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	<title>Movielicious &#187; Locke</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Locke</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 21:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Andrew Scott]]></category>
		<category><![CDATA[Locke]]></category>
		<category><![CDATA[Ruth Wilson]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Hardy]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia 70]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’ora e mezza chiusi nell'abitacolo di una BMW con un solo volto: quello di Tom Hardy. Ma ne vale]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(U.K., USA, 2013)<br />
Uscita: 30 aprile 2014<br />
Regia: Steven Knight<br />
Con: Tom Hardy, Ruth Wilson, Andrew Scott<br />
Durata: 1 ora e 25 minuti<br />
Distribuito da: Good Films</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/locke_film.png"><img class="alignnone size-full wp-image-36587" title="locke_film" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/locke_film.png" alt="" width="500" height="207" /></a></p>
<p><em>Disclaimer</em>: <em>la recensione che segue prende in esame la versione in lingua originale del film <a href="http://www.movielicious.it/2013/09/03/venezia-70-day-6/">presentata alla 7<span>0ª </span>Mostra del Cinema di Venezia </a>e non tiene conto delle eventuali migliorie o dei prevedibili peggioramenti dovuti all&#8217;adattamento italiano che andrebbero a condizionare o a inficiare le considerazioni finali.</em></p>
<p>Tema portante della dottrina del filosofo razionalista <strong>John Locke </strong>è il ruolo primigenio e fondativo della libertà individuale, nello specifico l&#8217;idea secondo cui, radicato da sempre nel nostro stato di natura, debba affermarsi quel diritto inalienabile di proprietà limitato non solo alla nostra sfera più personale &#8211; il corpo &#8211; ma allargato a tutto ciò che, dal suo carattere di puro dono della creazione, può diventare inseparabile parte di noi grazie al nostro lavoro, alle nostre tribolazioni e &#8211; perché no? &#8211; anche ai nostri errori.</p>
<p>Le scelte più importanti che facciamo ci definiscono, ci arricchiscono e ci accrescono, siano esse ragionevoli o sbagliate, ponderate o repentine, felici o sofferte; ci isolano dal resto del mondo e ci obbligano a fare i conti con ciò che, volenti o nolenti, abbiamo più o meno superficialmente attraversato, rendendolo una costitutiva e irreversibile componente della nostra persona, se non addirittura una nostra effettiva estensione sulla realtà circostante.</p>
<p>Ve lo immaginate, il nerboruto <strong>Tom Hardy</strong>, nei panni di un imparruccato pensatore pre-illuminista?<br />
No, neanche noi.<br />
E ve lo vedreste, quello <strong>Steven Knight</strong> di tardo-cronenbergiana memoria, alle prese con un ingessato ritratto del fermento filosofico dell&#8217;Inghilterra seicentesca?<br />
Men che meno.</p>
<p>Eppure il senso di <strong><em>Locke</em>,</strong> opera seconda del maturo sceneggiatore de <em>La promessa dell&#8217;assassino</em>,  sta tutta in quella improbabile omonimia, in quella fondamentale  centralità del singolo che ne contraddistingue fortemente forma e  sostanza, essenza e linguaggio, cinema e pensiero: il Locke del  ventunesimo secolo non è pertanto il precursore delle moderne teorie  liberaliste, ma un semplice capo cantiere gallese di mezza età  convintosi a trovare nell&#8217;inesorabile posto di guida della propria auto  tutte le soluzioni a questioni lasciate in sospeso per il tempo di una  vita intera.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/locke-slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-36580" title="locke-slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/locke-slide.jpg" alt="" width="500" height="284" /></a></p>
<p>Bastano la desolazione dell&#8217;autostrada M6 in notturna, la solitudine dell&#8217;abitacolo di una BMW e un nutrito microcosmo a distanza rinchiuso in un altoparlante bluetooth a restituire la sensazione di un processo di autoaffermazione travagliato ma legittimo, di un calvario scongiurabile ma doveroso, di un atto di responsabilità con il quale, sacrificando le proprie certezze, si arriva al controllo totale e autentico di quel poco che è giusto che resti.</p>
<p>Complici la presenza di un unico protagonista in scena e la partecipazione esclusivamente vocale degli altri membri del cast, <em>Locke </em>mescola la struttura di un noir tutto in fuoricampo (le manovre febbrili per la colata di calcestruzzo), lo spirito di un mélo sviluppatosi per mezzo di invisibili flashback (l&#8217;equilibrio impossibile fra la moglie e l&#8217;amante) e il nucleo di un <em>kammerspiel</em> sul filo dell&#8217;autoanalisi che sfocia nelle veementi invettive nei confronti del padre assente e che prende eloquentemente vita nel riflesso degli occhi di Locke nello specchietto retrovisore.</p>
<p>Nell&#8217;anomalia generale di un thriller al cardiopalma senza pallottole né inseguimenti, chi è il villain della situazione, quindi, se non lo stesso Locke? Chi è il nostro peggior nemico, l&#8217;artefice delle nostre sofferenze, se non noi stessi?</p>
<p>Sono dettagli e scelte di regia come questi che allontanano il progetto dal rischio di assomigliare a un mero radiodramma filmato e di ridurre il fattore visivo a blando comprimario: non si ravvisa in <em>Locke</em> quell&#8217;evidente scarto fra perizia e contenuto in grado di ridimensionare il valore assoluto del coevo <em>Gravity</em>, progetto per molti versi uguale e contrario al film di Knight, ma assai meno capace di elevare l&#8217;elemento claustrofobico e solipsistico a un profondo livello esistenziale.</p>
<p>Non c&#8217;è punto macchina che sfugga alla cinepresa, ancorata all&#8217;interno o all&#8217;esterno di qualsiasi angolo possibile del veicolo, non c&#8217;è registro che l&#8217;impressionante interpretazione di un Tom Hardy mai così naturale si dimentichi di sfiorare, dalle parentesi concitatamente farsesche in duetto con l&#8217;assistente Donal alla laconicità straziante della conversazione col figlio ignaro &#8211; ne approfittiamo per augurare buona fortuna al doppiatore: ne avrà bisogno &#8211; , non c&#8217;è tabù o consolazione che smorzi l&#8217;effetto detonante di questi 90&#8242; di apocalisse privata in tempo reale, più spaventosa e imprevedibile di qualunque armageddon.</p>
<p>Accompagnato da un comparto tecnico misurato e mai invasivo nel quale svettano le note crepuscolari dell&#8217;ex Tindersticks Dickon Hinchliffe, <em>Locke </em>è cinema maieutico all&#8217;ennesima potenza, un miracolo di minimalismo antropocentrico che riavvicina ai fondamenti stessi della rappresentazione scenica e che, nel buio di una sala che fa da specchio all&#8217;oscurità di un viaggio in macchina al termine della notte, ci riporta ad avere davvero fiducia nella forza empatica e fragilissima nascosta nelle pieghe del grande schermo.</p>
<p>Voto <strong>8</strong></p>
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		<title>Locke, il trailer italiano del film che ha incantato Venezia</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2014 13:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Locke]]></category>
		<category><![CDATA[Steven Knight]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Hardy]]></category>

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		<description><![CDATA[Diretto da Steven Knight e interpretato da Tom Hardy, sarà nelle sale dal 30 aprile.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/locke.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-36382" title="locke" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/locke.jpg" alt="" width="500" height="343" /></a></p>
<p>La pellicola diretta da <strong>Steven Knight</strong> (<em>La promessa dell&#8217;assassino</em>, <em>Piccoli affari sporchi</em>, <em>Redemption &#8211; Identità nascoste</em>), presentata Fuori Concorso alla 70ª edizione della Mostra internazionale d&#8217;arte cinematografica di Venezia e salutata con un&#8217;ovazione da critica e pubblico sta per approdare anche in sala. Dal <strong>30 aprile </strong>potremo finalmente godere infatti della splendida interpretazione di <strong>Tom Hardy </strong>(<em>Inception</em>, <em>Il cavaliere oscuro &#8211; Il ritorno</em>) nei panni del protagonista della storia, Ivan Locke, un lavoratore che alla vigilia del giorno più importante della propria carriera riceve una telefonata che gli cambierà per sempre la vita.</p>
<p>Nel cast, oltre a Hardy, ci sono anche <strong>Ruth Wilson</strong>, <strong>Andrew Scott </strong>e <strong>Olivia Colman</strong>. Eccone un assaggio.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/uqRMrag3rxc?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="//www.youtube.com/v/uqRMrag3rxc?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Venezia 70: Day 6</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Sep 2013 09:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Christoph Waltz]]></category>
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		<category><![CDATA[Tom Hardy]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Mastandrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Terry Gilliam e il suo The Zero Theorem protagonisti della giornata di ieri, insieme con il sorprendente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_32956" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/the-zero-theorem-01.jpg"><img class="size-full wp-image-32956" title="the-zero-theorem-01" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/the-zero-theorem-01.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di The Zero Theorem - Photo by Eugenio Boiano</p></div>
<p>C&#8217;è chi al Lido viene a morire (Miyazaki, che poco sorprendentemente conferma il valore testamentario del suo capolavoro  <em>Kaze Tachinu</em>, o Tsai, che annuncia in pompa magna il punto terminale della sua carriera con <em>Jiaoyou</em>) e chi  al Lido, inaspettatamente, dopo tanti anni, rinasce: è il caso di Terry Gilliam, che dopo un decennio abbondante di brutta  transizione ritorna con <em>The Zero Theorem</em> alla poetica e alle tematiche che gli sono più congeniali, girando una  specie di aggiornamento del suo capolavoro  <em>Brazil</em>, di cui ritornano la realtà distopica &#8211; qui deorwellizzato ma  immerso in un&#8217;atmosfera caramellosa dove la rete sociale  si è estesa a livelli soffocanti &#8211; e l&#8217;annullamento della coscienza  individuale da parte di una paradossale burocrazia.</p>
<div id="attachment_32957" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/terry-gilliam-amy-gilliam-holly-gilliam.jpg"><img class="size-full wp-image-32957" title="terry-gilliam-amy-gilliam-holly-gilliam" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/terry-gilliam-amy-gilliam-holly-gilliam.jpg" alt="Terry Gilliam con le sue figlie, Ami e Holly" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Terry Gilliam con le sue figlie, Ami e Holly</p></div>
<p>Protagonista è l&#8217;hacker Qohen Leth (un formidabile Christoph Waltz glabro e spettrale che ricorda il Bruce Willis de  <em>L&#8217;esercito delle 12 scimmie</em>), incaricato dalla Mancom Corporation e dal suo luciferino CEO Management (Matt Damon)  di  risalire attraverso il mastodontico, irrisolvibile progetto che dà titolo al film alla ragione ultima dell&#8217;esistenza &#8211; o  alla  sua negazione: ad accompagnarlo e a sostenerlo nel suo calvario sono la &#8220;callgirl biotelemetrica Bainsley (Melanie  Thierry),  inviatagli dalla stessa Mancom come valvola di sfogo per le sue esigenze fisiologiche, e il geniale stagista Bob  (Lucas Hedges), figlio adolescente di Management.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/melanie-thierry-terry-gilliam.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32958" title="melanie-thierry-terry-gilliam" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/melanie-thierry-terry-gilliam.jpg" alt="" width="263" height="394" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/terrygilliamzerotheorem.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32959" title="terrygilliamzerotheorem" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/terrygilliamzerotheorem.jpg" alt="" width="263" height="394" /></a></p>
<p>Nei quasi tre decenni intercorsi fra il clima ghignante e satirico del suo vecchio capolavoro e la realtà di oggi però sembra  davvero cambiato tutto, visto che rispetto ad allora il tono si è fatto notevolmente più disperato, cinico e nichilista, nel  quale il peggior finale possibile non è un &#8220;semplice&#8221; lavaggio del cervello che resetta e azzera la volontà del singolo, ma  nientemeno che un buco nero capace di inghiottire non solo il cosmo, ma l&#8217;esistenza di tutto e addirittura ciò che potrebbe  esserci dopo; la possibile, patetica via di fuga c&#8217;è ancora, ma questa volta non c&#8217;è nessuna iniziativa per inseguirla, ma  solo uno sconfortante senso di rassegnazione; laddove il futuro era controllato e addomesticato, qui la speranza è possibile,  ma è malata alla radice e assolutamente incurabile.</p>
<p>Al di là del discorso di continuità, il film prende affronta molti rischi e si affida ad una struttura ai limiti del caotico   e del babelico zeppa di intuizioni visive e di invenzioni, come la grottesca tuta che connette Leth ai &#8220;servizi&#8221; di Bainsley,  i quasi minatori messaggi pubblicitari che inseguono i passanti, la spiaggetta kitsch che rappresenta il più artificiale   paradiso possibile per Leth, componenti che non sprofondano mai nell&#8217;ipertrofia e nella stucchevolezza, cosa che invece  capita nell&#8217;ultimo, disastroso film del &#8220;nipotino&#8221; Michel Gondry e che dimostra in modo insperato il primato rimasto   indiscusso del vecchio maestro.</p>
<div id="attachment_32960" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/locke-02.jpg"><img class="size-full wp-image-32960  " title="locke-02" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/locke-02.jpg" alt="I produttori Stuart Ford e Paul Webster, il regista Steven Knight, Tom Hardy a il produttore Guy Heeley" width="500" height="505" /></a><p class="wp-caption-text">I produttori Stuart Ford e Paul Webster, il regista Steven Knight, Tom Hardy e il produttore Guy Heeley - Photo by Eugenio Boiano</p></div>
<p>Si passa fuori concorso, pur restando nei confini del Regno Unito, con il successivo <em>Locke</em> ed è una sola la domanda  che si presenta insistente a fine proiezione: alla luce di una buona manciata di partecipanti inspiegabilmente inseriti nella  sezione principale &#8211; <em>Tracks</em> e <em>Parkland</em> in testa, cosa ci fa un&#8217;opera sorprendente come il debutto alla regia  di Steven Knight, una sorta di assurdo ibrido di <em>Uno, due, tre!</em> di Wilder e di <em>Dieci</em> di Kiarostami, fuori  non solo dalla selezione maggiore, ma anche da qualsiasi forma di competizione?</p>
<p>Pellicola forse più originale fra tutti i titoli presentati finora, il primo lungometraggio dell&#8217;indimenticato sceneggiatore  de <em>La promessa dell&#8217;assassino</em> delinea uno dei thriller più avvincenti delle ultime stagioni, specie se si considera  non solo che non viene sparato un colpo, non si dà vita ad inseguimenti mozzafiato e non ci sono delitti da risolvere  avventurosamente, ma che i 90&#8242; di durata vedono l&#8217;unico protagonista delle vicende risolvere tutti i nodi e gli intrighi del  plot dall&#8217;interno della sua automobile, per di più in tempo pressoché reale.<br />
Il capo squadra edile Ivan Locke (Tom Hardy) si trova infatti alla vigilia del più importante evento della sua attività ma  invece di apprestarsi all&#8217;inizio dei lavori, deciderà di mettersi in viaggio verso l&#8217;ospedale nel quale sta per venire alla  luce il figlio concepito con l&#8217;avventura di una notte e di risolvere tutte le sue questioni rimaste in sospeso  telefonicamente: tali sono il suo dilemma morale e le sue questioni di principio che la sua vita coniugale, la sua brillante  carriera e la sua stessa incolumità saranno duramente messe a repentaglio e che gli rimarrà da affrontare una intensa  battaglia con il suo più terribile nemico: se stesso.</p>
<p><em>Locke</em>, con il suo ritmo forsennato, la sua scrittura pregna e trascinante ricca tanto di dialoghi memorabili (che  vanno dalle dolenti confessioni matrimoniali agli esilaranti duetti con l&#8217;assistente Donal) quanto di fulminanti one-liner  (&#8220;non puoi fidarti di Dio, quando si tratta di calcestruzzo&#8221;) e di potenti monologhi (le invettive contro il padre assente)  che trasformano l&#8217;insieme in un lancinante kammerspiel notturno sul senso di responsabilità e sull&#8217;accettazione della colpa,  con un incredibile Tom Hardy a passare da un registro all&#8217;altro con una facilità ed una naturalezza da veterano e una  messinscena che sfrutta lo spazio angusto del mezzo con grande gusto espressivo e con infinita perizia, sorretto quanto basta  anche dalle musiche discrete del buon Dickon Hinchliffe, ex-chitarrista e arrangiatore orchestrale dei Tindersticks. Non  resta che augurare al film, davvero uno dei migliori in termini assoluti di tutta l&#8217;edizione, un fortunato percorso in sala.</p>
<div id="attachment_32961" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/the-sacrament-01.jpg"><img class="size-full wp-image-32961 " title="the-sacrament-01" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/the-sacrament-01.jpg" alt="Ilcast di The Sacrament - Photo by Eugenio Boiano" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di The Sacrament - Photo by Eugenio Boiano</p></div>
<p>Nel pomeriggio, è il turno di <em>The Sacrament</em>, un orrendo found footage thriller su un culto religioso suicida degno  del catalogo Asylum che conficca ulteriormente nel terreno, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la pietra tombale della  decaduta sezione Orizzonti &#8211; quest&#8217;anno più che mai un autentico cimitero degli elefanti -, e che fa ragionevolmente dubitare  dell&#8217;onestà intellettuale di certi selezionatori, nonché di certi traduttori, vista la qualità allucinante dei sottotitoli  che sembra uscita fuori da Google Translate.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/la-mia-classe.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32962" title="la-mia-classe" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/la-mia-classe.jpg" alt="" width="500" height="211" /></a></p>
<p>Si fa nuovamente visita alle Giornate degli Autori per assistere alla proiezione, dopo un superfluo cortometraggio animato,  dell&#8217;atteso ritorno di Daniele Gaglianone in sezione dopo il sonoro tonfo di <em>Ruggine</em>, con il quale l&#8217;ottimo cineasta  torinese d&#8217;adozione aveva fallito l&#8217;approdo al circuito autoriale mainstream nostrano: <em>La mia classe</em>, che vanta un  budget ridottissimo e che si affida &#8211; protagonista escluso &#8211; interamente ad un cast di non professionisti e ai membri stessi  della troupe, è un approccio intelligente e composito tanto al cinema civile quanto a quello di sfondo scolastico, visto che  il canovaccio del progetto gravita intorno al rapporto quotidiano fra un variegato gruppo di immigrati adulti, provenienti  perlopiù da zone di guerra e dal terzo mondo, e il loro insegnante di lingua italiana.</p>
<p>A fare la differenza sono una buona manciata di scelte registiche e di espedienti di sceneggiatura davvero intriganti, a  cominciare da un&#8217;impostazione molto libera che sfonda la barriera della docufiction e si immette in territori quasi  kiarostamiani, con la realtà che compenetra continuamente nella finzione e viceversa, passando per un clima di  improvvisazione generale che acuisce ancor di più la freschezza e l&#8217;autenticità dei personaggi, delle loro storie e della  loro interazione con la sovrastruttura filmica, e finendo con la presenza nel cast del nostro Valerio Mastandrea nel ruolo  dell&#8217;insegnante, elemento apparentemente demistificante e falsante, trattandosi di un volto notissimo del nostro cinema, e  invece perfettamente integrato &#8211; oltre che, come sempre, innegabilmente capace di inarrivabile simpatia &#8211; in quanto tramite  unico fra l&#8217;universo &#8220;reale&#8221; degli studenti-attori e quello &#8220;creativo&#8221; del cast tecnico, dove si inserisce, con una notevole  dose di onestà e di coraggio, lo stesso Gaglianone.</p>
<p>Ad un&#8217;introduzione più leggera e confidenziale, che serve soprattutto a creare una forte connessione fra il pubblico e la  classe seguono momenti decisamente più introspettivi dove il regista si mette a confondere le carte e a giocare  sull&#8217;ambiguità del linguaggio documentaristico (come nell&#8217;ultimo film dei Taviani, il dietro le quinte appare paradossalmente  più artefatto della recita), portandoci a interrogarci anche sull&#8217;effettivo ruolo del cinema a contatto con la responsabilità  civile, con le buone intenzioni e le vane promesse a lasciare il posto all&#8217;ìmpotenza, se non all&#8217;ignavia (il Gaglianone  &#8220;fittizio&#8221; può poco e nulla di fronte ai possibili rimpatri forzati di alcuni membri del cast), come dire che a parole, in  fin dei conti, siamo bravi tutti, ma che ci vuole ben altro ad affrontare la realtà.<br />
Semplice, efficace e di grande impatto la parabola che il maestro recita solitario in classe e che, senza cadere nella facile  assoluzione generale del problema immigrazione, ci ricorda che la responsabilità di tutto passa anche, se non soprattutto,  per il silenzio dei giusti.</p>
<p>(<a href="http://www.binarioloco.it/">www.binarioloco.it</a>)</p>
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