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	<title>Movielicious &#187; La grande scommessa</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>La grande scommessa</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2016 18:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(The Big Short, USA 2015)<br />
Uscita: 7 gennaio 2016<br />
Regia: Adam McKay<br />
Con: Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell, Brad Pitt<br />
Durata: 2 ore e 10 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p>&#8220;<em>La verità è come la poesia. E a molti la poesia sta sul cazzo</em>&#8220;.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/La_Grande_Scommessa_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51452" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/La_Grande_Scommessa_1.jpg" alt="La_Grande_Scommessa_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>E&#8217; il 2005 e il mercato immobiliare americano sembra più stabile che mai.<br />
Ottenere un mutuo è qualcosa che viene concesso più o meno a chiunque mentre le effettive garanzie di un ritorno economico spesso non sono neanche oggetto di controllo da parte delle banche.<br />
L&#8217;eccentrico trader Michael Burry (<strong>Christian Bale</strong>) è il primo a prendersi la briga di leggere con attenzione i preoccupanti segnali che si celano dietro al folto intrico di numeri e tassi d&#8217;interesse e che rivelano la presenza di una &#8220;bolla&#8221; all&#8217;interno del sistema finanziario di cui nessuno sembra essere a conoscenza o comunque preoccuparsi e che potrebbe esplodere da un momento all&#8217;altro.<br />
Deciso a trarre profitto da questa situazione, Burry investe ingenti quantità di denaro sul fallimento del mercato dei mutui a tasso variabile.<br />
Le banche, ritenendolo un folle, accettano di buon grado.<br />
Quando la notizia comincia a girare nell&#8217;ambiente, desta l&#8217;interesse prima di Jared Vennett (<strong>Ryan Gosling</strong>), broker di una delle banche a cui si è rivolto Burry, e, subito a seguire, del manager Mark Baum (<strong>Steve Carell</strong>) e di due giovani investitori alle prime armi che vedono nel possibile collasso del sistema finanziario la loro chance per essere ammessi a giocare al tavolo dei grandi.<br />
Quando il crack finanziario alla fine arriva davvero, si rivela essere un disastro economico di proporzioni inimmaginabili, senza alcun precedente nella storia.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/La_Grande_Scommessa_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51453" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/La_Grande_Scommessa_2.jpg" alt="La_Grande_Scommessa_2" width="644" height="385" /></a></p>
<p>La bolla dei mutui subprime, la rovinosa caduta di Lehman Brothers e tutto ciò che ne consegue in termini di milioni di persone ridotte all&#8217;improvviso sul lastrico andrebbero annoverati nei libri di storia come immediate conseguenze dell&#8217;evento più catastrofico del mondo occidentale contemporaneo, più grave anche dell&#8217;11 settembre.<br />
Perché il 2007 va ricordato come l&#8217;anno in cui l&#8217;America ha realizzato che il suo nemico più pericoloso non proviene affatto dal Medio Oriente, bensì dall&#8217;interno e, per la precisione, da <strong>Wall Street</strong>.<br />
Ciò che però ha sempre reso ardua la piena comprensione di uno degli snodi focali della fine del Capitalismo per come lo conoscevamo e di qualsiasi traccia residua di quello che una volta veniva chiamato &#8220;American Dream&#8221; è sostanzialmente il gergo utilizzato per spiegarlo, troppo intriso di acronimi astrusi e tecnicismi a uso e consumo dei soli addetti ai lavori.<br />
Il bellissimo film di <strong>Adam McKay</strong> (autore cresciuto sotto l&#8217;egida del <em>Saturday Night Live</em> e principalmente noto per aver diretto quasi tutti i film in cui abbia recitato Will Ferrell) parte proprio dal presupposto che tale linguaggio possa essere stato inventato ad hoc per rendere volutamente incomprensibile ai più una verità che è in realtà anche fin troppo semplice. E per questo ancora più triste.<br />
Proprio in virtù di questa intuizione La grande scommessa arriva laddove i pur pregevoli <em>Too Big To Fail</em> di Curtis Hanson e <em>Margin Call</em> di J.C. Chandor non riuscivano, ossia nello sfrondare il campo da qualsiasi sovrastruttura tecnica per spiegare come abbia fatto un Sistema ritenuto fino a quel momento infallibile, a permettere che una moltitudine di piccoli risparmiatori si vedesse negare, da un giorno all&#8217;altro, qualunque possibilità di continuare a vivere una vita decorosa.</p>
<p>Per farlo McKay prende un libro del giornalista finanziario Michael Lewis (già autore della matrice letteraria di <em>Moneyball &#8211; L&#8217;arte di vincere</em>) e, di fatto, confeziona la più strana delle commedie.<br />
Strana perché imbastita di star che (Carell a parte) di rado bazzicano i lidi della leggerezza e che qui non solo si mettono in discussione da un punto di vista fisico (il Michael Burry di Bale &#8211; ciabatte, bermuda e un occhio di vetro a fare da filtro tra sé e il resto del mondo &#8211; in questo senso è esemplare), ma limitano la loro ovvia e naturale propensione al protagonismo in modo raro per dei divi di quel calibro.<br />
E&#8217; strana anche nella struttura, puntellata di sofisticate deviazioni &#8211; evidentemente mutuate dalle moderne declinazioni dell&#8217;audiovisivo, quelle introdotte dalla lunga serialità televisiva &#8211; che sovente intervengono a spezzarne il flusso narrativo.<br />
Il risultato è che, da un lato, lo spettatore non edotto ha finalmente l&#8217;opportunità di capire di cosa si stia parlando (anche grazie a <strong>Margot Robbie</strong> che, sorseggiando champagne in una vasca da bagno, ci parla di swap e altri strumenti derivati) mentre la leggerezza di fondo, piuttosto che ridimensionare il portato tragico della vicenda, lo amplifica mettendone in risalto i lati più grotteschi.<br />
Che poi le derive nefaste di un sistema finanziario basato sul nulla non ci vengano illustrate attraverso il tipico prodotto indipendente Sundance-oriented, ma addirittura dal campione quintessenziale del mainstream <strong>Brad Pitt</strong> (anche produttore del film con la sua Plan B) rappresenta forse l&#8217;aspetto più radicale di un&#8217;opera travolgente e abile nell&#8217;ibridare con estrema misura impegno e entertainment.<br />
Forte di una sceneggiatura in alcuni punti anche verbosa ma mai in maniera sterile e fine a se stessa (siamo, pur non raggiungendone le vette, dalle parti di Aaron Sorkin) <em><strong>La grande scommessa</strong> </em>è uno di quei film che, immediatamente dopo averli visti, fanno sentire un po&#8217; meno stupidi.<br />
Un ottimo modo per iniziare cinematograficamente questo 2016.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
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