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	<title>Movielicious &#187; Joe Dante</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Festival di Roma 2014 &#8211; Giorno 2</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2014 15:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fantasia barocca di Jean-Pierre Jeunet, il toccante Still Alice con una sorprendente Julianne Moore]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>LO STRAORDINARIO VIAGGIO DI T.S. SPIVET di JEAN-PIERRE JEUNET</strong></em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39257" title="lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>A chiudere la serata di ieri, due pellicole incentrate sulle vicende di due adolescenti, entrambe per Alice nella città: <em><strong>Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet</strong></em> di <strong>Jean-Pierre Jeunet</strong> e <em><strong>X+Y</strong></em> di <em><strong>Morgan Matthews</strong></em>. La prima racconta la storia di un bambino di dieci anni che viaggia attraverso gli States per andare a ritirare un premio per la sua invenzione straordinaria a Washington DC. <em>Jean-Pierre Jeunet</em> recupera lo stile del suo celebre <em>Amélie</em> con una storia dal cast eccezionale (<strong>Helena Bonham Carter</strong> su tutti), ma pecca nel voler scatenare la lacrima facile e finisce per spingere un po&#8217; troppo sul buonismo. Il mondo visto dagli occhi di un bambino genio può essere effettivamente straordinario, ma il tutto risulta un po&#8217; troppo ricoperto di melassa. I personaggi, dal rude papà cowboy alla stramba mamma fissata coi coleotteri, sono sì affascinanti per la prima mezz&#8217;ora ma a un tratto scadono nella macchietta prevedibile, e l&#8217;happy ending a tutti i costi sembra suggerire che Jeunet abbia perso la vena acidula e un po&#8217; uncorrect del passato.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
<p><strong>X+Y di</strong> <strong>MORGAN MATTHEWS<br />
</strong></p>
<div id="attachment_39258" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/xy.jpg"><img class="size-full wp-image-39258" title="xy" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/xy.jpg" alt="X+Y" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">X+Y</p></div>
<p>Con <em><strong>X+Y</strong></em> invece siamo alle prese con il dramma poco credibile su un ragazzo inglese, Nathan (quell&#8217;<strong>Asa Butterfield</strong> protagonista di <em>Hugo Cabret</em>) affetto da autismo nonché genio della matematica. Grazie a sua madre (<strong>Sally Hawkins</strong>) e a un insegnante che utilizza metodi non convenzionali (Rafe Spall), Nathan riuscirà a vincere un posto nella nazionale inglese alle Olimpiadi della Matematica (IMO), esperienza che gli cambierà del tutto la vita. Poco credibile perché la storia, pur avvalendosi di un cast di ottimo livello, utilizza un tema delicato come quello dell&#8217;autismo per focalizzarsi in realtà sulle ossessioni con le quali spesso coloro che hanno doti intellettuali particolarmente sviluppate, sono cotretti a convivere. In una vicenda portata avanti con tanto rigore (che in fondo, trattandosi di matematica, ci può anche stare), però si fa fatica a trovare il senso ultimo del film, attorno al quale il regista <strong>Morgan Matthews</strong> gira attorno, senza centrarlo mai davvero. Se avete visto  <em><a href="http://www.movielicious.it/2013/12/12/still-life/">Still Life</a></em>, riconoscerete sicuramente l&#8217;inglesissimo <strong>Eddie Marsan</strong>, qui nei panni di uno degli insegnanti di Nathan.</p>
<p><strong>Voto </strong>5</p>
<p><strong>STILL ALICE</strong> <strong>di RICHARD GLATZER e WASH WESTMORELAND</strong></p>
<div id="attachment_39259" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/still_alice_2.jpg"><img class="size-full wp-image-39259" title="still_alice_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/still_alice_2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Still Alice</p></div>
<p>Una maciata di ore di sonno (ma in fondo di che ci lamentiamo, siamo solo all&#8217;inizio!), prima del ritorno in sala stamattina con un film, finalmente, con la effe maiuscola: <strong><em>Still Alice</em></strong>. Altra pellicola che arriva dritta da Toronto, il toccante dramma diretto dal cineasta indipendente <strong>Richard Glatzer </strong>(<em>Quinceañera</em>) e <strong>Wash Westmoreland </strong>ci sbattono davanti agli occhi la storia di una professoressa universitaria di Linguistica che si trova improvvisamente a dover convivere con una forma precoce di Alzheimer. Affrontando un tema profondamente toccante senza mai ricorrere a mezzucci da lacrima facile, il film pesa per un buon 90% sulle spalle della protagonista, la superba <strong>Julianne Moore</strong> che riesce a infondere al suo personaggio un rigore e una fragilità commoventi nel cercare di rimanere aggrappata con le unghie e con i denti alla persona che era prima di ammalarsi. A supportare quella che rimarrà certamente come una delle sue performance più intense, ci sono due comprimari, altrettanto in parte come <strong>Alec Baldwin</strong> nei panni del marito di Alice e (udite, udite) <strong>Kristen Stewart</strong>, che nel ruolo della figlia minore della donna dimostra un talento che abbiamo cercato a lungo e che sta finalmente venendo a galla.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
<p><strong>EDEN</strong> <strong>di MIA HANSEN  LOVE</strong></p>
<p>Altro giro, altro film. <em><strong>Eden</strong></em> era, almeno sulla carta, un&#8217;opera suscettibile di favorire aspettative piuttosto alte. Completamente incentrato sul French Touch, la scena elettronica francese che infiammò i club di mezzo mondo a cavallo tra la fine degli anni novanta e l&#8217;inizio del nuovo millennio, il film ha il vantaggio di essere raccontato da chi, quel momento &#8220;storico&#8221;, lo ha realmente vissuto, ossia Sven Hansen Løve, fratello dell&#8217;autrice e qui co-sceneggiatore.<br />
Nei fatti, invece, la giovane regista spreca l&#8217;occasione di girare una versione d&#8217;oltralpe di quanto fatto da Michael Winterbottom per la scena inglese anni Ottanta con <em>24 Hours Party People</em> e un po&#8217; si perde nei meandri di in un apologo generazionale più concentrato sul versante esistenziale che non sul (vasto) materiale musicale a disposizione.<br />
Gli stessi Daft Punk, citati più volte nel film e presenti in colonna sonora con diversi brani, risultano essere più delle figurine chiamate a garanzia della genuinità filologica del prodotto piuttosto che le lenti attraverso le quali analizzare il fenomeno del French Touch.<br />
Certo, <em>Eden</em> è ben girato e ha il pregio di essere uno dei pochissimi film in cui siano presenti (numerose) scene in discoteca che non sanno di posticcio ed è evidente da subito come, dietro al progetto, ci sia gente che ha una reale conoscenza dell&#8217;argomento trattato.<br />
Resta comunque un&#8217;opera abbastanza irrisolta non supportata nè dal cast (gli attori sono tutti irrimediabilmente antipatici) né da una durata leggermente eccessiva.</p>
<p><strong>Voto </strong>5<br />
<strong>L&#8217;INCONTRO CON JOE DANTE</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/joe_dante.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39260" title="joe_dante" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/joe_dante.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Dopo aver presentato la divertente commedia horror <strong><em>Burying the Ex</em></strong> a Venezia, <strong>Joe Dante</strong> è tornato in Italia. Il regista di <em>Gremlins</em>, <em>Piranha</em>,<em> Small Soldiers</em> e <em>The Hole</em> è al Festival di Roma, dove ieri sera ha presentato, da storico fan di Bava quale è sempre stato, il restauro digitale di <strong><em>Operazione Paura</em></strong>, primo film della retrospettiva <strong><em>Danze macabre. Il cinema gotico italiano</em></strong>, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Cineteca Nazionale. Lo abbiamo incontrato questa mattina, mentre partecipava ad un incontro dal titolo <strong><em>Joe Dante e il cinema gotico</em></strong> e ci ha raccontato qualcosa di molto interessante su come, negli anni Sessanta, i film di genere che venivano dall&#8217;Italia, subivao una sorta di americanizzazione che serviva, secondo i distributori, a garantire ai titoli un mercato più ampio.</p>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/KtGCcboxy64?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/KtGCcboxy64?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="allowfullscreen" /></object></p>
<p><em>Era molto frequente negli Stati Uniti fare in modo che quei film non sembrassero italiani. Molti di quelli che hanno visto in originale La maschera del demonio, che in America è diventato Black Sunday credevano che fosse un film inglese. A quei tempi i distributori credevano che gli spettatori non volessero guardare film horror provenienti da paesi che non fossero di lingua inglese, ma Black Sunday segnò un vero e proprio punto di svolta. E quando gli seguì I tre volti della paura, distribuito all&#8217;estero con il titolo di Black Sabbath, questo genere di film iniziò a diventare popolare, cosa che  consentì a Mario Bava di entrare in contatto con gli Studios americani che decisero di cofinanziare alcuni dei suoi progetti.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Di un film in particolare, La ragazza che sapeva troppo, da molti considerato il primo giallo ll&#8217;italiana della storia, furono realizzate due versioni, una italiana e una inglese. Alla versione inglese il titolo è stato cambiato in The Evil Eye. Era un film molto intelligente ma per qualche strano motivo, la versione americana è del tutto scomparsa ed è stata rimpiazzata dalla versione italiana, non altrettanto buona a mio parere.</em></p>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 10 &#8211; Video</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2014 18:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Joe Dante con il divertente Burying the Ex, la delusione Good Kill di Andrew Niccol e il ritorno di Andrey]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38756" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/theeb1.jpg"><img class="size-full wp-image-38756" title="theeb1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/theeb1.jpg" alt="Il cast di Theeb" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di Theeb</p></div>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/ffvXfXW1_j0?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/ffvXfXW1_j0?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Con l&#8217;approssimarsi delle battute finali della Mostra, Orizzonti affila gli artigli e presenta uno dei suoi concorrenti più indimenticabili, il film &#8211; immancabile in ogni edizione &#8211; su cui pubblico e critica si rompono la testa alla ricerca del motivo della sua esclusione dalla sezione principale. L&#8217;ottimo<strong><em> Theeb</em></strong>, opera prima dell&#8217;anglo-saudita <strong>Naji Abu Nowar</strong>, è tutto ciò che una buona manciata di titoli di Venezia71 avrebbero dovuto rappresentare, dall&#8217;esordio di eccellenti speranze promosso immediatamente fra i grandi (ciò che non è stato <em>Sivas</em>) alla reminiscenza storica con alle spalle il declino dell&#8217;Impero Ottomano (ciò che non è stato<em> The Cut</em>), ma soprattutto la metafisica traversata desertica come occasione per crescita e coscienza di sé (ciò che non è stato <em>Loin des hommes</em>).<br />
Formalmente ineccepibile e spettacolare (impensabile sia stato girato con un budget stiracchiato), fotografato con invidiabile eleganza, Theeb è un debutto già maturo e riconoscibile che, forse con la sola concorrenza dell&#8217;indiano Labour of Love, difficilmente si lascerà scappare il Premio de Laurentiis di questa edizione.</p>
<div id="attachment_38760" style="width: 418px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/postmanwhitenights1.jpg"><img class="size-full wp-image-38760" title="postmanwhitenights1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/postmanwhitenights1.jpg" alt="" width="408" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Andrej Konchalovskiy</p></div>
<p>Sarà che le aspettative erano bassine, specie se si considera il disastro stroncacarriere de Lo schiaccianoci 3D, ma il ritorno di <strong>Andrej Konchalovskiy</strong> al cinema d&#8217;autore puro, pur non collocandosi fra le vette dell&#8217;edizione, fa la sua discreta figura: <em><strong>Belye nochi pochtalona Alekseya Tryapitsyna</strong></em> (<strong><em>The Postman&#8217;s White Nights</em></strong>) interrompe un interminabile declino fatto di marchette made in USA (si pensi solo a <em>Tango &amp; Cash</em>), di fiacchi adattamenti televisivi (l&#8217;imbarazzante <em>Odissea</em> con Armand Assante) e di resurrezioni solo apparenti (il mediocre La casa dei matti, generosissimamente ricompensato con il Gran Premio della Giuria a Venezia59) con un&#8217;operina che si ricollega idealmente agli esordi in piena era sovietica girati fra paesini e campagne prima del fluviale <em>Siberiade</em>. Proprio a pellicole come Storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi viene da pensare assistendo a questo libero accumularsi di situazioni sulle sponde del lago Kenozero dove il tempo pare essersi fermato e a cui le vicine stazioni spaziali della regione di Arkhangelsk sembrano aver negato ogni diritto a esistere, dove ogni speranza di reinventarsi scoprendo la città è destinata al fallimento e dove non si riesce a essere padroni nemmeno dei lucci appena pescati sotto casa.</p>
<p>Konchalovskiy si prende i suoi tempi, indugia in episodi di vita quotidiana con il contributo fondamentale del suo cast di attori non professionisti imbastendo conversazioni e caratterizzazioni a tratti spassose, e anche se la tematica non è certo nuova e ogni tanto trascende nel patetico, la fattura è di prima classe e non mancano le immagini memorabili, a cominciare dai campi lunghi e lunghissimi sullo specchio d&#8217;acqua che assume forti connotati di protagonista.</p>
<div id="attachment_38763" style="width: 405px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1.jpg"><img class="size-full wp-image-38763" title="alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Alexandra Daddario, Anton Yelchin e Ashley Greene</p></div>
<p>Se solo esistesse ancora la categoria, avremmo concluso la giornata di ieri con l&#8217;ideale film di Venezia Mezzanotte, andando in gloria al dodicesimo rintocco con una semplice e rinvigorente ora e mezza di spaventi a bilanciare il rigore dei giorni scorsi: ci volevano la cinefilia bulimica e incontrollata di quel mattacchione di <strong>Joe Dante</strong> e il suo <strong><em>Burying the Ex </em></strong>per riprendere fiato e per perderlo subito dopo con una sequenza pressoché ininterrotta di risate in un mondo orgogliosamente B fra Val Lewton, Mario Bava e papà Roger Corman &#8211; tutti, naturalmente, esplicitamente citati -, dove i canoni del teen movie e dell&#8217;horror da drive-in vengono allegramente tirati in ballo, ribaltati e presi per i fondelli. E così, fra stelline del calibro di <strong>Anton Yelchin</strong> (il Chekov del reboot di Star Trek), <strong>Ashley Greene</strong> (la Alice di Twilight) e <strong>Alexandra Daddario</strong> (la Lisa di True Detective) si manda festosamente il cervello in vacanza &#8211; anche se sottilmente si può vedere tutto come una fantasia sull&#8217;elaborazione del lutto -, con una libertà d&#8217;azione e un anticonformismo corroboranti (siamo di fronte a qualcosa di decisamente più provocante e di meno sessuofobo rispetto alla media del genere, in ambito mainstream).</p>
<p>Certo, alla fine viene il dubbio se ci sia ancora posto per nonno Dante in un&#8217;epoca dominata da eredi scatenatissimi come Edgar Wright, e il materiale non è tutto di prima mano (non manca la solita svomitazzata giallo-verde in stile L&#8217;esorcista), ma, se lo si prende per quello che è, un po&#8217; di sano divertimento cialtrone non fa mai troppo male.</p>
<div id="attachment_38765" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/good_kill_slide1.jpg"><img class="size-full wp-image-38765" title="good_kill_slide1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/good_kill_slide1.jpg" alt="" width="500" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">January Jones, Ethan Hawke, Zoe Kravitz e Andrew Niccol </p></div>
<p>Si resta negli Stati Uniti &#8211; fin troppo, direi &#8211; per il film di chiusura del Concorso, il dramma bellico <em><strong>Good Kill</strong></em>, con cui il fantasioso <strong>Andrew Niccol</strong> rinuncia per una volta agli incubi distopici che popolano il suo cinema (<em>Gattaca</em>, <em>The Truman Show </em>&#8211; solo sceneggiatore -, <em>In Time</em>) per immergersi nella realtà comunque assurda e paradossale degli aggiornamenti e dell&#8217;involuzione dell&#8217;arte della guerra. Attraverso i patemi e i rimorsi di coscienza di un esperto pilota di droni (<strong>Ethan Hawke</strong>), l&#8217;autore di <em>Lord of War </em>vuole presentare il lato deumanizzato di operazioni militari condotte con lo stesso spirito di una partita alla Playstation, ma scade nel ritratto stereotipato e nel didascalismo (i membri dell&#8217;equipe sono, nell&#8217;ordine: il protagonista veterano tormentato e alcolizzato, la recluta promettente e coscienziosa che frigna di fronte ai monitor, lo stronzetto retrogrado e il colonnello paterno e progressivo) e in una visione d&#8217;insieme ambigua e artificiosa che non si sbaglierebbe a definire parafascista (gli USA restano pur sempre i legittimi poliziotti del mondo e il fine giustifica sempre i mezzi, anche quando si tratta di bombardare dei civili innocenti fino a prova contraria).</p>
<p>Se già un&#8217;opera controversa come <em>The Hurt Locker </em>suscitava sdegno nella sua idealizzazione del conflitto come necessità intrinseca all&#8217;essere umano, <em>Good Kill </em>fa pure peggio, con un atteggiamento autoassolutorio e reazionario da vomito che forse dal regista non ci si aspettava, sacrificando le sue rinomate intuizioni visive e confermandolo ancora una volta, casomai ce ne fosse bisogno, come un soggettista straordinario, ma anche come uno sceneggiatore modesto e come un ancor peggior direttore di attori e regista.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nicijedete1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38766" title="nicijedete1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nicijedete1.jpg" alt="" width="499" height="241" /></a></p>
<p>Conclude con un crescendo inarrestabile la Settimana della Critica &#8211; che si impone, a questo punto, come la divisione insospettabilmente più riuscita dell&#8217;edizione &#8211; il serbo <em><strong>Ni?ije dete</strong></em>: l&#8217;esordio del trentanovenne <strong>Vuk Rsumovic</strong> è forse la vetta di quanto visto finora nella sezione, una sorta di variazione del canone de Il Ragazzo selvaggio, ma laddove il piccolo protagonista truffautiano finiva nelle mani severe e amorevoli del pedagogo Jean Itard in un lungo processo di scoperta di sé, il meno fortunato Haris vive a cavallo dell&#8217;ultimo conflitto balcanico in una Serbia sporca, corrotta e ostile, verso un finale inevitabilmente destinato al campo di battaglia. Silenzioso, rigoroso e a tratti durissimo, Ni?ije dete è il candidato ideale al massimo riconoscimento della SIC e un esempio di cinema est-europeo di grande potenza espressiva.</p>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 10 &#8211; Video</title>
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		<category><![CDATA[Zoe Kravitz]]></category>

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		<description><![CDATA[Joe Dante con il divertente Burying the Ex, la delusione Good Kill di Andrew Niccol e il ritorno di Andrey]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38756" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/theeb1.jpg"><img class="size-full wp-image-38756" title="theeb1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/theeb1.jpg" alt="Il cast di Theeb" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di Theeb</p></div>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/ffvXfXW1_j0?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/ffvXfXW1_j0?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Con l&#8217;approssimarsi delle battute finali della Mostra, Orizzonti affila gli artigli e presenta uno dei suoi concorrenti più indimenticabili, il film &#8211; immancabile in ogni edizione &#8211; su cui pubblico e critica si rompono la testa alla ricerca del motivo della sua esclusione dalla sezione principale. L&#8217;ottimo<strong><em> Theeb</em></strong>, opera prima dell&#8217;anglo-saudita <strong>Naji Abu Nowar</strong>, è tutto ciò che una buona manciata di titoli di Venezia71 avrebbero dovuto rappresentare, dall&#8217;esordio di eccellenti speranze promosso immediatamente fra i grandi (ciò che non è stato <em>Sivas</em>) alla reminiscenza storica con alle spalle il declino dell&#8217;Impero Ottomano (ciò che non è stato<em> The Cut</em>), ma soprattutto la metafisica traversata desertica come occasione per crescita e coscienza di sé (ciò che non è stato <em>Loin des hommes</em>).<br />
Formalmente ineccepibile e spettacolare (impensabile sia stato girato con un budget stiracchiato), fotografato con invidiabile eleganza, Theeb è un debutto già maturo e riconoscibile che, forse con la sola concorrenza dell&#8217;indiano <em>Labour of Love</em>, difficilmente si lascerà scappare il Premio de Laurentiis di questa edizione.</p>
<div id="attachment_38760" style="width: 418px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/postmanwhitenights1.jpg"><img class="size-full wp-image-38760 " title="postmanwhitenights1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/postmanwhitenights1.jpg" alt="" width="408" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Andrei Kon?alovskij</p></div>
<p>Sarà che le aspettative erano bassine, specie se si considera il disastro stroncacarriere de Lo schiaccianoci 3D, ma il ritorno di <strong>Andrei Kon?alovskij</strong> al cinema d&#8217;autore puro, pur non collocandosi fra le vette dell&#8217;edizione, fa la sua discreta figura: <em><strong>Belye nochi pochtalona Alekseya Tryapitsyna</strong></em> (<strong><em>The Postman&#8217;s White Nights</em></strong>) interrompe un interminabile declino fatto di marchette made in USA (si pensi solo a <em>Tango &amp; Cash</em>), di fiacchi adattamenti televisivi (l&#8217;imbarazzante <em>Odissea</em> con Armand Assante) e di resurrezioni solo apparenti (il mediocre La casa dei matti, generosissimamente ricompensato con il Gran Premio della Giuria a Venezia59) con un&#8217;operina che si ricollega idealmente agli esordi in piena era sovietica girati fra paesini e campagne prima del fluviale <em>Siberiade</em>. Proprio a pellicole come Storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi viene da pensare assistendo a questo libero accumularsi di situazioni sulle sponde del lago Kenozero dove il tempo pare essersi fermato e a cui le vicine stazioni spaziali della regione di Arkhangelsk sembrano aver negato ogni diritto a esistere, dove ogni speranza di reinventarsi scoprendo la città è destinata al fallimento e dove non si riesce a essere padroni nemmeno dei lucci appena pescati sotto casa.</p>
<p>Kon?alovskij si prende i suoi tempi, indugia in episodi di vita quotidiana con il contributo fondamentale del suo cast di attori non professionisti imbastendo conversazioni e caratterizzazioni a tratti spassose, e anche se la tematica non è certo nuova e ogni tanto trascende nel patetico, la fattura è di prima classe e non mancano le immagini memorabili, a cominciare dai campi lunghi e lunghissimi sullo specchio d&#8217;acqua che assume forti connotati di protagonista.</p>
<div id="attachment_38763" style="width: 405px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1.jpg"><img class="size-full wp-image-38763" title="alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Alexandra Daddario, Anton Yelchin e Ashley Greene</p></div>
<p>Se solo esistesse ancora la categoria, avremmo concluso la giornata di ieri con l&#8217;ideale film di Venezia Mezzanotte, andando in gloria al dodicesimo rintocco con una semplice e rinvigorente ora e mezza di spaventi a bilanciare il rigore dei giorni scorsi: ci volevano la cinefilia bulimica e incontrollata di quel mattacchione di <strong>Joe Dante</strong> e il suo <strong><em>Burying the Ex </em></strong>per riprendere fiato e per perderlo subito dopo con una sequenza pressoché ininterrotta di risate in un mondo orgogliosamente B fra Val Lewton, Mario Bava e papà Roger Corman &#8211; tutti, naturalmente, esplicitamente citati -, dove i canoni del teen movie e dell&#8217;horror da drive-in vengono allegramente tirati in ballo, ribaltati e presi per i fondelli. E così, fra stelline del calibro di <strong>Anton Yelchin</strong> (il Chekov del reboot di Star Trek), <strong>Ashley Greene</strong> (la Alice di Twilight) e <strong>Alexandra Daddario</strong> (la Lisa di True Detective) si manda festosamente il cervello in vacanza &#8211; anche se sottilmente si può vedere tutto come una fantasia sull&#8217;elaborazione del lutto -, con una libertà d&#8217;azione e un anticonformismo corroboranti (siamo di fronte a qualcosa di decisamente più provocante e di meno sessuofobo rispetto alla media del genere, in ambito mainstream).</p>
<p>Certo, alla fine viene il dubbio se ci sia ancora posto per nonno Dante in un&#8217;epoca dominata da eredi scatenatissimi come Edgar Wright, e il materiale non è tutto di prima mano (non manca la solita svomitazzata giallo-verde in stile L&#8217;esorcista), ma, se lo si prende per quello che è, un po&#8217; di sano divertimento cialtrone non fa mai troppo male.</p>
<div id="attachment_38765" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/good_kill_slide1.jpg"><img class="size-full wp-image-38765" title="good_kill_slide1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/good_kill_slide1.jpg" alt="" width="500" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">January Jones, Ethan Hawke, Zoe Kravitz e Andrew Niccol </p></div>
<p>Si resta negli Stati Uniti &#8211; fin troppo, direi &#8211; per il film di chiusura del Concorso, il dramma bellico <em><strong>Good Kill</strong></em>, con cui il fantasioso <strong>Andrew Niccol</strong> rinuncia per una volta agli incubi distopici che popolano il suo cinema (<em>Gattaca</em>, <em>The Truman Show </em>&#8211; solo sceneggiatore -, <em>In Time</em>) per immergersi nella realtà comunque assurda e paradossale degli aggiornamenti e dell&#8217;involuzione dell&#8217;arte della guerra. Attraverso i patemi e i rimorsi di coscienza di un esperto pilota di droni (<strong>Ethan Hawke</strong>), l&#8217;autore di <em>Lord of War </em>vuole presentare il lato deumanizzato di operazioni militari condotte con lo stesso spirito di una partita alla Playstation, ma scade nel ritratto stereotipato e nel didascalismo (i membri dell&#8217;equipe sono, nell&#8217;ordine: il protagonista veterano tormentato e alcolizzato, la recluta promettente e coscienziosa che frigna di fronte ai monitor, lo stronzetto retrogrado e il colonnello paterno e progressivo) e in una visione d&#8217;insieme ambigua e artificiosa che non si sbaglierebbe a definire parafascista (gli USA restano pur sempre i legittimi poliziotti del mondo e il fine giustifica sempre i mezzi, anche quando si tratta di bombardare dei civili innocenti fino a prova contraria).</p>
<p>Se già un&#8217;opera controversa come <em>The Hurt Locker </em>suscitava sdegno nella sua idealizzazione del conflitto come necessità intrinseca all&#8217;essere umano, <em>Good Kill </em>fa pure peggio, con un atteggiamento autoassolutorio e reazionario da vomito che forse dal regista non ci si aspettava, sacrificando le sue rinomate intuizioni visive e confermandolo ancora una volta, casomai ce ne fosse bisogno, come un soggettista straordinario, ma anche come uno sceneggiatore modesto e come un ancor peggior direttore di attori e regista.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nicijedete1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38766" title="nicijedete1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nicijedete1.jpg" alt="" width="499" height="241" /></a></p>
<p>Conclude con un crescendo inarrestabile la Settimana della Critica &#8211; che si impone, a questo punto, come la divisione insospettabilmente più riuscita dell&#8217;edizione &#8211; il serbo <em><strong>Ni?ije dete</strong></em>: l&#8217;esordio del trentanovenne <strong>Vuk Rsumovic</strong> è forse la vetta di quanto visto finora nella sezione, una sorta di variazione del canone de Il Ragazzo selvaggio, ma laddove il piccolo protagonista truffautiano finiva nelle mani severe e amorevoli del pedagogo Jean Itard in un lungo processo di scoperta di sé, il meno fortunato Haris vive a cavallo dell&#8217;ultimo conflitto balcanico in una Serbia sporca, corrotta e ostile, verso un finale inevitabilmente destinato al campo di battaglia. Silenzioso, rigoroso e a tratti durissimo, Ni?ije dete è il candidato ideale al massimo riconoscimento della SIC e un esempio di cinema est-europeo di grande potenza espressiva.</p>
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