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	<title>Movielicious &#187; Jim Sturgess</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Festival di Roma 2014 &#8211; Giorno 7</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2014 15:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Aleksej Fedor?henko]]></category>
		<category><![CDATA[Angeli della rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Ben Kingsley]]></category>
		<category><![CDATA[Brad Anderson]]></category>
		<category><![CDATA[Fino a qui tutto bene]]></category>
		<category><![CDATA[Isabella Ragonese]]></category>
		<category><![CDATA[Jim Sturgess]]></category>
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		<category><![CDATA[Roan Johnson]]></category>
		<category><![CDATA[Stonehearst Asylum]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli angeli della rivoluzione di Fedor?henko, il gothic-thriller di Brad Anderson Stonehearst Asylum e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ad accompagnare il primo giorno di un autunno che mai come quest&#8217;anno si è fatto attendere, al <strong>Festival Internazionale del Film di Roma</strong> sono sbarcati tre titoli che hanno davvero poco o nulla in comune.</p>
<p><strong>STONEHEARST ASYLUM di BRAD ANDERSON</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/stonehearst_asylum.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39338" title="stonehearst_asylum" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/stonehearst_asylum.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Come già aveva fatto co il suo lungometraggio d&#8217;esordio, <em>Session 9</em> e nei successivi <em>L&#8217;uomo senza sonno</em> e <em>Transsiberian</em>, <strong>Brad Anderson</strong> torna a trattare il tema della malattia mentale e delle illusioni con <strong>Stonehearst Asylum</strong>. Liberamente tratta da<em> Il sistema del dr. Catrame e del prof. Piuma</em>, un racconto di Edgar Allan Poe, la pellicola (prodotta da <strong>Mel Gibson</strong>) è ambientata in Inghilterra nell&#8217;inverno del 1899, e precisamente all&#8217;interno dello Stonehearst Asylum, l&#8217;ospedale psichiatrico presso il quale il neo laureato dott. Edward (<strong>Jim Sturgess</strong>) si reca per iniziare il suo apprendistato. Ad assisterlo troverà il dott. Lamb (<strong>Ben Kingsley</strong>), che lo presenta ai pazientitra i quali c&#8217;è anche l&#8217;affascinante Eliza Graves (<strong>Kate Beckinsale</strong>), ricoverata a causa di una grave forma di isteria. I sistemi considerati medievali sono stati recentemente aboliti e i malati sono lasciati liberi all&#8217;interno dell&#8217;istituto. Il giovane Edward scoprirà tuttavia che tra quelle mura si nascondono minacciosi segreti.</p>
<p>Impossibile, con una trama del genere, non pensare allo <em>Shutter Island</em> scorsesiano o a <em>The Ward </em>di John Carpenter, anche se gli elementi riconducibili ai suddetti titoli purtroppo si esauriscono con l&#8217;ambientazione. Indeciso se firmare un horror gotico, un thriller a sfondo psichiatrico o un dramma sentimentale, Anderson sembra aver perso di vista il suo obiettivo: <em>Stonehearst Asylum</em> rimane prigioniero della propria ibridità nonostante si avvalga di cast, scenografie e costumi di livello, rimanendo del tutto privo di appeal e suspense. La trama si sviluppa attraverso una prima parte più gotica e decisamente più riuscita, e una seconda i cui i tasselli del puzzle vanno esattamente dove ci si aspetta che vadano. La traccia del melò, dopo una partenza in sordina, finisce per prendere il sopravvento sulle altre e non è sufficiente la presenza di due Premi Oscar quali Ben Kingsley e <strong>Michael Caine </strong>a risollevare le sorti del film. Peccato perché il racconto di Poe da cui trae spunto possiede un potenziale che non meritava di andare sprecato in questo modo.</p>
<p><strong>Voto </strong>5</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>ANGELI DELLA RIVOLUZIONE di ALEKSEJ FEDOR?HENKO</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/aleksej-fedorcenko.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39339" title="aleksej-fedorcenko" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/aleksej-fedorcenko.jpg" alt="" width="396" height="594" /></a></p>
<p>Ma oggi è l giornata di <strong>Aleksej Fedor?henko</strong>, il cineasta russo produttore di oltre venti film, sceneggiatore e scrittore che stasera riceverà il Marc’Aurelio del Futuro dalle mani del Direttore artistico del Festival Marco Müller. Per l&#8217;occasione il regista di <em>Silent Souls</em> e <em>Spose celestiali dei mari di pianura</em> ha portato a Roma in prima mondiale il suo ultimo lavoro, <strong><em>Angeli della Rivoluzione</em></strong>, presentato nella sezione Cinema d’Oggi.<br />
Da sempre interessato al recupero delle tradizioni fra le popolazioni che ancora resistono al dominio della cultura prevalente, anche questa volta Fedor?enko racconta una storia, basata su fatti realmente accaduti, di diversità e di accettazione all&#8217;interno degli immensi territori dell&#8217;ex Unione Sovietica, ambientato in piena epoca stalinista. Siamo nel 1934 e la leggendaria attivista comunista Polina Revoluzia viene incaricata dal neonato governo sovietico di portare ordine nel nord del paese. Con l&#8217;aiuto di cinque amici, ex rivoluzionari diventati artisti d&#8217;avanguardia, dovrà convincere gli sciamani delle popolazioni siberiane di Khanty e Nenets ad accettare la nuova ideologia.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/angels-of-revolution.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39340" title="angels-of-revolution" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/angels-of-revolution.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Il regista russo continua a mostrare attraverso il suo personale sguardo come il cinema possa essere insieme poesia e ricerca etno-antropologica, mostrando mondi magici e misteriosi con l&#8217;abilità compositiva che da sempre contraddistingue i suoi lavori. In un continuum di affascinanti invenzioni visive, anche questa volta Fedor?henko comunica con il pubblico servendosi di un linguaggio che si esprime al meglio attraverso delle inquadrature che rasentano la perfezione estetica e rappresentano la vetta più alta del lirismo cinematografico contemporaneo.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
<p><strong>FINO A QUI TUTTO BENE di ROAN JOHNSON</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/fino-a-qui-tutto-bene.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39341" title="fino-a-qui-tutto-bene" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/fino-a-qui-tutto-bene.jpg" alt="" width="500" height="220" /></a></p>
<p>L&#8217;universo idiosincratico dei trentenni, fatto di paura per l&#8217;immediato futuro e camere ammobiliate in affitto, è da sempre argomento piuttosto spinoso da trattare, se non altro in termini cinematografici.<br />
Il rischio di cadere nel luogo comune o nel facile stereotipo è infatti perennemente dietro l&#8217;angolo e l&#8217;ultimo, irritantissimo film di Pieraccioni sta lì a dimostrarcelo.<br />
<strong>Roan Johnson</strong> (già autore, un paio di anni fa, del buon <em>I primi della lista</em>), con <strong><em>Fino a qui tutto bene</em></strong> aggira il problema evitando qualsiasi pretesa di analisi generazionale e concentrandosi invece su una storia piccola: l&#8217;ultimo weekend da coinquilini di cinque ragazzi, alla vigilia dell&#8217;abbandono dell&#8217;appartamento in cui, per anni, hanno condiviso sogni, paure, amori e anche qualche delusione.<br />
Aiutano la buona riuscita del film un cast composto interamente da attori sconosciuti (se si esclude la partecipazione di <strong>Isabella Ragonese</strong>) e dotati della giusta freschezza e un copione tutto sommato ben scritto, molto ironico e poco incline all&#8217;esistenzialismo spinto e al politically correct da fiction TV, ad eccezione giusto di un paio di cadute (l&#8217;amico morto in un incidente e la ragazza incinta sono veri e propri topos di questo genere di film) tollerabili e che non guastano la leggerezza di una visione tutt&#8217;altro che banale e scontata.</p>
<p><strong>Voto </strong>6</p>
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		<title>Cloud Atlas</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 16:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Andy Wachowski]]></category>
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		<category><![CDATA[Tom Tykwer]]></category>

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		<description><![CDATA[Tom Tykwer e i Wachowski Bros. firmano un kolossal destrutturato che oscilla tra passato e futuro, finendo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Germania &#8211; Hong Kong &#8211; Singapore 2012)<br />
Uscita: 10 gennaio 2013<br />
Regia: Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski<br />
Con: Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent<br />
Durata: 2 ore e 52 minuti<br />
Distribuito da: Eagle Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/cloud-atlas.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-30118" title="cloud-atlas" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/cloud-atlas.jpeg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>I Wachowski Bros accettano la sfida lanciata loro da Tom Tykwer (che in un primo momento doveva dirigere il film da solo) e, insieme a quest’ultimo, traducono  in immagini <em>L’atlande delle nuvole</em> di David Mitchell, uno dei romanzi all’apparenza meno filmabili che si riesca a immaginare.<br />
Sono sei storie che s’intrecciano e che, pur essendo ambientate in epoche differenti (si va dalla metà dell’Ottocento al 2321), hanno come trait d’union la lotta del singolo contro un destino/prigione che sembra già scritto e per nulla correggibile.<br />
Per meglio evidenziare le continue connessioni tra le diverse storie gli autori si affidano, oltre che a un uso spettacolare del montaggio, all’utilizzo reiterato di alcuni degli attori del cast in ruoli differenti (Tom Hanks in particolare è straordinario e il suo trasformismo ricorda molto da vicino il Peter Sellers del <em>Dottor Stranamore</em>) con soluzioni di make up talvolta volutamente eccessive, ai limiti del grottesco.</p>
<p>In <em>Cloud Atlas</em> i Wachowski sembrano soffrire della stessa sindrome di cui abbiamo visto cadere vittima Peter Jackson, ossia della difficoltà di voltare artisticamente pagina dopo aver firmato opere dotate di una tale forza simbolica – la trilogia dell’anello e quella di <em>Matrix</em> – da rimanere impresse nell’immaginario collettivo come mondi, prima ancora che come film.<br />
Se Jackson ha risolto la cosa tornando nella Terra di Mezzo, i Wachowski prendono quegli stessi topoi narrativi che permeavano l’intera saga di <em>Matrix</em> (come anche il poco riuscito <em>Speed Racer</em>) &#8211; quindi il manicheismo cristologico “eletto Vs corporazioni cattive” e l’individuazione nell&#8217;amore dell&#8217;unica variabile non soggetta alle leggi del destino &#8211; e, con l’aiuto del sodale Tom Tykwer, lo dilatano nel tempo e nello spazio, costruendo un film &#8220;monstre&#8221; (si sfiorano quasi le tre ore) sulle dure leggi del destino e la sua ciclicità.<br />
La prima ora è piuttosto difficile da seguire, causa un montaggio che ci presenta i personaggi in maniera forse troppo veloce, e si fatica non poco ad entrare nella storia. Poi il film acquista ritmo e procede più spedito verso un finale per niente consolatorio.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/cloud-atlas2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-30120" title="cloud-atlas2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/cloud-atlas2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Scommessa vinta solo a metà quindi ed è un vero peccato perché <em>Cloud Atlas</em>, in diversi momenti, ha il respiro e le suggestioni del grande cinema (la scena in cui vengono mostrati i cadaveri delle “operaie” appesi come quarti di bue ad esempio è eccezionale), ma è il film nel suo complesso che, seppur visivamente ricchissimo, gira un po&#8217; a vuoto per gran parte della durata.<br />
E’ evidente la sua natura di opera dalla gestazione lunga e travagliata e ancora più lo sono le differenze stilistiche tra le scene girate da Tykwer e quelle dei Wachowski (questi ultimi, in particolare, si occupano delle storie ambientate nel futuro e la loro Seul post-apocalittica richiama moltissimo Zion).<br />
Alcuni snodi narrativi vengono risolti con troppa naïveté e l&#8217;escamotage della macchia a forma di cometa sulla pelle per legare i personaggi chiave nei diversi piani storici è un po&#8217; grossolano.<br />
E poi c&#8217;è un problema di fondo. Il film è pesante. E troppo lungo.<br />
In pratica impiega tre ore per esprimere un concetto che John Lennon e Paul McCartney anni fa sintetizzarono in una sola frase: &#8220;All You Need is Love&#8221;.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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