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	<title>Movielicious &#187; Luc Dardenne</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Due giorni, una notte</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2014 08:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Una notte]]></category>

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		<description><![CDATA[Una parabola sulla solidarietà raccontata con la potenza incontenibile della grammatica di base dell’espressione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Deux Jours, Une Nuit, Belgio 2014)<br />
Uscita: 13 novembre 2014<br />
Regia: Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne<br />
Con: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne<br />
Durata: 1 ora e 35 minuti<br />
Distribuito da: BIM</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/due-giorni-una-notte-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39665" title="due-giorni-una-notte-1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/due-giorni-una-notte-1.jpg" alt="" width="499" height="279" /></a></p>
<p>Rigenerante antidoto ai tonitruanti, bulimici sermoni di <em>Interstellar</em> e al tanto insistito quanto artificioso &#8220;effetto-verità&#8221; di <em>Boyhood</em>, dalla line-up di Cannes2014, dal cui Palmares è stato clamorosamente escluso, approda finalmente in sala il ritorno dietro la macchina da presa di <strong>Jean-Pierre e Luc Dardenne</strong>, quel <strong><em>Due giorni, una notte</em></strong> che, dopo un paio di ottime opere di transizione come <em>Il matrimonio di Lorna</em> e<em> Il ragazzo con la bicicletta</em>, ritrova lo stato di grazia e di finitezza formale dei loro imprescindibili capolavori a cavallo a fra i due secoli. Risultato di abbacinante, fulgida purezza, la peregrinazione suburbana dell’operaia Sandra (<strong>Marion Cotillard</strong>) e i suoi incontri con i colleghi che dovrebbero garantirle la permanenza sul posto di lavoro è una mini-odissea individuale di insostenibile partecipazione, non un bieco studio sull&#8217;avidità e sull&#8217;egoismo fatto di manicheismi fasulli, ma una parabola sulla solidarietà, sull’empatia e sul sacrificio raccontata con la potenza incontenibile della grammatica di base dell’espressione filmica.</p>
<p>Rinunciando come di consueto all’uso del primo piano, all’alternanza di campi e controcampi e a qualsiasi altra forma di “mistificazione” registica, i fratelli valloni catturano l’essenza del quotidiano con l’eccezionale naturalezza che contraddistingue la loro produzione dai tempi de <em>La promesse</em> in poi, mettendo in scena una specie di <em>La parola ai giurati</em> sottoproletario dell’epoca della crisi, riuscendo a trasporne la medesima tensione e il medesimo tormento nei limiti dell’ordinaria miseria della periferia, lungo un percorso, lontanissimo da ogni ostentazione calvarica, nel quale al centro di tutto rimane sempre e comunque la dignità e al termine del quale un lieto fine per riconquistare il piacere di vivere è solo grasso che cola.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/duegiorniunanotte_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39666" title="duegiorniunanotte_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/duegiorniunanotte_2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>A servizio della pellicola, e, miracolosamente, non viceversa, Marion Cotillard è una protagonista impagabile e mimetica, coraggiosissima nel suo anti-divismo a mettersi nelle mani di due già comprovati direttori di attori di estrema sensibilità &#8211; si pensi alla <strong>Émilie Dequenne</strong> di <em>Rosetta</em> e all’<strong>Olivier Gourmet</strong> de <em>Il figlio</em> (loro personale feticcio che, per la gioia degli affezionati, torna nell&#8217;epilogo nei panni del “villain” Jean-Marc), interpretazioni entrambe premiate sulla Croisette -, l&#8217;incarnazione esemplare di un ritratto al femminile complesso e coinvolgente come Almodóvar solo si sogna. Una performance affiancata dall’altrettanto insostituibile <strong>Fabrizio Rongione</strong>, altra figura ricorrentissima nella filmografia dei due cineasti belgi, con cui innesca una delle storie d’amore più trascinanti e autentiche del cinema contemporaneo, un &#8220;soli contro tutti&#8221; di epica normalità che culmina con quel gioco di sguardi, sorrisi e silenzi in auto con <em>La nuit n&#8217;en finit plu</em> di Petula Clark in sottofondo &#8211; un momento di purissima commozione &#8211; e che non può non far pensare alla coppia Gary Cooper/Grace Kelly di <em>Mezzogiorno di fuoco</em>, classico di cui ricalca a grandi linee lo svolgimento e il tono concitato, ma, forse un po&#8217; sorprendentemente, non il senso di sfiducia e di scoramento nei confronti del prossimo, sostituito da quel moderato ottimismo e da quell&#8217;inno alla vita che persino nello squallore di <em>Rosetta</em> finivano per emergere.</p>
<p>Perfettamente compiuto nella sua ripetitività e nel suo minimalismo come solo certe composizioni di Steve Reich o certe installazioni di Sol LeWitt riescono a essere (e non da essi zavorrato, come la stampa statunitense, in vista degli Oscar, va zoticamente cianciando), <em>Due giorni, una notte</em> è, in sostanza, un minuscolo prodigio che restituisce alla Settima Arte la sua trasparenza e la sua urgenza, un’ora e mezza di assoluta, disarmante onestà artistica e umana che, pur riportandoci anche duramente alla realtà fuori dalla sala, ci ricorda ancora una volta le proprietà salvifiche ed entusiasmanti del grande schermo.</p>
<p>Dovendo scegliere un solo film da vedere in tutto il 2014, con buona pace di astronauti, di donne scomparse e di altri zuccherini per l&#8217;Academy e per le multisale, con <em>Due giorni, una notte</em> si va sul sicuro.</p>
<p>Voto <strong>9</strong></p>
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