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	<title>Movielicious &#187; Luca Miniero</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Non c’è più religione</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/12/07/non-ce-piu-religione-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 08:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Gassmann]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Finocchiaro]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Bisio]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Miniero]]></category>
		<category><![CDATA[Non c’è più religione]]></category>

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		<description><![CDATA[Gassmann, Bisio e Finocchiaro nella commedia diretta da Luca Miniero, fiera del luogo comune.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id.,  Italia 2016)<br />
Uscita: 7 dicembre 2016<br />
Regia: Luca Miniero<br />
Con: Claudio Bisio, Alessandro Gassman, Angela Finocchiaro<br />
Durata: 1 ora e 33 minuti<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/NonCePiuReligione.jpg"><img class="alignnone wp-image-54677" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/NonCePiuReligione-1024x611.jpg" alt="NonCePiuReligione" width="650" height="388" /></a></p>
<p>Immediatamente prima dei titoli di testa di <em><strong>Non c’è più religione</strong></em>, un cartello ci informa che in Italia non si fanno più figli e che, secondo le statistiche, ogni spettatore presente in sala ha 0,65 figli e ben 2,83 cellulari. <strong>Luca Miniero</strong> detta così le coordinate di una storia che vuole affrontare i temi della crisi delle nascite e dell’integrazione con leggerezza ma, allo stesso tempo, si gioca anche la battuta più divertente di tutto il film ancor prima che questo abbia inizio. Perché di rado in Italia si è visto un tentativo di commedia dalle pretese “sociali” (tra moltissime virgolette) così poco riuscito.<br />
E dire che le forze in campo non erano neanche poche o di poco conto se consideriamo due attori di rango come <strong>Alessandro Gassmann</strong> e <strong>Claudio Bisio</strong> e il coinvolgimento, in sede di scrittura, di un veterano come <strong>Sandro Petraglia</strong> che, da Nanni Moretti a Gianni Amelio, ha comunque collaborato con il gotha del cinema italiano.<br />
Il risultato, invece, non solo è risibile ma addirittura irritante nella sua manifesta pigrizia intellettuale. Non c’è un solo momento del film in cui si rida di gusto o, d’altro canto, si sia spinti a riflettere da una qualche angolazione inedita su un argomento spinoso &#8211; e in ogni caso topico &#8211; come quello del razzismo.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/NonCePiuReligione_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54678" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/NonCePiuReligione_1.jpg" alt="NonCePiuReligione_1" width="644" height="375" /></a></p>
<p>La storia è quella di un’immaginaria isoletta del Mediterraneo dove ogni anno si realizza un presepe vivente per attirare i turisti.<br />
Quest’anno però il bambinello titolare ha un problema: è un po’ troppo cresciuto e ha un accenno di baffi adolescenziali, insomma nella mangiatoia non ci sta proprio. A Porto Buio del resto le natalità sono ai minimi storici ma il bisogno di trovare un altro bambino<br />
spinge il sindaco Cecco (Claudio Bisio), fresco di nomina dopo una disastrosa carriera politica al Nord, a chiederne uno in prestito alla comunità islamica che vive sull’isola, anche se l’idea non piace affatto alla frangia più conservatrice della popolazione.<br />
La location isolana è solo il primo di una serie di elementi che contribuiscono ad allontanare la storia dai parametri che siamo soliti attribuire alla realtà, immergendola invece in una dimensione vagamente favolistica in cui tutti conoscono tutti e nessuno è mai davvero cattivo.<br />
Errore imperdonabile per un film che, se ha davvero voglia di approcciare il sociale, non può esimersi dal pungere, almeno un po’.<br />
Miniero si limita invece al minimo sindacale, tra un Alessandro Gassmann (napoletano poi) che si è costruito una nuova identità come leader di una comunità islamica perché deluso dalla chiusura mentale dei suoi connazionali e una suora (interpretata da una <strong>Angela Finocchiaro</strong> mai così irritante nella sua urgenza di voler strappare risate a tutti i costi) che è, allo stesso tempo, levatrice ormai disoccupata e titolare dell’unica pizzeria dell’isola.</p>
<p>Come se tutto ciò non bastasse, gli autori decidono di confondere le carte e di introdurre nella dicotomia tra cattolici e islamici un ulteriore elemento esotico, nello specifico la figlia del sindaco, buddista per moda e incinta di padre ignoto. Il fastidio che si prova nell’assistere a questo teatrino di luoghi comuni in cui qualsiasi mediorientale viene chiamato “kebabbaro” e un vescovo, confuso dall’apertura occidentale verso religioni altre, cerca di lavare i piedi a chiunque per riguadagnare un proprio ruolo almeno nella dimensione rituale, è più o meno lo stesso causato dalla conclamata pochezza dei <strong>cinepanettoni</strong>, anzi, in questo caso le velleità sociologiche rappresentano addirittura un aggravante. Di base c’è però la medesima malcelata mancanza di rispetto nei confronti di un pubblico che si ritiene possa sentirsi appagato da due battute messe in croce se, come qui, a pronunciarle c’è “quello che presentava Zelig”.<br />
Verrebbe anche da rimpiangere il lavoro fatto dallo stesso Miniero su altri luoghi comuni in <em>Benvenuti al Sud</em>, se non fosse che allora ad assisterlo c’era comunque la solida traccia narrativa dell’originale francese. Così come, a voler essere cattivi, si potrebbero sottolineare le differenze tra il regista e il suo ex sodale Paolo Genovese (insieme girarono i loro primi tre film) nell’alzare un po’ l’asticella del cinema italiano di area più leggera. Con <a href="http://www.movielicious.it/2016/02/11/perfetti-sconosciuti/" target="_blank"><em>Perfetti sconosciuti</em></a>, ad esempio, Genovese c’è riuscito, mentre, a giudicare da questo <em><strong>Non c’è più religione</strong></em>, Miniero sembra ancora lontano anche solo dal provarci.</p>
<p><strong>Voto</strong> 3</p>
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		<title>Benvenuti al Nord</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2012/01/19/benvenuti-al-nord/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Binario Loco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Siani]]></category>
		<category><![CDATA[Benvenuti al nord]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Bisio]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Miniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Squadra vincente non si cambia. Bisio e Siani tornano a raccontare pregi e difetti di un'Italia divisa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, 2012)<br />
Uscita: 18 gennaio 2012<br />
Regia: Luca Miniero<br />
Con: Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro<br />
Durata: 1 ora e 50 minuti<br />
Distribuito da: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/115.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-24697" title="115" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/115.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Esistono film in cui – oltre la qualità ed il contenuto intrinseco dell’opera – lo spettatore riesce a percepire una particolare grazia, atmosfera, un’aura impalpabile ed indefinita che probabilmente doveva essere stata già presente sul set, tra gli attori, tra gli autori e, prima ancora, in fase di scrittura. Qualcosa che precede l’epifania della proiezione in sala e che, nonostante i tanti passaggi intermedi, arriva comunque al fruitore finale. Questo tipo di inafferrabile sensazione è presente soprattutto nei film comici e nelle commedie.<br />
Ad esempio, <em>Il Ciclone</em> di Leonardo Pieraccioni, gradevole riuscita commediola sentimentale ma nulla più, deve il suo enorme successo al box office anche alla magia ed al divertimento sul set che, come in un transfert rarissimo, arrivò agli spettatori, comunicandogli una riflessa felicità interiore. Un equilibrio tra pro filmico, extra filmico e filmico, parlando difficile, che si è ripetuto anche per <em>Benvenuti al Sud</em> e, ora, per <em>Benvenuti al Nord</em>, entrambi di Luca Miniero, raffinato regista interessato (sin dagli esordi con il surreale Incantesimo napoletano), ad indagare sui contrastati rapporti di amore-odio tra Nord e Sud Italia.</p>
<p>In questo &#8220;dittico degli stereotipi regionali&#8221; oltretutto il regista e gli attori colgono gli umori nazionali di ritorno all’unitarietà, di superamento della malattia leghista, in un momento di crisi e di disorientamento in cui bisogna serrare le fila, i ranghi del Paese. E cosa c’è di meglio di un cinema di sana propaganda nazionalista per stimolare l’orgoglio patriottico? Certamente il &#8220;volemose bene&#8221; dei film di Miniero suona un po&#8217; favolistico, eccessivo, posticcio ma credibile proprio in quanto desiderabile e desiderato. Rispetto a Benvenuti al Sud, totalmente debitore dell’originale francese <em>Giù al Nord</em>, <em>Benvenuti al Nord</em>, seppur più fragile nel meccanismo narrativo e più prevedibile, risulta egualmente divertente.<br />
I personaggi, gli stessi della pellicola precedente, hanno acquisito una familiarità ed una riconoscibilità presso il pubblico, mentre la carica comica delle situazioni e della sceneggiatura risultano dello stesso livello. L’astro polare che guida il film sembra essere il solito e abusatissimo <em>Totò, Peppino e la malafemmina</em>. Oramai le citazioni di questo film sono sempre più dichiarate e plateali, dalla lettera all’arrivo in piazza del Duomo. Miniero dedica al film di Mastrocinque più di un omaggio ma volutamente stilizzati ed iperbolici. Il clima è anche quello di <em>Napoletani a Milano</em> di Eduardo De Filippo. Ma Miniero è regista di grande cultura cinematografica ed arriva da citazioni meno esplicite. Come nel finale, nel ricongiungimento sentimentale durante la festa degli alpini. Sullo sfondo, <em>Viaggio in Italia </em>di Rossellini ed il bellissimo finale.</p>
<p>Ed è proprio un &#8220;viaggio in Italia&#8221; e nei suoi atavici stereotipi, quello che compie Miniero. Con la sua affiatata compagnia di meridionali e settentrionali. Dalla figurina sentimentale da cinema dei “telefoni bianchi” di Alessandro Siani allo sciolto mestiere di Claudio Bisio. Dalla prorompente mediterraneità di Valentina Lodovini fino alla arcigna milanesità di Angela Finocchiaro, qui ancora più riuscita interprete anche della legnosa madre del suo personaggio. Fino ai riusciti caratteri di Giacomo Rizzo e Nando Paone. La new entry del manager perfezionista interpretato da Paolo Rossi, si adegua al clima di umorismo grottesco ma non troppo del film.<br />
Ci sarà un seguito con un Benvenuti a Roma? Citando le parole del maturo amante di Catherine Spaak ne <em>Il sorpasso</em>, sarà difficile perché un meridionale al Nord ed un settentrionale al Sud, restano un meridionale ed un settentrionale. Se vanno a Roma, diventano tutti romani!</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
<p>Recensione a cura di Raffaele Riveccio<br />
(<em><a href="http://www.binarioloco.it/">www.binarioloco.it</a></em>)</p>
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