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	<title>Movielicious &#187; Jesse Eisenberg</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Café Society</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2016 10:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
Id., USA 2016<br />
Regia: Woody Allen<br />
Cast: Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Steve Carell, Blake Lively, Parker Posey<br />
Uscita: 29 settembre 2016<br />
Durata: 1 ora e 36 minuti<br />
Distribuzione: Warner Bros. Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/Café_Society_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54134" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/Café_Society_1.jpg" alt="Café_Society_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Windsor-EF-Elongated. E&#8217; questo il font preferito da <strong>Woody Allen</strong>, quello con cui sono scritti i titoli di testa e di coda della maggior parte dei suoi film e che negli anni è divenuto uno dei suoi marchi di fabbrica, insieme ai vecchi brani jazz, alle nevrosi dei personaggi e ai dialoghi intellettualoidi e fulminanti. Anche <em><strong>Café Society</strong></em>, la sua 46° regia, si apre come il più classico dei film di Allen: i titoli di testa in Windsor, un sottofondo jazz e&#8230; Un party in piscina in una sontuosa villa hollywoodiana. Poi, una voce fuoricampo (nella versione originale della pellicola, quella dello stesso Allen) introduce i vari personaggi. La storia questa volta è quella di la Bobby (<strong>Jesse Eisenberg</strong>), ennesimo alter ego del regista, giovane ebreo che dal Bronx decide di raggiungere Los Angeles con la speranza che lo zio Phil (<strong>Steve Carell</strong>), noto agente cinematografico, possa aiutarlo facendogli fare carriera a Hollywood. Qui si innamora  di Vonnie (<strong>Kristen Stewart</strong>), segretaria di Phil con una situazione sentimentale a dir poco complicata. Basta così.</p>
<p>Allen per <strong>Café Society</strong> ha potuto contare su un budget piuttosto considerevole (una trentina i milioni di dollari messigli a disposizione dagli <strong>Amazon Studios</strong>, che hanno prodotto il film: esattamente il doppio del budget standard cui il regista di Io e Annie era abituato) e il risultato è sontuoso almeno quanto la fotografia di <strong>Vittorio Storaro</strong>, qui alla sua prima collaborazione con il regista. Le ricostruzioni dell&#8217;epoca sono perfette: tutto appare luminoso, elegante, accurato. Gli abiti e gli acessori sublimi (la costumista <strong>Suzy Benzinger</strong> si è ispirata direttamente alle collezioni disegnate da Coco Chanel negli Anni Trenta, andando a ricercare i bozzetti originali negli archivi della maison) i caldi tagli di luce fanno risaltare i beige e i crema degli abiti maschili, la morbidezza dei tessuti di quelli femminili (del personaggio della Stewart soprattutto, che sfoggia numerose mise, una meglio dell&#8217;altra), impreziositi da un nastro tra i capelli o da pendenti di brillanti.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/Café_Society_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54135" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/Café_Society_2.jpg" alt="Café_Society_2" width="1000" height="631" /></a></p>
<p>Incredibile come il primo film girato in digitale da Allen, riesca ad essere anche il suo lavoro più caldo e avvolgente: ci si entra davvero nei night fumosi della New York pre-guerra, quelle bettole che suonano jazz e swing fino all&#8217;alba, così come nei club più esclusivi, gestiti dalla mafia locale e frequentati da modelle e nelle ville dei produttori di Hollywood dove i brunch della domenica rappresentano un appuntamento imperdibile per tutto quel sottobosco di personaggi legati in un qualche modo all&#8217;industria del cinema. Ci si ritrova a stare lì con loro. Altrettanto riuscita risulta la caratterizzazione della famiglia di Bobby, perfetto esempio di ebraismo yiddish a stelle e strisce dell&#8217;epoca, con i genitori (strepitosa <strong>Jeannie Berlin</strong> nei panni della pragmatica Mamma Rose) rassegnati, a causa dei pregiudizi radicati e diffusi, a rimanere in un angolo e i figli decisi a voler contribuire in ogni modo per farsi riconoscere come parte pulsante e produttiva di un&#8217;America ancora in via di definizione.</p>
<p>Accolto senza troppi entusiasmi, chissà poi perché, a Cannes e in generale da pubblico e critica, <em><strong>Café Society</strong></em> è invece uno dei migliori film di Allen. La sua storia si serve infatti delle manie alleniane che ben conosciamo per arrivare a toccare picchi di profondità difficilmente rintracciabili nelle commedie romantiche, genere a cui <em><strong>Café Society</strong></em> effettivamente appartiene. Perché è un film su tantissime cose: sull&#8217;amore romantico, su un certo tipo di personaggi che hanno caratterizzato la società americana a cavallo tra le due guerre, sull&#8217;incoerenza, sulle scelte fatte e su quelle che non si vorrebbero mai fare, sulle strade intraprese nella vita nonostante tutto, e su quegli amori perfetti che, proprio perché rimasti immobili e sospesi in qualche anfratto del tempo, restano i migliori da raccontare, se si è capaci di farlo. E Allen lo è.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7,5</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Segreti di famiglia</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/06/21/segreti-di-famiglia-2-recensione/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2016 14:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Joaquim Trier]]></category>
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		<description><![CDATA[Isabelle Huppert, Gabriel Byrne e Jesse Eisenberg nel freddo dramma di Joachim Trier.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Louder Than Bombs, Norvegia, Francia, Danimarca 2015)<br />
Uscita: 23 giugno 2016<br />
Regia: Joachim Trier<br />
Con: Isabelle Huppert, Gabriel Byrne, Jesse Eisenberg<br />
Durata: 1 ora e 45 minuti<br />
Distribuito da: Teodora Film</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Segreti_Di_Famiglia_1.png"><img class="alignnone size-full wp-image-53339" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Segreti_Di_Famiglia_1.png" alt="Segreti_Di_Famiglia_1" width="638" height="425" /></a></p>
<p>La visione di <em><strong>Segreti di famiglia</strong></em>, primo film in lingua inglese del norvegese <strong>Joaquim Trier</strong>, spinge a riflettere su come nessun medium al pari del cinema sia adatto a rappresentare la morte o, meglio ancora, l’<strong>elaborazione del lutto</strong> da parte di quelli che restano.<br />
Anzi, spingendosi oltre, si potrebbe dire che è il cinema stesso a nascere come un tentativo di vincere la morte attraverso il suo processo di riproducibilità potenzialmente infinita delle immagini.<br />
Specificare come tale forma di narrazione, comprensiva di tutte le possibili declinazioni di senso di colpa, sia alla base di buona parte di tutto il cinema americano è addirittura pleonastico.<br />
E’ interessante semmai che un autore scandinavo si serva dei meccanismi tipici di certo racconto familiare americano (siamo, per intenderci, dalle parti di <em>Gente comune</em> di Redford) per costruire un’opera che, a dispetto dei volti e dell’idioma scelto, appare indiscutibilmente “nordica” sia per struttura che per gelo.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Segreti-di-famiglia_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-53340" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Segreti-di-famiglia_2.jpg" alt="Segreti-di-famiglia_2" width="650" height="433" /></a></p>
<p>La scommessa è quella di dare forma ai vuoti e, attraverso i numerosi silenzi di cui tutto il film è abitato, far sì che lo spettatore percepisca il peso dell’<strong>assenza</strong>.<br />
Ecco allora che Trier abbandona fin da subito l’idea di colpire la pancia del pubblico per concentrarsi invece unicamente sulla testa, attraverso un racconto che, a una scansione diacronica degli eventi, preferisce di gran lunga l’ellissi e il continuo spostarsi tra un prima e un dopo in cui il “prima” non è per forza di cose sinonimo di gioia.  La vigilia di una retrospettiva fotografica in onore della reporter di guerra Isabelle Reed (<strong>Isabelle Huppert</strong>), scomparsa tre anni prima in un incidente d’auto, diventa quindi l’occasione, per il marito (<strong>Gabriel Byrne</strong>) e i due figli, di cui uno adolescente e l’altro (<strong>Jesse Eisenberg</strong>) da poco padre, di fare i conti con un dolore che non hanno mai avuto modo di metabolizzare e, soprattutto, di comunicarsi l’un l’altro. A rendere il tutto più difficile un articolo di giornale che svela come, dietro la morte della donna, si celi l’ombra del suicidio.</p>
<p>La storia è tutta qui, in una casa troppo grande che sembra disabitata anche in presenza dei tre protagonisti e in cui i piani del passato e del presente si fondono, senza soluzione di continuità, con quello del sogno.<br />
Come dicevamo, l’emotività manifesta è qui ridotta al minimo sindacale (basti pensare che nessuno piange mai) e tutto il dolore è relegato a margine, negli sguardi colmi di delicata apprensione del padre verso i suoi figli o nella rabbia repressa a fatica dal più piccolo dei due. C’è un estremo pudore nel modo che ha Trier di mostrare i suoi personaggi che non lambisce mai la cosiddetta “<strong>pornografia del dolore</strong>” ma che, allo stesso tempo, finisce immancabilmente per annoiare man mano che il film si avvicina alla fine.<br />
Se da un lato, infatti, la scelta di prediligere i toni freddi per suggerire l’idea di un lutto conservato, perfettamente intatto, sotto il ghiaccio del tempo conferisce a Segreti di famiglia una dimensione autoriale immediatamente riconoscibile, la totale mancanza di qualcosa che assomigli a un colpo di scena (nemmeno in occasione della scoperta del suicidio della donna, di fatto l’unico twist del racconto) ne rende assai poco agevole la fruizione e, cosa ancor più grave per un film del genere, il processo di empatia verso uno o più personaggi.<br />
Peccato le dinamiche raccontate in <strong>Segreti di <em>famiglia</em></strong> (ma quanto è più bello il titolo originale <em>Louder Than Bombs</em>) si avvicinano, a tratti,  pericolosamente alla realtà.<br />
Una realtà fatta anche di tempi morti che, però, al cinema andrebbero evitati.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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		<title>Café Society di Woody Allen aprirà Cannes 69</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2016 13:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pellicola con Kristen Stewart e Jesse Eisenberg Fuori Concorso alla kermesse.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Cafe_Society.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52523" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Cafe_Society.jpg" alt="Cafe_Society" width="620" height="372" /></a></p>
<p>A due settimane dall&#8217;annuncio del programma della <strong>69° edizione del Festival di Cannes</strong>, è stato reso noto il titolo del film che aprirà la kermesse l’11 maggio. Si tratta di <em><strong>Café Society</strong></em>, il film di <strong>Woody Allen</strong> girato l’estate scorsa tra Los Angeles e New York, che sarà a Cannes Fuori Concorso. Nel cast <strong>Kristen Stewart</strong> e <strong>Jesse Eisenberg</strong> affiancati da <strong>Blake Lively, Parker Posey </strong>e<strong> Steve Carell</strong>.</p>
<p>La storia è ambientata negli anni Trenta del secolo scorso e ruota attorno a un ragazzo che arriva a <strong>Hollywood</strong>, sperando di lavorare nell’industria cinematografica. Si ritroverà trascinato nella “café society” che definiva lo spirito dell’epoca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Batman V Superman: Dawn of Justice</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 12:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Zack Snyder]]></category>

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		<description><![CDATA[I due supereroi convivono nel cinecomic di Zack Snyder. La nostra recensione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2016)<br />
Uscita: 23 marzo 2016<br />
Regia: Zack Snyder<br />
Con: Ben Affleck, Henry Cavill, Amy Adams, Jesse Eisenberg<br />
Durata: 2 ore e 31 minuti<br />
Distribuito da: Warner Bros</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Batman_V_Superman.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-52481" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Batman_V_Superman.jpeg" alt="Batman_V_Superman" width="650" height="370" /></a></p>
<p><strong>Gotham City</strong> contro <strong>Metropolis</strong>.<br />
<em><strong>Batman</strong> <strong>V</strong> <strong>Superman</strong></em>.<br />
L’umano contro l’alieno.<br />
La realizzazione filmica del sogno proibito di ogni nerd che si rispetti è interamente costruita sulla dicotomia tra i due supereroi più iconici della storia &#8211; non solo della <strong>DC</strong> &#8211; per la prima volta insieme sullo schermo.<br />
Laddove, in fase di preproduzione, le polemiche maggiori si erano concentrate sulla decisione di affidare a <strong>Ben Affleck</strong> il ruolo dell’uomo-pipistrello (roba che sembrava di essere tornati al putiferio scatenato dai fan ai tempi del Batman/Micheal Keaton di Tim Burton) va detto che tale scelta è una delle poche cose azzeccate del film di Snyder.<br />
La fissità espressiva di un imbolsito Affleck rappresenta infatti la perfetta incarnazione di un immaginario che, alle cupe ambiguità morali del <em>Cavaliere oscuro</em> di Nolan, preferisce la monolitica certezza di un Batman più âgée, che si ritiene ormai depositario unico del bene dell’Umanità.<br />
Senza contare che l’attore/regista non solo ha partecipato al peggior film mai prodotto su un supereroe (l’orrido <em>Daredevil</em> del 2003 a cui solo lo scorso anno la straordinaria serie Netflix è riuscita a mettere una pezza) ma è stato anche Superman, o almeno l’attore che per primo lo ha interpretato, nel metacinematografico <em>Hollywoodland</em> di Allen Coulter, quindi che ora interpreti Batman è un po’ una quadratura del cerchio.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/batman-v-superman-dawn-of-justice-ben-affleck.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52482" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/batman-v-superman-dawn-of-justice-ben-affleck.jpg" alt="batman-v-superman-dawn-of-justice-ben-affleck" width="544" height="306" /></a></p>
<p>Veniamo però all’attesissimo sequel de <em>L’uomo d’acciaio</em> che, qualora non si fosse già capito, delude su quasi tutti i fronti. Il primo e fondamentale problema è di scrittura e riguarda una sceneggiatura di oggettiva pochezza che procede confusa per le prime due ore affastellando flashback (quante altre volte dovremo vedere i genitori di <strong>Bruce Wayne</strong> morire sempre nello stesso identico modo?), scene oniriche e buchi narrativi di varia natura, senza spiegare mai veramente &#8211; e questo è il suo peccato più grave &#8211; da cosa nasca l’odio così profondo tra i due supereroi protagonisti.<br />
La sola paura che l’enorme potere del kryptoniano possa, se gestito male, assoggettare l’intera razza umana non può infatti giustificare una tale acredine.<br />
E anche quando lo spettatore dovesse essersi definitivamente convinto che i due in effetti si odino, un frettoloso (e telefonatissimo) switch finale provvede a ribaltare il tutto a solo pochi minuti dai titoli di coda.<br />
In generale si riscontra una troppo insistita bidimensionalità che, sebbene narrativamente rispettosa delle vicende mutuate dagli albi a fumetti, tende però a impoverirne i contenuti, spogliandoli di qualsiasi forma residua di dubbio morale, ironia o anche solo di qualche timido rimando citazionistico e che mostra letteralmente la corda nella macchietta psicotica di un villain che, più che <strong>Lex Luthor</strong>, ricorda una versione struccata di Joker.<br />
<strong>Zack Snyder</strong> di suo ci mette testosterone come se non ci fosse un domani e l’armamentario di soluzioni visive più caciarone che si possano immaginare in un film del genere, esplosioni randomiche da “abbiamo 250 milioni di dollari di budget e dobbiamo farli vedere” comprese.</p>
<p>Del resto che il regista di <em>300</em> non fosse un campioncino di sfumature e raffinatezza estetica era cosa già nota, ma ci si chiede se questo Zack Snyder sia lo stesso che solo pochi anni fa firmò quel capolavoro di (scorrettissima) riscrittura del genere supereroistico che era <em>Watchmen</em>.<br />
In attesa di sciogliere il dubbio però, “questo” Snyder, indeciso se perseguire la strada dell’autorialità forte già battuta da Nolan (colpevole comunque di avere, in parte, prodotto il film) o giocare la carta del puro blockbuster, sembra propendere maggiormente per quest’ultima soluzione, purtroppo senza mostrarsi in grado di lambire il confine tra serio e faceto con la stessa chirurgica precisione della quasi totalità dei prodotti Marvel di ultima generazione.<br />
Il risultato è quindi un film che alla seriosità degli intenti giustappone un’estetica tamarra che, al confronto, Paul Verhoeven sembra Fellini e che, soprattutto,  lavora male sia sul versante Gotham, impoverendo Batman dello spessore costruito negli ultimi dieci anni dai tre Dark Knight, che su quello Metropolis, riuscendo a fare anche peggio del già a suo tempo criticatissimo <em>Man of Steel</em>.<br />
In definitiva l’impressione è che questo <em><strong>Dawn of Justice</strong></em> sia un mero strumento introduttivo per altri film che verranno, a partire da <strong>Wonder Woman</strong> (qui utilizzata in modo poco più che ornamentale) fino al collettivo Justice League (la tanto strombazzata presenza di altri supereroi come Aquaman o Flash viene risolta, di fatto, in un’unica scena) ma, nel frattempo, ciò che rimane è un film profondamente irrisolto e, a tratti, anche abbastanza noioso.<br />
Peccato.</p>
<p><strong>Voto</strong> 4,5</p>
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		<title>Now You See Me 2, il trailer</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2016 07:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Daniel Radcliffe]]></category>
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		<category><![CDATA[Jesse Eisenberg]]></category>
		<category><![CDATA[John M. Chu]]></category>
		<category><![CDATA[Lizzy Caplan]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Ruffalo]]></category>
		<category><![CDATA[Morgan Freeman]]></category>
		<category><![CDATA[Now You See Me 2]]></category>
		<category><![CDATA[Woody Harrelson]]></category>

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		<description><![CDATA[Azione e magia nel sequel del film del 2013. I maghi del crimine sono tornati!]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/nowyouseeme2photolarge.jpg"><img class="alignnone wp-image-52400" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/nowyouseeme2photolarge.jpg" alt="nowyouseeme2photolarge" width="600" height="400" /></a></p>
<p>È stato rilasciato il trailer ufficiale di <em><strong>Now You See Me 2</strong></em>, sequel del <a href="http://www.movielicious.it/2013/07/10/now-you-see-me-%E2%80%93-i-maghi-del-crimine/" target="_blank">film diretto da <strong>Louis Letterier</strong> </a>nel <em>2013</em> con <strong>Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, Mark Ruffalo, Isla Fisher, Morgan Freeman</strong> e <strong>Dave Franco</strong> e <strong>Michael Cane</strong>.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/InqU8CLwbPg" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Un cast che rivedremo per intero, arricchito da due new entry d&#8217;eccezione: <strong>Daniel Radcliffe</strong> e <strong>Lizzy Caplan. </strong><em>Now You See Me 2</em> sarà ambientato un anno dopo gli avvenimenti del primo capitolo, quando il figlio di <em>Arthur Tressler</em> cercherà di vendicarsi dei maghi del crimine che hanno mandato in carcere suo padre.</p>
<p><em>D</em>iretto da<strong> John M. Chu</strong>, il film uscirà nelle sale americane il prossimo 10 giugno.</p>
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