sommato indolore) in cabina di regia da Seth Gordon a <strong>Sean Anders</strong>, squadra che vince non si cambia e quindi, in questo divertente sequel del già riuscito Come ammazzare il capo&#8230; e vivere felici di un paio di anni fa, ritroviamo tutto il suo folle cast (ad eccezione di Colin Farrell, il cui personaggio era l&#8217;unico a morire) con l&#8217;aggiunta dell&#8217;autoironico ed esilarante Christoph Waltz a fungere da ciliegina sulla torta.<br />
La bontà del risultato è garantito dalla scelta, piuttosto saggia di non reiterare in maniera pedissequa lo schema alla base del primo film (come fatto, ad esempio, nel caso della trilogia di <em>Una notte da leoni</em> di cui questa serie è comunque figlia) ma di rielaborarlo lavorando sull&#8217;estremizzazione sistematica di tutti i caratteri. Vediamo quindi Dale diventa ancora più tonto &#8211; la sua naiveté qui richiama esplicitamente quella di <em>Scemo e più scemo</em> &#8211; e gli antagonisti più insensibili e infami, in un rincorrersi di battute politicamente scorrette e situazioni paradossali quasi privo di soste.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/come_ammazzare_il_capo_2_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40450" title="come_ammazzare_il_capo_2_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/come_ammazzare_il_capo_2_2.jpg" alt="" width="499" height="258" /></a></p>
<p>Al netto di una leggera flessione che ne rallenta il ritmo  immediatamente prima del finale, <strong><em>Come ammazzare il capo 2</em></strong> è dunque una  boccata di aria fresca nel panorama un po&#8217; stantio della commedia  hollywoodiana di produzione più recente (di quella italiana invece è  proprio meglio tacere) con il suo giocare e, al tempo stesso, celebrare  la medietà della middle class, riuscendo paradossalmente ad elevarsene e  ad alzare &#8211; senza mai rinnegare la sua natura di prodotto fieramente  commerciale &#8211; il proprio livello qualitativo.<br />
Merito soprattutto di  una scrittura che non ha paura di giocarsi la carta della scorrettezza  (praticamente ogni volta che Jennifer Aniston apre bocca) e di un cast  perfettamente oliato, con una menzione speciale per Kevin Spacey, libero  di strabordare in tutta la diabolica perfidia trattenuta a stento in  due stagioni di <em>House of Cards</em>.<br />
Senza quindi toccare le vette di  autorialità scatologica della cosiddetta &#8220;Apatow Factory&#8221;, <em>Come  ammazzare il capo 2</em> mantiene tutte le promesse che si suppone una  commedia non debba mai disattendere e fa ridere dall&#8217;inizio alla fine.<br />
In alcuni momenti anche molto.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Disconnect</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/01/07/disconnect/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2014 18:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Disconnect]]></category>
		<category><![CDATA[Frank Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Henry Alex Rubin]]></category>
		<category><![CDATA[Hope Davis]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Bateman]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Nyqvist]]></category>

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		<description><![CDATA[L'alienazione nell'epoca del digitale travestita da indagine psicologica e sociale. Con poca grinta e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2013)<br />
Uscita: 9 gennaio 2013<br />
Regia: Henry-Alex Rubin<br />
Con: Jason Bateman, Hope Davis, Frank Grillo<br />
Durata: 1 ore e 55 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/disconnect.png"><img class="alignnone size-full wp-image-34036" title="disconnect" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/disconnect.png" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>&#8220;Distacco&#8221;.<br />
Forse non c&#8217;era termine migliore &#8211; non ce ne vogliano i fin troppo zelanti adattatori italiani &#8211; per rendere nella nostra lingua il titolo dell&#8217;esordio nella fiction dello statunitense Henry-Alex Rubin e per esprimere quel senso di isolamento e di solitudine insito in ciascuno dei suoi protagonisti.<br />
E&#8217; un&#8217;alienazione strisciante e a tratti contraddittoria, visto che tutti, uomini e donne, adulti e ragazzi, vittime e carnefici, possiedono un&#8217;identità virtuale dietro cui confondersi nel magma interpersonale della Rete, con tutti i benefici e le controindicazioni del caso: c&#8217;è chi vi si aggrappa per elaborare un lutto impossibile, chi, dietro a crudeli bravate, sfoga un disagio familiare irrisolvibile o chi, convinto di fare del bene, distrugge il fragilissimo equilibrio di chi nell&#8217;anonimato aveva trovato un rifugio.<br />
Si contano sulle dita di una mano i momenti in cui uno schermo non faccia da tramite fra un personaggio e l&#8217;altro, preferibilmente come sfondo di una sessione in messaggistica privata (forse, a livello di messa in scena, i momenti più riusciti del film, immersi in un opprimente silenzio), tutti i rari momenti di interazione diretta grondano disprezzo, recriminazione o violenza e il salvifico conforto dello scostamento dalla vita reale, come una droga, si concretizza in fin dei conti in una toppa ben peggiore del buco.</p>
<p>Ma &#8220;Disconnect&#8221; non è solo un sostantivo: è anche un verbo, e della peggior specie, soprattutto se usato in un titolo.<br />
&#8220;Scollegati&#8221;, sembra suggerire una seconda, altrettanto plausibile traduzione, un fastidioso imperativo che pare svelare i suoi pedanti intenti didattici e squarciare quello strato di autenticità e di spontaneità che un documentarista come Rubin doveva tenere presente: appesantita dalla sceneggiatura pigra e formulaica di Andrew Stern, la pellicola affonda nella retorica e adotta un atteggiamento da tavola rotonda televisiva così moraleggiante &#8211; &#8220;spegnete il pc e confrontatevi&#8221; &#8211; da infastidire, ricercando a bella posta l&#8217;identificazione di un pubblico chiamato a riflettere sulle insidie della comunicazione informatica giocando soprattutto sulle sue paure (e una tagline trombona come &#8220;oggi che siamo connessi ci sentiamo più soli che mai&#8221; di certo non aiuta).<br />
Al di là delle effettive, onnipresenti minacce che popolano quotidianamente la Rete, il film finisce per dimenticarsi della necessità di raccontare una storia e per adottare un tono a dir poco predicatorio e cattedratico, lanciandosi in una serie di invettive fin troppo facili e retrive, dal vecchio adagio dell&#8217;assenza dei padri all&#8217;evergreen dell&#8217;invadenza e dell&#8217;ipocrisia dei media, fino al solito, immarcescibile malessere adolescenziale: ne risente pertanto anche il nutrito cast, fra evidenti casi di <em>tokenism</em> (una Hope Davis talmente sprecata che il suo ruolo sembra esistere solo in funzione del suo partner Jason Bateman) e performance visibilmente non all&#8217;altezza (in particolare quella di Paula Patton, una specie di Rosario Dawson dei poveri), mentre i pochi elementi validi della compagine (l&#8217;ottimo Frank Grillo su tutti) restano ingabbiati in figurine risapute e schematiche, rese ancora più monodimensionali e abbozzate dalla scelta di intrecciare le vicende fra loro secondo i canoni più abusati del <em>cinema hyperlink </em><em>da </em><span>Iñárritu in giù,</span></p>
<p>Così, fra la solita giornalista rampante, il solito frustrato reduce della Guerra del Golfo, il solito teenager solitario emo/alternative con la frangia e altre naftaliniche selezioni dal manuale dei personaggi tipo, l&#8217;intreccio procede di ovvietà in ovvietà, così preoccupata di fotografare il presente da non accorgersi di essere già a tratti obsoleta (il film è stato presentato fuori concorso e senza particolare clamore a Venezia69), così intrisa di sensazionalismo e di effettismo (dopotutto produce Marc Forster, non certo un campione di delicatezza) da non rendersi conto dell&#8217;insipienza e della banalità delle proprie storie &#8211; l&#8217;episodio della coppia in cerca del pirata informatico, in particolare, non va da nessuna parte -, così ansiosa di mantenere il realismo formale della non-fiction, come testimoniano le frequenti scene riprese con focali molto lunghe e microfoni a spilla per allontanare la crew dagli attori e consentire a questi ultimi una prestazione più spontanea, da crollare progressivamente verso le formule narrative ed estetiche del melodramma più stantio, con il culmine raggiunto da un ralenti a effetto da antologia del brutto che dovrebbe rappresentare il culmine e il cruento trait d&#8217;union degli eventi ma che scioglie definitivamente ogni dubbio sullo striminzito apparato drammaturgico che sorregge il film.</p>
<p>E se da un lato verrebbe da apprezzare l&#8217;idea di concludere tutto prima di quell&#8217;edulcorato finale hollywoodiano che sarebbe stato lecito aspettarsi, d&#8217;altro canto questa sospensione assomiglia più ad un atto di indolenza e a una dimostrazione di incertezza che a una scelta consapevole e anticlimatica.<br />
<em>Disconnect</em>, in poche parole, dimostra che non è sufficiente imbastire una manciata di racconti per parlare di cinema corale e per ambire all&#8217;universale, che la grandezza di capolavori come <em>America oggi</em> e <em>Magnolia</em> non sta nella quantità e nella mole dell&#8217;insieme, ma nella potenza indipendente del singolo particolare e che, anche dietro ad un occhio smaliziato e sincero, un cliché è destinato a restare comunque un cliché.</p>
<p><strong>Voto</strong>: 5</p>
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		<title>Bacio gay per Dustin Hoffman</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 09:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gossip]]></category>
		<category><![CDATA[Dustin Hoffman]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Bateman]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/11.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14874" title="11" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/11.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Tutta colpa dei Lakers, la squadra di basket più tifata dalle star di Hollywood. Giovedì scorso alla finale dell&#8217;NBA tra i Los Angeles Lakers e i Boston Celtics c&#8217;erano proprio tutti, da Leonardo DiCaprio a Snoop Dogg ad Adam Sandler. E c&#8217;erano anche Dustin Hoffman e Jason Bateman (<em>L&#8217;isola delle coppie</em>) seduti l&#8217;uno accanto all&#8217;altro e in compagnia delle rispettive mogli nel settore VIP dello Staples Center.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/21.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14875" title="21" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/21.jpg" alt="" width="500" height="383" /></a></p>
<p>Ad un tratto la &#8220;kiss me cam&#8221;, la telecamera adibita a inquadrare le coppie che si baciano all&#8217;interno dello stadio, li ha puntati e i due attori, invece che baciare le loro compagne, hanno preferito baciarsi tra loro, finendo così sul maxischermo. Inutile dire che la simpatica performance tra i due è stata salutata dai presenti con un fragoroso applauso. Uno show nello show.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/32.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14877" title="32" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/32.jpg" alt="" width="423" height="280" /></a></p>
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		<title>Tra le nuvole</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2010/01/24/tra-le-nuvole/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 18:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Bernacchio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Kendrick]]></category>
		<category><![CDATA[George Clooney]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Bateman]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Reitman]]></category>
		<category><![CDATA[Vera Farmiga]]></category>

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		<description><![CDATA[George Clooney frequent flyer d'assalto in giro per gli USA. Tra un volo e l'altro, lo scapolo d'oro]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Up In The Air, USA 2009)<br />
Uscita: 22 gennaio 2010<br />
Regia: Jason Reitman<br />
Con: George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason Bateman<br />
Durata: 1 ora e 49 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/phd76kikf4yufj_1_l.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-11404" title="phd76kikf4yufj_1_l" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/phd76kikf4yufj_1_l.jpg" alt="" width="500" height="420" /></a></p>
<p>Jason Reitman si conferma uno dei trentenni d&#8217;oro di Hollywood, riuscendo nel non facile compito di liberarsi dallo spettro di &#8220;quello di <em>Juno</em>&#8220;. E se ai tempi del capolavoro adolescenziale con Ellen Page il merito era andato più che altro all&#8217;autrice Diablo Cody, stavolta Reitman si è messo anche alla tastiera. Ha così confezionato una storia di pura educazione sentimentale, tratteggiata con maestria intorno a George Clooney: attore e personaggio. Ryan Bingham è sicuro di sé: un vero &#8220;piacione&#8221; clooneiano, che ha come unico scopo nella vita quello di raggiunere i dieci milioni di miglia aeree percorsi sul proprio programma frequent flyer. Non è un progetto impossibile: Ryan gira il mondo per portare a termine un lavoro scomodo: licenziare la gente qua e là per aziende, al posto dei diretti responsabili, che non hanno il coraggio di farlo. E&#8217; la crisi, bellezza. Arriveranno due imprevisti direttamente in aereo: una donna che sembra davvero diversa da tutte le altre, e una giovane intraprendente che dovrà affiancare il protagonista nella &#8220;modernizzazione&#8221; di questa azienda di licenziatori professionisti.</p>
<p>Quello che convince davvero di <em>Tra le nuvole</em> sono le interpretazioni: assolutamente perfetto Clooney, ammaliante Vera Farmiga, ottima l&#8217;esordiente Anna Kendrick. A tratti, si ha l&#8217;impressione che Reitman abbia calcato la mano con un eccesso di parole, a discapito di una leggerezza più accentuata. Avrebbe fatto bene alla scorrevolezza del film, ma allo stesso tempo lo avrebbe reso un nuovo <em>Juno</em>, o un altro <em>Thank You For Smoking</em>. Pur avendo problemi di ritmo, quindi, <em>Tra le nuvole</em> resta un&#8217;ottima prova per essere già la terza di un regista enfant prodige.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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