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	<title>Movielicious &#187; Kyle Catlett</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2015 08:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Helena Bonham Carter]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Pierre Jeunet]]></category>
		<category><![CDATA[Kyle Catlett]]></category>
		<category><![CDATA[Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet]]></category>

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		<description><![CDATA[Jean-Pierre Jeunet alla regia di questo deludente film per ragazzi che mescola road movie e romanzo di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(The Young and Prodigious Spivet , Francia/GB 2013)<br />
Uscita: 28 maggio 2015<br />
Regia: Jean-Pierre Jeunet<br />
Con: Kyle Catlett, Helena Bonham Carter, Judy Davis<br />
Durata: 1 ora e 45 minuti<br />
Distribuito da: Microcinema</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42828" title="lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet.jpg" alt="" width="500" height="312" /></a></p>
<p>T.S. Spivet (<strong>Kyle Catlett</strong>) è un bambino prodigio di 10 anni appassionato di cartografia e invenzioni.<br />
Vive in un ranch nel Montana insieme alla mamma (Helena Bonham Carter), esperta di morfologia degli insetti, al padre, cowboy nato nel periodo storico sbagliato e a una sorella quattordicenne che sogna di diventare Miss America. Aveva anche un gemello, Layton, morto in un incidente da cui la famiglia sembra non essersi mai davvero ripresa.<br />
T.S. passa quindi le sue giornate, sostanzialmente ignorato dai genitori, perfezionando una macchina per il moto perpetuo di sua invenzione.<br />
Quando un giorno riceve una telefonata inaspettata dallo Smithsonian Institute che gli annuncia la vittoria del prestigioso premio Baird, il bambino decide di andarlo a ritirare da solo, all&#8217;insaputa di tutti.<br />
Salta quindi su un treno merci e intraprende uno straordinario e inaspettato viaggio attraverso l’America in direzione Washington. Ma allo Smithsonian nessuno sa che T.S. è solo un bambino.</p>
<p>A quasi due anni dalla sua uscita in Francia, arriva anche da noi &#8211; complice il passaggio all&#8217;ultimo Festival di Roma &#8211; l&#8217;ultimo film di<strong> Jean-Pierre Jeunet</strong>, tratto dal romanzo di Reif Larsen <em>Le mappe dei miei sogni</em> ed è un ottimo spunto per ragionare sulla parabola artistica di un autore che, ad oggi,  sembra aver promesso più di quanto in realtà non sia riuscito a mantenere.<br />
Se infatti è facile individuare ne <em>Il meraviglioso mondo di Amelie </em>la summa di un&#8217;estetica notevolissima e peculiare, sviluppata fino ad allora con rara coerenza anche quando imbrigliata dalle logiche commerciali hollywoodiane (è il caso, ad esempio, del quarto e tuttora ultimo capitolo della serie di Alien), tutto ciò che Jeunet ha prodotto in seguito appare a posteriori come una serie di tentativi, riusciti solo in parte, di fuggire da un successo che rischiava di fagocitarlo e di ingabbiarne la sfrenata creatività all&#8217;interno di un paradigma estetico che quello stesso film aveva creato.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/the-young-and-prodigious-t-s-spivet.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42829" title="the-young-and-prodigious-t-s-spivet" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/the-young-and-prodigious-t-s-spivet.jpg" alt="" width="500" height="250" /></a></p>
<p>Solo due film nell&#8217;arco di tutto il decennio successivo di cui uno (<em>Una  lunga domenica di passioni</em>) che rappresentava la chiara voglia di  portare Amelie (la conferma di Audrey Tautou in questo senso è  indicativa) via dal suo meraviglioso mondo e che venne però bacchettato  dagli scarsi risultati al botteghino e l&#8217;altro (<em>L&#8217;esplosivo piano di  Bazil</em>), poco più che un didascalico esercizio di stile a uso e consumo  di tutti quelli che da <em>Una lunga domenica di passioni</em> erano rimasti  delusi e, di conseguenza, reclamavano qualcosa che somigliasse a un  ritorno alle origini da parte di Jeunet.<br />
Il regista francese condensa  infatti nel proprio stile l&#8217;immaginazione anarchica di Terry Gilliam  (compreso il suo retaggio grottesco, diretta emanazione  dell&#8217;irripetibile stagione spesa coi Monty Pithon) e le mirabilie  tecniche di Luc Besson, ma in più ci mette di suo uno sguardo bambino  che ha sempre rifiutato il ricorso alla distopia come filtro attraverso  il quale osservare la realtà.</p>
<p>Era facilmente immaginabile  quindi che, prima o poi, Jeunet potesse cimentarsi anche con un film  dichiaratamente pensato per il mondo dell&#8217;infanzia e il risultato è  questo <em><strong>Straordinario viaggio di T.S. Spivet</strong></em> che, pur essendo un prodotto  in tutto e per tutto francese, prende il road movie, genere americano  per eccellenza e lo sposa con il romanzo di formazione.<br />
Ciò che ne vien fuori, purtroppo, è ampiamente al di sotto delle aspettative.<br />
E&#8217;  ovviamente &#8211; ma trattandosi di un film di Jeunet è quasi pleonastico a  dirsi &#8211; una discreta gioia per gli occhi, amplificata da un uso  piuttosto accorto del 3D, ma è incredibilmente lontano dal mondo del  regista francese.<br />
Se si esclude la voce narrante e l&#8217;universo di  genialità naif che accompagna e sostiene il piccolo protagonista &#8211; di  fatto una sorta di Amelie bambino &#8211; <em>Lo straordinario viaggio di T.S.  Spivet </em>porta impressa la dicitura &#8216;film su commissione&#8217; su ogni suo  singolo fotogramma.<br />
Nulla o quasi rimane dell&#8217;inconfondibile stile di  un autore che qui sembra limitarsi e limitare il suo immaginario al  minimo sindacale, tanto che se non si sapesse in anticipo il nome del  regista, questo film avrebbe ben pochi motivi di essere considerato  oggetto di interesse.<br />
Perché è nulla più che un semplice film per  bambini, pieno zeppo di un buonismo fuori luogo per una generazione  cresciuta a pane e Transformers e che non credo possa trovarsi  particolarmente a proprio agio con i chili di zucchero e miele in cui  l&#8217;epilogo di questo film sembra essere intinto.</p>
<p><strong>Voto</strong> 4,5</p>
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