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	<title>Movielicious &#187; Lorenzo Vigas</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Ti guardo</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2016 15:35:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alfredo Castro]]></category>
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		<category><![CDATA[Jericó Montilla]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Vigas]]></category>
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		<category><![CDATA[Ti guardo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la vittoria del Leone d'Oro a Venezia, arriva nelle sale l'esordio alla  regia del venezuelano Lorenzo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Desde allà, Venezuela &#8211; Messico 2015)<br />
Uscita: 21 genaio 2016<br />
Regia: Lorenzo Vigas<br />
Con: Alfredo Castro, Luis Silva, Jericó Montilla<br />
Durata: 1 ora e 33 minuti<br />
Distribuito da: Cinema<br />
<a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Ti_Guardo_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51753" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Ti_Guardo_1.jpg" alt="Ti_Guardo_1" width="633" height="350" /></a></p>
<p>Tanto nella sfera mainstream, con il poderoso uno-due messicano assestato alle ultime notti degli Oscar, quanto in ambito festivaliero, con l&#8217;assalto, nell&#8217;arco di un semestre, al palmarès di Berlino e di Venezia, l&#8217;incontenibile successo della produzione latinoamericana sembra avvalorare la profezia di Alberto Barbera sulla sua funzione di &#8220;locomotiva&#8221; nel panorama cinematografico mondiale: prospettiva confermata ora da una manifesta, lampante superiorità (il caso dei cileni <em>El club</em> ed <em>El botón de nácar</em>, rispettivamente Gran Premio della Giuria e Premio per la Sceneggiatura alla Berlinale, capolavori della selezione il cui destino distributivo italiano resta ancora avvolto nel mistero), ora da una più sistematica strategia geopolitica in grado di unire gli interessi di organizzatori, patrocinatori e realizzatori.</p>
<p>È in questa seconda circostanza, specie prendendo in esame la nutritissima concorrenza rimasta a secco, che ci sentiamo di collocare, oggi come allora, l&#8217;argentino <em>El clan</em>, consacrazione internazionale del quarantacinquenne Pablo Trapero, e, in particolare, il venezuelano <em><strong>Ti guardo</strong></em> (<em>Desde allá</em>), ultimi, discussi trionfatori del Lido cui gli esercenti nostrani hanno deciso di dedicare un piccolo spazio nei momenti più sonnacchiosi del calendario uscite.<br />
Ed è una coincidenza quantomeno curiosa che a caratterizzare entrambi i film, per motivi antitetici, sia l&#8217;effetto incombente della figura paterna, soffocante nella sua onnipresenza nel primo e minacciosa nella sua assenza nel secondo, che si trasforma programmaticamente &#8211; come già suggerito dal titolo originale &#8211; in un saggio osservazionale sul distacco, sia esso generazionale, sociale o, per estensione, figurativo, con una messinscena interamente fondata sull&#8217;uso straniante e distorcente della profondità di campo e del fuori fuoco.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Ti_Guardo_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51755" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Ti_Guardo_2.jpg" alt="Ti_Guardo_2" width="730" height="365" /></a></p>
<p>Con il sostegno di un nume tutelare come il romanziere <strong>Guillermo Arriaga</strong>, storico ex-collaboratore di Iñárritu, e nel solco del &#8220;realismo estremista&#8221; del produttore <strong>Michel Franco</strong> (torna in mente soprattutto quel <em>Después de Lucia</em> con cui si distinse a Cannes65), l&#8217;esordiente <strong>Lorenzo Vigas</strong> recupera i temi archetipici dell&#8217;infatuazione e del desiderio di possesso tratteggiando i meccanismi idiosincratici e disfunzionali della relazione fra un incanutito adescatore di adolescenti &#8211; l&#8217;ottimo <strong>Alfredo Castro</strong>, attore feticcio di Pablo Larraín, che ripropone un personaggio molto simile a quello di <em>Post mortem</em> e che comprova la sua eccezionale abilità di rendere umano il mostruoso e mostruoso l’umano &#8211; e il delinquentello dei sobborghi oggetto della sua ossessione (il ventenne <strong>Luis Silva</strong>, una rivelazione), esasperando le tappe delle dinamiche servo-padrone e i capovolgimenti gerarchici di un incontro/scontro fra opposti capaci di trovare un punto di convergenza soltanto nei loro traumi e nelle loro mancanze.</p>
<p>La Caracas di Vigas è quindi un agglomerato di miseria interclassista sorretta dal mercimonio e dal mantenimento delle distanze, come si evince dalla natura esclusivamente masturbatoria e scopofila dei rapporti fra il protagonista e i suoi ragazzi, una società a compartimenti stagni in cui la sola forma di interazione trascende nell&#8217;animalità e nella negazione di ogni coinvolgimento diretto, e ne è riprova un finale amarissimo solo apparentemente contraddittorio che fa scoppiare drasticamente la bolla del non-detto su cui poggia, a tratti con eccessiva autoindulgenza, l&#8217;equilibrio del film, abile a districarsi fra continui sovvertimenti di ruolo che paiono usciti da una pièce di Harold Pinter &#8211; chi fra i due amanti detiene davvero il potere sull&#8217;altro? -, senza redenzioni o conciliazioni di sorta, anzi, con una disperazione di fondo che si fa via via più insanabile e parossistica (con passaggi anche abbastanza forzati, come la risoluzione cruenta, quasi hitchcockiana del conflitto edipico).</p>
<p>Sarebbe sbagliato, insomma, considerare principalmente <em>Ti guardo</em> il ritratto sociologico che è soltanto in minima parte, e men che meno l&#8217;esempio di militanza LGBT per cui è stato erroneamente scambiato: si tratta piuttosto di un diligente studio di caratteri memore della lezione di Bresson, tanto interessante nelle suggestioni e nella confezione quanto fondamentalmente irrisolto e abbozzato nella sostanza, un&#8217;opera prima, viste pure le maestranze coinvolte &#8211; tanto da far sorgere sospetti su quanto marginale sia effettivamente stato il contributo di Arriaga &#8211; fin troppo sicura di sé dietro cui stenta ancora a delinearsi il profilo di un autore maturo e consapevole (dubbio che invece, i precedenti debutti gratificati dal Leone d&#8217;Oro, ossia <em>Il ritorno</em> di Zvyagintsev e <em>Lebanon</em> di Maoz, fugavano), una discreta promessa cui la luce dei riflettori della generosa acclamazione veneziana potrebbe finire per risultare un po&#8217; intempestiva, se non addirittura controproducente.</p>
<p>Voto <b>6,5</b></p>
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		<title>Venezia 72, i vincitori</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2015 18:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[72° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Alfonso Cuarón]]></category>
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		<category><![CDATA[Valeria Golino]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia 72]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44435" style="width: 509px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/valeria_golino.jpg"><img class="size-full wp-image-44435" title="valeria_golino" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/valeria_golino.jpg" alt="" width="499" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Valeria Golino - Coppa Volpi con Per amor vostro</p></div>
<p>Si è appena conclusa la cerimonia di chiusura della <strong>72° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia</strong>. La Giuria internazionale, presieduta da <strong>Alfonso Cuarón</strong> ha assegnato ai lungometraggi In Concorso i seguenti premi ufficiali:</p>
<div id="attachment_44436" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/desde-alla.jpg"><img class="size-full wp-image-44436" title="desde-alla" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/desde-alla.jpg" alt="" width="500" height="251" /></a><p class="wp-caption-text">Desde allá (From Afar) di Lorenzo Vigas</p></div>
<p>Leone d’Oro per il Miglior Film: <strong><em>Desde allá</em> (From Afar)</strong> di <strong>Lorenzo Vigas</strong><br />
Leone d’Argento per la Migliore Regia: <strong>Pablo Trapero</strong> per <em><strong>El Clan</strong></em><br />
Gran Premio della Giuria: <em><strong>Anomalisa</strong> </em>di <strong>Charlie Kaufman</strong> e <strong>Duke Johnson</strong></p>
<p>Coppa Volpi per la Migliore interpretazione maschile:  <strong></strong></p>
<div id="attachment_44437" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/fabrice_luchini.jpg"><img class="size-full wp-image-44437" title="fabrice_luchini" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/fabrice_luchini.jpg" alt="Fabrice Luchini per L’hermine di Christian Vincent" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Fabrice Luchini - Coppa Volpi per L’hermine </p></div>
<p>Coppa Volpi per la Migliore interpretazione femminile: <strong>Valeria Golino</strong> per <em><strong>Per Amor Vostro</strong></em> di<strong> Giuseppe M. Gaudino</strong><br />
Miglior Sceneggiatura: <em><strong>L’hermine</strong></em> di <strong>Christian Vincent</strong><br />
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: <strong>Abraham Attah</strong> per <em><strong>Beasts of No Nation</strong> </em>di<strong> Cary Fukunaga</strong><br />
Premio Speciale della Giuria: <em><strong>Abluka (Frenzy)</strong></em> di <strong>Emin Alper</strong></p>
<p>La Giuria internazionale della sezione Orizzonti presieduta da <strong>Jonathan Demme</strong> assegna, senza possibilità di ex-aequo, i seguenti premi:</p>
<p>Premio Orizzonti per il Miglior Film: <em><strong>Free In Deed</strong></em> di <strong>Jake Mahaffy</strong><br />
Premio Orizzonti per la Miglior Regia:  <strong>Brady Corbet</strong> per <em><strong>The Childhood of a Leader</strong></em><br />
Premio Speciale della Giuria di Orizzonti: <em><strong>Boi Neon</strong></em> di <strong>Gabriel Mascaro</strong><br />
Premio Orizzonti per il Miglior Cortometraggio: <em><strong>Belladonna</strong></em> di <strong>Dubravka Turic</strong><br />
Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile o femminile:  <strong>Dominique Leborne</strong> per <em><strong>Tempête</strong></em> di<strong> Samuel Collardey.</strong></p>
<p>La Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima presieduta da <strong>Saverio Costanzo</strong> assegna,  senza possibilità di ex-aequo, tra tutte le opere prime di  lungometraggio nelle diverse sezioni competitive della Mostra il Leone  del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” e un  premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro di Aurelio e  Luigi De Laurentiis che sarà suddiviso in parti uguali tra il regista e  il produttore:</p>
<p><strong><em>The Childhood of a Leader</em> </strong>di<strong> Brady Corbet</strong><br />
La Giuria della sezione Venezia Classici presieduta da <strong>Francesco Patierno</strong> assegna:</p>
<p>Premio Venezia Classici per il Miglior Film Restaurato: <strong>Salò o le 120 giornate di Sodoma</strong> di <strong>Pier Paolo Pasolini</strong></p>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Giorno 9</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2015 16:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[The Return]]></category>

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		<description><![CDATA[Commuove Laurie Anderson, compagna di Lou Reed, con Heart of a Dog, come il Christopher Plummer protagonista]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44419" style="width: 409px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/laurie-anderson.jpg"><img class="size-full wp-image-44419 " title="laurie-anderson" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/laurie-anderson.jpg" alt="Laurie Anderson" width="399" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Laurie Anderson per Heart of a Dog</p></div>
<p>Come già accadde lo scorso anno con il dolcissimo <em>Le dernier coup de marteau</em>, si fa strada tra gli sbraiti degli stracultisti impegnati ad acclamare i bluff di Kaufman e di Skolimowski il candidato più piccolo, dimesso ed emozionalmente spiazzante del Concorso, antidoto salvifico e necessario a quella cappa di cinismo scesa nelle sale del Lido nel corso degli ultimi giorni. Trascinato dalla sua disarmante naïveté, <em><strong>Heart of a Dog</strong></em> di <strong>Laurie Anderson</strong> avvolge la platea in un tenero e caloroso abbraccio free-form fatto di suggestioni poetiche e di libere associazioni, di rimembranze personalissime e di memoria comune, di cordoglio e di ironia, compiendo una sorta di percorso di meditazione autogena che parte dall&#8217;elaborazione di un lutto recentissimo e privato (quello per la scomparsa dell&#8217;amatissima cagnetta del titolo e, per estensione, del compagno Lou Reed) per coinvolgere tutto e tutti in una seduta collettiva fuori e dentro la Morte, toccando precetti del Buddhismo tibetano (la struggente fantasia sullo stadio pre-reincarnativo del Bardo), citazioni a briglia sciolta (da Wittgenstein a David Foster Wallace), sprazzi di sdrammatizzante assurdità (la &#8220;carriera&#8221; musicale e pittorica dell&#8217;animale) e un approccio audiovisivo di totale anarchia, fra repertorio, home movies, installazioni e animazioni, che rivela non solo una nudità così sincera da farsi disorientante, ma anche un&#8217;insospettabile leggerezza di fondo che concilia tanto emotivamente con il senso di perdita quanto artisticamente con il linguaggio dell&#8217;avanguardia.</p>
<p>Secondo alcuni il cinema è un&#8217;altra cosa, secondo altri la beata ingenuità dell&#8217;insieme rischia di scadere in una sequela di banalità new age, ma la verità è che il film, mantenendosi in bilico fra l&#8217;una e l&#8217;altra degenerazione, raggiunge un perfetto equilibrio formale e contenutistico, e il fatto che la riflessione provenga da una performer sperimentale che ha fatto dell&#8217;algidità e dell&#8217;asetticità la propria maschera rende <em>Heart of a Dog</em> un&#8217;opera ancor più sorprendente.</p>
<div id="attachment_44420" style="width: 409px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/lorenzo-vigas.jpg"><img class="size-full wp-image-44420 " title="lorenzo-vigas" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/lorenzo-vigas.jpg" alt="Lorenzo Vigas per Desde Allà" width="399" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Lorenzo Vigas per Desde Allá</p></div>
<p>Si ritorna in Sud America e nel brodo di cottura degli esordienti per accogliere l&#8217;uruguayano <em><strong>Desde allá</strong></em>, un&#8217;ulteriore passo della sezione principale fuori dalla palude delle certezze disilluse: <strong>Lorenzo Vigas</strong>, pupillo di Guillermo Arriaga, recupera i temi archetipici dell&#8217;infatuazione, del desiderio di possesso e del distacco (gli stessi trattati molto più superficialmente da <em>Anomalisa</em>, in fin dei conti), tratteggiando la dinamica servo/padrone e i capovolgimenti gerarchici alla base della relazione fra un solitario adescatore di mezza età (<strong>Alfredo Castro</strong>, eccelso, che torna in un ruolo molto simile a quello di <em>Post mortem </em>e che conferma la sua eccezionale abilità di rendere umano il mostruoso e mostruoso l&#8217;umano) e il delinquentello dei sobborghi oggetto della sua ossessione (il debuttante <strong>Luis Silva</strong>, bravissimo).</p>
<p>Vigas ritrae con sensibilità e con delicatezza la personalità di un inadatto a vivere capace di affrontare la realtà e i sentimenti soltanto &#8220;da lontano&#8221; (come recita il titolo), il legame fra i due protagonisti assume sfumature inconsuete e spiazzanti sovvertimenti di ruolo, la messinscena è sobria, rigorosa e &#8211; programmaticamente, viste le premesse &#8211; lucidamente distaccata, e anche se non si respira quella grande aria di novità e certi passaggi risultano un po&#8217; forzati (la risoluzione cruenta del conflitto edipico, per esempio) si tratta comunque di un&#8217;opera prima di insolito coraggio e di indubbio spessore.</p>
<div id="attachment_44421" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/atom-egoyan-bruno-ganz1.jpg"><img class="size-full wp-image-44421" title="atom-egoyan-bruno-ganz1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/atom-egoyan-bruno-ganz1.jpg" alt="Atom Egoyan e Bruno Ganz per The Remember" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Atom Egoyan e Bruno Ganz per The Remember</p></div>
<p>Se la Settimana della Critica si conclude incassando la sufficienza abbondante di <em><strong>The Return</strong></em>, rassegnato e gelido ritratto delle contraddizioni e delle metamorfosi di Singapore attraverso la storia dell&#8217;impossibile riadattamento alla società di un prigioniero politico dopo decenni di detenzione, testimonianza toccante e senza compromessi di sorta, ma anche penalizzata da sbavature evitabili (le superflue scene oniriche), il Concorso va a toccare i tasti dolenti della questione ebraica e dell&#8217;Olocausto con il thriller ottuagenario <em><strong>Remember</strong></em>, ma la superficialità e il calcolo con cui essi (ed altri massimi sistemi, come la persistenza della memoria e l&#8217;ambiguità della retribuzione) vengono piegati alla costruzione di un enigma a metà fra <em>I ragazzi venuti dal Brasile</em> e <em>Memento</em> impediscono di prendere davvero sul serio l&#8217;assunto. Resta l&#8217;impressione di un meccanismo ben congegnato ma pieno di cadute di tono (il confronto con lo sceriffo neo-nazista su tutti) e di ridondanze (i suoni e gli oggetti circostanti che, fra cani abbaianti, docce, vagoni piombati e altro ancora, rievocano costantemente l&#8217;orrore del lager), culminante in un finale che si vorrebbe di effetto dirompente ma che è già intuibile dall&#8217;inizio.</p>
<p><strong>Christopher Plummer</strong>, ormai sulla soglia dei novant&#8217;anni,<strong> </strong>è comunque notevolissimo (e nelle scene seduto al piano tocca vertici di assoluta magia) e regge la pellicola interamente sulle sue spalle, ma l&#8217;<strong>Atom Egoyan</strong> dei brividi autentici de <em>Il viaggio di Felicia</em> e della dimensione etica di <em>Ararat</em> resta oggi soltanto un ricordo.</p>
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