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	<title>Movielicious &#187; La pelle che abito</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>La pelle che abito</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 08:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Pedro Almodovar]]></category>

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		<description><![CDATA[Banderas novello Frankenstein per Almodóvar in un film cupo che intriga, affascina e disorienta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(La piel que habito, Spagna 2011)<br />
Uscita: 23 settembre 2011<br />
Regia: Pedro Almodóvar<br />
Con: Elena Anaya, Antonio Banderas, Marisa Paredes, Blanca  Suárez<br />
Durata: 2 ore<br />
Distribuito da: Warner Bros</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/27.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-22887" title="27" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/27.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Distacco, freddezza e armonia. Il regista castigliano questa volta si avventura nel territorio del thriller, ispirandosi liberamente al romanzo di Thierry Jonquet<em> Tarantula</em>. Protagonista, un incupito Banderas, feticcio ritrovato a distanza di ventun&#8217;anni da <em>Légami!</em>, nei panni dell&#8217;eminente chirurgo plastico Robert Ledgard. Specializzato nella ricostruzione del volto delle vittime di ustioni, è anche impegnato in un rivoluzionario progetto di ricerca che si avvale di una componente transgenica, motivo per cui non viene visto di buon occhio dall&#8217;establishment scientifico. Ledgard sta lavorando alla creazione di una pelle artificiale, che resiste alle bruciature e alle punture d&#8217;insetto. Ma il suo progetto più personale è chiuso in una stanza della sua sontuosa dimora-clinica, El Cigarral, ed è una donna bellissima (Elena Anaya) che trascorre le sue ore in solitudine facendo yoga, creando bizzarre sculture e scrivendo sulle pareti.</p>
<p>Non vi diciamo di più anche se già da maggio, quando <em>La pelle che abito </em>è stato presentato <a href="http://www.movielicious.it/2011/05/19/cannes-fuori-von-trier-dentro-almodovar/">In Concorso a Cannes</a>, su molti siti web e sui altrettanti quotidiani si trovava l&#8217;intera trama del film con colpi di scena e dettagli rivelati, che ne hanno rovinato la visione a tanti. Tornando a noi, l&#8217;aspetto più affascinante del cinema di Pedro Almodóvar è che dopo quarant&#8217;anni riesce ancora a trovare un modo per spiazzare lo spettatore. Qui il regista spagnolo affida a un lungo, lunghissimo flashback, che dura quasi metà film, il compito di svelare legami e natura dei personaggi, ribaltando completamente le prospettive e le aspettative che fino a quel momento ci si era creati. <em>La pelle che abito</em> più che un horror è un melodramma dark a tinte forti in cui il grottesco raggiunge dei limiti inaspettati, nonostante ci si trovi in una pellicola di Almodóvar. Ma da esteta e stilista dell&#8217;inquadratura qual è, non vi aspettate di vedere carni dilaniate o zampilli di sangue. La tensione che ci tiene immobili davanti allo schermo a cercare di capire fino a che punto si spingerà Pedro questa volta, viene montata man mano attraverso i volti sfingei dei protagonisti, le maschere più o meno visibili che ciascuno di loro indossa e gli spazi geometrici in cui si muovono.</p>
<p>I temi trattati nel film, in fondo, sono quelli da sempre amati dall&#8217;autore: il fascino della trasformazione, la vendetta, l&#8217;identità personale transitoria, gli stravaganti legami familiari, l&#8217;onnipresente figura della madre e la sessualità esplorata in tutte le sue forme. Ma questa volta vengono trattati con un distacco e al contempo una ricercatezza che lasciano basiti. Il risultato è una pellicola di non facile fruizione che trascende ogni classificazione, esteticamente ineccepibile e fedele allo stile riconoscibile e personale del regista spagnolo. Certo l&#8217;eccessiva freddezza che luoghi e personaggi trasmettono lasciano trasparire l&#8217;idea di un lavoro maniacalmente meticoloso e poco di pancia. E il surrealismo estremo di alcune scene  caratterizza situazioni ai limiti della perversione. Se questi possono essere considerati difetti&#8230;</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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