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	<title>Movielicious &#187; La memoria dell&#8217;acqua</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>I migliori film del 2016 secondo Andrea Bosco</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 14:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[2016]]></category>
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		<category><![CDATA[Nick Cave: One More Time with Feeling]]></category>
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		<category><![CDATA[Top Ten]]></category>

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		<description><![CDATA[La terza ed ultima top ten di Movielicious punta su titoli tutti da scoprire.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>10. <em><strong>Monte </strong></em>&#8211; <em>Amir Naderi</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Monte.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54942" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Monte.jpg" alt="Monte" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Cinema di impeto e di natura, di suono e di furia, di insostenibili crescendo e di orgasmi liberatori, primigenio ed elementale come l&#8217;<em>acqua</em>, il <em>vento</em> e la <em>sabbia</em> che furono e la pietra che è oggi: il massimo regista iraniano in attività si conferma, parafrasando le parole di Fitzcarraldo, un uomo &#8220;con sogni così grandi da muovere le montagne&#8221;.<br />
E questa volta, al termine della sua nuova impresa &#8211; che resta paradossalmente l&#8217;unico film italiano rilevante della stagione &#8211; c&#8217;è proprio da prenderlo in parola.</p>
<p>9. <em><strong>La canzone del mare</strong></em> &#8211; <em>Tomm Moore</em></p>
<p>Sensazionale caleidoscopio a colori tenui dall&#8217;enorme impatto visivo ed emotivo, immerso nei suoi tratti minimali, nelle sue simmetrie radiali e nel suo autentico folklore ancestrale: dopo il folgorante esordio di <em>The Secret of Kells</em>, con la sua nuova, struggente e malinconica fiaba senza tempo sospesa fra tradizione e modernità, fra dolore della perdita e gioia della vita, <strong>l&#8217;irlandese Tomm Moore</strong> si impone, insieme a Sylvain Chomet, come il più originale e pittoresco poeta dell&#8217;animazione europea contemporanea.</p>
<p>8. <em><strong>Il club</strong></em> &#8211; <em>Pablo Larraín</em></p>
<p>L&#8217;ennesima vetta del cinema profondamente politico e mai, più banalmente, ideologico di uno dei più lucidi sociologi del vivaio filmico d&#8217;Oltreoceano: rara sbirciata sull&#8217;oggi di un autore da sempre allo scandaglio delle voragini più profonde della Storia, <strong><em>Il club</em></strong> è un altro inesorabile, nerissimo incubo su quella cesura fra civiltà e barbarie che è l&#8217;assenza di coscienza, una terribile commedia, cupa e compassionevole, problematica e intransigente, sulla fallibilità di un Uomo destinato all&#8217;eterno Purgatorio.</p>
<p>7. <em><strong>Un padre, una figlia </strong></em>&#8211; <em>Cristian Mungiu</em></p>
<p>Aggirandosi nel limbo di una società ancora in bilico fra le macerie post-comuniste del passato e la burocrazia europeista del futuro, l&#8217;alfiere della cinematografia rumena del nuovo secolo raggiunge la piena maturazione e sigla l&#8217;apologo impietoso, asfissiante e di ineccepibile controllo formale di un Paese ammorbato da una corruzione, da un clientelismo e da una stagnazione che oltrepassa i confini transgenerazionali.<br />
Cinema etico al massimo del suo potenziale, dotato di eccezionale equilibrio e di chirurgica precisione.</p>
<p>6. <em><strong>The Assassin </strong></em>&#8211; <em>Hou Hsiao-Hsien</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/The_Assassin.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54943" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/The_Assassin.jpg" alt="The_Assassin" width="660" height="276" /></a></p>
<p>Il clamoroso ritorno del caposcuola della new wave taiwanese è un ipnotico e sfolgorante saggio di poesia dell&#8217;immagine, un&#8217;esperienza immersiva e meditativa che sfrutta l&#8217;identità e i codici del <em>wuxia</em> e del dramma <em>chuánqí </em>per trascinare lo spettatore in un seducente gioco di sintesi narrativa e visiva, fra ellissi vorticose, tableaux vivants e astrazione totale.<br />
Un racconto allo stesso tempo sofisticatissimo ed essenziale, arcano e lampante, linguaggio filmico di irraggiungibile eleganza nella sua forma più pura e incontaminata.</p>
<p>5. <em><strong>Nick Cave: </strong><strong>One More Time with Feeling </strong></em>&#8211; <em>Andrew Dominik</em></p>
<p>Il film-confessione del Principe delle Tenebre della canzone è uno straordinario scavo introspettivo negli abissi del lutto e della crisi personale che, con l&#8217;alibi del backstage e del videoclip, si traduce in un lancinante atto di dolore di incommensurabile generosità umana e creativa e, al tempo stesso, in una rielaborazione artistica<br />
che sfida i limiti tecnici ed espressivi della messinscena e che esplora con un pudore che sa di preghiera e con un utilizzo della terza dimensione che sfocia nel metafisico i meandri dello studio di registrazione e dell&#8217;anima.</p>
<p>4. <em><strong>Al di là delle montagne</strong></em> &#8211; <em>Jia Zhangke</em></p>
<p>Appropriandosi dei canoni dell&#8217;epopea storica e radicalizzandoli fino al corto circuito, <strong>Zhangke</strong>, con una libertà immaginativa totale che spazia dal melodramma alla fantascienza, dal pop al naif e dal realismo all&#8217;allegoria, si addentra magistralmente in un ambizioso ritratto della Cina moderna che è anche una riflessione universale sul tempo che passa e sull&#8217;eterno ritorno, descrivendo un mondo che ci sfugge in cui il passato, il presente e il futuro altro non sono che la sovrapposizione dello stesso momento, memoria o presagio che sia.</p>
<p>3. <em><strong>Paterson </strong></em>&#8211; <em>Jim Jarmusch</em></p>
<p>La meraviglia del quotidiano, l&#8217;inestimabilità delle piccole cose, la bellezza sorprendente che si nasconde nella routine: se c&#8217;è un compendio di tutti gli elementi del pensiero e della poetica del più grande cineasta della scena statunitense non allineata contemporanea, questo è sicuramente il quieto e subliminale miracolo di <strong><em>Paterson</em></strong>, fragile e sublime ode alla dolce, democratica consolazione dell&#8217;Arte, un sonetto a rime alterne per l&#8217;uomo comune che è quanto di più vicino alla grazia e alla leggiadria di Ozu.</p>
<p>2. <em><strong>Il figlio di Saul </strong></em>&#8211; <em>László Nemes<br />
</em><br />
Se il cinema in quanto arte figurativa ha bisogno di una soglia oltre cui lo sguardo non deve porsi, se c&#8217;è davvero una questione morale alla base di ciò che si intende raccontare e, soprattutto, su come si decide di farlo e se c&#8217;è un punto in cui l&#8217;immagine deve necessariamente farsi ineffabile e irrappresentabile, allora <em>Il figlio di</em> <em>Saul</em>, sconvolgente squarcio prospettico sull&#8217;Olocausto,<em> </em>non è soltanto un&#8217;opera capitale, imprescindibile e definitiva sul baratro del Novecento, ma un non plus ultra audiovisivo capace di mettere in crisi tutte le nostre certezze di spettatori.</p>
<p>1. <em><strong>Nostalgia della luce</strong></em> / <em><strong>La memoria dell&#8217;acqua </strong></em>&#8211; <em>Patricio Guzmán</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54945" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua.jpg" alt="Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua" width="800" height="450" /></a></p>
<p>Il Cile è un Paese che giace sotto il peso delle proprie ferite, segnato nel corpo e nello spirito, martoriato nella sua assurda, barcollante conformazione idrogeologica e nella concatenazione di violenza che ne compone la Storia, recente o remota che sia.<br />
In un dittico elegiaco antitetico e speculare in cui si passa dall&#8217;aridità del deserto alla vitalità dell&#8217;oceano, dall&#8217;indagine cosmologica con gli occhi rivolti verso il cielo alle infinite memorie del sottosuolo, <strong>Guzmán</strong> realizza l&#8217;affresco lirico e totalizzante di una civiltà “da dispiegare e da riavvolgere”, un documento di sovrumana suggestione che coniuga alla perfezione la missione mnemopolitica del cinema con una fede incrollabile nel potere delle immagini.</p>
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